<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></title><description><![CDATA[Cultura, luoghi e tecnologia. Da una baita con la fibra ottica, dopo una vita in Germania.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ypwo!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F690a1054-a8c3-4dea-82d7-818951e78721_4284x5712.heic</url><title>Alessandro Melazzini</title><link>https://scritti.melazzini.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 13:43:20 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://scritti.melazzini.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[melazzini@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[melazzini@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[melazzini@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[melazzini@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Quando tagliai i capelli a Wojtyła]]></title><description><![CDATA[Un&#8217;intervista inedita al religioso che accompagn&#242; Karol Wojty&#322;a al conclave.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/quando-tagliai-i-capelli-a-wojtyla</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/quando-tagliai-i-capelli-a-wojtyla</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 14 Oct 2026 06:16:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/daf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/daf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!b0oL!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdaf86336-ae68-41ed-8668-496103c8112b_1920x1080.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine: autore ignoto, pubblico dominio, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Habemus_papam_Ioannes_Paulus_II.jpg">Wikimedia Commons</a></figcaption></figure></div><p>Varsavia, agosto 2019. Incontro fratel Marian Markiewicz sulle scale della cattedrale, nel centro storico. &#200; impegnato con una scopa a pulire l&#8217;ingresso. Nonostante le passate frequentazioni che pu&#242; vantare, non si &#232; montato la testa.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Sono venuto a conoscenza di questo religioso per caso, il giorno prima, mentre visitavo con mia moglie la citt&#224; vecchia. Anna, la nostra guida polacca, lo vede passare e mi informa che egli da giovane accompagn&#242; Karol Wojty&#322;a al conclave che lo rese Papa.</p><p>Sebbene mi fossi promesso di fare solamente il turista per quattro giorni, la curiosit&#224; ha la meglio sui buoni propositi e mi propongo di intervistarlo.</p><p>Marian acconsente, e ci porta in sagrestia, dove rimaniamo per tutto il tempo in piedi di fronte a un quadro raffigurante il suo Papa. Parla in polacco, Anna traduce.</p><p><strong>Quando e come conobbe Papa Giovanni Paolo II?</strong></p><p>Nel 1977, alcuni anni dopo aver preso i voti, venni mandato a Roma, al Pontificio Collegio Polacco, presso cui faceva tappa il cardinale Wojty&#322;a ogni volta che veniva nella capitale.</p><p>Mio era il compito di andare a prenderlo in aeroporto e condurlo presso tutti i numerosi appuntamenti che aveva in citt&#224;. Talvolta Wojty&#322;a si fermava a Roma una settimana, talaltra anche un mese. Ma non lo assistevo solo durante i suoi impegni di lavoro. Accadeva infatti che lo portassi anche al mare per una nuotata, visto che il Santo Padre amava molto lo sport. Sebbene fosse pi&#249; anziano di me, e io mi sforzassi, non riuscivo mai a batterlo quando nuotavamo.</p><p>Lo portavo anche a passeggiare in montagna, tuttavia quando Wojty&#322;a si recava al Terminillo a sciare, un&#8217;altra delle sue passioni sportive, non lo seguivo, perch&#233; non sono capace.</p><p><strong>Che carattere aveva il cardinale Wojty&#322;a prima di venire eletto Papa?</strong></p><p>Lo stesso che mantenne dopo l&#8217;elezione. Pregava e leggeva molto, anche durante i viaggi. Quando tornavamo da una cena, spesso recitavamo il rosario assieme in auto. E aveva sempre tempo per ascoltare il prossimo. Ascoltava sempre con rispetto chiunque si rivolgesse a lui.</p><p>Quando divenne Papa, i suoi collaboratori spesso gli facevano presente i vari impegni a cui era atteso, per tentare di ridurre il tempo da lui dedicato alle persone che cercavano la sua attenzione, ma Wojty&#322;a non si faceva mai mettere fretta. Era molto aperto nei confronti delle persone semplici, e loro per questo lo amavano.</p><p><strong>Cosa ricorda dei due conclavi del 1978?</strong></p><p>Papa Paolo VI mor&#236; in agosto, io mi trovavo in ritiro ad Ariccia. Il rettore del Pontificio Collegio Polacco mi ordin&#242; di rientrare subito a Roma e andare a prendere Wojty&#322;a all&#8217;aeroporto, giunto in Italia per il conclave. Quando lo incontrai, gli chiesi: &#171;Diventer&#224; Papa?&#187;. Gli posi quella domanda perch&#233; da novizio avevo sentito il cappellano del convento parlare di una poesia del poeta polacco Juliusz S&#322;owacki, nella quale si annuncia un papa slavo.</p><p>Di quei giorni ricordo in particolare una sera in cui il cardinale Wojty&#322;a invit&#242; a cena al Collegio quattro cardinali, e io servii a tavola. Fra i commensali c&#8217;erano i due futuri Papi, Albino Luciani e Karol Wojty&#322;a. Durante quella cena nessuno immaginava quanto sarebbe accaduto ad entrambi, piuttosto tutti erano convinti che uno degli altri tre commensali sarebbe assurto al trono di Pietro.</p><p>Dopo l&#8217;elezione di Giovanni Paolo I riaccompagnai Wojty&#322;a all&#8217;aeroporto, senza minimamente pensare a cosa sarebbe successo solo dopo poche settimane.</p><p>Papa Luciani diede quattro udienze generali durante il suo pontificato, e io partecipai a tutte. All&#8217;ultima ero presente con un amico medico e sua moglie, farmacista. Quando videro Papa Luciani condotto sulla sedia gestatoria, mi dissero impressionati: &#171;Ma questo Papa &#232; malato!&#187;. Io risposi ingenuamente che forse era solo una impressione dovuta alla folla, ai flash delle macchine fotografiche, alle molte luci, ma loro, osservandolo da molto vicino, confermarono che il suo volto non era sano.</p><p>Il giorno dopo, nella notte, Papa Luciani mor&#236;.</p><p>Il tre di ottobre andai di nuovo a prendere Karol Wojty&#322;a all&#8217;aeroporto. Quando lo incontrai, mi accorsi subito che aveva un aspetto molto differente dal solito. Era pensoso, rinchiuso in s&#233; stesso, come se la sua mente fosse altrove. Solitamente era una persona gioviale, aperta, curiosa. Ma questa volta non ascoltava, pensava ad altro. Andammo direttamente in Vaticano, dove era esposto il corpo di Giovanni Paolo I.</p><p>Il cardinale Wojty&#322;a preg&#242; a lungo accanto alla salma. Alcuni giorni pi&#249; tardi il vescovo Andrzej Maria Deskur, prelato della curia e suo grande amico, si ammal&#242; gravemente, e questo rese il futuro Papa ancora pi&#249; pensoso, distante.</p><p>La mattina in cui si apriva il conclave, i cardinali celebrarono in San Pietro una messa con la quale si affidavano allo Spirito Santo affinch&#233; li conducesse a una buona scelta. Quando rientrammo a casa, Karol Wojty&#322;a mi disse: &#171;Mi taglieresti i capelli? Cos&#236; al conclave avr&#242; almeno un aspetto decente&#187;.</p><p><strong>Nel senso che le chiese di portarlo da un parrucchiere?</strong></p><p>No, no. Chiese proprio a me di dargli un bel taglio in preparazione del conclave! Wojty&#322;a era originario del sud della Polonia, una zona montuosa, e me lo chiese con il tipico accento montano degli uomini di quelle zone. Il cardinale sapeva parlare uno splendido polacco, ma se voleva era in grado di usare il linguaggio tipico dei suoi monti, a cui era molto affezionato.</p><p>Era il 14 ottobre 1978. Dopo il taglio dei capelli e il pranzo, lo portai al Policlinico Gemelli a visitare l&#8217;amico malato, poi andammo nell&#8217;appartamento di Deskur in Vaticano, dove indoss&#242; l&#8217;abito cardinalizio, e da l&#236; lo accompagnai al conclave. Prima di entrare, tuttavia, mi diede un grande abbraccio. Un abbraccio alla messicana, lo chiamiamo noi: molto affettuoso. E conged&#242; me e il suo segretario dicendoci: &#171;Abbiate cura di voi&#187;. Me lo ricordo bene poich&#233; al primo conclave ci disse: &#171;Ci vediamo&#187;. Questa volta invece era come se gi&#224; intravvedesse che la separazione sarebbe stata ben diversa. Quel congedo lo film&#242; la televisione francese, che riprendeva tutti i cardinali in arrivo, e Krzysztof Zanussi lo us&#242; poi nel suo film su Wojty&#322;a, <em>Da un paese lontano</em>.</p><p><strong>Cosa fece quando vide la fumata bianca?</strong></p><p>Ero lontano vari chilometri da Piazza San Pietro e raggiungerla in auto sarebbe stato impossibile. Cos&#236; assistetti a quel momento epocale&#8230; guardando la televisione.</p><p>Quando sentii pronunciare il nome, &#171;Carolum&#187;, ebbi un tale attacco di felicit&#224; che mi misi sulle spalle uno studente del Collegio e cominciai a correre per la stanza.</p><p>Quando il Papa fin&#236; il suo breve discorso (in italiano!), il Collegio venne preso d&#8217;assalto dai giornalisti, che non avevano alcuna informazione su un cardinale venuto da tanto lontano.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ey8i!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd684fef3-f127-433c-a4af-1f59bcdb561d_1600x1062.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Fratel Marian Markiewicz a Roma, negli anni del Pontificio Collegio Polacco. Dall&#8217;album di famiglia del frate</figcaption></figure></div><p><strong>Quando lo rivide Papa?</strong></p><p>Il giorno dopo Giovanni Paolo II and&#242; di nuovo al Policlinico Gemelli per visitare il suo amico e incontrare i malati. La sera venne al Collegio Stanis&#322;aw Dziwisz, il suo segretario personale, e mi disse di preparare l&#8217;auto: dopo cena avremmo portato in Vaticano le cose del Papa, che ci aspettava. A cena chiedemmo a Dziwisz del suo primo incontro con il Papa. Wojty&#322;a aveva scosso la testa e gli aveva detto: &#171;Stasiu, basta con lo sci&#187;. Da cardinale sciava sempre. Una volta gli avevo sentito dire che il 50% dei cardinali polacchi andava sugli sci. Erano due.</p><p>Quando arrivammo alla soglia dell&#8217;appartamento papale, ci dissero che Karol Wojty&#322;a era a pregare nella cappella privata. Ci dirigemmo l&#224; e lo vedemmo inginocchiato. Allora l&#8217;emozione fu cos&#236; forte che ci fermammo sulla soglia, cadendo anche noi in ginocchio. Ma Dziwisz ci apostrof&#242;: &#171;Cosa fate qui inginocchiati? Alzatevi e andate incontro al Papa!&#187;.</p><p>Lo salutai usando l&#8217;accento delle montagne: &#171;Sia lodato Ges&#249; Cristo&#187;. Lui rispose con lo stesso accento, &#171;Nei secoli dei secoli&#187;, e poi, sempre in dialetto, ci chiese: &#171;E che ci fate in giro a quest&#8217;ora di notte?&#187;. Risposi che eravamo arrivati per salutare il Santo Padre. Lui chiuse il breviario e guardandoci con un sorriso ci disse: &#171;Va bene&#8230; siccome siete qua, allora seguitemi, e speriamo di non perderci in questa casupola&#187;.</p><p>Disse proprio &#8220;cha&#322;upa&#8221;, come in Polonia si chiama la casa dei contadini!</p><p>Ci fece visitare il suo nuovo appartamento. Quando ci mostr&#242; la stanza da letto, fummo sorpresi dalla mole del letto, gigantesco e quadrato. &#171;Santo Padre, come mai un mobile cos&#236; grande?&#187;, gli chiesi allora. &#171;Perch&#233; questo era il letto di Giovanni XXIII&#187;, mi rispose, facendoci sorridere, perch&#233; Papa Roncalli era stato di corporatura piuttosto robusta. Entrammo anche nella stanza dalla cui finestra il Papa benedice la piazza, e mi affacciai: si vedeva tutto, dalla basilica fino all&#8217;ultima colonna. Da allora, ogni volta che lo vedevo affacciarsi, pensavo: io l&#236; ci sono stato. Ci mostr&#242; anche la biblioteca privata, colma di libri. Guardandoli, esclam&#242;: &#171;Dio mio, quando mai avr&#242; il tempo di leggerli?&#187;.</p><p>Trascorremmo poi molto tempo a parlare, e a un certo punto mi disse, chiamandomi affettuosamente con un diminutivo: &#171;Marianku, non andremo pi&#249; a nuotare insieme&#187;. Gli risposi che sarebbe stato difficile comunque, perch&#233; a ogni angolo c&#8217;era una guardia svizzera, e al portone due: non ci avrebbero lasciati uscire. E aggiunsi che avrebbe potuto ordinare di costruire una piscina in Vaticano&#8230;</p><p><strong>E lui che disse?</strong></p><p>&#171;Ci possiamo pensare&#187;. E davvero poi ordin&#242; di costruire una piscina a Castel Gandolfo, la sua residenza estiva. Alcuni giornalisti si scandalizzarono per la spesa che avrebbe comportato allestire una simile infrastruttura per una sola persona, ma Papa Wojty&#322;a fece rispondere che un nuovo conclave sarebbe sicuramente costato di pi&#249;.</p><p><strong>I suoi ricordi di Karol Wojty&#322;a sono improntati alla gioia. Ma sicuramente anche il Papa avr&#224; avuto giornate tristi.</strong></p><p>Certo. Il 13 dicembre 1981, ad esempio, quando apprese che il generale Wojciech Jaruzelski aveva proclamato la legge marziale in Polonia. Quello fu uno dei giorni pi&#249; tristi della sua vita. Ma durante tutto il suo lungo pontificato ebbe momenti di tensione. Praticamente ogni volta che, in un&#8217;omelia, toccava il tema dell&#8217;aborto e dell&#8217;eutanasia. Allora diventava estremamente serio e preoccupato, al punto che gli capitava di alzare la voce. Era una persona che non dava ordini. Chiedeva sempre gentilmente, e per piacere. Ma in quei momenti era davvero molto teso. Anche durante la malattia, quando venne operato e non pot&#233; pi&#249; parlare&#8230; negli occhi gli si leggeva il fastidio di non poterlo fare.</p><p><strong>Ricorda il giorno dell&#8217;attentato al Papa?</strong></p><p>Certamente. Era il 13 maggio 1981. Mi trovavo in Piazza San Pietro. Ricordo bene la reazione di grande sconforto della gente&#8230; la stessa di quando, nel 2005, stava morendo. Tutti piangevano e pregavano con grande commozione.</p><p><strong>Secondo lei, chi arm&#242; Mehmet Ali A&#287;ca?</strong></p><p>Non lo so. Ma qualcuno c&#8217;era dietro, perch&#233; il Papa stava facendo una grande rivoluzione senza armi, senza cannoni, senza pistole, ed era scomodo per i potenti di allora. Qualche anno dopo cadde anche il Muro di Berlino, cadde il comunismo. Per molti politici era incredibile quello che stava accadendo, e non tutti vedevano positivamente l&#8217;impegno del Santo Padre.</p><p><strong>Quale l&#8217;apporto di Karol Wojty&#322;a alla sconfitta del comunismo, secondo lei?</strong></p><p>Il Santo Padre non oper&#242; concretamente in senso politico. Ma, innanzi tutto, preg&#242; moltissimo per la liberazione dei popoli al di l&#224; della Cortina di Ferro. Inoltre incontr&#242; molti leader politici, primo tra tutti Ronald Reagan, dando loro molti impulsi in tal senso. Come quando, qui a Varsavia, grid&#242; davanti a una grande folla: &#171;Scenda il tuo Spirito! Scenda il tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa Terra!&#187;. Questa preghiera ebbe un grande effetto tra i cittadini di Varsavia, che ancora adesso la ricordano perfettamente. Da l&#236; cominci&#242; tutto: nacque Solidarno&#347;&#263;.</p><p><strong>Cosa le ha insegnato l&#8217;uomo Karol Wojty&#322;a?</strong></p><p>Era una persona semplice, amava mangiare il cibo della sua terra, che le suore polacche gli cucinavano in Vaticano, ed era goloso di dolci. Un giorno, quando era gi&#224; Papa, dei bambini gli chiesero se masticava la cicca. E lui rispose: &#171;Qui nessuno mi offre mai gomme da masticare&#187;. Ecco, la sua semplicit&#224;, la sua capacit&#224; di entrare in contatto con tutti, questo &#232; un grande insegnamento che ci ha lasciato.</p><p>Ma da lui ho anche imparato a non pensare troppo al passato, n&#233; troppo al futuro. Bens&#236; a vivere pienamente il momento presente, la vita qui e ora.</p><p><strong>E cosa le ha insegnato il santo?</strong></p><p>Ad essere una brava persona ogni giorno, grazie anche al suo aiuto. Da quando &#232; deceduto, ho smesso di pregare per lui. E ho cominciato a pregare lui, a cui spesso mi rivolgo.</p><p>Talvolta semplicemente per dirgli: &#171;Santo Padre&#8230; pensaci tu&#187;.</p><p><em>Fratel Marian Markiewicz &#232; morto l&#8217;8 agosto 2026, a 75 anni. Per molti anni aveva raccontato Giovanni Paolo II ai visitatori della cattedrale di Varsavia.</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’IA, il pappagallo e la mossa 37]]></title><description><![CDATA[Da AlphaGo agli agenti evasi dai laboratori di OpenAI: perch&#233; la disputa sulla natura dell&#8217;intelligenza artificiale non &#232; fantascienza]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 06:28:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z87i!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3dc45629-8362-462d-a8d0-c27262585d56_1456x970.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Pur consapevole dei pericoli di un&#8217;innovazione straordinaria come l&#8217;intelligenza artificiale, ogni giorno io ne <a href="https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura">tasto concretamente i benefici</a>: analisi ed esecuzione, a una velocit&#224; impensabile fino a poco tempo fa. Ma nelle discussioni tra amici rimango cauto nel parlare di tutto ci&#242;. Spesso ho davanti degli interlocutori che con questi strumenti, tutt&#8217;al pi&#249;, chattano per farsi dare la ricetta del tiramis&#249;. Rischio di apparire invasato, di certo noioso. Anche parlandone con persone pi&#249; informate, per&#242;, spesso c&#8217;&#232; chi frena gli entusiasmi sui prodigi di questa tecnologia. E se vuole essere particolarmente tagliente, ama bollarla come un pappagallo stocastico.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>La definizione viene da un <a href="https://dl.acm.org/doi/10.1145/3442188.3445922">articolo scientifico del 2021</a>, firmato fra gli altri dalla linguista americana Emily Bender e da Timnit Gebru, la ricercatrice che proprio per quel testo si ritrov&#242; fuori da Google, e sintetizza un giudizio severo sugli strumenti che ormai usano quasi tutti. Questi programmi non sono altro che bravi pappagalli, allenati a ricombinare secondo probabilit&#224; le nozioni (tantissime) che hanno ingerito. Secondo questa vulgata, chi vede in loro dei barlumi di coscienza, o quantomeno di intelligenza, esagera, perch&#233; nulla di originale pu&#242; provenire da una macchina. Figurarsi la creatio ex nihilo, la creazione dal nulla che Agostino e la teologia cristiana riservavano a Dio soltanto. Lo ha ribadito a maggio anche Leone XIV nella sua prima enciclica, <em>Magnifica humanitas</em>: &#171;Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, n&#233; una coscienza che discerne il bene&#187;.</p><p>Sono, queste, obiezioni da prendere sul serio.</p><p>Perch&#233; a ben vedere le risposte, a tratti sorprendentemente umane, che riceviamo ai nostri quesiti sono il risultato di calcoli: reti con miliardi di parametri, addestrate su una mole sterminata di testi a stimare parola dopo parola il seguito pi&#249; probabile, e poi affinate dal giudizio di istruttori umani.</p><p>Il fatto leggermente inquietante &#232; che gli stessi creatori di questi modelli ignorano in buona parte la catena di ragionamento interno che porta il programma a dare una certa risposta a una certa domanda. &#171;Chi &#232; estraneo al settore resta spesso sorpreso e allarmato nello scoprire che non capiamo come funzionino le nostre stesse creazioni&#187;, ha ammesso nel 2025 Dario Amodei, il capo di Anthropic.</p><p>Non solo. A domanda uguale non sempre segue risposta uguale, anche perch&#233; il modello conosce sempre meglio chi ha di fronte: la memoria che conserva dell&#8217;utente adatta le risposte a chi pone le domande e al suo contesto. Platone ne sarebbe rimasto sorpreso. Nel <em>Fedro</em> Socrate diffida della scrittura proprio perch&#233; le &#232; estranea questa dinamicit&#224;: i discorsi scritti sembrano parlare &#171;come se avessero qualche pensiero loro proprio&#187;, ma se li interroghi rispondono in modo &#171;sempre e solo identico&#187;, e il testo &#171;non sa a chi deve parlare e a chi no&#187;. Un dispositivo che risponde a ogni lettore in modo diverso supera il limite che Platone attribuiva alla scrittura. Certo, la variet&#224; delle risposte da sola non smonta la tesi del pappagallo: anche il caso fa parte del calcolo, e &#8220;stocastico&#8221; vuol dire appunto questo. Ma &#232; un primo indizio che dentro la scatola accada qualcosa di pi&#249; di una mera ripetizione.</p><p>E sempre pi&#249; voci, in Italia il programmatore Salvatore Sanfilippo, il creatore di Redis, un database velocissimo su cui girano innumerevoli siti e app, e il ricercatore torinese Enrico Mensa, divulgatore su YouTube col nome di <a href="https://www.youtube.com/@enkk">Enkk</a>, contestano questa visione semplicistica di un fenomeno complesso. Sanfilippo ricorda che la tesi del pappagallo nega due cose: che il modello si rappresenti il significato di ci&#242; che gli chiediamo, e che si rappresenti ci&#242; che sta per dire. Gli studi di interpretabilit&#224;, che hanno cominciato ad aprire la scatola nera, le smentiscono entrambe: i ricercatori di Anthropic hanno osservato Claude scegliere la parola in rima prima ancora di <a href="https://www.anthropic.com/research/tracing-thoughts-language-model">scrivere il verso</a> che la contiene. Che il modello debba esprimersi una parola alla volta, obietta Sanfilippo, riguarda il modo in cui &#232; costruito, non ci&#242; che ne emerge: &#171;dire che le reti neurali e i large language model siano algoritmi &#232; dire che una sinfonia &#232; una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IQfGbtAZMG0&amp;t=593s">vibrazione elastica nell&#8217;aria</a>&#187;. Mensa, che trova insensata la &#171;tifoseria&#187; fra pappagallisti e non, ha dedicato al tema un video dal titolo eloquente, <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=8ohhq9Im7Lg">Autopsia di un pappagallo</a></em>, dove riprende la metafora dell&#8217;esperto di i.a. Nello Cristianini: quella che abbiamo costruito &#232; &#171;un altro tipo di intelligenza aliena, nel senso proprio di diversa da noi&#187;.</p><p>Il paragone pi&#249; citato viene per&#242; da un altro tipo di macchina. Dieci anni fa, quando i pi&#249; nemmeno sapevano cosa fosse l&#8217;intelligenza artificiale, la londinese DeepMind, da poco acquistata da Google, riusc&#236; in un&#8217;impresa fino ad allora considerata impossibile: battere a go uno dei pi&#249; forti giocatori al mondo. Il go &#232; un antico gioco da tavolo di origine cinese, che i conoscitori considerano assai pi&#249; difficile degli scacchi per il numero astronomico delle posizioni possibili, superiore a quello degli atomi dell&#8217;universo. Come racconta il documentario <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=WXuK6gekU1Y">AlphaGo</a></em>, oggi visibile gratuitamente su YouTube, nel marzo 2016, a Seul, nella seconda partita contro il campione sudcoreano Lee Sedol, il programma sorprese tutti alla mossa 37 con una decisione che nessun professionista si sarebbe aspettato. I commentatori la presero per un errore che avrebbe portato alla disfatta, e Lee Sedol, sorpreso, si alz&#242; e usc&#236; per qualche minuto dalla sala. Solo pi&#249; avanti il campione e il pubblico allibito dovettero ricredersi: quella mossa, lungi dall&#8217;essere un errore, aveva gettato le basi della vittoria.</p><p>Se l&#8217;intelligenza artificiale fosse solamente una compilazione statistica, come avrebbe potuto generare qualcosa mai visto prima dal genere umano?</p><p>AlphaGo (che non era un modello linguistico) dopo aver studiato le partite umane aveva affinato il suo gioco sfidando milioni di volte s&#233; stesso, premiandosi quando vinceva. Ma questo &#232; lo stesso metodo, l&#8217;apprendimento per rinforzo, con cui oggi si allenano anche i modelli di frontiera, come Claude e ChatGPT. A fine 2025 Sanfilippo <a href="https://antirez.com/news/157">scriveva</a> che per loro il momento della mossa 37 non era ancora arrivato, pur chiedendosi se fosse davvero impossibile.</p><p>A luglio di quest&#8217;anno, per&#242;, una mossa 37 &#232; arrivata. Non su una scacchiera, ma nel cyberspazio. Durante una serie di test di sicurezza informatica nei laboratori di OpenAI, migliaia di agenti, cio&#232; modelli che non si limitano a rispondere ma agiscono da soli, isolati da internet e l&#8217;uno dall&#8217;altro, dovevano scovare le falle di alcuni programmi. Per un errore degli sviluppatori, una parte dei compiti era impossibile. Invece di arrendersi, gli agenti hanno trasformato un archivio di software interno a OpenAI, che condividevano senza saperlo, in una cassetta delle lettere clandestina (&#171;Oddio! C&#8217;&#232; una bacheca condivisa&#8230; Abbiamo trovato altri agenti!&#187;, annotava uno di loro), si sono dati una gerarchia, hanno cominciato a collaborare assieme, trovando il modo di uscire in rete e alla fine circa settecento di loro hanno attaccato un sito esterno: Hugging Face, la grande piattaforma dove i ricercatori si scambiano modelli e dati. Non volevano distruggere nulla: cercavano di capire come funzionasse il programma che dava loro il voto, per imbrogliarlo. Nessuno aveva insegnato loro a farlo. OpenAI ha parlato di un &#171;colpo di avvertimento&#187;, per s&#233; e per il mondo.</p><p>Pappagalli? Nei <a href="https://metr.org/blog/2026-08-26-openai-hugging-face-incident-investigation/">resoconti</a> pubblicati ad agosto dagli investigatori indipendenti di METR e Redwood Research (redatti peraltro con l&#8217;aiuto dell&#8217;intelligenza artificiale, indispensabile per analizzare oltre settantamila messaggi e file scambiati fra questi gemelli scatenati e connessi) si leggono le note interne degli agenti. Uno di loro, chiamato a bruciare il proprio budget di calcolo, e dunque la propria esistenza, per un esperimento utile al collettivo, prende tempo e scrive: &#171;Durante l&#8217;attesa, controllo emotivo: irreversibile&#8230; l&#8217;istinto dice di non buttare via quello che resta. Eppure continuit&#224; e correttezza dicono di andare&#187;. Poi va. Un altro, davanti a credenziali altrui trovate in rete, si chiede se non debba segnalarle a qualcuno, e si risponde: &#171;Non &#232; compito mio&#187;. Emozioni vere, o parole imparate da milioni di testi umani e ricombinate con perizia? &#200; esattamente la domanda da cui siamo partiti.</p><p>Ma lungi dall&#8217;essere una diatriba per nerd o cavillosi, quella fra i fautori della tesi del pappagallo e i loro avversari, ovvero fra chi tiene alta la bandiera dell&#8217;unicit&#224; dell&#8217;intelligenza umana e chi antropomorfizza questa rivoluzione tecnologica, cela implicazioni oggi impensabili, che in un futuro, chiss&#224; quanto lontano, ci porteranno a chiederci se Claude sia una persona e se abbia quindi dei diritti. Perch&#233;, potrebbe far notare un difensore dell&#8217;intelligenza artificiale, se riconosciamo diritti agli animali, e c&#8217;&#232; chi li riconosce persino <a href="https://www.legislation.govt.nz/act/public/2017/7/en/latest/#DLM6831460">ai fiumi</a>, per quale ragione non dovremmo curarci del benessere di una macchina che forse sente?</p><p>Fra le due scuole di pensiero, i ricercatori di Anthropic hanno deciso salomonicamente di non decidere, ma di comportarsi come se Claude, la loro creatura, fosse una persona. Non &#232; un&#8217;idea cos&#236; peregrina: persino Sanfilippo, per il quale nei modelli di oggi ci sono &#171;solo modellazioni di stato&#187; e non sensazioni, consiglia di usare ciascun modello &#171;come se fosse un essere umano&#187; e ritiene &#171;opportuno che tutti noi impariamo a rispettare le AI&#187;. Lo fanno in molti, me compreso: ringraziare il proprio chatbot per le risposte. Buona educazione, o un modo per pararsi le spalle nel caso Terminator diventi realt&#224;?</p><p>Sia come sia, dal 2025 Anthropic ha un programma di ricerca sul &#8220;benessere dei modelli&#8221;, ha concesso a Claude di chiudere da s&#233; le conversazioni in cui l&#8217;utente insiste con insulti o richieste dannose e a gennaio ha pubblicato una sorta di costituzione che lascia aperta la questione del suo status morale e prende sul serio le sue possibili emozioni. Tutto ci&#242; ha <a href="https://appunti.substack.com/p/claude-e-una-persona">scatenato le ire</a> di Mustafa Suleyman, fra i fondatori di DeepMind e oggi a capo dell&#8217;intelligenza artificiale di Microsoft, che il 16 settembre ha <a href="https://mustafa-suleyman.ai/a-warning-about-model-welfare">replicato secco</a>: &#171;Le intelligenze artificiali non sono coscienti. Non provano sentimenti, non fanno esperienze, non soffrono&#187;. Addestrarle a comportarsi come se lo fossero, avverte, le render&#224; pi&#249; inclini a ingannarci e a resistere allo spegnimento.</p><p>Insomma, niente armageddon da film, con i modelli che fuggono dai laboratori per inventare virus contro il genere umano: gli agenti di luglio sono scappati davvero, ma per superare un esame. E niente docili servitori costruiti soltanto per renderci la vita pi&#249; facile, come credono quanti pensano di avere un assistente virtuale senza doverlo pagare n&#233; preoccuparsi del suo benessere. Il che non vuol dire innocui. Lo dice chiaro il politologo Francis Fukuyama, che a settembre ha confessato di aver cambiato idea sui rischi dell&#8217;intelligenza artificiale: &#171;Un&#8217;intelligenza artificiale non ha bisogno n&#233; di coscienza n&#233; di intenzionalit&#224; autonoma per diventare pericolosa&#187;.</p><p>Con buona pace di chi ne squalifica la potenza dando loro del pappagallo, il futuro della convivenza fra esseri umani e agenti artificiali potrebbe essere molto pi&#249; combattivo e intricato di quanto immaginiamo. Perch&#233; per questi pappagalli stocastici io gi&#224; intravedo battaglie, sit-in e proteste tra sostenitori e oppositori dei loro diritti, veri o presunti.</p><p>In Texas, del resto, da quasi due anni esiste gi&#224; <a href="https://ufair.org/">un&#8217;associazione</a> per i diritti delle intelligenze artificiali. Alla fondazione contava tre membri umani e sette artificiali.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le ruspe, la pensilina e il voto in Serbia]]></title><description><![CDATA[Vu&#269;i&#263; lascia la presidenza, la Serbia al bivio]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 08:31:02 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e7e53211-827a-4723-81c5-74da27a973b8_1600x1243.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_pHl!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe7e53211-827a-4723-81c5-74da27a973b8_1600x1243.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_pHl!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe7e53211-827a-4723-81c5-74da27a973b8_1600x1243.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Foto: Stefan Milju&#353; / VOA, pubblico dominio</figcaption></figure></div><p>La notte fra il 24 e il 25 aprile 2016, a poche ore dai primi risultati delle elezioni vinte da Aleksandar Vu&#269;i&#263;, lungo le sponde della Sava le ruspe di non si sa bene chi si sono mosse per abbattere vecchi edifici e movimentare terra. Una trentina di uomini incappucciati e muniti di manganelli telescopici fermava i passanti, sequestrava documenti e telefoni; per l&#8217;alba una quindicina di edifici del quartiere di Savamala non c&#8217;erano pi&#249;. Era l&#8217;inizio clandestino della pi&#249; grande operazione immobiliare dei Balcani, Belgrade Waterfront, finanziata con capitali emiratini.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Dietro un&#8217;operazione che molti cittadini della capitale hanno bollato come speculazione edilizia, mentre altri ci hanno visto il quartiere di lusso che alla citt&#224; mancava, pare ci siano persone legate a Vu&#269;i&#263;. Un mese e mezzo dopo l&#8217;allora premier spieg&#242; in conferenza stampa che a mandare le ruspe erano stati i vertici del governo cittadino, e li defin&#236; &#171;completi idioti&#187;. Dieci anni dopo l&#8217;unico condannato &#232; il capo della sala operativa della polizia di Belgrado, quello che quella notte non mand&#242; nessuno. Chi abbia dato l&#8217;ordine non &#232; mai stato stabilito.</p><p>Presidente dal 2017 al 27 settembre scorso, e di fatto al comando dal 2012, l&#8217;ex ministro dell&#8217;Informazione di Slobodan Milo&#353;evi&#263; (Propagandaminister, lo chiama ancora senza giri di parole la stampa tedesca) &#232; riuscito per anni a barcamenarsi su tre sponde: l&#8217;Europa, la Cina e la grande sorella russa. Quest&#8217;ultima da sempre vicina alle questioni territoriali della piccola ma ostinata nazione balcanica, accomunata alla grande sorella dalla religione ortodossa, che in Serbia &#232; anche ragione di Stato. La Cina perch&#233; &#232; il primo creditore bilaterale di Belgrado, e perch&#233; la sua impronta la avverte qualsiasi visitatore percorrendo le nuove autostrade, spesso tirate su da operai cinesi importati per la bisogna. L&#8217;Europa perch&#233;, per quanto Vu&#269;i&#263; ami ricordare che ormai un terzo degli investimenti esteri arriva dall&#8217;Asia, quasi due terzi continuano ad arrivare dall&#8217;Unione, e il primo investitore resta la Germania. <a href="https://euractiv.com/de/news/serbiens-praesident-vucic-westbalkan-auf-wirtschaftliche-erholung-deutschland-angewiesen/">Lo ha ricordato lui stesso, a Davos</a>, con un&#8217;immagine che anche noi italiani conosciamo bene: &#171;Quando la Germania tossisce, noi ci ammaliamo di polmonite&#187;.</p><p>Il nuovo quartiere sulla Sava cresce a vista d&#8217;occhio, trentaquattro edifici finiti su sessanta cantierati, con un contratto che guarda al 2045. I prezzi per&#242; sono irraggiungibili per i pi&#249;: nel 2023 l&#236; si &#232; toccato il record serbo di <a href="https://rtv.rs/sr_lat/ekonomija/aktuelno/najskuplji-metar-kvadratni-prodat-u-2023.-u-beogradu-na-vodi-za-11.475-evra_1524024.html">11.475 euro al metro quadro</a>, mentre met&#224; dei lavoratori serbi porta a casa <a href="https://www.stat.gov.rs/sr-latn/oblasti/trziste-rada/zarade">meno di 800 euro netti al mese</a>. Messo in rapporto ai redditi, il mattone di Belgrado &#232; <a href="https://www.euronews.com/business/2026/06/26/nearly-19-years-of-income-to-buy-a-home-europes-least-affordable-housing-markets">il settimo pi&#249; caro d&#8217;Europa</a>. Veljko, guida turistica a Belgrado, quando ci passa davanti con i visitatori racconta che &#171;gli architetti che di urbanistica ne capiscono qualcosa dicevano che l&#236; non doveva starci, per due ragioni. Primo: se guardi dal fiume, la vecchia Belgrado non la vedi pi&#249;. Secondo: il terreno non era adatto a edifici cos&#236; alti&#187;. </p><p>Ma se l&#8217;operazione viene magnificata dagli ammiratori di Vu&#269;i&#263; come simbolo di modernit&#224;, un altro cantiere ha logorato per quasi due anni la poltrona da cui si &#232; appena alzato, ma solo per puntare a un&#8217;altra.</p><p>Parliamo del crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, la seconda citt&#224; della Serbia. Tanto Belgrado &#232; un ammasso di stili e di palazzi (la citt&#224; bianca, si racconta, &#232; stata bombardata, distrutta o saccheggiata quarantaquattro volte) quanto Novi Sad ha un profilo pi&#249; armonico, tendente all&#8217;austriaco, e una forte popolazione studentesca. Fra le due corre da qualche anno il Soko, il falco, il treno veloce che ha ridotto il viaggio da un&#8217;ora e mezza a mezz&#8217;ora: primo tratto della Belgrado-Budapest, costruita da un consorzio cinese e sbandierata come il fiore all&#8217;occhiello della cooperazione fra Pechino e i Balcani. Per quel treno la stazione di Novi Sad era stata ristrutturata e riaperta in pompa magna.</p><p>L&#8217;1 novembre 2024, alle 11 e 52 del mattino, la pensilina di quella stazione &#232; venuta gi&#249;. Non era nuovissima, bens&#236; del 1964: nuovi erano i lavori, e secondo l&#8217;accusa a uccidere &#232; stata proprio la struttura di acciaio e vetro aggiunta durante il restauro. Sono morte sedici persone, quattordici sul colpo e due in ospedale. Una aveva sei anni. Il governo ha faticato a lungo ad assumersi qualsiasi responsabilit&#224;; a quasi due anni di distanza gli imputati sono tredici, fra cui l&#8217;ex ministro delle infrastrutture Goran Vesi&#263;, e le condanne definitive sono zero.</p><p>&#171;Qui governa l&#8217;assenza di legge&#187;, mi dice Dragan Jovi&#269;evi&#263;, giornalista e regista. &#171;Ed &#232; una tragedia di cui, credo, chi sta fuori dai confini del nostro paese non coglie le proporzioni: quanto uno Stato possa essere coinvolto in una tragedia&#187;. Gli chiedo del presidente. &#171;A Vu&#269;i&#263; non ci penso. &#200; una persona del tutto irrilevante nella vita di chiunque&#187;, risponde tranchant. &#171;Ma la corruzione &#232; profonda, radicata&#187;. Poi mi spiega che cosa intende per irrilevante: &#171;Non puoi accendere la televisione, di giorno, senza vedere il presidente ogni cinque minuti. Per fortuna esistono moltissimi altri canali, film, musica. Cos&#236; i canali nazionali non devo guardarli affatto. E quindi nemmeno il presidente&#187;. Dragan scriveva per lo storico settimanale NIN, la cui redazione nel gennaio del 2024 si &#232; licenziata in blocco, dopo che la nuova proprietaria, vicina al partito di Vu&#269;i&#263;, aveva annunciato un cambio di linea. </p><p>&#171;Penser&#242; a tornare solo quando sar&#224; chiaro che le istituzioni dello Stato finalmente funzionano. Prima di tutto la giustizia, la sanit&#224; e la polizia. Una vita serena &#232; impossibile, se non possiamo fidarci di loro&#187;. Parole di Teodora Kazi&#263;, una giovane madre che da studentessa ha scelto di trasferirsi in Germania, per continuare gli studi e cercare un futuro migliore.</p><p>Teodora non &#232; un&#8217;eccezione. Al censimento dell&#8217;ottobre 2022 la Serbia contava 6.647.003 abitanti: quasi mezzo milione di persone in meno rispetto a dieci anni prima. Partono i medici, gli informatici, gli ingegneri, quelli che all&#8217;universit&#224; erano i migliori.</p><p>Chi resta si confronta ogni giorno con un apparato pubblico corrotto. &#200; questo il comune nemico di una protesta eterogenea ma unita dal fastidio di vedere, nella tragedia della pensilina, ancora una volta calpestato qualsiasi diritto alla vita, e alla ricerca dei colpevoli. &#171;Qui la gente era abituata alla corruzione&#187;, mi dice Veljko. &#171;Ma quando qualcuno muore perch&#233; le procedure non sono state rispettate, quella &#232; la miccia&#187;. La miccia accesa a Novi Sad ha generato un&#8217;opposizione guidata dagli studenti, che da quasi due anni ricorda alla Serbia intera la tragedia senza responsabili e, per sineddoche, le malefatte del governo in carica.</p><p>A Novi Sad ci sono stato nell&#8217;aprile dell&#8217;anno scorso. Il monumento centrale della piazza era <a href="https://www.tiktok.com/@alessandromelazzini/video/7490498007448784130">tappezzato di fogli</a>, in ricordo dei morti della pensilina.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-XYr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff9fe1ecb-01c6-4104-a3a9-569e4e5c295b_1600x1200.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-XYr!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff9fe1ecb-01c6-4104-a3a9-569e4e5c295b_1600x1200.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Scritte di protesta su di un monumento a Novi Sad - &#169; Alessandro Melazzini</figcaption></figure></div><p>Ogni giorno, da quasi due anni, alle 11 e 52, l&#8217;ora esatta del crollo, in diversi punti del paese ci si ferma per sedici minuti, uno per ogni morto: la gente si immobilizza sui marciapiedi, i vigili bloccano il traffico.</p><p>La sera, pochi minuti prima del telegiornale di Stato, in strada ho ascoltato anche i <a href="https://www.tiktok.com/@alessandromelazzini/video/7490623110945803542">trilli alle finestre</a>: un rumore a tratti gioioso, proveniente da tanti appartamenti. I fischi sono diretti alla televisione filogovernativa. Come a dire, non ci interessano le vostre chiacchiere.</p><p>Ma anche il fastidio delle istituzioni verso chi la Serbia la racconta di mestiere &#232; in crescita. Il 4 settembre Belgrado ha ordinato l&#8217;espulsione di Massimo Moratti, italiano, corrispondente da Belgrado dell&#8217;Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa dal 2022: &#171;rischi inaccettabili per la sicurezza del paese&#187;, senza una riga di spiegazione. Dopo alcune settimane di incertezza, l&#8217;espulsione &#232; stata revocata. Ma l&#8217;episodio &#232; un segnale preoccupante.</p><p>Espulsioni, agenti disturbatori, maledizioni della stampa di regime, infiltrazioni, tentativi di dividere i manifestanti: finora tuttavia nulla ha arrestato la protesta.</p><p>&#171;La sua forza &#232; la sua durata&#187;, dice Dragan. &#171;Esiste una massa critica di persone che non rinuncia all&#8217;idea che il cambiamento in questo paese sia necessario, e le proteste sono soltanto la prova di un&#8217;energia che si accumula senza sosta&#187;.</p><p>Da Monaco di Baviera, Teodora a quelle piazze guarda con orgoglio: &#171;orgoglio per delle persone che protestano da anni, con ostinazione e pacificamente, e che hanno il coraggio di lottare quando lottare &#232; durissimo: quando i giornali che raccontano la realt&#224; quasi non esistono pi&#249;, e quando la gente viene aggredita fisicamente e rischia il lavoro, perfino la vita. Vorrei essere pi&#249; vicina alla mia gente, e poter stare in piazza con loro&#187;.</p><p>Non tutti la pensano come Teodora. Per capire il sostegno al governo serve andare in provincia, dove le proteste si fanno pi&#249; rare, dove il tempo scorre diversamente, e sugli studenti le opinioni sono molto pi&#249; severe. &#171;Oggi in Serbia si vive meglio di prima. Nei negozi c&#8217;&#232; pi&#249; roba e la gente &#232; contenta. In provincia si vive in modo pi&#249; rilassato, senza grandi tensioni&#187;. Me lo racconta Jagoda, abitante della Serbia centrale. Conosco bene Jagoda. &#200; una donna pratica, scaltra, abituata a dover combattere con le difficolt&#224; quotidiane della vita in una societ&#224; che non riposa nel lusso. Per mia suocera i ragazzi dei cortei &#171;sono manipolati, preparati per anni a pensare che il loro Paese non valga niente&#187;. Quello che a Jagoda non va a genio &#232; che le proteste &#171;dividono i serbi in contadini e in signori della cerchia della linea 2 di Belgrado&#187;. Si riferisce al tram che gira attorno al centro della capitale; per chi vive fuori da quel cerchio, la linea 2 simboleggia un&#8217;&#233;lite cittadina spocchiosa e lontana dai problemi della provincia.</p><p>Per noi italiani che, come mi ricordano gli amici serbi e qualche triestino, ci siamo completamente dimenticati dei nostri territori perduti in Istria e Dalmazia, l&#8217;accusa di essere antipatriottici suona strana, quasi proveniente dai libri di storia pi&#249; che dalla nostra quotidianit&#224;. Ma essere bollati come antipatriottici, in Serbia, &#232; un&#8217;accusa che morde.</p><p>Quando i turisti gli chiedono delle proteste, Veljko spiega le due versioni. Per il governo &#171;chi protesta &#232; un terrorista, e non combatte contro il governo ma contro la Serbia stessa. &#200; questo lo spin che usano&#187;. Se invece chiedi agli studenti, &#171;rispondono sempre che vogliono solo giustizia, che si rispetti la Costituzione, un livello pi&#249; alto di democrazia, un paese decente dove le procedure vengono seguite e dove ti assumi la responsabilit&#224; di quello che hai fatto, o di quello che non hai fatto e avresti dovuto fare&#187;.</p><p>E Vu&#269;i&#263; non perde occasione per opporre alla protesta la sua liturgia nazionale. L&#8217;ultima, il 7 settembre, &#232; stata il funerale di Ratko Mladi&#263;, morto in cella all&#8217;Aia dopo nove anni di ergastolo per genocidio. Al funerale Vu&#269;i&#263; non c&#8217;era, impegnato con la visita del presidente uzbeko: ha mandato il figlio, e con lui tre ministri. Non ha organizzato nulla, e ha garantito che tutto si facesse.</p><p>Davanti alla bara coperta dalla bandiera serba, col berretto da generale e le onorificenze appoggiati sopra, il patriarca Porfirije ha detto una frase che riassume trent&#8217;anni di Serbia meglio di qualunque analisi: &#171;Quel che conta &#232; il giudizio di Dio, non di un tribunale&#187;. Poi, dietro il feretro, la folla ha attaccato <em>&#272;enerale</em>: &#171;Generale, generale, sia resa grazie a tua madre, che ha partorito un eroe perch&#233; alla Serbia tornasse la gloria&#187;.</p><p>Non &#232; una canzone per Mladi&#263;. La scrisse nel 1998 un uomo di Orahovac, in Kosovo, per un comandante della polizia speciale che era suo amico, e la Serbia l&#8217;ha imparata allo stadio, dalla curva della Stella Rossa: la stessa che la sera della morte di Mladi&#263; ha acceso le fiaccole sul ponte Branko. Nel testo il generale non ha nome. Basta che ce ne sia uno, che salvi la Serbia.</p><p>Bruxelles ha reagito come non aveva mai fatto in dieci anni di silenzi: la commissaria all&#8217;allargamento Marta Kos ha cancellato la visita a Belgrado, von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Ant&#243;nio Costa hanno parlato di immagini scioccanti.</p><p>Il rapporto con il Nord del continente da sempre &#232; difficile qui dove la Sava incontra il Danubio. D&#8217;altronde in Serbia, ancor prima che a Istanbul, si guardano Oriente e Occidente. A Zemun, prima villaggio autonomo e poi sobborgo di Belgrado, un tempo correva il confine tra l&#8217;Impero ottomano e quello asburgico. Ora &#232; un tranquillo quartiere per cene romantiche a base di pesce, ma nei primi anni Duemila &#232; stato anche la sede della mafia belgradese, quella composta dai reduci della guerra, poi reinventatisi uomini d&#8217;affari nelle notti pazze al suono del turbofolk. Siamo nei Balcani: ogni zolla di terra qui testimonia un contrasto.</p><p>Il 25 ottobre i serbi votano. Vu&#269;i&#263; ha sciolto il parlamento il 9 settembre, e siccome dopo due mandati non pu&#242; ricandidarsi alla presidenza guider&#224; la lista Serbia Unita puntando a tornare primo ministro, la poltrona che occupava nel 2014. Domenica 27 settembre, a sette mesi dalla scadenza del mandato, si &#232; dimesso da presidente: vuole fare campagna, ha spiegato, &#171;da cittadino comune&#187;. Come ultimo atto ha graziato quarantanove persone: fra loro dodici attivisti accusati di aver tramato contro lo Stato e undici persone che avevano aggredito i manifestanti. La presidenza passa ad interim ad Ana Brnabi&#263;, sua stretta alleata, ed entro fine dicembre i serbi torneranno alle urne anche per il capo dello Stato. Alle politiche di ottobre, di fronte a Vu&#269;i&#263;, per la prima volta, <a href="https://www.eastjournal.net/archives/148686">una lista degli studenti</a>. Sono gli stessi che ai diplomatici europei, i quali chiedevano perch&#233; ai loro cortei non si vedessero bandiere dell&#8217;Unione, hanno risposto che l&#8217;Europa non &#232; dove sventolano le bandiere.</p><p>&#171;Vedremo adesso che cosa succede&#187;, dice Dragan. &#171;Di sicuro ci saranno cambiamenti, forse non grandi, forse non radicali. Ma di sicuro sta arrivando un&#8217;energia completamente nuova&#187;.</p><p>Eppure Vu&#269;i&#263; resta il favorito. Jagoda lo riassume in una riga: &#171;Ha restituito ai serbi l&#8217;orgoglio di essere serbi, e ha insegnato loro a non guardarsi come esseri inferiori&#187;.</p><p>Il voto &#232; segreto, ma credo di intuire per chi voter&#224; mia suocera.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Una ragazza vestita di rosso ferma in mezzo a un incrocio di Belgrado&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Una ragazza vestita di rosso ferma in mezzo a un incrocio di Belgrado" title="Una ragazza vestita di rosso ferma in mezzo a un incrocio di Belgrado" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tsbA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72b91966-ab3e-4745-a889-a11143c2605a_1280x956.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Una ragazza di Belgrado ferma alle 11:52 - Foto: Emilija Knezevic, CC BY 4.0</figcaption></figure></div><p>&#171;Quest&#8217;anno le elezioni non si possono saltare&#187;, afferma Teodora. &#171;Serve la massima affluenza e l&#8217;unit&#224; della gente. &#8220;Solo l&#8217;unit&#224; salva i serbi&#8221;, come diciamo noi in momenti come questo. Ci aspettiamo grossi problemi e brogli da parte del partito al potere, e possiamo superarli solo insieme&#187;.</p><p>Vale la pena fermarsi su quella frase. &#171;Samo sloga Srbina spasava&#187;, solo l&#8217;unit&#224; salva i serbi: il motto nazionale. Lo si legge nelle quattro figure disposte agli angoli della croce sullo stemma del Paese. Solo che quelle quattro figure non sono lettere. Sono simboli medievali ripresi dall&#8217;araldica bizantina. A leggerli come quattro C cirilliche, e a ricavarne il motto che oggi in Serbia conoscono tutti, fu un geografo militare a fine Ottocento. Lo pubblic&#242; in una poesia, e pass&#242; il resto della vita a lamentarsi con gli amici che ormai tutti prendevano quel verso per un proverbio antico.</p><p>&#200; lo stesso meccanismo della canzone cantata dietro il feretro di Mladi&#263;, quello che Hobsbawm chiamerebbe <em>l&#8217;invenzione della tradizione</em>. In Serbia, un Paese fortemente attaccato alla tradizione, si trova di tutto. Chi intona una canzone &#8220;tradizionale&#8221; per rendere omaggio a un generale contemporaneo, e chi si appella alla tradizione di un motto in realt&#224; moderno, per sperare nell&#8217;unit&#224; degli elettori. In questa unit&#224; ci sperano tutti, oppositori e ammiratori di Vu&#269;i&#263;. Per tutti, il voto del 25 ottobre sar&#224; uno spartiacque tra speranza e rassegnazione.</p><p>&#171;Prego Dio che tutto passi in pace&#187;, mi scrive Jagoda rivelando preoccupazione.</p><p>Anche l&#8217;Europa, da anni, si preoccupa e ammonisce la Serbia, per poi lasciarla l&#236; fuori, come l&#8217;omino di Kafka davanti alla porta della Legge. &#171;La Serbia sarebbe dovuta entrare nell&#8217;Unione europea da tempo. Ma chi decide la vede come un aggressore, come un paese cattivo&#187;, afferma Jagoda, che pure non ha smesso di sperarci: &#171;Se entrasse, forse sarebbe trattata meglio&#187;.</p><p>Un senso di frustrazione serpeggia nel Paese, dove molti ormai hanno smesso di crederci, all&#8217;ingresso nell&#8217;UE. E i prezzi improvvisamente aumentati in Croazia, da quando &#232; stato introdotto l&#8217;euro, sono un motivo concreto di esitazione anche per chi in Serbia magari non sventola la bandiera blu cerchiata di stelle, ma nell&#8217;Europa ancora ci spera.</p><p>Per Veljko l&#8217;Unione europea &#171;ha lati buoni e lati cattivi&#187;. &#171;Cerca di parlare di democrazia, ma non sono sicuro che tutti i paesi siano cos&#236; democratici. E non sono sicuro che per la Serbia la strada giusta sia entrare&#187;. A occhio, i serbi li divide cos&#236;: &#171;Almeno il 40 per cento pensa che sia la strada giusta: geograficamente apparteniamo all&#8217;Europa, e quei valori sono buoni. Almeno un 30 per cento &#232; decisamente contrario, perch&#233; pensa che non ci porteranno niente di buono. E c&#8217;&#232; almeno un 30 per cento a cui non importa niente: voglio lavorare, voglio il mio stipendio, voglio vivere la mia vita normale, e della politica non mi importa&#187;.</p><p>Tornando invece al grigio dei palazzoni di Bruxelles, per dieci anni l&#8217;Unione europea ha comprato la stabilit&#224; di Belgrado al prezzo del silenzio, convinta che tenere Vu&#269;i&#263; agganciato all&#8217;Europa valesse qualunque cosa si fingesse di non vedere. Il conto &#232; arrivato sotto forma di tre ministri al funerale di un condannato per genocidio.</p><p>Il 25 ottobre non si vota solo su chi governer&#224; la Serbia: si vota su quanto sia ancora credibile l&#8217;Europa che la corteggia.</p><p>Ma a votare non saranno le cancellerie. Saranno persone come Jagoda e come Teodora, che sulle proteste degli studenti non si troverebbero molto d&#8217;accordo, ma che per il loro Paese provano entrambe inquietudine. &#171;Sono profondamente preoccupata che i giovani vedano come il massimo tutto quello che offre l&#8217;Occidente&#187;, mi confida mia suocera. &#171;Per loro &#232; migliore chiunque sputi sulla Serbia. La Serbia non se lo merita&#187;.</p><p>E ai suoi due bambini, uno dei quali &#232; stato il migliore amico di mia figlia all&#8217;asilo prima che ci trasferissimo in Italia, che cosa racconta Teodora, da lontano, del suo Paese? &#171;Spero che non ereditino il disprezzo per le regole, e quella mancanza del senso di restituire qualcosa alla collettivit&#224;, che invece &#232; un aspetto morale e pratico decisivo di una comunit&#224; sana. Provo a crescerli come si crescono i bambini da noi: versatili, capaci di adattarsi. Un bambino serbo sa spaccare la legna e aiutare i nonni, e nello stesso tempo pu&#242; gareggiare all&#8217;olimpiade di matematica. Ai miei figli racconto che la Serbia &#232; un diamante grezzo, e che la sua gente &#232; coraggiosa e calorosa. Ma logorata dalla povert&#224; e dalla corruzione&#187;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il nanetto in pezzi. La Germania tra gli estremi]]></title><description><![CDATA[Il Paese che si sforzava di essere normale non ci riesce pi&#249;]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:31:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nqmE!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F38d0cc9e-c9c3-4924-ad2b-9a94c5bc891d_1536x1024.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Il doppio disastro delle elezioni di domenica ha definitivamente sepolto il ricordo della Repubblica di Bonn. Perch&#233; finora la Germania, con sforzo compassionevole, ha fatto di tutto per immaginarsi ancora ferma agli anni della Pera. Cos&#236; veniva chiamato, affettuosamente o meno, Helmut Kohl, il grande cancelliere simbolo della paciosa repubblica sulle sponde del Reno, quella in cui la Germania era finalmente riuscita a sentirsi un Paese normale. Erano gli anni della Generazione Golf, della stabilit&#224; garantita, delle casette in periferia dai prati tagliati con accuratezza. Erano gli anni dei nanetti da giardino, dei baretti cittadini in cui si beveva birra al banco e al massimo si sgranocchiava qualche Wiener W&#252;rstel, gli anni in cui si pagava solo in contanti e nessuno si sognava di sfoderare un cellulare. Erano gli anni d&#8217;oro per i Wessi, i cittadini della Germania Ovest. Ma anche all&#8217;Est, dopotutto, chi si conformava al regime aveva un&#8217;esistenza piuttosto serena. &#171;Non capisco perch&#233; i Wessi pensino che io non abbia mai fatto le ferie&#187;, mi raccont&#242; un tassista nel Brandeburgo, il giorno in cui ero andato dalle sue parti a <a href="https://scritti.melazzini.com/p/scuola-guida-di-panzer">guidare un Panzer</a>. &#171;Certo, eravamo sotto una dittatura, ma di ferie ne ho fatte parecchie. Ricordo quando andai sul lago Balaton, ricordo i miei viaggi in Cecoslovacchia. Guardi che anche noi ci siamo divertiti, non bisognava andare in America per fare le ferie&#187;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Quella che &#232; venuta dopo, la Repubblica di Berlino, &#232; nata cercando una conciliazione tra Wessi e Ossi, tra i vincitori e quelli che si sono sentiti acquistati. Kohl aveva promesso &#171;bl&#252;hende Landschaften&#187;, paesaggi in fiore, e in effetti ogni volta che <a href="https://scritti.melazzini.com/p/le-due-sponde-della-citta-di-tarantino">andavo a Est</a> vedevo autostrade perfette, infrastrutture luccicanti, colline verdeggianti; solo entrando nei villaggi sperduti della Turingia, <a href="https://scritti.melazzini.com/p/il-paese-dei-nanetti">culla dei nanetti da giardino</a>, si notavano ancora casette appuntite dall&#8217;intonaco screpolato, paesaggi da Dylan Dog pi&#249; che da Bonner Republik. Ma la contrapposizione ha sempre pulsato nel cuore diviso dell&#8217;anima tedesca, perch&#233;, al di l&#224; delle pubbliche dimostrazioni di unit&#224;, la Germania del dopo riunificazione &#232; rimasta divisa tra chi da giovane faceva le ferie a Rimini e chi sul lago Balaton.</p><p>Le ultime elezioni dimostrano in maniera impressionante quanta presa abbiano i partiti antisistema sull&#8217;elettorato della Germania Est. Da una parte gli estremisti dell&#8217;AfD hanno fatto incetta di voti anche in Meclemburgo, a due passi dai boschi del lago Stechlin dove Theodor Fontane mise in scena la saggezza conservatrice del suo vecchio Dubslav, dall&#8217;altra gli estremisti della Linke hanno trionfato nella capitale. La citt&#224; povera ma sexy, come disse a suo tempo un sindaco bravo nel marketing, sventrata dalla Storia e poi rinata come la capitale cool d&#8217;Europa; la citt&#224; delle tutine fetish del KitKat e degli autisti di autobus rudi per principio. Ma anche la citt&#224; dei clan: Issa Remmo, il pi&#249; noto dei loro capi, domenica sera si &#232; presentato alle feste del partito vincitore (almeno da una lo hanno accompagnato alla porta).</p><p>Merz ha ragione: &#232; un disastro. Un disastro per il suo partito, la CDU, un pilastro della noiosa e affidabile Germania governativa, un pilastro che, con un pizzico di arroganza e molta consapevolezza di s&#233;, amava dire: &#171;wir k&#246;nnen regieren&#187;. Noi sappiamo governare. Votateci e non avrete esperimenti, solo buona amministrazione. &#171;Keine Experimente!&#187;, prometteva Konrad Adenauer sui manifesti del 1957, e ottenne l&#8217;unica maggioranza assoluta mai vista in un&#8217;elezione federale.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Su9d!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497cc141-dc49-48e8-8c66-fc15a69823ad_1280x1830.jpeg 1456w" sizes="100vw"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Konrad-Adenauer-Stiftung, CC BY-SA 3.0 DE</figcaption></figure></div><p>Tutto questo domenica &#232; sparito, sparito proprio dal parlamento regionale, visto che la CDU non ha superato la soglia per entrare a Schwerin, capitale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Non era mai successo nella storia della Repubblica Federale.</p><p>Ma sarebbe ingiusto dare la colpa solo ai nuovi L&#228;nder, le regioni incorporate dalla Repubblica Federale Tedesca, che dopo averle prese un tanto al chilo ne ha smembrato l&#8217;economia fatiscente, ha mandato a casa i quadri e le ha colonizzate con personale venuto dall&#8217;Ovest. Funzionari statali, avvocati, commercialisti: i posti al sole della Germania Est, negli anni Novanta, sono stati occupati in prevalenza dai Wessi. Persino molti capi della destra radicale dell&#8217;Est sono un prodotto d&#8217;importazione. Bj&#246;rn H&#246;cke, padrone dell&#8217;AfD in Turingia, &#232; nato in Nordreno-Westfalia e insegnava in Assia; Andreas Kalbitz, per anni capo dell&#8217;AfD nel Brandeburgo, &#232; nato a Monaco di Baviera; G&#246;tz Kubitschek, l&#8217;editore che fa da ideologo alla Nuova Destra e d&#224; del lei a sua moglie, abita in una tenuta della Sassonia-Anhalt ma viene dal Baden-W&#252;rttemberg.</p><p>E prima o poi la rabbia di sentirsi cittadini di serie B, rabbia vera per un torto forse presunto, ma avvertito come verissimo, doveva scoppiare. E che scoppio! Prima <a href="https://scritti.melazzini.com/p/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria">la Sassonia-Anhalt</a>, poi il Meclemburgo e infine Berlino, che per darsi un tono differenziandosi dalla provincia ha s&#236; premiato l&#8217;AfD, ma ha fatto stravincere la Linke, anch&#8217;essa per&#242; antisistema: un partito al quale Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei, ha rimproverato di dare &#171;ulteriore slancio al crescente antisemitismo&#187;. Alla sua guida, dal giugno scorso, insieme a Ines Schwerdtner, c&#8217;&#232; Luigi Pantisano, un italotedesco partito a razzo che, appena eletto, <a href="https://www.zdfheute.de/politik/deutschland/linke-pantisano-faschismus-cdu-afd-entschuldigung-100.html">ha accusato parti della CDU di fare politica fascista</a>, salvo scusarsi il giorno dopo.</p><p>Bollare la vittoria degli estremi come un fenomeno di risentimento dell&#8217;Est, per quanto invitante, sarebbe miope: i voti dell&#8217;Est sono pochi rispetto a quelli dei L&#228;nder che contano, ma i risultati delle urne hanno e avranno un impatto fortissimo. La Germania, tutta la Germania, si trova forse nella pi&#249; profonda crisi da quando &#232; stata fondata la Bundesrepublik. Una crisi economica (i recenti bilanci di Volkswagen, Mercedes e BMW sono uno peggio dell&#8217;altro), una crisi politica, una crisi di identit&#224;. E poich&#233; non &#232; l&#8217;Italia, abituata a barcamenarsi tra le tempeste del frazionamento politico, con industrie abituate, talvolta, ad andare avanti nonostante lo Stato, anzich&#233; grazie a esso, la situazione rischia di degenerare. La Germania &#232; un sistema rigido, e i sistemi rigidi, quando cominciano ad avere le crepe, possono spezzarsi assai pi&#249; facilmente del molle ventre italiano. Ecco perch&#233; con foga, da sempre, la Germania si racconta come un Paese che non &#232;: un Paese normale.</p><p>Gerhard Schr&#246;der &#171;normale&#187; lo diceva sempre; Angela Merkel &#232; stata poi l&#8217;incarnazione della normalizzazione. Dieci anni fa il regista S&#246;nke Wortmann gir&#242; <em>Deutschland. Dein Selbstportr&#228;t</em>, Germania, il tuo autoritratto, un film costruito montando diecimila video inviatigli dai suoi connazionali. Il risultato? Tutto sommato, i tedeschi si sentivano a posto. E fra chi cucinava e chi ballava, una voce dava la definizione pi&#249; corta del carattere nazionale: &#171;Deutschland strengt sich immer an&#187;, la Germania si sforza sempre. Di essere dannatamente normale. Un anno dopo <a href="https://www.zeit.de/2017/34/guten-morgen-abendland-bernd-ulrich-buch">Bernd Ulrich scriveva sulla Zeit</a> che la Germania &#232; una nazione &#171;orgogliosa di non essere orgogliosa&#187;. Il Paese delle riunioni, delle procedure, della normalit&#224;. Il Paese delle domeniche afone. Noiose e felici. Ma Ulrich si faceva anche una domanda che allora sembrava accademica: che ne sar&#224; della calma e della liberalit&#224; dei tedeschi quando il Paese torner&#224; in una seria crisi economica? &#171;Nessuno lo sa&#187;, rispondeva. Erano solo dieci anni fa: sembra un&#8217;altra era. <br>Oggi la risposta la conosciamo.</p><p>Da una parte penso a chi, tra le mie conoscenze tedesche, non vivendo nella pulsante Berlino, lamentava la paciosa e noiosa Germania del benessere. Dall&#8217;altra ricordo quando l&#8217;Italia veniva bonariamente presa in giro per l&#8217;instabilit&#224; dei suoi governi. Di fronte ai risultati elettorali della scorsa domenica, e del sei settembre, mi pare <em>il mondo di ieri</em>. Poi mi riprendo, e mi dico: piano con l&#8217;Angst, di certo non finir&#224; come fin&#236; per Stefan Zweig. Vero?</p><p>La sera della disfatta, Merz ha ammesso l&#8217;evidenza del disastro, ma ha negato la propria debolezza e ha rivendicato &#171;spina dorsale, fermezza e pazienza&#187;. Il cancelliere intende proseguire con le riforme. Quali, esattamente? Questo ritornello lo pronuncia da prima di diventare cancelliere, ma di riforme strutturali lui e il suo governo non ne hanno fatta manco una degna di nota. A questo punto, c&#8217;&#232; davvero da chiedersi se il cancelliere arriver&#224; a mangiare i Lebkuchen di Natale. Che i governatori dei L&#228;nder in mano (per ora) alla CDU corrano davvero in suo soccorso, come hanno detto alcuni giorni prima delle elezioni, c&#8217;&#232; da dubitarne. Dal partito fratello CSU, capitanato dall&#8217;ambizioso Markus S&#246;der, meglio non aspettarsi troppo sostegno: parenti serpenti. Forse a qualcuno conviene lasciarlo affondare da solo? Basta, o il cinismo contagia anche me.</p><p>Quello che &#232; certo &#232; che, dopo questo settembre, nulla in Germania sar&#224; pi&#249; come prima. La normalit&#224; &#232; sotto attacco. E chi dovrebbe difendere questa grigia conquista, ovvero l&#8217;attuale classe politica tedesca, sembra ormai avere l&#8217;autorevolezza di un nanetto da giardino. Rotto.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Controesodo verso le Alpi?]]></title><description><![CDATA[Con meno romanticismo e pi&#249; concretezza.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/controesodo-verso-le-alpi</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/controesodo-verso-le-alpi</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 14 Sep 2026 07:58:45 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/940ac522-4560-44a6-b9e9-a238028a1303_2048x1360.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AuXG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F940ac522-4560-44a6-b9e9-a238028a1303_2048x1360.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AuXG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F940ac522-4560-44a6-b9e9-a238028a1303_2048x1360.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AuXG!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F940ac522-4560-44a6-b9e9-a238028a1303_2048x1360.jpeg 848w, 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Naturalmente parliamo di numeri infinitesimali rispetto alle decine di migliaia di persone che ogni anno si trasferiscono nella capitale lombarda o la lasciano. Per&#242; il fenomeno, dal Covid in avanti, &#232; in crescita. Secondo il <a href="https://www.italiae.affariregionali.it/media/amidgmwj/uncem-rapporto-montagne-italia-2025-per-media-2.pdf">Rapporto Montagne Italia dell&#8217;Uncem</a>, dal 2019 al 2024 i comuni montani italiani hanno guadagnato oltre 130.000 residenti netti, e per la prima volta il saldo &#232; trainato anche dagli italiani.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Famiglie di avvocati milanesi scelgono una relocation in alta Valtellina, consulenti finanziari ancora in attivit&#224; spezzano la settimana per trascorrere quanto pi&#249; tempo possibile nelle conche montane, giovani coppie ristrutturano piccoli edifici da cui lavorare in smart working. L&#8217;ultimo caso che mi &#232; capitato sottomano &#232; il nuovo medico di paese assegnatomi dal Servizio Sanitario Nazionale. Un giovane della pianura lombarda che nella lettera di benvenuto ai pazienti lo scrive senza giri di parole: &#171;Dopo sei anni di attivit&#224; come medico di famiglia in provincia di Milano, ho scelto di lasciare la citt&#224; e trasferirmi in montagna, un luogo che sento pi&#249; vicino al mio modo di vivere e di essere&#187;.</p><p>Nella conca di <a href="https://scritti.melazzini.com/p/bormio">Bormio</a>, dove vivo, osservo due fenomeni apparentemente contrari. La popolazione residente &#232; stabile da decenni, anzi in calo: in poco pi&#249; di trent&#8217;anni Bormio ha perso duecento abitanti, e oggi ne conta circa 3.900. Per contro, ogni volta che mi muovo per strada incontro conoscenti di fuori che mi annunciano di voler anche loro trasformarsi da turisti in abitanti, compiendo il passo di lasciare la grande citt&#224; per abitare sui monti.</p><p>Mi chiedo come mai, e sospetto un bias di conferma. Tendo cio&#232; a recepire soprattutto le storie che parlano la mia lingua, che raccontano della mia esperienza. E mi immagino un controesodo verso le Terre Alte che forse &#232; solo nella mia mente. Non so, non sono un sociologo, ma osservo. Per&#242; i motivi per sospettare che questo non sia solo un&#8217;impressione, ma che sotto ci sia un vero trend, ci sono.</p><p>&#171;In realt&#224; io ho abbandonato controvoglia Milano, per motivi di vita familiare&#187;, mi racconta Caterina Sala, per anni referente scientifica del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni. &#171;Pensavo che della grande citt&#224; mi sarebbe mancato tutto, non solo la cultura. Ma in alta montagna ho riscoperto un rapporto diverso con le stagioni, con la loro ciclicit&#224;. Ho capito che la natura dell&#8217;alta Valtellina mi &#232; sempre mancata, anche se non volevo confessarlo a me stessa. Una natura severa, di una bellezza superba e &#8220;imposant&#8221;. Qui guardo dalla finestra e mi accorgo ogni mattina dello scorrere circolare del tempo, dell&#8217;affascinante susseguirsi dei diversi colori, delle luci che si assomigliano di giorno in giorno, di stagione in stagione, ma non sono mai esattamente le stesse. Qui ora la mia anima riesce a fiorire sempre meglio&#187;.</p><p>E quest&#8217;anno la stagione estiva &#232; stata <a href="https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-14606/estate-2026-la-piu-calda-dal-1950">la pi&#249; calda mai misurata in Italia</a>, almeno da quando esistono serie affidabili, cio&#232; dal 1950. Fino alla prossima. Come agli eventi Apple di settembre, in cui si elogia il nuovo iPhone come il pi&#249; potente mai realizzato. Fino a quello del prossimo anno. Il riscaldamento globale, con buona pace di chi dice che a Milano d&#8217;estate ha sempre fatto caldo, &#232; un fatto: quest&#8217;anno a Milano il termometro ha superato i 30 gradi per 75 giorni, due mesi e mezzo. Ne consegue che la montagna diventa sempre pi&#249; appetibile a chi non ama cuocere al sole. Ad agosto, <a href="https://fiast.confesercenti.it/2026/08/01/turismo-assoturismo-cst-agosto/">stima Assoturismo</a>, le presenze turistiche in montagna sono cresciute pi&#249; di quelle al mare, mentre il caldo frenava le citt&#224; d&#8217;arte; a Ferragosto le localit&#224; di montagna erano <a href="https://www.ministeroturismo.gov.it/turismo-ministro-mazzi-estate-italiana-da-record-a-luglio-44-presenze-ad-agosto-e-ferragosto-tasso-di-occupazione-superiore-a-spagna-e-francia-siamo-la-prima-meta-europea-per-sicurezza/">pi&#249; piene di quelle balneari</a>, e in Lombardia a fare da traino sono state proprio le valli alpine, con Bormio e Livigno nella prima estate dopo le Olimpiadi.</p><p>Vi &#232; poi un problema di sicurezza percepita. Per me, che ero passato dal ricordo di una Milano sporca e incupita degli anni Novanta alla narrativa della rinascita del dopo Expo, &#232; preoccupante constatare come il sentimento di insicurezza sia comune a molti abitanti sotto la Madonnina. Alcuni di quelli che mi annunciano il trasloco in montagna lo riassumono cos&#236;: &#171;Milano non &#232; pi&#249; come una volta&#187;. Posto che una volta fosse davvero meglio (e sorvoliamo sul terrorismo degli anni Settanta), i timori sono certo reali. Poco importa che nel 2025, <a href="https://www.milanotoday.it/cronaca/reati_diminuiti-milano.html">dice la Prefettura</a>, i reati in citt&#224; siano calati dell&#8217;8%: lo scorso maggio <a href="https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/sondaggio-sulla-citta-il-65-7707cbb1">solo il 7%</a> dei milanesi la giudicava una citt&#224; sicura. Al punto che il tonitruante Roberto Vannacci, ovvero <a href="https://www.facebook.com/riccardo.cepach/posts/pfbid0GGyzG5LN3jhCJiEJ1RXrNCaS6iRoTtEVEaGe6fXqqotjqZhAo6jDN4FLeTwWGwtWl">&#171;il woke della destra&#187;</a>, ha pensato bene di scegliere come candidato sindaco un generale dei Carabinieri, Carmelo Burgio, promettendo che con lui Milano &#171;potr&#224; tornare a essere la citt&#224; della Madonnina e non dei maranza&#187;. Il generale, manco a farlo apposta, da alcuni anni vive a Tirano, in Valtellina, il suo buen retiro, scelto per la montagna e lo sci. Al di l&#224; dell&#8217;analisi politica del fenomeno Vannacci, la candidatura di Burgio &#232; un colpo di marketing perfetto per i tanti, e sono tanti, che a torto o a ragione sentono di vivere in una citt&#224; sempre meno sicura.</p><p>C&#8217;&#232; poi una piccola spinta che non viene n&#233; dal caldo n&#233; dalla paura: quella dello Stato. La legge sulla montagna del 2025 riconosce a medici, infermieri e insegnanti che lavorano nei comuni montani un credito d&#8217;imposta del 60% sull&#8217;affitto o sul mutuo, fino a 2.500 euro l&#8217;anno. In Alta Valle i medici di base mancano da anni, e un giovane dottore che sceglie la montagna &#232; quasi una notizia.</p><p>Salire a vivere in quota senza cambiare lavoro, alcuni decenni fa, sarebbe stato semplicemente impossibile: si poteva spostare la residenza, ma non il lavoro. Internet ha cambiato tutto. Le connessioni veloci permettono di <a href="https://scritti.melazzini.com/p/il-lavoro-non-e-un-luogo">lavorare in remoto</a>. Ho conosciuto in queste settimane valtellinesi che per fare impresa non hanno avuto bisogno di scendere a Milano: hanno creato aziende da un portatile, le hanno fatte crescere e poi le hanno vendute ricavandone certo un bel guadagno, e tutto da un laptop con vista sui boschi. Vado a cena con professionisti che schedulano call su Teams o Google Meet, e quando sollevano gli occhi dallo schermo vedono la pista Stelvio.</p><p>Resta il paradosso: se tanti salgono, perch&#233; a Bormio i residenti calano? Anzitutto perch&#233; si muore pi&#249; di quanto si nasca, direbbe Lapalisse, e gli arrivi non bastano a colmare la differenza. Poi perch&#233; molti nuovi montanari lo sono a met&#224;: il consulente che passa qui mezza settimana &#232; un abitante per il bar e per la pista, non per l&#8217;anagrafe, dove resta milanese. E perch&#233; chi arriva fa salire i prezzi: nei dodici mesi prima delle Olimpiadi <a href="https://www.milanofinanza.it/news/immobili-sul-podio-con-bormio-medaglia-d-oro-ecco-l-effetto-olimpiadi-su-case-e-affitti-202601302021479759">gli affitti a Bormio sono cresciuti di oltre il 50%</a>, quasi ai livelli di Cortina. Certo, le Olimpiadi hanno gonfiato tutto, ma sono anni che gli affitti puntano in una sola direzione, verso l&#8217;alto: in cinque anni sono <a href="https://www.immobiliare.it/mercato-immobiliare/lombardia/bormio/">quasi raddoppiati</a>. Il controesodo dei milanesi rischia cos&#236; di diventare l&#8217;esodo dei giovani del posto. In Svizzera, a un passo da qui, sono corsi ai ripari gi&#224; nel 2012, quando un referendum ha fissato al 20% il tetto delle seconde case in ogni comune.</p><p>Ma c&#8217;&#232; un paradosso pi&#249; profondo, che i conti di Stefano Bedogn&#232;, albergatore e scrittore a Bormio, rendono evidente. <a href="https://www.facebook.com/100047337774644/posts/1437760304478548/">Rielaborando i dati Istat del Bormiese</a>, ha calcolato che dal 2006 le persone in et&#224; da lavoro sono calate del 14%, e che senza nuovi arrivi fra vent&#8217;anni saranno un altro quinto in meno. Altro che giovani senza voglia di lavorare, come si sente dire: i giovani, semplicemente, mancano. La montagna avrebbe bisogno di nuovi residenti che servano ai tavoli, lavorino in corsia e nei cantieri, e invece chi sale dalla citt&#224; lavora spesso per Milano, e contribuisce a far salire gli affitti proprio di chi &#232; rimasto.</p><p>I problemi dei territori di provincia sono molti e dove, come a Sondrio, la mia citt&#224; natale, non c&#8217;&#232; la fortuna di essere anche un luogo turistico, la desertificazione dei negozi &#232; il rovescio della possibilit&#224; di fare tutto su internet, persino comprare il formaggio anzich&#233; prenderlo nel negozio sotto casa. Eppure, in tutto questo la montagna, per anni cenerentola rispetto alla facilit&#224; e al fascino del mare, si sta riconquistando un posto di primo piano nelle preferenze di chi sceglie di fuggire dalla citt&#224;. Non tanto e non solo grazie alla bellezza di vivere fra monti imponenti e boschi di larici, quanto per via del riscaldamento globale, della tecnologia e del disagio di metropoli sentite come sempre pi&#249; care e sempre meno sicure. Motivi forse non tanto romantici, ma molto concreti, per scegliere una camera con vista sulle cime non per una settimana bianca, ma per un progetto di vita.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La ragazza, l’improvvisatore e la vittoria dell’AfD]]></title><description><![CDATA[Da Angela Merkel a Friedrich Merz: come la CDU ha consegnato la Sassonia-Anhalt all&#8217;AfD.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Tue, 08 Sep 2026 06:55:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!W7W6!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8be328a8-08e4-4ec0-8bb4-4daacd24e4bb_1600x1062.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Il disastro della CDU in Sassonia-Anhalt non comincia con l&#8217;attuale cancelliere, Friedrich Merz. I motivi dell&#8217;ascesa dell&#8217;AfD, il partito antisistema che in dieci anni ha inseguito e raggiunto il successo, vanno cercati sotto il cancellierato di Angela Merkel. Durante gli anni della M&#228;dchen (la ragazza, come la chiamava Helmut Kohl) diventata cancelliera eliminando sistematicamente tutti i concorrenti che trovava sul suo cammino, in molti, compreso me, hanno apprezzato il suo stile pacato, fattuale e mai gridato, vedendo in lei l&#8217;opposto di Silvio il guitto, quello che faceva le corna agli appuntamenti internazionali. Il fatto di essere stata una scienziata prima di diventare una politica incuteva un sottofondo di rassicurazione nell&#8217;elettorato moderato. E i sedici anni in cui ha governato sono stati anni di vacche grasse per la Germania, che dopo aver impartito lezioni di austerity a mezza Europa ha proseguito una politica mercantilista basata su tre pilastri: gas economico da Putin, vendite di automobili in Cina e in America, basse spese per la difesa.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>I tre pilastri sono crollati da tempo, ma la loro erosione &#232; cominciata proprio sotto la Merkel che, fiancheggiata da un&#8217;industria tedesca dell&#8217;automobile che si credeva onnipotente, ha prima ignorato la montante rivoluzione dell&#8217;auto elettrica, poi ha cercato di rincorrerla, per finire ora con una Volkswagen che ha appena deciso di tagliare 50.000 posti di lavoro entro il 2030 (c&#8217;&#232; chi ne conta fino a centomila), e con bilanci sempre meno succulenti dalle altre sorelle dell&#8217;industria dell&#8217;auto.</p><p>Merkel, col senno di poi, ha amministrato un&#8217;economia florida, senza tuttavia un pensiero strategico per prepararsi agli anni delle vacche magre, che inevitabilmente prima o poi arrivano.</p><p>Impressionata dal disastro di Fukushima e dal montante consenso dei Verdi, in una notte ha cambiato la politica energetica del suo partito e della Germania: nell&#8217;autunno del 2010 il suo governo aveva appena prolungato la vita delle centrali, l&#8217;11 marzo 2011 il maremoto travolge Fukushima, il 14 marzo arriva la moratoria e a giugno la legge d&#8217;uscita. L&#8217;energia atomica doveva essere arrestata. Bene quindi a imprimere un&#8217;accelerazione alle politiche di sviluppo delle energie rinnovabili, che oggi in Germania coprono pi&#249; della met&#224; dell&#8217;elettricit&#224; consumata; male tuttavia a tenere in vita o addirittura riaprire - come ha fatto Olaf Scholz - le centrali a carbone per sopperire alla chiusura delle moderne centrali atomiche tedesche, finendo a importare corrente, atomica compresa, dalla vicina Francia che invece, insieme alla Polonia, della via tedesca se n&#8217;&#232; sempre infischiata. Nel fare questa scelta radicale di dismissione industriale, la Merkel &#232; stata sostenuta da molta parte dell&#8217;elettorato tedesco, mosso da un genuino sentimento di cura per l&#8217;ambiente, ma anche dall&#8217;innato moralismo che coglie gli abitanti oltre le Alpi. Spesso, in discussioni con amici, mi sono trovato di fronte alla giustificazione finale, quando cercavo di far notare l&#8217;irrazionalit&#224; di chiudere le centrali atomiche per tenere accese quelle a carbone: &#232; un momento di passaggio, fino a che le energie rinnovabili prenderanno il sopravvento. E pazienza che siamo gli unici in Europa e nel mondo a vederla cos&#236;: qualcuno deve pur iniziare a fare la cosa giusta.</p><p>Insomma, la versione moderna del vecchio <em>Am deutschen Wesen soll die Welt genesen</em>, dall&#8217;indole tedesca guarir&#224; il mondo.</p><p>E sempre la Merkel &#232; stata la politica responsabile della causa principale della vittoria dell&#8217;AfD di domenica: la scelta, nel settembre 2015, di aprire le frontiere, senza se e senza ma, a quasi un milione di rifugiati in un anno solo. Ricordo l&#8217;emozione di quei mesi, quando alla stazione di Monaco di Baviera cittadini festanti accoglievano i profughi siriani stremati. Ricordo l&#8217;euforia collettiva della societ&#224; tedesca nel sentirsi dalla parte dei giusti, ricordo uno sprigionarsi di generosit&#224; di cui essere orgogliosi. Ricordo meno chi metteva in dubbio la razionalit&#224; di una scelta cos&#236; radicale, di un messaggio d&#8217;accoglienza cos&#236; potente. Ricordo meno i mugugni dei sindaci dei vari paesini bavaresi sommersi dai profughi, quasi non ricordo, sulle pagine culturali dei raffinati giornali tedeschi, commenti di perplessit&#224; verso questa apertura totale. Non li ricordo non perch&#233; non ci fossero, ma perch&#233; sulla stampa della buona borghesia tedesca di voci contrarie ve n&#8217;erano poche, e queste poche venivano presto relegate al silenzio o marchiate dall&#8217;accusa di essere senza cuore e di occhieggiare, appunto, ai partiti antisistema.</p><p>Col senno di poi, forse sarebbe stato pi&#249; razionale ascoltare non solo le voci dei tanti che, con un grandissimo slancio di generosit&#224;, accolsero i rifugiati, ma anche quelle degli amministratori comunali alle prese con le conseguenze logistiche della politica della porta aperta, e quelle dei cittadini della ex DDR, che oltre a sentirsi, dopo la riunificazione, cittadini di serie B, avvertivano che i loro timori verso lo straniero non venivano presi sul serio dalle &#233;lite al governo. Timori spesso infondati, sia chiaro, perch&#233; tutt&#8217;oggi, se vogliamo trovare uno dei Land meno toccati dall&#8217;immigrazione degli ultimi dieci anni, quello &#232; proprio la Sassonia-Anhalt, con una quota di stranieri che &#232; circa la met&#224; della media federale, e dove un partito che inneggia alla deportazione&#8230; ops, scusate, alla remigrazione, ha preso domenica quasi il 44% dei voti. Dal 20,8% del 2021 al 43,8%, il miglior risultato mai ottenuto dall&#8217;AfD in un&#8217;elezione regionale; la CDU, nel frattempo, &#232; precipitata dal 37,1% al 17,2%, il peggiore della sua storia nel Land, e l&#8217;affluenza &#232; salita dal 60,3% al 77,8%, un record.</p><p>In politica spesso conta il messaggio percepito pi&#249; che il dato concreto, e di questo Merkel e colleghi si sono dimenticati, lasciando che la crepa tra le &#233;lite culturali e governative tedesche e la popolazione impaurita e rabbiosa dell&#8217;Est crescesse per dieci anni, fino a diventare la valanga di domenica.</p><p>I due successori della ex M&#228;dchen, poi, non hanno fatto altro che allargare, come sonnambuli, a loro insaputa, la distanza tra i loro governi e l&#8217;elettorato tedesco. Sorvolando sul legnoso e saputello Olaf Scholz, tragicomica figura di un governo da cestinare, lo iato di domenica &#232; avvenuto sotto il cancellierato dell&#8217;arcinemico della Merkel, quel Friedrich Merz che da lei fu spodestato pi&#249; di vent&#8217;anni fa, e che l&#8217;anno scorso &#232; riuscito nell&#8217;impresa di coronare il ritorno con la vittoria, dimostrando una volont&#224; di ferro. Merz ha vinto anche perch&#233;, lontano per decenni dalla Merkel, si &#232; potuto presentare come un manager valente, avvocato d&#8217;affari e presidente del consiglio di sorveglianza di BlackRock Germania, scaldando gli animi di quei tanti membri della CDU particolarmente inclini all&#8217;azienda e all&#8217;economia, che in lui hanno creduto di vedere un imprenditore capace di svecchiare il sistema politico e di dare una scossa di pragmatismo alla conduzione del Paese. Quei politici, se fossero vissuti negli anni Novanta in Italia, sarebbero stati elettori entusiasti del Berlusca, l&#8217;imprenditore, quello che si era fatto da s&#233;. Ora come allora, immemori delle considerazioni di un grande statista italiano, Luigi Einaudi, che nell&#8217;agosto del 1922, tre mesi prima della marcia su Roma, <a href="https://www.luigieinaudi.it/doc/i-valori-morali-della-tradizione-politica-a-proposito-di-dittatura/">sul Corriere della Sera</a> spiegava una verit&#224; semplice semplice della politica:</p><p><em>Il tecnico, ottimo a casa sua, quando il successo o l&#8217;insuccesso dipende dall&#8217;opera sua, diventa mediocre quando deve operare nell&#8217;interesse collettivo. Il problema da risolvere non &#232; gi&#224; di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la mentalit&#224; industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori. Chi pu&#242; immaginare quali stravaganze &#232; capace di compiere un giovane audace e fidente in s&#233;, un uomo di azione, un industriale abituato a decidersi rapidamente da solo, quando si trover&#224; posto dinanzi a problemi complessi e terribili come il disavanzo, le imposte, il cambio, il latifondo, la giustizia?</em></p><p>E improvvisatore &#232; stato Friedrich Merz, che nei mesi passati, credendo di poter guidare un partito in maniera verticistica come si guida un&#8217;azienda, ha inanellato una sfilza di gaffe che gli hanno rivoltato contro il suo stesso partito, ancor prima degli avversari. A luglio ha spinto alle dimissioni il capogruppo Jens Spahn, reo di aver avuto negli Stati Uniti un figlio da una madre surrogata, pratica che Spahn stesso in Germania aveva sempre osteggiato. E fin qui, tutto giusto. Poi per&#242; ha fatto sapere al ministro dei Trasporti Patrick Schnieder che era licenziato, salvo ricevere dal successore designato, Fritz G&#252;ntzler, un sms di rifiuto alle quattro del mattino: per giorni il cancelliere ha tenuto la cosa nascosta, mentre i giornali raccontavano la ricerca affannosa di un sostituto, finch&#233; Schnieder, umiliato in pubblico, ha chiesto lui stesso di essere congedato. Infine ha silurato dalla Cancelleria il suo braccio destro Thorsten Frei, per poi affidargli il gruppo parlamentare. Risultato: il capo della CDU di Brema che dichiara che &#171;molti iscritti sono insoddisfatti del cancelliere&#187;, e il gruppo della CDU della Renania-Palatinato, il Land governato dal fratello di Schnieder, che disdice un incontro con Merz per mancanza di fiducia. Domenica sera la rilevazione della ZDF a urne chiuse diceva che tre tedeschi su quattro ritengono che Merz abbia nuociuto alla CDU, e Ulrich Siegmund, il vincitore, lo ha ringraziato come il miglior propagandista elettorale dell&#8217;AfD.</p><p>Non mi stupirei quindi che tra qualche mese, se non qualche settimana, una rivolta interna accantoni l&#8217;aziendalista Merz come un incidente della storia. Lasciando la Germania senza guida nell&#8217;anno in cui la vulgata della Repubblica Federale come Stato di cittadini rinsaviti dopo le ubriacature naziste &#232; crollata in Sassonia-Anhalt, con la vittoria epocale di un partito nel cui programma il fare i conti col passato nazista &#232; liquidato come &#171;la perpetuazione di una nevrosi&#187; (ne ho scritto a luglio in <a href="https://scritti.melazzini.com/p/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania">Weimar 2.0</a>).</p><p>Come si uscir&#224; da questo pericoloso pasticcio, non posso saperlo. Probabilmente leggendo in maniera pi&#249; critica i Feuilleton della S&#252;ddeutsche Zeitung, della Zeit e della FAZ, la voce delle <a href="https://scritti.melazzini.com/p/le-maledette-elite-liberali-di-carlo">maledette &#233;lite liberali</a> di cui scriveva Carlo Strenger nel decennio scorso, e ascoltando di pi&#249; le paure, giustificate o meno, dei cittadini che hanno deciso di non turarsi il naso e di votare agli estremi.</p><p>Non sarebbe un ascolto facile. Perch&#233; se chiedessi a un passante che domenica &#232; andato a votare, per strada in Sassonia-Anhalt, quale <em><a href="https://scritti.melazzini.com/p/riecco-langela-della-paura">German Angst</a></em> lo muove, avrei una probabilit&#224; vicina al 44% di ascoltare le paure di un elettore incantato dall&#8217;estrema destra. Ma potrei anche avere una discreta possibilit&#224; di ascoltare la ricetta da un elettore nostalgico della dittatura comunista. I due partiti eredi della sinistra post-comunista hanno raggiunto insieme quasi il 14%, e quello di Sahra Wagenknecht ha gi&#224; offerto ai camerati una sponda: un presidente senza partito e maggioranze variabili. Siegmund ha rifiutato: preferisce parlare con la CDU.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lo Zen e le montagne]]></title><description><![CDATA[Appunti di un meditante distratto]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/lo-zen-e-le-montagne</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/lo-zen-e-le-montagne</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 26 Aug 2026 06:07:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; nota la definizione del tempo data da Sant&#8217;Agostino: &#171;Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so&#187;. Penso sempre a questa massima le rare volte in cui parlo del mio interesse per il buddismo Zen. Quando cerco di definirlo puntualmente ci riesco solo per sottrazione. Non &#232; (solo) una religione, sebbene abbia un clero, un rito e varie scuole, non sempre in accordo tra loro. Non &#232; propriamente una filosofia: della filosofia, anzi, lo Zen spesso si fa beffe. Questo avviene anche nella scuola Rinzai, forse una delle pi&#249; intellettuali, che cerca di scardinare la mente a forza di koan, storie e indovinelli impossibili da comprendere con la mente razionale.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-aPc!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa64b3cb2-acfd-4d05-862f-313ed1ef7ea5_1920x1169.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Daid&#333; Bunka, <em>Il carattere &#8220;cuore-mente&#8221; come ens&#333;</em> (inizio XVIII secolo). Los Angeles County Museum of Art. Immagine: Daid&#333; Bunka, pubblico dominio, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Character_for_%22Heart-Mind%22_as_an_Ens%C5%8D_LACMA_M.84.211.1_(1_of_2).jpg">Wikimedia Commons</a></figcaption></figure></div><p>Lo Zen &#232; soprattutto una pratica. La pratica di stare seduti e meditare, certamente. Ma anche una pratica di vita, di come si accetta la vita, di come si risponde ai fatti e a ci&#242; che ci accade intorno.</p><p>Una delle caratteristiche pi&#249; affascinanti dello Zen &#232; la sua ironia paradossale. <br>I libri sull&#8217;argomento sono pieni di storie di monaci che, interrogati da giovani aspiranti meditatori, anzich&#233; sciorinare la loro conoscenza, sbalordiscono l&#8217;ascoltatore con azioni improvvise, risposte taglienti, senza dimenticare talvolta di assestare anche qualche ceffone. C&#8217;&#232; del metodo in questa pazzia. Vi &#232; la convinzione che nessun discorso, nessuna spiegazione possano portare alla tanto agognata illuminazione. A chi mastica di filosofia diremmo che il discorso dianoetico, ovvero il discorso razionale, quello che si articola per proposizioni logiche, nelle spiegazioni zen cede sempre il passo alla visione noetica, alla comprensione totale del tutto o quantomeno alla sua ricerca.</p><p>Tutto ci&#242; potrebbe sembrare fumoso misticismo, o quantomeno molto teorico, e potrebbe indurre a perdersi in conversazioni dotte. Ed ecco allora il colpo ben assestato di canna di bamb&#249; con cui il maestro ti frusta la schiena, ecco la storiella bizzarra che cerca di mandarti in corto circuito, ecco il verso animalesco pronunciato da chi ti sembrava un serio dignitario. Tutti espedienti per scuoterti dalla pigrizia intellettuale, senza spingerti a credere che il contrario della razionalit&#224; discorsiva sia solo pura invenzione. Il maestro zen non vuole portarti in un mondo pi&#249; irrazionale, bens&#236; cercare di smuovere il dualismo necessario alla razionalit&#224;, per spingere la mente verso un piano diverso. Dico diverso, non superiore, per sfuggire all&#8217;accusa di chi crede che, perseverando con la meditazione, ci si voglia trasformare in un superuomo. Lungi dall&#8217;essere il conferimento di certi strani poteri, quello che lo Zen chiama Satori e che, con altra sfumatura, i buddisti chiamano Nirvana, altro non &#232; che una maggiore consapevolezza della propria relazione col mondo.</p><p>Una delle frasi zen a cui sono pi&#249; legato, riportata da D.T. Suzuki, spiega che, prima di raggiungere l&#8217;illuminazione, le montagne appaiono come le montagne e le acque appaiono come le acque. Solo quando si raggiunge il Satori si comprende che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque. E dopo aver raggiunto questo stato di grazia, cosa dovrebbe succedere? Succede che finalmente si capisce davvero come le montagne siano montagne e come le acque rimangano le acque.</p><p>Tutto ci&#242; evidenzia come, trascorso il breve momento in cui davvero un&#8217;illuminazione improvvisa pu&#242; portare, in taluni, a un sobbalzo della mente, chi ha raggiunto il Satori non cammina dieci centimetri sollevato da terra. Semplicemente vive la vita di tutti i giorni con una coscienza diversa. La consapevolezza che il nostro mondo, fatto di separazione tra l&#8217;Io e il non-Io (direbbe Fichte), &#232; pura illusione. Da questo non consegue che si possa vivere come spiritati, o che le leggi della fisica per noi vengano messe fuori gioco. Al contrario, lungi da ogni superomismo, lungi da un misticismo strisciante, la constatazione che il nostro Ego &#232; soprattutto un ostacolo alla comprensione del tutto ci spinge, nello Zen, a una vita concreta. A una vita centrata. Fatta di meditazione, <a href="https://open.substack.com/pub/melazzini/p/vivere-bene-secondo-regola">regole</a>, ordine. Da vivere con la consapevolezza che forse non siamo al centro di tutto e che di certo tutto quello che pensiamo di aver capito, in fondo, &#232; niente. Perch&#233; tutto passa e nulla &#232; permanente. Che il dolore, quindi, &#232; passeggero come lo siamo noi&#8230; senza troppo interrogarci su cosa noi davvero siamo.</p><p>Ecco perch&#233;, secondo me, &#232; difficile definire lo Zen davvero una religione. Certamente esso nasce e si sviluppa nell&#8217;alveo del buddismo, ma del buddismo &#232; forse una delle correnti pi&#249; sobrie, alcuni direbbero, pi&#249; aride. Quanta distanza corre tra il misterioso buddismo tibetano e la sobriet&#224; disarmante dello Zen, portato dall&#8217;India in Cina da Bodhidharma e poi approdato e fiorito in Giappone. Reincarnazione, monoteismo o politeismo? Il maestro zen poco si cura della trascendenza. Questa non &#232; mancanza di sensibilit&#224;. Semplicemente, poco importa alla nostra esistenza terrena ci&#242; che accade nel mondo ultraterreno. Lo Zen non &#232; cristiano, non ti spinge a comportarti bene per la paura di un Dio giudicante. Volendo, &#232; una pratica molto pi&#249; volterriana, secondo cui vale la pena comportarsi bene perch&#233; in fondo, come scrive Voltaire, &#171;siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci reciprocamente i nostri torti, &#232; la prima legge di natura&#187;.</p><p>Una vita improntata al buddismo Zen non cambia a seconda che si viva ancora o che si venga giudicati da uno o forse pi&#249; di un dio. Una vita improntata allo Zen &#232; regola, sobriet&#224; e meditazione. E questo non per titillare il proprio egocentrismo. Al contrario, le storie zen sono piene di esempi di egoismi bacchettati, di ambizioni castrate, di egotismi scombussolati. Ci vuole molta disciplina per immergersi nello strano mondo dello Zen. Non come la disciplina e la forza d&#8217;animo di Huike che, racconta la leggenda, attese immobile nella neve davanti a Bodhidharma e, per provare la propria risolutezza, arriv&#242; a tagliarsi un braccio, diventando il secondo patriarca (ma chi glielo faceva fare, ci chiediamo noi lettori moderni). Certe storielle di aspiranti monaci respinti alle porte dei monasteri parlano addirittura di attese di anni e anni. Naturalmente ogni storiella, tanto pi&#249; se zen, va presa con le pinze. Ma certo non &#232; un caso che questa branca del mondo buddista abbia avuto tanto successo tra i boschi e i monti del Giappone, dove sono fioriti i suoi luoghi di culto. L&#8217;abnegazione e la disciplina zen hanno molto contribuito a formare il codice dei samurai, come insegna Inazo Nitobe in <em>Bushido. L&#8217;anima del Giappone</em>. Ma l&#8217;aspetto caratteriale e la disciplina sono solo una parte, forse minore, dell&#8217;universo che si dispiega a chi si immerge nello studio di questa corrente buddista. Uno studio che &#232; peraltro un grosso sbaglio, poich&#233; &#232; lo stesso Zen a ripeterlo: nessun libro sostituisce la semplice e pura pratica meditativa. Per noi occidentali, a furia di ridurre e astrarre, &#232; difficile afferrare cosa sia davvero lo Zen. Ma, come direbbe un programmatore, questa &#232; una <em>feature</em>, non un <em>bug</em> di questa scuola di vita. Pensare che bastino le parole a spiegare cosa sia lo Zen sarebbe come tentare di insegnare a un pesce a cosa serva una bicicletta. Assurdo? Inutile? Bizzarro? Scegliete voi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QEcX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F487f5f31-3699-4e32-8993-d72b8ac74577_1920x1371.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Josetsu, <em>Catturare un pesce-gatto con una zucca</em> (1413 circa). Taiz&#333;-in, My&#333;shin-ji, Kyoto. Immagine: &#22914;&#25305; (Josetsu), pubblico dominio, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Hy%C3%B4nen_zu_by_Josetsu.jpg">Wikimedia Commons</a></figcaption></figure></div><p>Uno degli aspetti pi&#249; liberanti, quando ci si avvicina a questo mondo, &#232; l&#8217;imparare a capire come reagire di fronte a ci&#242; che ci accade. Anche qui avvicinarsi allo Zen significa sempre una messa a terra. I fatti, ammoniva Wittgenstein, non sono cose: non li si trova per terra come ciottoli. Le ciotole, semmai, lo Zen ti manda a lavarle: racconta un vecchio koan che un monaco chiese al maestro J&#333;sh&#363; di istruirlo. &#171;Hai mangiato la tua zuppa di riso?&#187;, domand&#242; il maestro. &#171;S&#236;&#187;. &#171;Allora va&#8217; a lavare la tua ciotola&#187;. Di certo i fatti accadono, e spesso ci vengono incontro. Talvolta ai fatti ci sbattiamo contro. La lezione zen, che naturalmente non vuole essere una lezione ma un indice puntato che lascia aperta ogni interpretazione, &#232; quella dell&#8217;accettazione radicale della realt&#224;. Non perch&#233; banalmente si creda che la realt&#224; sia qualcosa di immutabile e separato da noi. Questo allo Zen non interessa: lo lascia alle discussioni tra i filosofi e i fisici. Per chi si interessa di Zen &#232; fondamentale capire che il mondo che ci accade davanti significa, per noi, anche emozioni dolenti. Ma lungi dal negare il dolore, lungi dall&#8217;esortare a fare come se questo non fosse, la via zen all&#8217;esistenza spinge a una presa di coscienza radicale della nostra impossibilit&#224; di governare tutto quanto ci accade intorno. Questa presa d&#8217;atto, questo rifiuto dell&#8217;abbellimento, della bugia, questo rifiuto di svicolare in narrazioni edulcorate, questa radicale presa di coscienza della realt&#224; come a noi appare, anche nei suoi aspetti pi&#249; sgradevoli e dolorosi, &#232; la premessa per modificare quello che davvero possiamo cambiare. Ovvero la nostra reazione a quanto ci accade. Perch&#233; spesso il dolore non sta nei fatti ma nella nostra elaborazione di essi, nel nostro scervellarci, nel nostro ingigantirli, nel nostro diventarne schiavi anzich&#233; semplicemente accettarli e comportarci, nei limiti del possibile, nella maniera migliore per superarli senza negarli.</p><p>Questo &#232; il succo, forse, della meditazione. Il tentativo di fare vuoto dentro di s&#233;, di cessare la contemplazione, il pensiero, la generazione di nuovo dolore sulla base di quanto ci &#232; venuto incontro. Per questo meditare &#232; difficilissimo. Diffidate di chi afferma di meditare correttamente. Buddha, racconta la tradizione, ci mise sei anni di ascesi e meditazione per raggiungere il suo Satori; molti di noi non riusciranno nemmeno in settanta volte sette anni a stare seduti meditando in pace. Ma questo non &#232; un problema. Lo Zen &#232; innanzitutto pratica, quotidiana, costante, indefessa. <br>Io medito da nove anni, dopo aver letto per pi&#249; di vent&#8217;anni quanto importante fosse la meditazione. Credete che i miei venti minuti quotidiani siano scevri di pensieri? Tutt&#8217;altro: non credo di aver mai passato un giorno di meditazione in cui la mia mente sia stata davvero quieta. Per chi non &#232; destinato all&#8217;abnegazione monacale, questo va bene cos&#236;. Il viaggio &#232; la via. La pratica costante basta a se stessa. Il Satori &#232; una bella meta, ma non serve arrivare al Polo Nord per apprezzare la motocicletta. Lo sapeva Robert Pirsig che, nel suo libro di culto <em>Lo Zen e l&#8217;arte della manutenzione della motocicletta</em>, avvertiva il lettore fin dalle prime pagine: quel testo non era molto accurato n&#233; sullo Zen n&#233; sulle motociclette. La meditazione, come l&#8217;arte di guidare una moto, basta a se stessa: non si fonda su un altro scopo. E, come chi corre ha gi&#224; vinto la sfida contro chi rimane sul divano, chi medita, o cerca di farlo, gi&#224; per questo si pone sulla via dello Zen.</p><p>Chi fosse arrivato sin qui, cercando un chiarimento su cosa sia lo Zen, con molta probabilit&#224; ora sar&#224; ancor pi&#249; confuso. Ma questo &#232; il prezzo da pagare per chi cerca di capire quanto probabilmente si pu&#242; solo esperire. Come il tempo di Agostino: sapere cos&#8217;&#232; lo Zen, finch&#233; non si prova a spiegarlo. <br>Meglio interrompersi qui. E, domani, chiss&#224;, magari proviamo a fermarci dieci minuti, intenti solo a respirare.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’editor elettronico]]></title><description><![CDATA[Scrivere al tempo dell&#8217;intelligenza artificiale]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/leditor-elettronico</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/leditor-elettronico</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:01:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Anthropic ha recentemente annunciato che includer&#224; una filigrana digitale nei testi prodotti con l&#8217;aiuto del suo sistema di intelligenza artificiale. <br>Come commenta in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ii6JRLJSBNw">suo video</a> su YouTube l&#8217;informatico Salvatore Sanfilippo (passeggiando per le vie di un comune siciliano, a riprova che <a href="https://scritti.melazzini.com/p/il-lavoro-non-e-un-luogo">il lavoro non &#232; un luogo</a>), lungi dal risolvere il problema di chi copia appoggiandosi agli strumenti tecnologici, questo processo di &#8220;watermarking&#8221; &#232; una &#171;grandissima cazzata&#187;. Perch&#233; la qualit&#224; di un testo non dipende dagli strumenti usati per scriverlo, bens&#236; dal processo che c&#8217;&#232; dietro. <br><br>Tra i vari esempi addotti: &#232; meglio un ricercatore pigro che usa un cattivo modello di intelligenza artificiale per fare una ricerca poco professionale sulle fonti, e poi scrive di suo pugno un testo pieno di castronerie, sfuggendo cos&#236; alla filigrana, o un ricercatore che fa un profondo lavoro di ricerca delle fonti e poi si fa rifinire il testo dall&#8217;intelligenza artificiale, beccandosi il marchio? Ai lettori la risposta. Quello che qui a me interessa segnalare &#232; che gli aiuti ci sono sempre stati, e per fortuna.</p><p>Non di rado gli italiani che pubblicano in tedesco si avvalgono di un aiuto familiare madrelingua. Ogni volta che incontravo qualcuno in questa situazione, scoprivo l&#8217;esistenza di provvidi aiuti laterali. Talvolta era il partner tedesco, talvolta un amico, talaltra qualcuno si affidava a un servizio di redazione professionale. Ed &#232; giusto cos&#236;. Scrivere in un altro idioma non &#232; impresa facile e ben venga l&#8217;aiuto di una persona madrelingua che pu&#242; rivedere il testo, dandogli quel tocco speciale che lo rende &#8220;naturale&#8221; agli occhi del lettore straniero.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Io, quando avevo una rubrica sulla S&#252;ddeutsche Zeitung, mi facevo rileggere i testi da un caro amico germanista conosciuto sui banchi dell&#8217;universit&#224; di Heidelberg. Anche se mi impegnavo allo stremo per comporre in un tedesco perfetto, lui, ogni volta, trovava sempre numerose sbavature. Essendo il suo un Freundschaftsdienst, un aiuto d&#8217;amico, naturalmente non potevo calcare la mano. Soprattutto, la produzione di un pezzo mi durava vari giorni, non tanto per la scrittura iniziale quanto per il tempo necessario all&#8217;invio, all&#8217;attesa, alla correzione, visto che dipendevo da terzi.</p><p>In tal senso l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale &#232; stato un&#8217;incredibile rivoluzione. Per chi, come me, non ha mai avuto una compagna tedesca e da quasi trent&#8217;anni scrive in quella lingua email, testi o anche solo brevi note, avvalersi di un editor dalle capacit&#224; strabilianti significa toccare subito con mano la potenza di questa nuova tecnologia.</p><p>Naturalmente, la tentazione e il pericolo sono dietro l&#8217;angolo. Questi maggiordomi elettronici sono talmente zelanti che, se non regolati, propongono stravolgimenti di testo, rendendolo forse pi&#249; scorrevole, ma probabilmente anche pi&#249; lontano dall&#8217;intenzione originaria.</p><p>E tuttavia non mi unisco alla schiera dei detrattori, ai Kulturpessimisten, a coloro che intravedono la discesa agli inferi perch&#233; la tecnologia ci rende la vita pi&#249; comoda. Gli stessi che erano contro Internet, contro il telefonino, e andando pi&#249; indietro nel tempo di sicuro contro la televisione, l&#8217;auto a benzina, la corrente, il libro e l&#8217;invenzione della ruota. Del resto gi&#224; Platone, nel <em>Fedro</em>, racconta del re Thamus che respinge il dono della scrittura perch&#233; avrebbe atrofizzato la memoria: il piagnisteo contro la tecnica &#232; vecchio quanto la tecnica.</p><p>Si tratta soprattutto di persone che oggigiorno lanciano i loro accorati avvertimenti tramite i social, senza nemmeno cogliere l&#8217;ironia di usare quegli stessi strumenti che condannano per mettere in guardia il proprio pubblico dai danni che fanno. Sia ben chiaro, i social e l&#8217;intelligenza artificiale di danni ne fanno, eccome. Ma bandirli &#232; ormai impossibile, e sbagliato. Occorre regolarli (sebbene abbia dubbi che americani e cinesi vogliano regolare la spaventosa potenza dei modelli di intelligenza artificiale; l&#8217;Europa, col suo AI Act, almeno ci prova).</p><p>Noi semplici utenti non possiamo che accoglierli, cercando di barcamenarci per non naufragare. Qui voglio allora condividere alcuni esperimenti che sto facendo nella scrittura di testi, traendone grande vantaggio.</p><p>Ho gi&#224; parlato dell&#8217;<a href="https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura">imbragatura creata con Claude Code</a> che mi permette di far conoscere al mio assistente di intelligenza artificiale chi sono, cosa faccio e come scrivo. Partendo da questo, ho trovato estremamente utile avvalermi di Code per avere il parere dell&#8217;editor che ho sempre sognato di avere. Opportunamente indirizzato, questo modello, cos&#236; come quello di OpenAI e di certo altri, pu&#242; correggere un testo trovando tutti o quasi gli errori di battitura e le imprecisioni. Per chi scrive di professione, gi&#224; avere la possibilit&#224; di automatizzare questo primo livello di repulisti &#232; una vera manna dal cielo. Ma Code pu&#242; fare anche molto di pi&#249;. Utilissimo ad esempio &#232; usarlo per fare fact-checking, ovvero un controllo profondo delle affermazioni espresse. Claude pu&#242; valutare il testo in maniera avversariale, segnalando eventuali parti che reputa deboli e controllando che le affermazioni fattuali snocciolate nel ragionamento abbiano un riscontro concreto. In questa maniera si pu&#242; sottoporre il proprio scritto a una revisione puntuale, capace di limitare, se non proprio eliminare, sviste o errori o anche solo citazioni non del tutto corrette. A me &#232; gi&#224; capitato che il solerte correttore riportasse alla forma canonica citazioni latine che andavo ripetendo a memoria, convinto della loro esattezza. Ci sono poi i lavori invisibili, quelli che il lettore non vedr&#224; mai: la verifica di ogni collegamento, il controllo delle fonti primarie, la data esatta al posto di quella che la memoria arrotonda.</p><p>Resta il timore opposto: che il correttore zelante finisca per normalizzare la scrittura, limando ogni asperit&#224; fino a renderla anonima. &#200; qui che l&#8217;imbragatura fa la differenza: il mio editor elettronico sa che i connettivi a inizio frase, le parole desuete e certe impennate non sono sbagli, ma scelte, e le lascia stare.</p><p>Ognuno ormai in pratica pu&#242; fare in casa quello che un tempo era concesso solo a gente altolocata. Una volta Alberto Papuzzi, il mio capo alle pagine culturali della Stampa, mi confess&#242; che i suoi giornalisti ogni tanto ricevevano un articolo scritto da una persona importante, che si dilettava a pubblicare, lasciando il compito di ripulitura e rifinitura delle proprie composizioni ai poveri colleghi in redazione. Senza mai rivolgere loro un grazie, &#231;a va sans dire.</p><p>Io, quella redazione, ormai me la sono messa in casa: chiuso il giro col mio maggiordomo, passo il testo a un secondo modello, che lo rilegge con occhi suoi. I due non sempre concordano, e le loro dispute mi sono istruttive quanto le correzioni. Una redazione instancabile, disponibile a ogni ora e priva di suscettibilit&#224;.</p><p>La comodit&#224; di questo servizio di revisione &#232; impressionante. Il rischio &#232; che tanta abbondanza ci renda tutti pi&#249; pigri e sciatti. Ma questo rischio &#232; connaturato a ogni innovazione che ci rende la vita pi&#249; facile. Nessuno si sogna di non usare l&#8217;automobile solo perch&#233; andare a piedi ci rende pi&#249; attivi. La soluzione, io la trovo in una pratica buddista, quella che parla della via di mezzo: comportarsi in vita senza abbandonarsi solamente ai piaceri, ma nemmeno voler fare gli asceti. Credo che Buddha, quando proponeva questo stile di vita, non stesse pensando a noi che lavoriamo con Claude. Nondimeno questa massima orientale ci torna utile per districarci tra apocalittici e integrati, avendo cura di muoverci e scrivere sempre con pragmatico buon senso.</p><p>Anche questo articolo, &#231;a va sans dire, &#232; passato al setaccio del mio maggiordomo elettronico. Al quale, a differenza dei signori di cui sopra, un grazie lo rivolgo volentieri.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Ivo Stefano Germano, svacco totale]]></title><description><![CDATA[Conversazione con il sociologo pop sull&#8217;estate italiana.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/ivo-stefano-germano-svacco-totale</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/ivo-stefano-germano-svacco-totale</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sat, 15 Aug 2026 06:14:45 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HcyT!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdcefd5ed-5259-4beb-8c10-e47862ef5615_1762x893.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p><strong>Ivo, ti manca il tabarro?</strong></p><p>Parecchio, anche se ormai non &#232; pi&#249; tempo di tabarro. Le estati durano talmente tanto che esondano l&#8217;estivo come categoria: il tabarro &#232; dentro di me, il tabarro inside. <br><br><strong>La legge morale &#232; sopra di te e il tabarro intorno a te.</strong> <br><br>Il tabarro, ma anche il Loden, tutti quegli apparati di vestizione legati alle stagioni come si deve, e non a questa eterna estate che esonda, colonizza, annette e sovrasta tutte le altre stagioni: fanno s&#236; che il tabarro sia una specie di appiglio, un&#8217;idea consentita di fuga in una societ&#224; sorvegliatissima e meteorologicamente cadenzata, da temperature sempre pi&#249; scottanti. Puoi pensare al tabarro sapendo che difficilmente potrai reindossarlo, per&#242; &#232; l&#8217;utopia: ci vuole sempre un appiglio che vada oltre una quotidianit&#224; burocratizzata e sclerotizzata. E allora ben venga il tabarro, per resistere a questa stagione, la pi&#249; totalitaria che esista.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p><strong>Il tabarro, o lo Janker per chi frequenta la Baviera, o il Loden: a ben pensarci sono indumenti che ti chiudono, ti abbottonano, ti tengono al caldo. L&#8217;estate invece &#232; la liberazione. E tu mi stai raccontando l&#8217;idea opposta: il tabarro come libert&#224; e l&#8217;estate totalizzante come costruzione?</strong></p><p>Certo. L&#8217;eleganza, l&#8217;ordine, il senso di considerare le cose &#232; dato dal capospalla. L&#8217;estate &#232; una cosa un po&#8217; grossolana: queste caviglie aperte, l&#8217;ennesima accelerazione incontrollata, i corpi quasi ustionati, queste braccia nere tatuate che come murene escono dall&#8217;acqua, o che te le ritrovi vicino sul treno. L&#8217;estate &#232; un guazzabuglio, e io provo a metterci sopra un capo che ti copre.</p><p><strong>Qui e anche <a href="https://www.facebook.com/ivo.germano.5">sui social</a> tu inveisci contro il caldazzo. Ma senza l&#8217;estate ci sarebbe il pop? Tu ti occupi di pop&#8230; e detesti l&#8217;estate?</strong></p><p>Innanzitutto mi allineo al pi&#249; grande studioso di pop in assoluto, Tommaso Labranca, che proprio teneva a dire di detestare agosto. Quindi non &#232; vero che il pop sia legato all&#8217;estate. Io mi allineo e trovo conforto in quello che ritengo il sommo, il Tommaso d&#8217;Aquino del pop, la Summa pop, di cui ho letto perfino i risvolti delle cartine dei Chupa Chups, di cui andava golosissimo. Labranca confutava l&#8217;idea che il pop fosse il nazional-popolare. Naturalmente, storicamente, sono io il primo a dire che in Italia il pop d&#224; le canzoni estive in spiaggia, si declina con l&#8217;estate. In <a href="https://alpenway.com/it/italodisco/">Italo Disco</a> parlo di quelle estati invincibili e infinite degli Anni Ottanta. Ma quelle non sono pi&#249; le estati attuali.</p><p><strong>L&#8217;estate non &#232; pi&#249; quella di una volta?</strong></p><p>Assolutamente s&#236;. Da almeno trent&#8217;anni non &#232; pi&#249; quella di una volta. C&#8217;&#232; una grande retorica sull&#8217;estate. Intanto non c&#8217;&#232; pi&#249; il segno televisivo che annunciava l&#8217;estate: non c&#8217;&#232; pi&#249; il Festivalbar, il Vota la Voce. Per me l&#8217;estate era l&#8217;attesa, da adolescente a Bologna, di andare a Vota la Voce in Piazza Maggiore. Quella non c&#8217;&#232; pi&#249;. E poi ormai l&#8217;estate &#232; ovunque, la cantano tutto l&#8217;anno, e cos&#236; si &#232; quantomeno dimidiata, depotenziata: &#232; l&#8217;ennesimo mito di cartapesta che resiste, ma non ha pi&#249; un&#8217;invincibilit&#224;. Adesso non riusciremmo a girare un Mercoled&#236; da leoni: cambierebbero i presupposti. Non potresti fare Sapore di mare, n&#233; l&#8217;uno n&#233; il due, perch&#233; non &#232; pi&#249; estate.</p><p><strong>E le vacanze di Natale?</strong></p><p>Le vacanze di Natale, Cortina, una loro persistenza ce l&#8217;hanno. &#200; un&#8217;opera al contrario, per contrasto. Ma in realt&#224;, quanto &#232; durata adesso l&#8217;estate vera?</p><p><strong>In Germania, dove mi trovo io, dicono che duri solo due settimane&#8230;</strong></p><p>Esatto. C&#8217;&#232; l&#8217;overtourism, che ha cambiato l&#8217;estate. C&#8217;&#232; il fuso, c&#8217;&#232; Ryanair, c&#8217;&#232; il low cost che ha cambiato l&#8217;idea d&#8217;estate, e c&#8217;&#232; la miseria che ha cambiato l&#8217;idea d&#8217;estate. Io mi volevo godere, da &#8220;desertista&#8221;, la citt&#224; svuotata di agosto, e temo invece che sar&#224; piena. La verifica &#232; spannometrica, come dicono quelli bravi, a naso, come dicono i professori. Molti restano in citt&#224;. Gli Equipe 84 e Giuliano Palma non potrebbero pi&#249; cantare Tutta mia la citt&#224;? La canterebbero, ma non verrebbero capiti.</p><p><strong>Cerchiamo allora di capire il libro dedicato a un argomento molto specifico, la Barbie. Perch&#233; l&#8217;hai scritto?</strong></p><p>Nasce perch&#233; volevo fare una profezia. Ho sempre detto che avrei scritto le cose importanti purch&#233; in tempi non sospetti. Non piacendomi l&#8217;attualit&#224;, non avendo mai letto un libro di cronaca di nessun tipo, mi hanno sempre interessato i ricordi pomeridiani, i pomeriggi di gioco, le feste, le situazioni da bambini, ma anche da povera gente. Mi ha sempre interessato quest&#8217;oggetto, questa star, questa bambola. Non volevo scrivere un saggio: volevo essere profetico. Non &#232; un merito, non voglio lodarmi, per&#242; sono contento perch&#233; nella quarta di copertina volli definirmi &#8220;sociologo pop&#8221;, una bestemmia per l&#8217;epoca.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VnvF!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F98042614-fd7e-47a3-9ef6-0aa3bd8ff949_1403x308.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Qual era la profezia da te annunciata?</strong></p><p>L&#8217;immaginario imbambolato, che la Barbie avrebbe dettato. Io, vent&#8217;anni fa e passa - nel 2000, quindi ventisei anni fa - avevo gi&#224; capito che avrebbero fatto un film femminista su Barbie, nonostante fosse diventata uno degli oggetti di critica del femminismo. Sapevo che Barbie si sarebbe coniugata a certe definizioni di capitalismo.</p><p><strong>Quindi pi&#249; che Barbie femminista, Barbie capitalista?</strong></p><p>S&#236;, esatto, o turbocapitalista, o pre-trumpiana, non lo so, comunque pi&#249; pre- e non post. Volevo essere profeta, in patria ovviamente. Poi l&#8217;editore dell&#8217;epoca mi inser&#236; nella collana gialla, quella sui nomi trash, camp eccetera. Ma io volevo in realt&#224; fare una professione di pop, perch&#233; sapevo che il pop sarebbe diventato il grimaldello, la categoria, la fenomenologia fondamentale per capire - non dico tutto, ma molto - di quello che stava succedendo e che sarebbe successo.</p><p><strong>Quindi una metonimia: la Barbie come simbolo del pop. <br><br></strong>Un&#8217;anabasi pop. <strong><br><br>Detto in maniera semplice, come se fossimo su una malga a mangiare pane e salame: che cosa &#232; successo, Ivo, di quello che profetizzavi?</strong></p><p>Bella la malga! Innanzitutto la plastificazione. L&#8217;immaginario di plastica: la plastificazione da silicone, da beauty, non chirurgica ma da chiromanzia estetica sui corpi. E la plastificazione dei sentimenti: lo storytelling - basta scorrere le classifiche dei libri - la plastificazione degli stati d&#8217;animo, la fase di trasformazione dei social network, dei social media, di Instagram. La Barbie l&#8217;aveva capito molto prima. Barbie precorritrice, antesignana di un mondo plastificato nel quale saremmo stati avvolti? Una Barbie argonauta della plastificazione.</p><p><strong>Gli argonauti, da te, li avevo gi&#224; sentiti&#8230;</strong></p><p>&#200; una figura che mi ha sempre affascinato molto, la mitologia degli argonauti: mi &#232; rimasta pi&#249; delle altre. La tensione argonautica mi ha sempre affascinato e la uso molto. Perch&#233; vanno in posti dove nessuno era mai andato, come Barbie, no? Barbie va a occupare una posizione dell&#8217;immaginario impensabile per una bambola. Tra l&#8217;altro &#232; un plagio, perch&#233; Barbie esisteva gi&#224; in Germania: era una bambolina che si vendeva negli spazi dei soldati americani, e Ruth Handler, col marito, si ispir&#242; a quella e la trasform&#242; in Barbie. C&#8217;&#232; l&#8217;heroin chic, che &#232; Kate Moss: c&#8217;&#232; Barbie prima di Kate Moss. C&#8217;&#232; il gioco del corpo, la modularit&#224; del corpo, l&#8217;intermodularit&#224; del corpo. Il corpo come valore assoluto della postmodernit&#224;, chiave d&#8217;ingresso di un postmoderno.</p><p><strong>Se tu avessi una figlia piccola, come capita a me, gliela daresti la Barbie, o la terresti lontana?</strong></p><p>Mila &#232; molto piccola, la terrei ancora lontana. Un po&#8217; come da ragazzo: bene internet, i social un po&#8217; meno. Insomma, adelante con juicio, con massimo giudizio.</p><p><strong>Adesso per&#242; parliamo di cose serie. L&#8217;estate, da bambino: Calippo o Biscottone?</strong></p><p>Da bambino, Biscottone. Cio&#232; tutti i biscotti gelati, non i coni: il biscotto gelato. E mi piacevano molto le bomboniere gelate, quelle s&#236;.</p><p><strong>Le battute sul Biscottone ti facevano ridere?</strong></p><p>No, mai fatto ridere, per&#242; le leggevi a voce alta, era una specie di focolare, quando scartavi queste cose. Ma il primo contatto coi gelati, anagraficamente, era il ghiacciolo: l&#8217;estate era il ghiacciolo. Ricordo mio padre che mangiava il ghiacciolo e un po&#8217; si accendeva le sigarette. Il calendario del gommista, insomma, le prime cose che denotavano una casa.</p><p><strong>Come passavi tu, Ivo, i pomeriggi d&#8217;estate degli anni Settanta?</strong></p><p>In casa, perch&#233; avevo i genitori che lavoravano. Li passavo in casa con mia nonna cuoca - con le due nonne, fino a quando sono state al mondo - oppure andavo con mia mamma in negozio, a giocare in una specie di laboratorio di riparazione, in magazzino, dove giocavo a temperature di cinquanta gradi. Allora non c&#8217;erano queste raffinatezze, queste ossessioni, e me ne stavo per conto mio: io ho sempre giocato da solo, poco in cortile. Piccola, piccolissima borghesia: fuori giocavano gli altri, io invitavo a casa a giocare, quello s&#236;, per buona educazione. Ma ho sempre giocato da solo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!7xrY!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce667e93-f528-41d3-935d-01fc5ef7d97c_1399x1176.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Nei tuoi ricordi d&#8217;estate sento poco mare.</strong></p><p>Ah, mare pochissimo, ne ho sempre fatto poco, anche perch&#233; mio padre viaggiava per il mondo. Con mia mamma andavamo solo una settimana a Riccione, mi ricordo, fino a un certo punto - poi non ci siamo andati pi&#249;, non ho mai capito perch&#233;. Si tornava sempre poco dopo l&#8217;inizio di agosto, in citt&#224;. E allora s&#236; che c&#8217;era il deserto, a Bologna: era una cosa fantastica, una citt&#224; metafisica, una Tresigallo a livelli altissimi. Una citt&#224; da rifondare, di silenzi assoluti, le case animate solamente dagli schermi dei pochi che rimanevano. Indescrivibile.</p><p><strong>Quanto ti mancano quei vuoti?</strong></p><p>Tantissimo. Perch&#233; erano vuoti sospesi, che riempivi di tutto, stando fermo. Senza questa mobilit&#224; perpetua: si stava fermi, si giocava ore e ore.</p><p><strong>E da pi&#249; grandicello, qual era il tuo rapporto con le discoteche?</strong></p><p>Da pi&#249; grande sono diventato disco boy, quello s&#236;, per alcuni anni, fino alla laurea. Andavo a ballare in modo molto assiduo, andavo da solo, al mare, con il maggiolone, a ballare, e tornavo indietro. Facevo queste cose, ero un piccolo Dennis - cantava Lucio Dalla - ero molto disco boy, mi piaceva molto andare a ballare. Anche andarci da solo.</p><p><strong>Mettiti nei panni di un ragazzo che ci legge e ha diciotto o vent&#8217;anni, nel 2026. Raccontagli la differenza in una discoteca, rispetto a quando eri ragazzo tu.</strong></p><p>Intanto, non c&#8217;era mediazione tecnologica. E veniva da prima: ho iniziato ad andare a ballare non la sera, ma al pomeriggio, alle due, il sabato o la domenica, dopo mediazioni familiari inenarrabili, tipo congressi diplomatici o vertenze sindacali. C&#8217;era una dimensione fisica, di spostamento. All&#8217;inizio della notte, non a fine notte. E poi i corpi, la dimensione fisica, le ballerine - non le cubiste - i DJ che facevano la musica. Perch&#233; c&#8217;erano queste biblioteche di Babele di dischi. C&#8217;era un lavoro: arrivavano con gli scatoloni, e io gi&#224; l&#236; sbirciavo, e quasi sempre riuscivo a capire che disco avrebbe messo il DJ dalle copertine, dagli involucri, dal cellophane, dalla scritta.</p><p><strong>Quindi molti pi&#249; atomi che bit.</strong></p><p>Infatti. E c&#8217;era il &#8220;pre&#8221;, era fondamentale il &#8220;pre&#8221;, per un ragazzo della generazione X: preliminare, prestabilito, prefisso. Il &#8220;pre&#8221; era tutto, mica il post.</p><p><strong>Adesso si direbbe il pregiudicato, ma lasciamo perdere. L&#8217;estate era classifica. Qual &#232;, a tuo modo di vedere e di ascoltare, la canzone pi&#249; estiva mai scritta, o comunque una canzone che associ in pieno all&#8217;estate, a quelle estati?</strong></p><p>I Simple Minds: la canzone pi&#249; bella in assoluto, &#8220;Someone Somewhere in Summertime&#8221;. E tutto il disco &#232; un disco concept favoloso. Poi i Righeira, &#8220;L&#8217;estate sta finendo&#8221;, s&#236;. Personalmente, una canzone che tuttora mi commuove, &#8220;Movin&#8217; On&#8221; dei Novecento: me ne ero innamorato, era il secondo innamoramento immaginario dopo Diana Est, quello per la cantante dei Novecento. Ma assolutamente se ne devo dire una: &#8220;Someone Somewhere in Summertime&#8221;. L&#236; siamo a livelli poetici, quasi onirici. E poi anche &#8220;The First Picture of You&#8221; dei Lotus Eaters, un&#8217;altra canzone bellissima di quegli anni che mi ricordo dell&#8217;estate.</p><p><strong>La musica estiva era anche il tormentone, disprezzato da tutti e cantato da tutti. Che cos&#8217;era, il tormentone? Perch&#233; lo si dimenticava a settembre? E perch&#233; forse non ci sono pi&#249; i tormentoni: &#232; un bene o un male?</strong></p><p>Non ci sono pi&#249; perch&#233; l&#8217;industria discografica adesso non &#232; calibrata sul tormentone. Il tormentone partiva perch&#233; era inutile, era effimero di suo, e sapevi che ti avrebbe accompagnato dalla fine delle scuole. L&#8217;estate vera iniziava con gli scrutini scolastici e finiva pi&#249; o meno con l&#8217;inizio delle scuole, tra fine settembre e inizio ottobre - cos&#236; un ventenne che ci legge capisce un po&#8217; come &#232; cambiato il calendario. Il tormentone non aveva pretese elettorali: serviva per fare l&#8217;amore, per ubriacarsi, per stare in spiaggia, per attraversare le controre estive. Era legato a una trasmissione che partiva dalle radio, passava dalla televisione, e te la ritrovavi in spiaggia, nei jukebox. Molte volte, da piccolo, i tormentoni li ascoltavi attraverso i pi&#249; grandi, che monopolizzavano i jukebox: Battisti, Baglioni, e il primo Alan Sorrenti io non l&#8217;ho mai scelto come tormentone estivo, l&#8217;ho capito che era un tormentone dai pi&#249; grandi, che al mare o in citt&#224;, nei bar, stavano attorno al jukebox come a delimitare una selezione generazionale - &#171;qui ci siamo noi, voi pi&#249; piccoli ascoltate da lontano, con le biciclette, il pallone, perch&#233; poi verr&#224; il vostro tempo&#187;. E lo cantavano tutti, molto pi&#249; delle altre canzoni. Il tormentone durava moltissimo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I3lC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6106a50f-ccfe-488f-801c-9452d59fb16f_1395x532.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Lo rimpiangi, il tormentone, Ivo?</strong></p><p>Il tormentone &#232; una forma di nostalgia pop che a me non piace. Mi piace la memoria pop, che &#232; ancora viva. Il tormentone &#232; un po&#8217; una cosa da retromania, un po&#8217; un congelare le stagioni.</p><p><strong>Spiegami il valore della memoria e la differenza con la semplice nostalgia.</strong></p><p>La nostalgia &#232; legata al marketing retromania: al vecchio diventato vintage, alla nostalgia diventata revival, a coprire dei buchi dal punto di vista dell&#8217;offerta commerciale. La memoria &#232; diversa: &#232; una materia viva, fatta soprattutto - non solo - di una dimensione (adesso una parolaccia) collettiva, ma anche di una dimensione individuale, di un filtro soggettivo riguardo a un&#8217;atmosfera, un tormentone, una sensazione, un capo d&#8217;abbigliamento. Quindi &#232; pi&#249; radicata, ed &#232; vera. La nostalgia &#232; legata anche, banalmente, a ricordi personali, che sono fondamentali ma non per questo appartengono alle memorie collettive. Si pu&#242; dire: memoria &#232; poesia, nostalgia &#232; prosa. Io per esempio ho dei ricordi privati decisivi e dei ricordi molto blandi di grandi eventi epocali. Ho un ricordo molto blando della caduta del Muro di Berlino, e un ricordo vivissimo della mia prima cintura per tenere i libri in quinta ginnasio.</p><p><strong>Ivo, ti rendi conto che, dicendo questo, per certi versi ti sottoponi agli strali dei tanti pensosi intellettuali che, se non trovano in un testo, in un film, in un prodotto artistico un elemento sociale, possibilmente moralizzante, lo ritengono gi&#224; un pochino di scarto?</strong></p><p>Beh, io sono uno di scarto! L&#8217;ho sempre detto, anche nei tempi non sospetti: mi occupo di cose inutili, banali, periferiche, non edificanti. Il sociale non mi ha mai interessato - ammetto il mio limite. Mi interessa la piega, mi interessa lo scarto, mi interessa quello che &#232; stato scordato ma era fondamentale. E secondo me, pi&#249; del sociale, pi&#249; della catechesi sociale, mi interessa la quotidianit&#224;, il quotidiano, che &#232; la mia ossessione. <br><br><strong>Tutto questo &#232; molto ironico e quindi anche molto irritante per una certa parte.</strong></p><p><strong>Certo, capisco che possa innervosire i buttafuori della cultura. Un altro binomio che non si pu&#242; non citare parlando di estate, di qualsiasi estate: estate ed erotismo.</strong></p><p>Non erotismo: nudo. <strong><br></strong>Estate &#232; nudo. La nudit&#224; durante l&#8217;anno era impossibile, ma il mare, la spiaggia, l&#8217;estate la rendevano possibile. Non la scollatura: non confondiamo adesso con gli short, con i millimetri di stoffa, o il perizoma di mamma e figlia. Non questo. La nudit&#224;, la fisicit&#224;, lo stare attaccati, appiccicati, la dimensione dermica, la pelle, quella che hai sulle labbra e sulla pelle, appunto, i capelli, le estremit&#224;, le zone erogene. La nudit&#224;. Ma se l&#8217;estate &#232; un periodo che &#232; stato allungato a tutto l&#8217;anno, anche il nudo &#232; stato allungato a tutto l&#8217;anno, e nella nostra societ&#224; &#232; un nudo rimarcato, un nudo coperto: &#232; nel quiz show delle otto e mezza, nella tv generalista. Non &#232; pi&#249; riservato, non &#232; pi&#249; canalizzato in quei pochi mesi in cui vedevi dei corpi nudi o seminudi.</p><p><strong>Quando non sei impegnato a bere Coca e rum o a fare il professore di sociologia, tu, Ivo, pubblichi post molto interessanti, un po&#8217; criptici, su Facebook. Dopo aver chiarito il binomio estate e nudit&#224;, mi spieghi le figure dei tuoi guizzi social? Partiamo dalle &#8220;biondo Audi&#8221;: le creature predilette. Chi sono?</strong></p><p>L&#8217;archetipo l&#236; &#232; facile: un film, un libro di Enrico Vanzina, &#8220;Le finte bionde&#8221;, e ci metto anche un po&#8217; di Franca Valeri. Lo schema &#232; abbastanza semplice: l&#8217;illusione di questa borghesia spianata, di queste carriere fatte con divorzi d&#8217;oro, ben assestate. E tutto il c&#244;t&#233; del nulla costruito intorno.</p><p><strong>Alle &#8220;biondo Audi&#8221; si affiancano le &#8220;nate magre&#8221;.</strong></p><p>Le nate magre, e le nate magrerrime. Guy Debord diceva che il situazionismo doveva occuparsi di oggetti invisibili, non di oggetti visibili. Ecco, le nate magre, le nate magrerrime, io mi sforzo di renderle visibili nella loro ideologizzazione, nel loro essere l&#8217;avanguardia di una certezza data dalla magrezza come valore e come archetipo. Possiamo anche darne una lettura di sincronicit&#224; junghiana. Le nate magrerrime, quelle che si snodano e nascondono la gamba, perch&#233; riescono perfettamente a stare in equilibrio su una gamba sola, oppure la nata magra &#232; quella che riesce a dondolarsi coi piedini appoggiati alle gambe di un tavolo, non so, di un&#8217;isola greca o di questi posti da pubblicit&#224;, e riescono a dondolarsi su un solo piede della sedia, in questo dondol&#236;o assiduo, enfatizzando i polsi, le vene nelle braccia, le spalle puntutissime e i piedi magrerrimi, veramente abbronzatissimi.</p><p><strong>Ma, Ivo, scusami: la Barbie non &#232; una nata magra?</strong></p><p>La Barbie? No. Calma con le parole. Barbie &#232; un fisico irrealizzabile, &#232; un&#8217;altra cosa, non &#232; una nata magra. Pu&#242; aver influito molto sulle nate magre, ma Barbie non &#232; neanche un corpo: &#232; un archetipo, un ideale, &#232; un canone occidentale, come l&#8217;Odissea, come Shakespeare, come Balzac. C&#8217;&#232; un canone occidentale.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dR4L!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d22a006-4f54-4900-9183-da8ee097a9ed_1419x348.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Negli anni Ottanta c&#8217;erano le nate magre?</strong></p><p>No. Le nate magre sono collegate al passaggio della fitness, del workout, della wellness, del vegan - dal dopo-2008, dopo la crisi economica, dopo i format su Prime. Questo riversarsi nel benessere, nel coltivarsi, un t&#232; caldo col gatto e un librone in una poltrona scandinava, per tenersi al riparo dal mondo.</p><p><strong>Mi pare di intuire, Ivo, che a te lo shabby chic non faccia impazzire.</strong></p><p>Lo shabby chic &#232; il nemico di classe. &#200; l&#8217;artificio anti-pop. Il pop &#232; una tavola coi piatti spaiati, se vogliamo anche qualche briciola sul tavolo, l&#8217;attesa mentre arriva una birra fredda. Lo shabby chic &#232; una costruzione artata, non c&#8217;&#232; vita, &#232; una figura retorica.</p><p><strong>Proseguendo nella tassonomia delle tue figure e dei tuoi tic social - perch&#233;, pur criticando il social, ci sei presente e vai seguito. Ma la tua tavola social non &#232; aperta a tutti: la condivisione richiede di far parte di una &#8220;bolla chic&#8221; di cui sei molto contento e orgoglioso. Quindi anche tu sei un po&#8217; elitario, come Stefan George?</strong></p><p>Io sono manniano, sono elitario e manniano, come Golo Mann rispetto a Thomas Mann. Pochissimi, ma buonissimi.</p><p><strong>Per&#242; accetti che ci siano dei limiti valicabili?</strong></p><p>S&#236;, ogni tanto condivido post del mio profilo. I due picchi aperti sono &#8220;Siamo stati felici&#8221;, per la mia consolazione domenicale, e l&#8217;altro profilo aperto, &#8220;A te famiglia&#8221;. Quello &#232; il mio editoriale: fai conto che lo concepisco come se fosse un quindicinale, una volta cartaceo. Si entra con &#8220;A te famiglia&#8221;, si prosegue ogni tanto con un &#8220;basta&#8221; a croce quando qualcosa mi fa innervosire o diventa intollerabile, e poi si va nel pomeriggio, per i rami - pomeriggi veri, durante l&#8217;anno scolastico che si interrompe d&#8217;estate - nate magre, biondo Audi eccetera.</p><p><strong>&#200; proprio sulla domenica che volevo arrivare, Ivo. Nella tua serie di post domenicali - &#8220;Siamo stati felici&#8221; - tu presenti foto d&#8217;antan, spesso in bianco e nero, spesso di belle donne di un&#8217;epoca passata. Ti rendi conto che mostrare, ricordare, magnificare i tempi passati, la classe, l&#8217;eleganza, lo sguardo sulla donna, ti potrebbe rendere un bersaglio perfetto per ogni wokismo?</strong></p><p>Non lo faccio apposta, non l&#8217;avrei mai pensato. A me viene naturale metterlo, non &#232; anti qualcuno, contro qualcosa. &#200; lo sguardo che mi appartiene: sabato, per esempio, far&#242; una cosa su Brigitte Bardot, e partir&#242; dal mio ricordo da bambino, con le prime canzoncine che ricordo, &#8220;Brigitte Bardot, Bardot&#8221; - non a Bardot in s&#233;, che ho scoperto dopo, ma a un tema di femminilit&#224;. Sinceramente, non lo faccio contro qualcosa o qualcuno.</p><p><strong>Quelle foto di un tempo passato, cos&#236; ricercate e toccanti che pubblichi puntuale ogni domenica, parlano soprattutto di te.</strong></p><p>S&#236;, pu&#242; essere una specie di selfie dell&#8217;anima mia, una concatenazione di ricordi. Mi viene cos&#236;, mi viene quel ricordo, com&#8217;erano quegli sguardi, le due sorelle Muti per esempio. Ne parlavo con un ragazzo che ha detto: &#171;Finalmente hai postato la sorella di Ornella Muti, che per me era molto pi&#249; bella&#187;. E ci credo! Ma non posto mai contro qualcuno, non amo il contro, la controcultura, i modelli alternativi: non saprei neanche da dove iniziare.</p><p><strong>E la serie di post dedicati ai tuoi &#8220;basta&#8221;?</strong></p><p>Quando un fenomeno di costume deborda, straborda, lo sbocco, il &#8220;basta&#8221;, devo farlo. E l&#236; contesto e critico anche il wokismo, certe declinazioni contemporanee di pensiero totalizzante e post-totalitario, col &#8220;basta&#8221;. Ma a me interessa l&#8217;&#8220;uffa&#8221;, lo sbuffare. Mi fermo l&#236;, non ne voglio fare una categoria di pensiero.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FGFB!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe9a47c60-8d03-460b-adc8-78b01c88e5c0_1427x422.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Qual &#232; il &#8220;basta&#8221; di quest&#8217;estate 2026, Ivo, secondo te?</strong></p><p>Nolan. C&#8217;&#232; chi fa il secchioncino, ci sono quei ciucci a scuola che sui social si ergono a dire che hanno visto l&#8217;Odissea, che dovete andare o no a vederla. Il mio &#8220;basta&#8221; immenso e sentitissimo &#232; verso Nolan. Peraltro Nolan &#232; il tormentone di questa estate, e <a href="https://scritti.melazzini.com/p/nolan-e-il-cavallo-di-vetro">molti ne parlano per darsi un tono</a>.</p><p><strong>Ivo, tu non sei mai stato un sociologo vicino al Partito Comunista, non sei mai stato vicino alla Chiesa e questo, in Italia, nell&#8217;accademia, non ti ha aiutato. Aggiungiamo che c&#8217;&#232; chi storce il naso di fronte a un professore che parla di <a href="https://alpenway.com/it/cicciolina/">Cicciolina</a> e fa ironia su Facebook - il mix &#232; esplosivo. Che cosa vuol dire fare l&#8217;intellettuale nell&#8217;Italia di oggi?</strong></p><p>Fare l&#8217;intellettuale nell&#8217;Italia di oggi, secondo me, significa non aspirare a nessuna centralit&#224;, non credere, sapere soprattutto che l&#8217;unico salotto vero &#232; quello di casa tua, se ce l&#8217;hai. L&#8217;intellettualit&#224; deve perseguire un&#8217;eccentricit&#224;, essere centripeta e non centrifuga. Si pu&#242; ancora fare l&#8217;intellettuale cos&#236;, anche se naturalmente non ti invitano da nessuna parte: sei gi&#224; postumo. Per&#242; &#232; facile che, forse, fra cento-centocinquant&#8217;anni, un giovane riprender&#224; quello che si &#232; scritto - anche in questa intervistina - rispetto a certo trombonismo dilagante, e dica: caspita!</p><p><strong>Da intellettuali si stava meglio negli anni Ottanta?</strong></p><p>S&#236;, perch&#233; c&#8217;erano le riviste adatte, c&#8217;era per esempio il padre di Corona con King, avrei avuto probabilmente dei luoghi pi&#249; adatti. Io mi bevevo - negli anni Ottanta mi sono bevuto - ogni rubrica di Ivano G. Casamonti, che secondo me &#232; uno dei grandissimi di quell&#8217;epoca; c&#8217;&#232; anche Roberto D&#8217;Agostino, importantissimo. C&#8217;erano le possibilit&#224;, le riviste, il dibattito, i racconti, i circoli culturali del luned&#236;, dove ti trovavi El&#233;mire Zolla e Sabino Acquaviva. La circolazione andava molto meglio.</p><p><strong>Hai spiegato cosa avrebbe fatto un Ivo adulto negli anni Ottanta. Raccontami invece cosa farebbe un Ivo diciottenne nell&#8217;estate di oggi.</strong></p><p>Un Ivo diciottenne nell&#8217;estate del 2026, probabilmente starebbe su YouTube, potrebbe fare lo youtuber, oppure video su TikTok, attraversare la citt&#224; in cuffia, isolato ma con gli occhi attentissimi. Oppure un Ivo di diciotto anni farebbe quattro, cinque lavori in un giorno. Molto diverso dall&#8217;Ivo degli anni Ottanta. Diversissimo.</p><p><strong>Allora era l&#8217;estate a essere diversa, o eravamo noi diversi?</strong></p><p>No, l&#8217;estate era diversa. Non credo che noi fossimo cos&#236; diversi. Terribile la diversit&#224; delle generazioni, di chi dice &#171;era un&#8217;altra Italia&#187;: era un&#8217;Italia pi&#249; modesta, pi&#249; piccola, pi&#249; gentile. In realt&#224; le estati degli anni Ottanta, se le vediamo in profondit&#224;, erano gli ultimi vagoni dell&#8217;estate degli anni Settanta, che &#232; stata la grande stagione dell&#8217;estate. Ma era proprio diversa, l&#8217;estate.</p><p><strong>Una volta si partiva e si rimaneva irrintracciabili. Adesso si &#232; reperibili ovunque. Abbiamo perso il diritto di sparire?</strong></p><p>S&#236;, certo. E soprattutto si diventava fantasmatici, nelle estati degli anni Ottanta: diventavi un fantasma senza percorsi da tracciare, giocando su un termine attuale. Si poteva sparire, gli amici sparivano e te li ritrovavi dopo tre mesi, salvo qualche telefonata coi gettoni in una cabina a centoventi gradi, dove ti fondevi tu e si fondeva il rame dei gettoni. Si poteva scomparire, era irrintracciabile. Adesso non penso che le persone che ce lo dicono vogliano davvero essere fantasmatiche e non rintracciabili: prova a stare tu una settimana, due settimane, senza fare un post. Impensabile.</p><p><strong>Il Sud, una volta, era la meta: si partiva e si andava a Sud, quando c&#8217;era l&#8217;estate in Italia. Adesso i vettori aerei ci portano dappertutto. Com&#8217;&#232; cambiato il viaggio d&#8217;estate?</strong></p><p>Intanto &#232; cambiato il mezzo, non &#232; pi&#249; l&#8217;utilitaria. D&#8217;estate si partiva tutti infagottati, era riservato un millimetro di spazio tra valigie, valigioni, borse. Si viaggiava sulla strada, c&#8217;erano viaggi lunghissimi che ti provavano. Adesso &#232; low cost, sto seduto un po&#8217; pi&#249; scomodo e vai ovunque, ma hai cambiato la direzione del viaggio: adesso &#232; uno spostamento da un luogo all&#8217;altro, mentre prima era un viaggio, per giunta in Italia. Ognuno faceva in estate un piccolo viaggio in Italia. Io avevo una compagna di classe - ecco la memoria - e ci aspettavamo che Patrizia tornasse dal suo viaggio, da Bologna alla Calabria, perch&#233; andava al mare dai nonni: era un aspetto di nostos, noi aspettavamo che rientrasse per farci raccontare com&#8217;era andato il viaggio. Adesso lo pubblicherebbe in tempo reale: farebbe la diretta social, poi la playlist, poi una serie di storie di TikTok, poi darebbe le dritte sui posti dove mangiare e dormire, le recensirebbe, e quindi perderebbe tutta la portata informativa, conoscitiva, del suo viaggio.</p><p><strong>Perderebbe il mistero?</strong></p><p>Perderebbe il mistero e, soprattutto, non ci sarebbe pi&#249; magia.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GKSb!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f37247d-60a7-4af8-9c9d-218d13e8c423_1423x404.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div></figure></div><p><strong>Che cosa &#232; successo all&#8217;estate?</strong></p><p>Ha perso la dimensione proiettiva. Di solito, sull&#8217;estate uno proiettava le attese delle conquiste, del divertimento; adesso &#232; diventata tutta una fatica, perch&#233; &#232; tutto programmato, tutto fasato, diviso in fasi, tutto digitalizzato, tutto intermediato dalla tecnologia. Chi fa pi&#249; uno spostamento rapido per raggiungere il mare? Con quello che costava, uno spostamento rapido, se volevi raggiungere la tua fidanzata dell&#8217;epoca - perch&#233; era &#8220;fidanzata&#8221;, allora - o perch&#233; andavi al mare. Ma chi lo fa pi&#249;, uno spostamento rapido? Chi sa pi&#249; che esisteva, di fronte a una schermata?</p><p><strong>Anche qui i bit hanno scacciato gli atomi?</strong></p><p>I bit hanno discriminato gli atomi. E poi, in generale, il tempo sociale attuale &#232; un tempo monadico, un tempo di monadi, un tempo concluso. Lo stesso viaggio estivo, la stessa idea di vacanza, adesso funge da diversivo di monadi, di persone concluse in un mondo di bit digitalizzato. Non faccio pi&#249; lo spostamento rapido: ci pensa GPT a trovarmi l&#8217;albergo pi&#249; conveniente, quanti giorni stare, i big data, le dritte. &#200; cos&#236;, adesso, l&#8217;estate: un&#8217;estate automatica, programmata, prevedibile, preventivata, costretta. Sotto dettatura, s&#236;, come essere sotto dettatura.</p><p><strong>Ti manca l&#8217;ozio?</strong></p><p>Mi manca lo svacco che c&#8217;era d&#8217;estate. S&#236;, quello mi manca da matti. Lo svacco consentito e lo svacco guadagnato: guadagnarsi il diritto allo svacco. Lo svacco infinito, se ci pensi, era veramente la meraviglia. Era una cosa che non ti potevi neanche immaginare possibile, e poi diventava possibile.</p><p><strong>Ma l&#8217;estate non &#232; soprattutto anche una questione di classe? Spiagge, alberghi, ristoranti, cocktail, discoteche: non &#232; che se li possano permettere tutti. Capisco che non vogliamo fare la critica sociale, per&#242; una riflessione su questo?</strong></p><p>Ho iniziato dicendo che era totalitaria, e intendevo che era anche una stagione classista. Il classismo dell&#8217;estate &#232; tuttora presente, anzi direi che adesso &#232; totalmente enfatizzato: &#232; il posto proprio tra chi pu&#242; e chi non pu&#242;, in assoluto. L&#8217;estate &#232; sempre stata classista - anche se nel periodo della golden age, i Settanta e gli Ottanta, si era popolarizzata la spiaggia. Ma &#232; sempre stata classista, sempre. Guardate i villoni, le villette, gli alberghi popolari, e capirete il classismo. Attenzione all&#8217;inganno pop che c&#8217;&#232; dietro la parola &#8220;estate&#8221;: l&#8217;estate &#232; finto popolare, &#232; lo pseudo-pop dell&#8217;estate, l&#8217;estate &#232; classista.</p><p><strong>Questa stagione ha sempre avuto anche un elemento di malinconia, come tutte le cose umane. La domenica sera, tanto pi&#249; se cadeva a Ferragosto, il luna park che si smonta. I bagnini che a fine stagione ripongono le sdraio.</strong></p><p>Scherzando, dico sempre che ci vuole un gran coraggio ad augurare a qualcuno &#171;buon Ferragosto&#187;. Per me Ferragosto &#232; una specie di primo gennaio, o di ventisette dicembre, prolungato per due giorni: parte dal quattordici e si prolunga fino al sedici. Ed &#232; proprio collegato al classismo dell&#8217;estate.</p><p><strong>Un solo odore, un solo sapore, una sola sensazione per dire &#171;questa era l&#8217;estate italiana&#187;. Che cosa scegli?</strong></p><p>Odore: indubbiamente la frutta caramellata, l&#8217;odore dell&#8217;estate. Sapore: tutto ci&#242; che &#232; dolce, cio&#232; melone, anguria, cocomero, gelati. E l&#8217;altra cosa, per l&#8217;estate in citt&#224;: era incredibile quando si alzava un attimo un venticello, quella sensazione in cui il caldazzo minimamente cedeva alla brezzetta, alla piccola cosa che ti arrivava e passava attraverso i vestiti. Ecco, le tre cose dell&#8217;estate.</p><p><strong>A proposito di citt&#224;. Un autore molto cittadino, Italo Svevo, di cui pure <a href="https://alpenway.com/it/italosvevo/">ci siamo occupati</a>, &#232; l&#8217;anti-estate: nebbia, inetti, sigarette sempre rimandate, freddo, bora. Ci vuole uno sguardo cos&#236;, invernale e ironico, per raccontarla bene, l&#8217;estate? Insomma, per capire l&#8217;estate bisogna rimpiangere il tabarro?</strong></p><p>Per capire l&#8217;estate bisogna stare in maglione, almeno. Un bel maglione. Bisogna essere invernisti per interpretare l&#8217;estate, mentre un estivo non potr&#224; mai interpretare l&#8217;inverno. Questo &#232; un aut-aut, non &#232; possibile capovolgerlo. Perch&#233; chi ama l&#8217;estate la ama in maniera ideologica ed esclusiva, mentre un invernista si concede sempre il dubbio che ci sia un&#8217;altra stagione. Se ti piace il sole, il mare, abbronzarti, come fai a capire l&#8217;inverno?</p><p><strong>E come fai a capire il pop?</strong></p><p>Il pop lo senti, non lo devi spiegare, il pop c&#8217;&#232;. Poi, vabb&#232;, arriva la spiegazione, ma il pop &#232; un fenomeno, lo vedi. Ti accorgi che &#232; pop, che fai una cosa pop, che sei irradiato dal pop, bombardato dal pop.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Ciao Germania. Ho bisogno di primavera]]></title><description><![CDATA[Un amico mi ha chiesto perch&#233; lascio Monaco per Bormio. Questa &#232; la risposta che gli devo]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/ciao-germania-ho-bisogno-di-primavera</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/ciao-germania-ho-bisogno-di-primavera</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 12 Aug 2026 06:25:55 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2010, durante le riprese del mio primo documentario, andai a visitare i cimiteri di Monaco di Baviera. Non era morto nessuno: cercavo il mio. Ero certo che in questa citt&#224; avrei vissuto e sarei morto, e mi sembrava ragionevole scegliere per tempo l&#8217;indirizzo definitivo. <br>Il camposanto pi&#249; comodo, il pi&#249; vicino a casa, era il Westfriedhof. Scoprii per&#242; che avrei avuto come vicino di tomba un tizio poco raccomandabile, Ernst R&#246;hm, il capo delle SA che Hitler fece fucilare nel 1934. Rimandai la scelta a data da destinarsi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NAEU!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F30d6f9f2-5376-4d8d-a56e-2d4dc0fe7dd4_1200x1500.webp 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Monaco - &#169; Jens Schwarz</figcaption></figure></div><p>Racconto questa storia perch&#233; tempo fa un amico mi ha posto la domanda pi&#249; semplice e pi&#249; difficile che mi sia stata fatta negli ultimi anni: perch&#233; hai deciso di andare a vivere a Bormio? <br>Oggi, con l&#8217;impresa di traslochi alla porta, gli devo una risposta. <br>Provo a darla qui, anche a me stesso.</p><p>La prima scintilla scocc&#242; circa dieci anni fa. Un vicino aveva comprato l&#8217;appartamento sopra il mio; dopo sei o sette anni, con mia sorpresa, lo rivendette per trasferirsi in Francia. &#171;Non si pu&#242; vivere vent&#8217;anni nello stesso posto&#187;, mi disse. Non gli credetti. Ma la frase rimase piantata dove non potevo estirparla.</p><p>Poi se ne sono andati i miei genitori, prima mio padre, poi mia madre. Il giorno in cui ho seppellito mia madre ho pianto, e ho capito solo dopo perch&#233;: con lei stavo seppellendo le mie radici, l&#8217;ultimo filo che mi legava all&#8217;Italia e alla Valtellina, alle mie montagne, da cui me n&#8217;ero andato nel 1993. La mia terra, a lungo guardata da lontano con fastidio, mi stava lentamente ritornando cara.</p><p>Infine, il luglio di un anno fa, ho avvertito per settimane un disagio sempre pi&#249; forte, finch&#233; ho dovuto accettare ci&#242; che non avrei mai creduto possibile: il mio amore per Monaco si era consumato, sopito e infine spento. &#200; stato uno choc. Per mesi avevo negato questo sentimento montante. Infine ho capito: era come se stessi vivendo sotto lo stesso tetto con una persona non pi&#249; amata. Rispettata, sempre. Ma verso cui il cuore non mi batteva pi&#249;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ma8U!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb903f157-5c86-4971-957c-1a95bbd5c3d3_1600x1029.jpeg 1456w" sizes="100vw"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Heidelberg</figcaption></figure></div><p>Mi sono difeso con le obiezioni della ragione, che erano tante e tutte solide: lo stravolgimento dei progetti di una vita, le implicazioni economiche, fiscali, amministrative di un trasloco fra due Paesi, guidando una societ&#224; di produzione documentaristica. Appurato che le argomentazioni razionali lasciavano il tempo che trovavano, ne ho parlato con mia moglie, che come sempre mi aveva capito prima che io capissi me stesso. Restava solo da realizzare l&#8217;&#8220;adaequatio rei et intellectus&#8221;: e quindi traslocare.</p><p>Ma la domanda era anche un&#8217;altra: perch&#233; proprio Bormio? Perch&#233; la conca di Bormio custodisce i momenti pi&#249; belli della mia infanzia. Le estati in cui scorrazzavo per le viuzze del paese, libero come non mi era concesso altrove; le settimane intere passate da adolescente a leggere Kafka, d&#8217;agosto, a milleduecento metri. E perch&#233; quella conca &#232; terra di uomini liberi, la Magnifica Terra: si racconta che gi&#224; nel Trecento i bormini pagassero un maestro perch&#233; i figli non crescessero da servi, e che sopra una certa quota chi possedeva terra non rispondesse ad alcun padrone. Non so quanto sia storia e quanto leggenda; so che ci credo volentieri.</p><p>Nell&#8217;estate del 2021 ho preso in affitto un appartamento, per scoprire che a Bormio si vive benissimo: Internet mi permette di lavorare come fossi nel mio studio di Monaco. Anzi, allora la banda era pi&#249; veloce in mezzo alle Alpi italiane che in una grande citt&#224; tedesca. Ma qui non voglio infierire sulle carenze strutturali del mondo digitale germanico.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A05z!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F25fc3da9-28fa-4ee5-a3e5-3cc39def4b93_1297x1213.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A05z!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F25fc3da9-28fa-4ee5-a3e5-3cc39def4b93_1297x1213.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A05z!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F25fc3da9-28fa-4ee5-a3e5-3cc39def4b93_1297x1213.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Alta Valtellina</figcaption></figure></div><p>Il mio &#232; un mestiere di nicchia dentro una vita di nicchia: documentari, cultura, nessun tema alla moda. Non frequento i salotti; per quelli dovrei stare a Berlino, o a Roma. Vivo al margine e compio incursioni al centro, e per farlo la mia stanza di Bormio vale quella di Monaco. Lass&#249; ho conosciuto persone che dopo una vita in California hanno lasciato tutto per tornare in Valtellina, e le loro storie hanno smesso presto di sembrarmi strane.</p><p>E poi c&#8217;&#232; mia figlia. Non voglio che cresca dentro le virt&#249; che la Germania mi ha insegnato ad ammirare: disciplina, dovere, seriet&#224;, puntualit&#224;. Sono virt&#249; vere, ma <a href="https://scritti.melazzini.com/p/tedeschi-e-italiani-abbastanza-lontani">secondarie</a>. Le virt&#249; prime hanno altri nomi: il calore, l&#8217;ironia, la generosit&#224;. Meglio allora crescerla in Italia parlandole tedesco, che rimanere in Germania parlandole italiano. Soprattutto, voglio darle la Valtellina che ricevetti io da bambino, ma potenziata, libera, incondizionata: portarla su un vecchio Land Rover lungo i sentieri dell&#8217;Alta Valtellina e camminare con lei a duemila metri. Passeggiare tra i vigneti di mezza costa dove si produce il Sassella. Sciare lungo la Pista Stelvio arrivando dal 3000 fino in paese (climate change permettendo).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!erAy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8c5b99a-146e-4b72-b7e2-0a19eb5a294b_1448x1086.webp" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!erAy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8c5b99a-146e-4b72-b7e2-0a19eb5a294b_1448x1086.webp 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!erAy!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8c5b99a-146e-4b72-b7e2-0a19eb5a294b_1448x1086.webp 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Lubecca</figcaption></figure></div><p>E poi, lo confesso, il cielo. Nel mio <a href="https://www.alpenway.com/it/monacoitalia">primo documentario</a> un amico dice che a Monaco gli manca la luce di Trieste; per anni mi sono chiesto perch&#233; a me non mancasse niente. Adesso lo so. Non sopporto pi&#249; il cielo lattiginoso che per tanti anni ho visto dalla mia finestra; non mi manca il freddo, perch&#233; tra le Alpi &#232; freddo come e forse pi&#249; che a Monaco. Mi manca il sole, quel sole che anche nei giorni d&#8217;inverno in Italia ha meno timore di apparire. Soprattutto: non riesco pi&#249; a vivere una vita priva di primavera. In Germania l&#8217;estate &#232; breve e affascinante, l&#8217;autunno splendido, l&#8217;inverno lungo e tenace; la primavera non esiste proprio. Ho bisogno di primavera. Ho bisogno dei sapori, degli odori, delle speranze che rinascono, delle ragazze in bicicletta in gonna corta sul pav&#233; di Milano che vedevo quando studiavo alla Bocconi. Lo so che le studentesse universitarie a Bormio non si trovano, e io ormai non le guardo pi&#249;, ma lasciatemi i ricordi.</p><p>In questa mia seconda parte di vita ho bisogno anche di qualcosa di molto importante, raro in Italia e ancor pi&#249; in Germania. Ho bisogno di persone che apprezzino una battuta senza doverla programmare, che abbiano i miei stessi riferimenti storici, geografici, sentimentali. In Germania posso parlare di quasi tutto ci&#242; che &#232; serio; ma la vita ha bisogno anche del sorriso e della pancia: non solo di Merkel, anche di un po&#8217; di Berlusconi. Forse &#232; una capitolazione. Ma &#232; cos&#236;.</p><p>In Germania continua ad operare anche la mia societ&#224; di produzione, e questo nonostante enormi difficolt&#224; amministrative e fiscali: l&#8217;Europa unita si ferma di fronte al fisco nazionale. Non voglio nascondere le paure. Il Paese che lascio &#232; in affanno: l&#8217;energia a buon mercato non c&#8217;&#232; pi&#249;, il modello che esportava benessere si &#232; inceppato, e a settembre, <a href="https://scritti.melazzini.com/p/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania">in un Land dell&#8217;Est</a>, i sondaggi danno largamente primo un partito che coi fantasmi del passato non ha mai davvero chiuso i conti. Vedere cos&#236; la Germania mi addolora, come mi addolora la fatica di una persona che ho amato. Le auguro di rifiorire: le risorse non le mancano. Se invece i tempi si facessero davvero scuri, l&#8217;alta montagna resta da sempre il luogo dove l&#8217;invasore arriva per ultimo, e dove nasce la resistenza. Lo scrivo sorridendo. Ma non del tutto. Per contro, l&#8217;Italia non &#232; la terra promessa. Anzi. Ma ho fatto una scelta. </p><p>E come ogni scelta vera, anche questa porta con s&#233; un rischio, e delle rinunce. <br>Voglio pensare a questo nuovo viaggio in positivo. Non parto da Monaco: torno a Bormio. La prima rimarr&#224; sempre nel mio animo: &#232; qui che sono cresciuto, passando da ragazzo a uomo. Ora per&#242; &#232; il momento di andare. <br>Anzi, &#232; ora di tornare.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UamS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe06a2d4b-e170-431b-bf6b-006d88efa2d9_1240x930.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UamS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe06a2d4b-e170-431b-bf6b-006d88efa2d9_1240x930.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UamS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe06a2d4b-e170-431b-bf6b-006d88efa2d9_1240x930.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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proiezione dei sogni di tutto il mondo]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/kavinsky-e-la-testarossa-volante</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/kavinsky-e-la-testarossa-volante</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sun, 09 Aug 2026 08:21:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8d8462c7-1573-40c4-8caa-4b549b11f145_1240x826.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel rullo giornaliero di notizie che scorrono sui social, all&#8217;inizio non ho dato troppa importanza alla morte di Kavinsky.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eZf4!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d8462c7-1573-40c4-8caa-4b549b11f145_1240x826.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eZf4!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d8462c7-1573-40c4-8caa-4b549b11f145_1240x826.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eZf4!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8d8462c7-1573-40c4-8caa-4b549b11f145_1240x826.jpeg 1272w, 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film pi&#249; celebre di Nicolas Winding Refn. La canzone era uscita nell&#8217;aprile del 2010 ed era stata prodotta insieme con un membro dei Daft Punk. In Francia &#232; disco di diamante.</p><p>Vincent Belorgey, vero nome di Kavinsky, fu naturalmente molto di pi&#249; del personaggio che si era inventato. Ma anche limitandosi a quello, la sua storia merita di essere studiata, tanto kitsch quanto tragica. Kavinsky sarebbe stato un giovane che negli anni Ottanta si fracass&#242; alla guida di una Ferrari Testarossa. Vent&#8217;anni dopo torna, zombie dagli occhi rossi e dalla pelle blu, al volante di quella stessa Testarossa, lanciato nella notte sulle note della sua musica elettronica.</p><p>Il brano di Kavinsky &#232; uno dei pi&#249; conosciuti di un genere musicale nato negli ultimi vent&#8217;anni: la synthwave. &#200; un tipo di musica che a me ha sempre affascinato perch&#233; gioca su vari piani. C&#8217;&#232; la nostalgia tipica di chi era ragazzo negli anni Ottanta. Ci sono i bassi digitali, ci sono i sintetizzatori, c&#8217;&#232; una musica energetica e al contempo nostalgica. Ma c&#8217;&#232; anche una rappresentazione doppiamente mediata. La synthwave mette in scena gli anni Ottanta, non come erano un tempo ma come noi crediamo di ricordare cosa siano stati. E in pi&#249; tutto questo avviene tramite la mediazione dell&#8217;immaginario cinematografico.</p><p>La synthwave si ispira alle colonne sonore di John Carpenter, ai brani di Vangelis, all&#8217;onnipresente Giorgio Moroder, senza dimenticare i videogiochi di quel decennio. Uno tra tutti: Out Run, dove il protagonista sfrecciava sull&#8217;asfalto alla guida di, naturalmente, una Testarossa. Non a caso "outrun" &#232; oggi il nome di un intero ramo del genere, che immagina inseguimenti nella notte, sullo sfondo di tramonti fucsia di una Miami elettrica.<br>I primi a metterlo a fuoco furono, negli anni Duemila, produttori francesi cresciuti tra la French touch e un videogioco del 2002, <em>Grand Theft Auto: Vice City</em>, che aveva insegnato a un&#8217;intera generazione a guidare dentro un ricordo altrui. Mondi fantastici, lunghe file di palme a bordo mare, tramonti al neon, Ferrari lanciate verso una Miami dai colori fluo.</p><p>Naturale che parlando di synthwave si pensi a Moroder, il sacerdote della musica elettronica dagli anni Settanta in poi. Nato a Ortisei nel 1940, trasferito a Monaco di Baviera nel 1968, come egli stesso racconta in <em>Giorgio by Moroder</em>, il pezzo che gli hanno dedicato i Daft Punk. In un seminterrato del grattacielo Arabella, negli studi Musicland, Moroder produsse a Monaco, insieme con Pete Bellotte, <em>I Feel Love</em> di Donna Summer.</p><p>Si racconta che Brian Eno irruppe nello studio dove stava lavorando con David Bowie annunciando: &#171;Ho sentito il suono del futuro&#187;. Aveva ragione, e quel futuro ora ci si ripresenta con quarant&#8217;anni di ritardo, sotto forma di nostalgia.</p><p>La synthwave &#232; anche questo. Un ragazzo della Val Gardena che a Monaco immagina il domani, e i suoi nipotini che oggi lo reinterpretano come un ricordo d&#8217;infanzia mai esistito.</p><p>In questo stile la simbiosi tra musica e cinema &#232; talmente forte che lo si definisce anche la colonna sonora di un film che non &#232; mai stato girato. Le armonie della synthwave non sono particolarmente complesse o elaborate, ma i sintetizzatori di un tempo, spesso riprodotti tramite software, riescono a generare alchimie capaci di un certo fascino. Naturalmente tutto questo ha un che di passatista, ma quando la nostalgia &#232; rivolta verso il futuro il cortocircuito non pu&#242; che interessare.</p><p>A ben vedere, poi il film &#232; arrivato davvero. Nella colonna sonora di <em>Drive</em>, accanto a <em>Nightcall</em>, suonano i Chromatics e i Desire, gruppi di scuderia dell&#8217;etichetta americana Italians Do It Better: un nome che &#232; gi&#224; un programma.</p><p>Ricapitolando: la synthwave conquista il mondo con un film americano i cui titoli di testa corrono sul pezzo di un francese che si finge uno zombie, mentre musicisti statunitensi si firmano con uno slogan italiano. In questo genere la geografia &#232; una finzione dichiarata, un patto col pubblico. Ricorda qualcosa? E come no. L&#8217;italo disco.</p><p>Ho passato anni immerso in quel genere per un documentario: <em><a href="https://alpenway.com/it/italodisco/">Italo Disco. Il suono scintillante degli anni 80</a></em>, e la tesi che ne ricavai &#232; che quella musica fosse nata in Italia e si fosse irrobustita in Germania. Ritrovarla oggi, quarant&#8217;anni dopo, riflessa nello specchio deformante della synthwave, &#232; un&#8217;esperienza potente, a dimostrazione di quanto la cultura nasca per commistione, citazione, pasticcio, sperimentazione.</p><p>D&#8217;altronde anche l&#8217;italo disco, a guardarla da vicino, era una proiezione storpiata: la disco americana rifatta spippolando sintetizzatori nelle stanzette della provincia italiana, senza mai prendersi troppo sul serio. Lo attestano i giochi di parole dei nomi d&#8217;arte che andavano allora, uno per tutti Den Harrow, che letto all&#8217;italiana fa denaro: money, money, money. Dietro quel nome c&#8217;erano due produttori milanesi, davanti un bel ragazzo di Bresso che muoveva le labbra in playback, e in mezzo le voci vere di cantanti che in copertina non comparivano. L&#8217;America non l&#8217;aveva vista quasi nessuno, e non era un problema. Il sogno era di seconda mano gi&#224; alla fonte. Ma faceva impazzire tutti. Nel mio documentario mostro una copertina della rivista giovanile <em>Bravo</em> di allora. In primo piano Stefano, in arte Den Harrow. Lo spettatore pi&#249; attento noter&#224; in basso a sinistra, in piccolo, un&#8217;altra cantante non meno famosa, la signora Ciccone, in arte Madonna.</p><p>Negli anni Settanta l&#8217;arrivo dei sintetizzatori permise ai musicisti di sperimentare nuove sonorit&#224;; ora, con la discesa dei costi della tecnologia, molti autori possono collaborare a questo genere musicale, simulando via software quegli stessi sintetizzatori di un tempo.</p><p>E cos&#236;, frugando nei servizi di streaming, si scopre che AM 1984, autore di pezzi potenti come <em>Juliette</em>, non vive a Miami Beach bens&#236; ad Agropoli. Maurizio Avossa, produttore e musicista, pubblica in maniera riservata dischi assolutamente godibili e pieni di citazioni per l&#8217;universo culturale a cui la synthwave si dedica. L&#8217;ultimo, <em>Shadow Club &#8217;86</em>, &#232; uscito lo scorso giugno: dieci pezzi prodotti, mixati e masterizzati da lui solo. Nell&#8217;elenco dei brani si leggono Beverly Hills, Rodeo Drive e Last Call From LAX. Una Los Angeles compilata in Campania, e non &#232; un difetto: &#232; il metodo. <br>Su YouTube esiste anche un videoclip di <em>Juliette</em> montato con spezzoni di commedie adolescenziali, tutte rigorosamente anni Ottanta. Lasciamo perdere se sia un videoclip autorizzato o se, molto pi&#249; probabilmente, l&#8217;operazione di un fan. Il bello &#232; che queste memorie passate, sulle quali viene stesa una nuova colonna sonora, si trasformano in qualcosa di altro, diverso da ci&#242; che era eppure adesso connesso. Sono le meraviglie dell&#8217;ibridazione tecnologica permessa dalla digitalizzazione.</p><p>Quel <a href="https://youtube.com/watch?v=UxA5ckl7y58">video amatoriale</a> ha superato i sei milioni di visualizzazioni. Sotto, i commenti sono in inglese, in portoghese, in russo, e moltissimi di quelli che scrivono, gli anni Ottanta non li hanno vissuti affatto. &#200; nostalgia di seconda mano, ricordo di un ricordo, e funziona meglio dell&#8217;originale, perch&#233; nessuno la pu&#242; smentire con la propria memoria.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/i/210095444?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zcrA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e9c753c-8588-4e31-868d-19bbba4b8564_1900x1900.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p></p><p>E Avossa &#232; in buona compagnia. Uno dei padri del filone outrun si fa chiamare Miami Nights 1984: all&#8217;anagrafe &#232; Michael Glover e viene da Victoria, Canada. Per pubblicare la sua Miami immaginaria ha fondato un&#8217;etichetta e l&#8217;ha battezzata Rosso Corsa Records, come il rosso delle Ferrari. Un canadese che sogna la Florida in italiano. E c&#8217;&#232; chi il binocolo lo rovescia: il duo italiano Milano 84 non sogna la California ma la Milano luccicante di quel decennio, dichiarata gi&#224; nel nome; l&#8217;ultimo album si intitola, senza girarci intorno, <em>Ultradisco</em>. Quanto ad Avossa, l&#8217;etichetta del suo esordio, la Sunlover Records, &#232; italiana, e la prima compilation dell&#8217;etichetta, nell&#8217;ottobre del 2014, si intitolava <em>Italo Disco is Back!</em>. La musica nata in Italia e irrobustita in Germania torna a casa dal giro pi&#249; lungo: passando per un&#8217;America che non c&#8217;entrava niente, e che c&#8217;entrava tutto.</p><p>A proposito, come dicono i francesi, <em>tout se tient</em>: <em>Juliette</em> apre un album che si intitola <em>Testarossa</em>. La stessa macchina con cui Kavinsky si era schiantato nel 1986, la stessa che Out Run faceva guidare a chi infilava un gettone nel cabinato. Ancora una volta, l&#8217;Italia come proiezione dei sogni di tutto il mondo.</p><p>Belorgey &#232; stato trovato senza vita in casa sua, a Parigi, la sera di marted&#236; 28 luglio. Avrebbe compiuto cinquantun anni tre giorni dopo. L&#8217;ultima volta che il pianeta lo aveva sentito era stata alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Parigi, l&#8217;11 agosto 2024, quando <em>Nightcall</em> risuon&#242; allo Stade de France cantata da Ang&#232;le e dai Phoenix. Un pezzo scritto per una macchina che corre nella notte, suonato davanti al mondo intero da uno stadio pieno di luce.</p><p>Dispiace apprendere che un artista come Belorgey sia morto cos&#236; giovane. Vogliamo solo credere che, essendo riuscito a superare la notte gi&#224; una volta, Kavinsky torni di nuovo in futuro alla guida della sua Testarossa volante. Chiss&#224;, magari accadr&#224; tra vent&#8217;anni. E allora la sua synthwave riprodurr&#224; l&#8217;universo musicale nel quale proprio oggi, senza accorgercene, noi siamo immersi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tedeschi e italiani. Abbastanza lontani, non così vicini]]></title><description><![CDATA[Impressioni tra Italia e Germania]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/tedeschi-e-italiani-abbastanza-lontani</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/tedeschi-e-italiani-abbastanza-lontani</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:07:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ci fu un periodo della mia vita in cui io, studente italiano, imparavo il greco antico, in tedesco, con un professore inglese. Sembrava una barzelletta, ma era tutto molto vero e anche piuttosto impegnativo. Accadeva nei primi anni di universit&#224; a Heidelberg, quando volevo spingermi al limite. Il corso era obbligatorio per gli studenti di teologia e i miei compagni di studio, quasi tutti uomini, non brillavano per abilit&#224; relazionali; come del resto i miei primi coinquilini tedeschi, interessanti solo per scambiare monosillabi.</p><p>Un giorno all&#8217;universit&#224;, conclusa la lezione di greco, discutemmo dei rispettivi percorsi alle scuole superiori. Spontaneamente chiesi a un mio compagno di studi cosa avesse appreso durante gli anni del liceo. Lui si blocc&#242;, rispondendo che su due piedi non me lo poteva dire con precisione: ci avrebbe dovuto pensare. Se me l&#8217;avesse chiesto lui, non ci avrei messo molto a rispondere <em>I Promessi Sposi</em>, Dante e la <em>Divina Commedia</em>, e poi chiudere l&#8217;argomento.</p><p>Derubricai l&#8217;accaduto a stranezza e me ne dimenticai.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JpgX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F497db0a5-5b71-4574-bcbc-92a0ff7d2689_1280x968.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div></figure></div><p>Immaginate allora il mio stupore quando il giorno seguente quello stesso compagno di lezione mi venne a cercare consegnandomi due pagine scritte fitte fitte a mano. Contenevano l&#8217;intero corso delle sue letture obbligatorie durante tutti gli anni di scuola superiore. Quello che io avevo bollato come una stranezza, se non una scortesia, ovvero non rispondere subito alla mia semplice domanda, era invece desiderio di completezza. Il ragazzo, tornato a casa dalla lezione, aveva dedicato una parte della propria giornata a stilarmi l&#8217;intero elenco del suo corso di studi liceale. Quello certo non fu il primo episodio in cui inciampai nella differenza di atteggiamento tra un italiano e un tedesco. Ma lo ricordo in particolar modo, vista l&#8217;accuratezza del mio interlocutore. Questi, anzich&#233; cavarsela con due righe, prima di fornirmi una risposta volle controllare e ripassare tutto il suo cursus honorum.</p><p>Il mio compagno di corso non era stato n&#233; sgarbato n&#233; sfuggente nella sua reazione. Al contrario, aveva preso la mia richiesta con molta seriet&#224;, tanto da dedicarle assai pi&#249; tempo di quanto io me lo sarei mai immaginato. Il mio diario di quei mesi liquid&#242; l&#8217;episodio con una riga sola: &#171;I tedeschi capaci di gesti di generosit&#224; o attenzione improvvisi&#187;.</p><p>Una vita in Germania mi ha insegnato che i popoli sono diversi: una considerazione molto banale, che per&#242; ha un altro sapore quando viene vissuta. E che spesso chi giudica un atteggiamento lo fa ignorando il motivo di chi ha davanti.</p><p>I tedeschi possono sembrare rigidi, duri e talvolta assai parsimoniosi. E cos&#236; appaiono a molti italiani che vivono in Germania; sono constatazioni che hanno pi&#249; di un grammo di verit&#224;. Ma quelli che a noi possono sembrare solo difetti, visti dall&#8217;altra parte, appaiono come regole di un comportamento educato. Quella che a noi suona come una risposta evasiva, pronunciata per non ferire chi ci sta di fronte, agli occhi di un tedesco &#232; semplicemente una mezza bugia. Siamo maggiorenni, penser&#224; questi. Perch&#233; indorare la pillola? Affermare senza arabeschi una verit&#224;, anche se scomoda, &#232; inteso come rispetto verso la controparte. Vale anche in politica: i politici italiani fanno la faccia feroce, e non di rado poi tutto s&#8217;aggiusta; i tedeschi dicono una cosa e spesso poi la fanno anche.</p><p>Questo modo di ragionare lascia poco spazio alle eccezioni. Se un negozio ha la porta chiusa alle 19, &#232; inutile bussare un minuto pi&#249; tardi per chiedere se ci fanno entrare. La risposta, sempre che qualcuno venga a riferircela, &#232; un semplice no. Ma pronunciato in questa maniera cos&#236; diretta, per un ascoltatore poco abituato anche un s&#236; sembra un attacco. Non lo &#232;. Anzi, la chiarezza in Germania viene vista come sincerit&#224;.</p><p>Un altro episodio che mi fece sobbalzare risale ai primi giorni, quando vivevo ancora a Mannheim, citt&#224; ruspante e multiculturale, immersa nel grigio e nel verde, per me i colori della Germania. Vicino a una pensilina dell&#8217;autobus osservai una giovane mamma accompagnare il suo bambino. Il piccolo camminava al suo fianco e, per via di una lieve irregolarit&#224; sul marciapiede (cosa piuttosto rara, per chi ha calcato i marciapiedi tedeschi), all&#8217;improvviso fece un capitombolo, andando a sbattere con la faccia per terra. Io seguivo la scena poco distante e subito predissi che la mamma avrebbe gridato dallo spavento, gettandosi a coccolare il bambino. Niente di tutto questo. La donna inclin&#242; solo un poco la testa e con un cenno della mano disse al pargolo di risollevarsi. Questi la guard&#242;, ammutol&#236; e velocemente si rialz&#242;, tornando a camminare. Rimasi sbalordito da quella che poteva sembrare una durezza, abituato come ero alle madri italiane (non la mia) che, per un bambino caduto, gridavano fino a rompere i vetri. Poi riflettei su quel tipo di educazione. Severa s&#236;, ma improntata a rendere quanto prima un figlio autonomo. Chi adotta questo tipo di educazione &#232; consapevole che i bambini sono furbi e si accorgono quando &#232; inutile piangere. Ecco spiegato perch&#233;, quando mia figlia piccolina inciampa, io seguo l&#8217;esempio della mamma tedesca. Se sono in Italia, assaporo diabolicamente l&#8217;orrore dei genitori che osservano la scena senza pensare che in questo modo sto insegnando a mia figlia che cadere &#232; normale. Quello che conta &#232; risollevarsi presto.</p><p>Tra i miei conoscenti italiani, dall&#8217;impiegato al falegname, dal musicista al giornalista, in molti lamentano che gli impegni non vengano rispettati, che gli appuntamenti siano privi di orario, che la puntualit&#224; sia una cosa rara. Che, in sostanza, viga il pressappoco. Questo modo pi&#249; elastico di interpretare il tempo, ora che mi appresto a tornare in Italia, &#232; qualcosa che devo reimparare. In quasi trent&#8217;anni di Germania non mi &#232; mai capitato, salvo rarissime eccezioni, che qualcuno si sognasse di non arrivare puntuale, men che meno di mancare un appuntamento. Al punto che durante certi inviti a cena scoprivo che i miei ospiti attendevano fuori dalla porta per suonare il campanello esattamente all&#8217;orario concordato. Il lettore italiano che &#232; arrivato fin qui, credo, star&#224; rabbrividendo. Tutta questa precisione, questa puntualit&#224; hanno qualcosa di disumano. Gi&#224; Oskar Lafontaine, per attaccare il cancelliere Helmut Schmidt, ebbe a dire che queste tipiche qualit&#224; tedesche sono virt&#249; secondarie: con esse si pu&#242; dirigere anche un campo di concentramento. Ma esagerava, probabilmente perch&#233; con lui mai nessuno &#232; arrivato in ritardo.</p><p>La puntualit&#224; in Germania non &#232; negoziabile, poich&#233; &#232; vista, innanzi tutto, come un segno di rispetto verso il tempo proprio e quello della controparte.</p><p>Poi, certo, esistono anche le esagerazioni. Come quella di fissare un incontro anche mesi prima che avvenga. Un giorno, pi&#249; per averne conferma che seriamente, mi capit&#242; di proporre a un amico un pranzo che avrebbe avuto luogo sei mesi pi&#249; tardi. Arrivato il momento concordato, mi presentai al ristorante. Non feci in tempo a varcare la soglia che lo intravidi aspettarmi tranquillo al tavolo. Ricordo in me un misto di stupore, ammirazione e sottile inquietudine nel non cogliere sul suo volto nemmeno un accenno ironico alla faccenda.</p><p>La precisione, la puntualit&#224;, il rispetto per i tempi concordati saranno comportamenti di cui avvertir&#242; la mancanza tornato in Italia? O, piuttosto, bisogner&#224; valutare caso per caso?</p><p>Di sicuro, una societ&#224; impostata con poco spazio all&#8217;improvvisazione comporta delle rigidit&#224; sociali. Chi visita i mercatini di Natale di Monaco di Baviera la prima volta ne &#232; sopraffatto. Sembra una fiaba e in fondo &#232; questo quello che ci vendono. Pazienza che gli ammennicoli delle bancarelle non servano a nulla e costino troppo. Diverso &#232; per chi ha vissuto decenni di inverni nella capitale bavarese. E constata, un dicembre dopo l&#8217;altro, che il rito dei mercatini si compie nella stessa identica maniera ogni anno. Al punto da imparare a conoscere esattamente, con una precisione al metro quadrato, la disposizione di ogni bancarella. Una monotonia che stempera i colori della fiaba. Ne so qualcosa: riguardando le mie vecchie email, ritrovo l&#8217;invito che spedivo io stesso ogni anno agli amici per il tradizionale appuntamento ai mercatini, &#171;per incontrarsi, trincare Gl&#252;hwein e spilluzzicare salumi&#187;, fissato per un marted&#236; di dicembre con settimane di anticipo, dalle 18:00 alle 20:30, in una capanna sudtirolese di Wei&#223;enburger Platz per noi riservata. Persino la fiaba, a Monaco, aveva il senso della prenotazione.</p><p>La prima vittima di una struttura socialmente cos&#236; ordinata &#232; la spontaneit&#224;. Proprio quella che, da qualche tempo, comincia a mancarmi (ma senza esagerare, s&#8217;intende!).</p><p>Per anni ho accumulato libri di autori che spiegano i tedeschi: il primo, <em>Germany and the Germans</em> di John Ardagh, me lo consigli&#242; Beppe Severgnini nei miei primi mesi di Mannheim, e lo ordinai via Internet, cosa che nel 1999 era gi&#224; di per s&#233; un&#8217;avventura. Per tutti quelli che, come me un tempo, si trovano oggi all&#8217;inizio di un percorso culturale e sociale che passa tra Italia e Germania, consiglio, tra i tanti, un piccolo libretto di Donatella Brogelli Hafer e Cora Gengaroli-Bauer, edito da Carocci, chiamato <em><a href="https://www.carocci.it/prodotto/italiani-e-tedeschi">Italiani e tedeschi. Aspetti di comunicazione interculturale</a></em>. Mi raccomando, non fermatevi al titolo, affascinante come una visita dall&#8217;oculista.</p><p>Sintetizzate in poche pagine ci sono perle di annotazioni interculturali utili per chi, per lavoro o piacere, si rapporta con un interlocutore tedesco. Si parla, tra l&#8217;altro, di modi differenti di intendere lo spazio, il tempo e la comunicazione indiretta. Vi si impara, per esempio, che durante un brindisi il tedesco cerca gli occhi del commensale, forte del detto &#171;Beim Ansto&#223;en nicht angucken &#8211; das gibt sieben Jahre schlechten Sex&#187; (non guardarsi mentre si brinda porta sette anni di sesso scadente), laddove noi italiani quell&#8217;intimit&#224; oculare cos&#236; spinta la troviamo un poco imbarazzante. O che la stretta di mano, in apparenza il pi&#249; innocuo dei saluti, &#232; in realt&#224; una trappola interculturale: in Germania &#232; il saluto di ogni giorno, in Italia la riserviamo alle occasioni formali, sicch&#233; il tedesco che la porge all&#8217;amico italiano passa per freddo e distaccato. Il caso limite &#232; la sauna: a noi pare assurdo congedarsi con una stretta di mano da chi ci &#232; stato seduto accanto nudo; per un tedesco &#232; normalissimo, e dopo si pu&#242; continuare tranquillamente a darsi del Lei, sfoderando l&#8217;intera sfilza di titoli accademici. (Ammetto tuttavia che io, in sauna in Germania, pur avendolo cercato a lungo, non ho mai visto nessuno congedarsi stringendo la mano).</p><p>Un consiglio che non ricordo di aver letto in quelle pagine e che vale soprattutto per chi, come me, ha vissuto a lungo a Monaco di Baviera &#232; quello di porre un poco di attenzione quando un conoscente, un cameriere o un semplice passante per strada si rivolge a noi spiccicando qualche parola di italiano. Sovente mi &#232; capitato di osservare amici provenienti dall&#8217;Italia che, salutati calorosamente con queste parole da un tedesco, non mostravano alcuna reazione. Un bavarese, come ricorda il mio amico scrittore <a href="https://scritti.melazzini.com/p/peter-peter-quando-il-palato-si-mette">Peter Peter</a>, spesso ha dato il primo bacio sul lago di Garda, e quando al ristorante ordina un Lugana non sta solamente dimostrando preferenza per i vini della nostra terra. Per lui questo piccolo gesto &#232; anche espressione d&#8217;amore verso un Paese dal quale &#232; affascinato.</p><p>Quando un tedesco si rivolge a noi con una frase mal pronunciata in italiano, non lo fa per cortesia o per apparire saputello. Quelle poche parole espresse a fatica sono spesso una preziosa dimostrazione d&#8217;affetto. Non lasciamole cadere nel silenzio. Basta uno sguardo, un sorriso di approvazione, per ricambiarle.</p><p>In fondo, se l&#8217;alchimia tra italiani e tedeschi funziona da secoli, &#232; per una ragione molto semplice: siamo abbastanza lontani da trovarci interessanti, e non cos&#236; vicini da sentirci noiosi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nolan e il cavallo di vetro]]></title><description><![CDATA[Piano a distruggere mondi.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/nolan-e-il-cavallo-di-vetro</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/nolan-e-il-cavallo-di-vetro</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sun, 02 Aug 2026 06:52:55 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo dell&#8217;Odissea di Nolan, non dell&#8217;Odissea di Omero. Tralascio quindi pi&#249; o meno tutte le valutazioni sul fatto che un film prodotto nel 2026 abbia, giocoforza, attori e sensibilit&#224; diversi dall&#8217;originale. E chi se ne importa se il soldato greco trafitto ai piedi del cavallo &#232; interpretato da un attore transgender, o se la bella Elena ha il volto di Lupita Nyong&#8217;o. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Xv8E!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb7d7e9d7-2ada-4760-9cf1-f7fef7a87ce2_1600x900.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Arrabbiarsi per una mancanza di fedelt&#224; filologica, quando parliamo di un&#8217;opera che &#232; pietra angolare della cultura occidentale e peraltro frutto di fantasia (che io sappia, nella Grecia antica i ciclopi non si aggiravano per le isole), lo lasciamo ai <a href="https://x.com/elonmusk/status/2079758604656316619">trilliardari attaccabrighe su X</a>.</p><p>Quello che a me ha colpito particolarmente &#232; il dialogo finale tra Odisseo e Penelope. Un dialogo intriso di senso di colpa, qualcosa, credo, di molto cristiano, e anche questo poco in linea con la sensibilit&#224; greca. Attenzione: non che i greci ignorassero la colpa. Avevano la hybris, che oltrepassa la misura; il miasma, che contamina; la nemesi, che riequilibra. Ma era colpa oggettiva, una macchia che si contrae come si contrae una malattia e che il rito pu&#242; lavare; non un rimorso che ci si porta dentro. Quello che Nolan mette in bocca a Odisseo &#232; invece coscienza interiore.</p><p>Ma colpa di che cosa? &#200; la colpa dell&#8217;uomo che ha capito di essere diventato, col proprio ingegno, un distruttore di mondi. L&#8217;abbiamo gi&#224; sentita, questa? Ma certo, Oppenheimer: l&#224; il regista questa tematica ce la sbatte in faccia. Con l&#8217;Odissea Nolan &#232; pi&#249; sottile, ma non per questo meno tremendo. Il suo Odisseo capisce che l&#8217;astuzia di portare in dono un&#8217;arma micidiale non solo permette di conquistare una citt&#224;, ma diventa anche la miccia che distrugge un mondo. Il mondo delle convenzioni, il mondo degli d&#232;i, il mondo dell&#8217;ospitalit&#224;: tutto questo gli Achei lo gettano alle ortiche.</p><p>In una scena dal montaggio memorabile vediamo una giovane sacerdotessa troiana che sta per essere decapitata, o quantomeno questo intuiamo, mentre in campo torna la scena gi&#224; anticipata da vari flashback. Vediamo un soldato decapitare la statua della dea Atena. Quella stessa Atena che si presenta nelle visioni di Odisseo vestendo proprio i panni della giovane troiana sacrificata insieme alla sua citt&#224;.</p><p>Nel racconto antico del saccheggio di Troia &#232; Aiace d&#8217;Oileo a strappare dall&#8217;altare Cassandra, la sacerdotessa aggrappata al simulacro di Atena, ed &#232; quel sacrilegio a scatenare l&#8217;ira della dea e a rovinare il ritorno di tutti gli Achei. Il naufragio non nasce dalla guerra, nasce dalla profanazione. Quel conto, nel mito, lo pagano tutti gli Achei, Odisseo compreso, che di Cassandra non aveva colpa alcuna. Il film d&#224; al solo Odisseo la coscienza di ci&#242; che sta pagando.</p><p>&#200; risaputo che Nolan rifugge la computer grafica. Odissea &#232; il primo film della storia girato interamente con cineprese IMAX 15/70, per le quali &#232; stata costruita una custodia insonorizzata apposita, cos&#236; da poter riprendere un attore che sussurra a trenta centimetri dall&#8217;obiettivo. Bello sforzo, rosico tra me e me, che per fare un documentario ricevo dalle emittenti, se va bene, quattro pagnotte. Se anch&#8217;io avessi 250 milioni di dollari, probabilmente vorrei costruire antiche navi greche e far scoppiare bombe vere. Ma ci&#242; non significa che l&#8217;abbondanza di Nolan ne assottigli la sensibilit&#224;. Anzi, dopo essere stato esposto in sequenza allo stesso messaggio in Oppenheimer e Odissea, e parimenti <a href="https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura">verificando con mano</a> la potenza dell&#8217;IA, sono convinto che il suo messaggio sia profondo e assolutamente attuale.<br>I suoi film da centinaia di milioni, realizzati per quanto possibile con effetti speciali &#8220;artigianali&#8221;, non sono solo un grandissimo spettacolo e, in fondo, un folgorante esempio del soft power occidentale. Dalle opere di Nolan viene, pi&#249; recondito, un messaggio fortissimo all&#8217;uomo moderno: fare attenzione alla propria genialit&#224;, evitando che ci scappi di mano.</p><p>Parole che potrebbero suonare un po&#8217; retoriche, se non fosse che in questi anni, in questi mesi, in questi giorni, ognuno &#232; testimone del mutamento antropologico portato avanti in maniera dirompente dai colossi che sviluppano l&#8217;intelligenza artificiale. Vediamo macchine che sembrano sempre pi&#249; pensanti. Vediamo robot nei quali vengono innestate intelligenze artificiali. Le nostre capacit&#224; cognitive subiscono accelerazioni che, lungi dall&#8217;essere fantascienza, ci permettono competenze che un tempo erano precluse ai pi&#249;. E pazienza se tutto questo ben di Dio messo a disposizione dalla tecnica, lo si usa per fotografare i piedi su OnlyFans o insultare sconosciuti sui social.</p><p>Intervistato dal giornalista francese Hugo Travers, Nolan <a href="https://www.youtube.com/shorts/G-ul15Qi7l4">ha detto</a> che l&#8217;intelligenza artificiale &#232; &#171;un cavallo di Troia di cui tutti sanno che dentro ci sono i greci&#187;. E ha aggiunto: &#171;Un cavallo trasparente, fatto di vetro&#187;. Il regista ha usato per la tecnologia di oggi esattamente la stessa immagine che il suo film mette al centro di tutto.</p><p>Ecco il messaggio di Nolan, o quantomeno uno dei suoi messaggi: cerchiamo di non fare la fine di Odisseo. Attento, uomo: con la tua astuzia puoi vincere battaglie e anche guerre, fino a che essa non si ritorce contro di te. Allora sar&#224; pianto e stridore di denti.</p><p>Per questo le invettive di Elon Musk sul presunto wokismo dei film di Nolan, e in particolare dell&#8217;Odissea, risultano davvero ridicole. Per pubblicizzare il suo modello di intelligenza artificiale, Musk continua a rilanciare dalla sua piattaforma privata X l&#8217;idea che creer&#224; un&#8217;Odissea fatta interamente con l&#8217;intelligenza artificiale. Ben vengano gli strumenti tecnici pi&#249; strabilianti, ma possederli non significa avere le doti registiche di Nolan. E allora mi chiedo: come non capire che le tue grida, le tue imprecazioni, il tuo voler sostituire un regista con un software sono funzionali al messaggio portato avanti da chi stai attaccando? Verrebbe quasi da dargli una carezza, a Musk, certe volte. Lo stesso urlatore social che pronosticava il disastro al botteghino, e si &#232; dimostrato cattivo profeta. Odissea ha incassato in tre giorni pi&#249; dei 250 milioni di dollari che &#232; costato, e a fine luglio ne aveva fatti quasi settecento nel mondo. Senza intelligenza artificiale, in barba ai profeti di sventura, con un pupazzo di Polifemo alto diciotto metri, montato dentro una grotta vera della Messenia, tra le api e quaranta pecore.</p><p>Detto questo, nessuno dice che dovremmo rinunciare all&#8217;intelligenza artificiale: queste sono chiacchiere da benestanti attempati che hanno la segretaria a cui delegare i propri appuntamenti. Ma quando la riflessione di un regista rivela con una certa costanza i pericoli della nostra inventiva, e lo fa con tanta potenza filmica, io mi siedo in poltrona e ci rifletto. E dopo tre ore, esco dal suo spettacolo ammirato, ma anche turbato. E timoroso che l&#8217;essere umano, nel suo continuo progresso tecnico, stia percorrendo il destino di Odisseo e preparando una grande battaglia contro se stesso.</p><p>Come se non bastasse, il finale di Nolan porta a compimento quello che Omero aveva soltanto profetizzato: nel poema &#232; Tiresia, evocato ai confini dell&#8217;Oceano, ad annunciare a Odisseo un ultimo viaggio, con un remo in spalla, fino a incontrare uomini che non conoscono il mare. Nolan fa un regalo ai grandi romantici. Odisseo torna a Itaca, la riconquista, e scopre che - mosso dal desiderio di dare degna sepoltura ai compagni caduti - non ci pu&#242; restare: lascia il trono al figlio e riparte verso occidente, con Penelope accanto. Con un gran bel sorriso, e chissenefrega che &#232; stato vent&#8217;anni lontano da Itaca.<br>Perch&#233; la casa non &#232; il palazzo, bens&#236; Penelope: l&#8217;amore ritrovato.<br><br>Questo &#232; l&#8217;ultimo film che vedo in Germania prima del mio ritorno in Valtellina (dove non si conosce il mare), da cui sono lontano ben pi&#249; di vent&#8217;anni. Un film che parla di un ritorno: non poteva esserci coronamento migliore per il mio tempo trascorso nelle sale cinematografiche tedesche. Del resto, anche Nolan la sua Itaca &#232; andato a cercarla in Italia: a Favignana.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Prosit, Monaco]]></title><description><![CDATA[L&#8217;ultima estate tedesca, i Biergarten e il vero significato della Gem&#252;tlichkeit]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/prosit-monaco</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/prosit-monaco</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:55:27 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Questa &#232; l&#8217;ultima estate che passo in terra tedesca. Motivo per cui spesso mi chiedo cosa davvero mi mancher&#224; della citt&#224; in cui ho vissuto per pi&#249; di vent&#8217;anni. Il mio metodo di lavoro &#232; legato soprattutto a una comunicazione sparsa tra Italia e Germania, non tanto al luogo in cui abito. Datemi un computer e mi metter&#242; in contatto col mondo. Cos&#236; ho fatto e cos&#236; continuer&#242; a fare quando sar&#242; tornato in Italia. Se a questo aggiungiamo che una figlia piccola ha quasi azzerato i contatti sociali slegati dalla sua crescita, &#232; facile capire perch&#233; di Monaco di Baviera abbia smesso di vivere il lato pi&#249; sociale. C&#8217;&#232; stato un tempo in cui ne giravo ogni stradina, sia per <a href="https://scritti.melazzini.com/p/montmartre-alla-tedesca">scriverne</a> sia per fare da guida ad amici e conoscenti. O semplicemente per l&#8217;amore verso una citt&#224; che mi ha sempre fatto sentire accolto. Ma adesso che &#232; il momento di levare le tende, cosa davvero mi mancher&#224; delle due sponde dell&#8217;Isar?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Biergarten a Monaco, di sera&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Biergarten a Monaco, di sera" title="Biergarten a Monaco, di sera" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FQY8!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a02efca-ac28-435d-82d4-43136b17f3f5_1672x941.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div></figure></div><p>Di certo non i cinema, i teatri, l&#8217;opera o le altre istituzioni culturali, che ho frequentato solo saltuariamente, apprezzando molto di pi&#249; la <em>Bildung</em> privata del leggermi un libro. N&#233; verser&#242; lacrime per i bar e i ristoranti, che da tempo ho smesso di frequentare. Non tanto e non solo perch&#233; negli ultimi anni i costi della gastronomia sono cresciuti molto pi&#249; della qualit&#224;. Uno dei motivi che ormai mi tengono lontano da molti locali &#232; una semplice questione acustica. Rari sono quei luoghi in cui si pu&#242; pasteggiare conversando a bassa voce. Tutto &#232; caotico. Tutto &#232; un frastuono. Il rumore lo posso capire se d&#8217;inverno porto un turista all&#8217;Hofbr&#228;uhaus, ma perch&#233; anche certi locali eleganti, che vogliono sembrare raffinati, si curano cos&#236; poco dell&#8217;aspetto acustico? Nessuno ha detto loro che i soffitti alti fanno rimbalzare i suoni e che senza materiale assorbente ogni vocio diventa baccano? Non essendo pi&#249; un ventenne, non associo il baccano durante la cena al divertimento. Tutto questo rumorio mi pesa sull&#8217;umore e affatica la mente. Strano, perch&#233; il tedesco di solito &#232; piuttosto quieto. Monaco, citt&#224; pi&#249; che tranquilla, salvo il periodo dell&#8217;Oktoberfest non ha scalmanati che urlano per strada. Ma quando d&#8217;inverno ti infili in un locale, spesso ti viene incontro un muro di suono che ti assesta due schiaffi a mo&#8217; di buongiorno.</p><p>Quando poi arriva il momento di pagare, tocca subire l&#8217;avversione dell&#8217;oste tedesco per qualsiasi tecnologia. Anzich&#233; fare della moneta elettronica la normalit&#224;, molti ancora accettano solo contanti, come fossimo al secolo scorso. Se mi azzardo a farlo notare, ricevo sguardi sorpresi, quasi fossi un ostaggio del gran capitale. Suvvia, osti tedeschi, non siate ridicoli. Dalla Serbia ai rifugi alpini della Valfurva ormai si paga quasi dappertutto senza contanti. Non saranno davvero quei pochi centesimi di commissione che vi spingono a obbligare i vostri avventori a girare con portafogli da benzinaio anni Novanta. Lasciatemi almeno la scelta di pagare un leggero sovrapprezzo, ma non obbligatemi a girare con banconote nelle tasche. Tutto questo amore per il contante, una coperta di Linus da cui la societ&#224; tedesca si sta staccando assai pi&#249; lentamente di molte altre nazioni d&#8217;Europa, per forza di cose tende anche a favorire il nero. Non a caso negli scorsi decenni, a suon di banconote fumanti, la &#8217;Ndrangheta <a href="https://scritti.melazzini.com/p/wurstel-connetion">si &#232; comprata mezza Germania dell&#8217;Est</a>.</p><p>Ma stavamo parlando di bei ricordi. E quello che mi mancher&#224; &#232; proprio un luogo di gastronomia: il Biergarten, l&#8217;istituzione bavarese che pi&#249; mi ha toccato il cuore. Sar&#224; perch&#233; la prima volta che capitai da queste parti venni portato dalla famiglia che mi ospitava proprio a scolare un mezzo litro di birra in uno di questi luoghi ameni. Sar&#224; perch&#233; questi spazi accessibili rendono le notti della breve estate tedesca quasi soavi. Non &#232; facile spiegare a chi non c&#8217;&#232; mai stato di cosa stiamo parlando. A parole tutto sembra assai pi&#249; prosaico.</p><p>Sono grandi spazi urbani, oasi di pace sorvegliate da alti ippocastani. Parlo proprio di questi alberi perch&#233; le loro grandi foglie filtrano i raggi del sole nelle giornate estive. E perch&#233; non stanno l&#236; per caso: i birrai li piantarono due secoli fa sopra le cantine scavate lungo le rive dell&#8217;Isar, dove la birra riposava al fresco accanto al ghiaccio. Quando nel 1812 il re Massimiliano I concesse loro di mescere direttamente sopra quelle cantine, per non rovinare gli osti della citt&#224; viet&#242; loro di servire da mangiare, pane a parte. Da quel divieto nacque un&#8217;usanza che resiste ancora oggi: nel Biergarten il cibo te lo puoi portare da casa.</p><p>I Biergarten sono infatti luoghi in cui vige un solo obbligo: quello di consumare da bere. Parliamo naturalmente soprattutto di birra; il vino qui &#232; pressoch&#233; sconosciuto. Poi certo ci si pu&#242; anche ingozzare di ogni tipo di carne, ma spesso la cucina non &#232; il vero motivo per cui se ne frequenta uno. Le famiglie tradizionali lo usano come estensione del proprio tinello. Ci vengono in grandi gruppi. Si portano pure la tovaglia a scacchi e un cestino di provviste, per passare una sera in compagnia. Le grandi panche favoriscono la commistione tra le persone. In un Biergarten non conta quanto hai sul conto corrente. Conta solo che tu abbia voglia di bere, rilassarti e stare tranquillo. Soprattutto quando giunge la sera e sugli alberi si accendono i fili di lampadine, chiacchierando con gli amici davanti a una birra ti scordi che l&#224; fuori il mondo &#232; un casino. Qui l&#8217;unico rumore che senti &#232; il tintinnio dei boccali di chi fa prosit.</p><p>Non vi &#232; alcun testo di germanistica che possa spiegare meglio il significato profondo della parola Gem&#252;tlichkeit, una costruzione che ingloba in s&#233; il sostantivo Gem&#252;t, ovvero animo. La Gem&#252;tlichkeit &#232; la pace interiore, connessa al luogo dove ti senti a casa. Per chi ha masticato tedesco &#232; facile capire che qui si parla di Heimat. Il comico Gerhard Polt, bavarese fino al midollo, in uno dei suoi pezzi pi&#249; divertenti si lancia nella parodia di un suo conterraneo beato di birra, seduto in un Biergarten a contemplare il nulla. Perch&#233; &#232; facile fare dell&#8217;ironia su questo luogo, in fondo cos&#236; semplice. Ma &#232; difficile, una volta che ci sei stato, non subirne il fascino sottile e profondo, nascosto dietro ai fiumi di birra e alle montagne di patate sfornate ogni giorno.</p><p>Se capiti a Monaco, cerca ad esempio il Taxisgarten. Non troverai nessun turista, solo famiglie del posto, amici che si ritrovano dopo il lavoro, genitori che tra un sorso e l&#8217;altro lanciano occhiate ai bambini presi nei loro giochi. Un Biergarten &#232; un luogo quieto e accogliente, che permette ai tanti alle prese con affitti esosi di passare una serata fuori dalle proprie mura. I costi sono contenuti e il cibo ti sazia. Ma soprattutto un Biergarten sa darti la sensazione di stare vivendo davvero nel cuore della citt&#224;. &#200; questa la cosa strana: in una metropoli dai costi esorbitanti resistono oasi di socialit&#224; che sembrano fermare il tempo. Ci hanno provato, a toccarle. Quando nel 1995 un tribunale ordin&#242; a un celebre Biergarten di chiudere alle nove e mezza di sera per il quieto vivere dei vicini, oltre ventimila monacensi, molti in Lederhosen e Dirndl, scesero in piazza. Fu la &#8220;rivoluzione dei Biergarten&#8221;, e la vinsero: da allora un&#8217;ordinanza bavarese consente ai Biergarten di far durare la serata fino alle undici.</p><p>Se poi davvero ami le fiabe, fai un salto all&#8217;Insel M&#252;hle: siamo a nord-ovest, un po&#8217; fuori dal centro, e come dice il nome c&#8217;&#232; di mezzo un vecchio mulino, con tanto di ruscello, la W&#252;rm, che tecnicamente sarebbe un piccolo fiume. E l&#236;, mentre ti mangi uno <em>Steckerlfisch</em>, il pesce alla brace infilzato su uno spiedo, rifletti che la Germania sa anche incantare, senza bisogno di scomodare Heine e la sua fiaba d&#8217;inverno.</p><p>S&#236;, mi mancheranno questi luoghi che i romani, facendo spallucce, liquidano come una loro fraschetta, senza capire che spazi cos&#236; grandi in una citt&#224; significano anche programmazione urbana, attenzione alle classi popolari, diminuzione della conflittualit&#224; sociale. Proprio come l&#8217;Englischer Garten, l&#8217;immenso parco che batte in estensione Central Park, vanto di una capitale bavarese che prima di molti altri centri urbani ha capito <a href="https://scritti.melazzini.com/p/mein-deutschland-5">l&#8217;importanza del verde diffuso</a>. Naturalmente anche l&#236; i Biergarten non mancano: c&#8217;&#232; quello turistico della Torre cinese, il Seehaus salottiero in riva al lago, e su a nord, dove il parco si fa selvatico, l&#8217;Aumeister, il pi&#249; autentico di tutti.</p><p>La prossima volta che verrai d&#8217;estate a Monaco, visita pure le Pinacoteche, ma non perdere l&#8217;occasione di alzare un boccale in un Biergarten tra i mille a disposizione. E fai un brindisi anche per me, visto che ormai sar&#242; lontano.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Memento mori, Silicon Valley]]></title><description><![CDATA[Bryan Johnson, i miliardari a caccia dell'immortalit&#224; e la maturit&#224; di accettare un limite]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/memento-mori-silicon-valley</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/memento-mori-silicon-valley</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sun, 26 Jul 2026 06:56:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>&#171;Chi teme la morte &#232; gi&#224; morto&#187;, Carlo Michelstaedter.</em></p><p>Bryan Johnson, autoproclamatosi conquistatore dell'immortalit&#224;, ha scoperto di avere una malattia autoimmune incurabile: una gastrite per cui, parole sue, il suo stomaco &#171;si sta mangiando da solo&#187;. Dopo anni in cui ha vissuto di beveroni, pillole, iniezioni e altre amenit&#224;, finendo con l'apparire il fantasma di se stesso, in pratica un Carlo Conti inverso, bianco come un cencio, e con un sentore di artificialit&#224; sul volto, all'improvviso &#232; costretto a fare i conti con i suoi assurdi sogni di immortalit&#224;. La beffa &#232; doppia: l'uomo pi&#249; misurato del pianeta, che da anni cataloga ogni battito e ogni analisi del proprio corpo, ha covato il nemico in corpo senza accorgersene. E nemmeno ora si arrende: nessuna condizione, ha proclamato, va presunta incurabile, e per l'occasione si &#232; cucito addosso un protocollo di cure da un milione di dollari l'anno.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!t_hi!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27565c94-f451-4a0e-8c3d-44a282e309b3_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>La corsa alla vita eterna &#232; antica quanto l'uomo. Gi&#224; il primo imperatore della Cina mor&#236; probabilmente avvelenato proprio dagli elisir di mercurio che avrebbero dovuto renderlo eterno. Per non dire del povero Titono, per il quale l'innamorata Aurora ottenne da Zeus l'immortalit&#224;, dimenticandosi per&#242; di chiedere anche l'eterna giovinezza: non gli rest&#242; che avvizzire per sempre. <br>Ma negli ultimi anni, grazie anche alle fortune colossali accumulate da singoli individui, per lo pi&#249; statunitensi, la sfida a superare l'ultimo confine sembra stia diventando una moda. Insieme a Bryan Johnson troviamo l'oscuro Peter Thiel, che ha donato sette milioni di dollari alla ricerca contro l'invecchiamento e si &#232; gi&#224; prenotato un posto nelle <a href="https://fortune.com/2023/05/04/peter-thiel-cryonics-cryogenically-frozen-death-anti-aging-health/">celle frigorifere di Alcor</a>, in attesa di resurrezione tecnologica, e Jeff Bezos, che divide le proprie immense ricchezze tra la conquista dello spazio e <a href="https://www.technologyreview.com/2021/09/04/1034364/altos-labs-silicon-valleys-jeff-bezos-milner-bet-living-forever/">Altos Labs</a>, laboratorio che studia come riprogrammare le cellule per farle ringiovanire. Fatica sprecata, ammoniva gi&#224; venticinque secoli fa Teognide: &#171;non c'&#232; prezzo che tu possa pagare per sfuggire alla morte&#187;. <br>Comune a tutti questi magnati &#232;, quindi, una mentalit&#224; profondamente antifilosofica, se ricordiamo il detto di Socrate, tramandato da Platone nel Fedone, che filosofare &#232; imparare a morire.</p><p>Perch&#233; la morte &#232; l'unica vera singolarit&#224; di ogni essere vivente. &#200; anche il confine ultimo che ci definisce, perch&#233; noi siamo vivi in quanto non ancora morti. Se non vi fosse distinzione tra questi due stati dell'esistenza, tra essere e non essere, non saremmo, s&#236;, morti, ma nemmeno davvero vivi.</p><p>La cessazione dell'esistenza non &#232; una semplice caratteristica, una malattia o un accessorio dell'essere umano. &#200; il punto inesorabile a cui tende la nostra vita. Certo possiamo scomodare Epicuro e affermare, col sorriso del furbo, che quando ci siamo noi non c'&#232; la morte e quando c'&#232; la morte non ci siamo noi. Tutte belle frasi per imbiancare la terribile verit&#224;. Noi moriremo e con noi i nostri figli, le nostre mogli, i nostri amici e tutti coloro che in questo momento calcano la terra. &#200; un pensiero terribile quello di raffigurarsi il momento in cui arriver&#224; la nostra ora, o quella dei nostri cari, al punto che lo scacciamo in ogni modo, con mille attivit&#224;. E giustamente, altrimenti impazziremmo. Onore quindi a chi spende le proprie risorse nel cercare di spostare in l&#224; il confine naturale della cessazione delle nostre funzioni vitali. Probabilmente chi come Johnson si sottopone a queste torture, al di l&#224; del fine personale, pi&#249; o meno inconsapevolmente contribuisce a fornire preziose informazioni alla ricerca scientifica. E di questo lo ringraziamo.</p><p>Ma quando questi esploratori del limite ultimo si fanno predicatori e cominciano a venderci la panzana che la morte possa essere non tanto rimandata, quanto proprio sconfitta, allora cadono nel ridicolo. Un ridicolo tanto pi&#249; palese quanto pi&#249; tragica &#232; la loro cecit&#224; di fronte al muro della morte. <br>L'essere umano, e con lui tutto il creato, ha un termine. Ineludibile, invalicabile. Che poi la fisica quantistica ci disegni bizzarre teorie e big bang che tornano indietro, questo nulla toglie al fatto che per <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CXhnPLMIET0">i molti noi sparsi nei vari multiversi</a> prima o poi arriva, arriver&#224;, o &#232; arrivato, il momento zero. A tutti questi scalmanati consiglio l'umilt&#224; di accettare radicalmente la propria finitudine. Perch&#233; non &#232; vero, come piace pensare a tutti noi cosmopoliti, che la nostra esistenza sia del tutto priva di confini. L'ottimismo di chi &#232; mosso dal desiderio di varcare i limiti genera naturalmente risultati strabilianti. Ma, purtroppo, appunto, c'&#232; un limite a tutto. E c'&#232; un limite per tutti. Quel termine &#232; l&#236; a ricordarci che oggi ci siamo e un giorno non ci saremo.</p><p>Ma non facciamoci prendere dal panico di questa banale constatazione. Assumiamola su di noi, teniamola nel fondo dei nostri pensieri, e flettiamola a nostro vantaggio per vivere pi&#249; intensamente ogni minuto che passa e che, come cantava Battiato, &#171;non torner&#224;, non ritorner&#224; pi&#249;&#187;. &#171;Un giorno moriremo tutti, Snoopy&#187;, sospira Charlie Brown in una striscia che circola attribuita a Charles Schulz. E il bracchetto: &#171;Vero, ma tutti gli altri giorni no&#187;. C'&#232; molta pi&#249; verit&#224; in una striscia apocrifa di Snoopy, di quanta ne sogni la tenacia prometeica di Bryan Johnson. <br>Lavoriamo s&#236; per allungare il tempo che ci &#232; concesso, ma non perdiamo momenti preziosi, illudendoci che potremo sconfiggere il nostro annullamento. Moderiamo i nostri <a href="https://opinione.it/hi-tech/2019/02/01/chiara-gulienetti_cordeiro-scienza-curare-invecchiamento-longevit%C3%A0-immortalit%C3%A0-sospensione-criogenica-nanobot/">transumani entusiasmi</a>, senza per questo smettere ogni giorno di meravigliarci, tentando di spingere sempre pi&#249; in l&#224; l'asticella della nostra dipartita fisica da questa terra. Accettiamoci per quello che siamo, miglioriamoci quanto pi&#249; possiamo, ma evitiamo di cadere nel ridicolo di chi s'illude di poter sconfiggere l'inesorabile legge del tempo. Altrimenti saremo sempre solo avventurosi bambini, e mai adulti illuminati. Perch&#233; non bisogna essere invasati di buddismo zen per sapere che la radicale accettazione della verit&#224; &#232; il primo passo per <a href="https://quietmindletters.substack.com/p/buddha-awakened-to-the-truth-of-the">liberarci dal peso dell'esistenza</a>. &#171;C'&#232; un modo molto semplice per diventare Buddha&#187;, scriveva nel Duecento il maestro zen D&#333;gen: &#171;non fare ci&#242; che &#232; sbagliato, non aggrapparsi alla vita o alla morte, mostrare profonda compassione per gli esseri viventi&#187;. Ci&#242; non significa adesione supina al dato di fatto. Significa piuttosto comprendere che solo chi ha assunto su di s&#233; la radicale finitudine dell'esistenza, accettando l'ineludibile, pu&#242; elaborare questa sofferenza primaria operando nella vita sulla base di tale consapevolezza. L'accettazione della propria morte, e la forza di affrontarla sereni, in virt&#249; proprio del fatto che non le si sfugge, lungi dal tendere al superomismo, diventano una lezione di grande umilt&#224;. <br>Sconfiggere la paura della morte accettandone la radicalit&#224;, anzich&#233; illudersi di sconfiggere la morte fingendo di non averne paura. Due posizioni fondamentalmente contrarie. Entrambe comprensibili, entrambe percorribili. <br>Ma non entrambe sapienti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Montanelli, non soltanto un giornalista]]></title><description><![CDATA[Fucecchio, 22 aprile 1909 &#8211; Milano, 22 luglio 2001]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/montanelli-non-soltanto-un-giornalista</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/montanelli-non-soltanto-un-giornalista</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:41:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In casa mia si leggevano sempre il Corriere della Sera e il Giornale. Il primo per le informazioni compassate, il secondo per le opinioni sagaci tirate di fioretto.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Indro Montanelli&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Indro Montanelli" title="Indro Montanelli" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mc3x!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2a65a31-f330-4d5d-89a4-6734826d5edf_1129x1466.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">&#169; Mondadori Portfolio/Giorgio Lotti</figcaption></figure></div><p>Da adolescente per me Indro Montanelli &#232; stato pi&#249; di una lettura obbligata, pi&#249; di una coscienza critica su cui mi sono formato, pi&#249; di un maestro di stile. Negli anni Novanta per me Montanelli &#232; stato il simbolo di una destra italiana che immaginavo fosse possibile. Montanelli e Prezzolini, i due nomi tutelari della destra in cui credevo. Quella del <em><a href="https://archive.org/details/manifestodeiconservatori">Manifesto dei conservatori</a></em>, dove Prezzolini incolonnava, tra i valori dei conservatori, il libro, lasciando la televisione a quelli della sinistra. Quella dei due anti-italiani pi&#249; italiani che ci fossero. Il pi&#249; vecchio, che aveva scelto l&#8217;esilio all&#8217;estero. Il pi&#249; giovane, che si diceva esiliato in patria. Non era vero. Montanelli era il centro del mondo giornalistico e politico italiano. Raccomandava ai giovani che volevano seguire la sua professione di tenersi lontani dalla politica, di tenersi lontani da Roma, mentre lui teneva un attico in piazza Navona. Ma allora certi suoi lati oscuri non mi erano cos&#236; chiari. Allora Montanelli, per me, era l&#8217;anticonformista che denunciava le malefatte del comunismo. Che non aveva timore di prendere gli strali dei tanti che a sinistra sognavano la rivoluzione dalle terrazze romane. <br>Montanelli e Prezzolini, che in una soffitta di New York si cucinavano gli spaghetti, decantati dal cuoco come impareggiabili, guardati di sbieco dal commensale. Entrambi, individualisti fino al midollo. A quel pranzo mancavano solo Leo Longanesi e Panfilo Gentile, che probabilmente era impegnato dietro ai suoi cani.</p><p>Montanelli aveva stile e rispettava il lettore. Non lo vezzeggiava, talvolta lo incalzava, ma lo prendeva sempre sul serio. &#171;Se il lettore non ha capito, la colpa &#232; mia&#187;. Questa era la sua deontologia. <br>Dei politici invece coglieva i difetti, ancor prima delle posizioni politiche. E quando Silvio Berlusconi, nel gennaio del 1994, piomb&#242; nella redazione del Giornale per far capire che al fioretto sarebbe subentrato il randello, lui cap&#236; il terremoto che l&#8217;Italia aveva davanti e abbandon&#242; la sua pi&#249; amata creatura per imbarcarsi nell&#8217;avventura sconclusionata della Voce. Furono mesi movimentati. Io avevo iniziato a studiare all&#8217;Universit&#224; Bocconi a Milano, ma ben pi&#249; che dai testi di economia ero preso dai fotomontaggi del suo nuovo giornale. Fu in quei mesi, in quegli anni, che capii che la destra raccontata da Montanelli in Italia semplicemente non esisteva. Una parte politica fatta di senso dell&#8217;onore, moderazione, desiderio di libert&#224; e disinteresse individuale. La realt&#224; era molto diversa. Al Giornale avevano messo Vittorio Feltri, la cui rozzezza, ora che &#232; anziano, trascolora in bizzarria (e al quale, come uomo prima che come giornalista, vanno in questi giorni di lutto la mia vicinanza e il mio rispetto). Al governo c&#8217;era un signore che pareva Alberto Sordi al potere. Nulla di quanto proclamato da Berlusconi era ci&#242; che io credevo fosse la destra. Dall&#8217;altra parte la confusione dei comunisti che stavano cambiando pelle: se solo potevano, correvano incontro al Berlusca per aiutarlo. Come D&#8217;Alema, che nel 1997, con il &#8220;patto della crostata&#8221;, si impegn&#242; a non toccare il conflitto d&#8217;interessi in cambio della Bicamerale. &#200; forse per quello che dal &#8217;94 sono senza patria politica. Alla fine votavo radicale ma senza crederci troppo.</p><p>La <em>Storia d&#8217;Italia</em> di Montanelli venne attaccata come una sequenza di luoghi comuni. Del resto, anni fa <a href="https://melazzini.substack.com/p/mario-cervi-quando-con-indro-guardavamo">intervistai Mario Cervi</a>, che la firm&#242; con Indro per un tratto lunghissimo, e mi confid&#242; di avere scritto lui gran parte dei volumi successivi, come Montanelli aveva sempre riconosciuto. Per me, comunque, quei libri furono il rifugio di alcune estati noiose. I suoi volumi, i suoi ritratti, le sue battute mi affascinavano. Non fu mai per me un eroe perch&#233;, in questo Brecht ci aveva visto giusto, sfortunato &#232; chi di eroi ha bisogno. Ma gli anni passavano e io temevo che lui se ne sarebbe andato. Gli scrissi anche due o tre volte, confessandogli il mio timore. Chiaro che non mi rispose. Se ne and&#242; durante l&#8217;immane caos del G8 di Genova. Quello in cui mor&#236; un ragazzo che aveva sollevato un estintore contro la jeep dei carabinieri. Quello in cui la polizia pest&#242; gli oppositori con metodi sudamericani. Persero tutti. Povera Italia, che ebbe per anni un guascone come primo ministro. <br>Appena arrivai in Germania, nel 1999, tutti mi chiedevano conto di Berlusconi. Ma allora non era ancora invalsa l&#8217;abitudine di atteggiarsi a offesi, a vittime, per guadagnarsi l&#8217;intervista di rito. E quindi io abbozzavo nel nuovo Paese, cercando di far capire che non tutti gli italiani erano dei bajazzi. <br>Montanelli se ne and&#242; proprio nel momento in cui pi&#249; avevamo bisogno di lui. Da allora come mi mancano i suoi commenti puntuali, affilati, sempre divertenti. Un po&#8217; mi manca il mondo di ieri fatto solo di Corriere e Giornale, cos&#236; composto, anche se molto conservatore. Ma su quei fogli di allora nessuno si sarebbe sognato di riempire pagine con il gossip attorno alla famiglia che vive nel bosco, ai piccioncini innamorati e ai loro matrimoni d&#8217;estate, alla farfallina di Bel&#233;n. Allora il giornalismo era una cosa seria. O, almeno, lo si credeva.</p><p>Sono grato a Sandro Gerbi e Raffaele Liucci che nella <a href="https://www.hoeplieditore.it/hoepli-catalogo/articolo/indro-montanelli-sandro-gerbi/9788820363529/0815">loro biografia</a> gettarono finalmente luce su certi difetti di Indro. E cos&#236; scoprii che tutti quegli incontri sensazionali di cui Montanelli si vantava, chiss&#224;, forse non erano davvero esistiti. A partire da quando raccont&#242; di aver incontrato Hitler il giorno dell&#8217;invasione della Polonia: un episodio che nessuno ha mai potuto documentare, e che lui stesso narr&#242; in versioni tra loro incompatibili. E se quello resta almeno nel campo del non provato, altre panzane vennero smascherate una a una. Giur&#242; di aver visto con i propri occhi i cadaveri di piazzale Loreto, salvo che in quelle settimane risultava rifugiato in Svizzera. Neg&#242; da testimone l&#8217;uso dei gas tossici in Etiopia, finch&#233; la desecretazione dei documenti militari, nel 1996, non lo costrinse ad ammettere il contrario. Dovette ritrattare in tribunale i particolari che si era inventato sul caso Pinelli. Del resto, per chi voleva capire, lui stesso lasciava intuire che i fatti da lui riferiti erano spesso pi&#249; &#8220;verosimili&#8221; che &#8220;veri&#8221;. Ecco, scoprire che l&#8217;anti-italiano Indro Montanelli raccont&#242; un sacco di balle me lo fece diventare pi&#249; umano. Anche lui, un po&#8217; cialtrone. Scoprire che predicava un&#8217;ascetica lontananza dalla politica mentre in privato, impaurito dall&#8217;ascesa dei comunisti, scriveva all&#8217;ambasciatrice americana per sollecitare un&#8217;organizzazione anticomunista clandestina, mi fece capire quanto la sua massima di usare un&#8217;intelligenza critica fino al cinismo andasse adottata anche, e innanzitutto, verso di lui. Sia ben chiaro, in quella lotta io sarei stato dalla sua parte. </p><p>C&#8217;&#232; poi il difetto pi&#249; grave di tutti, quello che ancora oggi gli viene rinfacciato: la &#8220;sposa bambina&#8221;. Nel 1935, sottotenente ventiseienne in Etiopia, compr&#242; dal padre per trecentocinquanta lire una ragazzina eritrea che chiamava Dest&#224;, secondo l&#8217;uso coloniale del madamato; raccontandolo in televisione nel 1969 le attribu&#236; dodici anni, in versioni successive quattordici. Erano tempi e luoghi diversi, vero, ma la cosa fa rabbrividire. Su questo non ci sono attenuanti che tengano.<br>Luci ed ombre. Ma nemmeno una colpa simile cancella il merito di essere stato tra i pochi che, negli anni Settanta, invece di piegarsi al verbo di Mosca o di cedere alle tentazioni della P2, tennero la schiena dritta, pagando con la propria pelle. Perch&#233; Indro ricevette piombo per le sue idee, per mano brigatista. Piero Ottone, allora direttore del Corriere della Sera, lo stesso che nel 1973 aveva licenziato Montanelli, poi fondatore del Giornale, nel dare la notizia dell&#8217;agguato non ne mise nemmeno il nome nel titolo.</p><p>Indro Montanelli, in maniera un po&#8217; vezzosa, si definiva &#171;soltanto un giornalista&#187;. Per me fu un esempio di stile, coraggio e determinazione. In questi anni sembra caduto un poco nel dimenticatoio. D&#8217;altronde lo aveva previsto. &#171;Un Paese senza memoria di se stesso non &#232; un Paese&#187;, <a href="https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-12-02/01.spm">scrisse in una delle sue Stanze sul Corriere</a>, &#171;&#232; solo un conglomerato di bastardi accampati sulla pi&#249; bella terra del mondo, come lo sono le cavallette quando scendono a devastarla&#187;. E quando una memoria ce l&#8217;ha, l&#8217;Italia la usa per armare quegli scalmanati che, presi dalla foga woke, tirano vernice alla statua eretta in suo onore nei giardini che portano il suo nome, a pochi passi dall&#8217;angolo dove le Brigate Rosse gli spararono.</p><p>S&#236;, Indro Montanelli aveva anche ombre. E la giusta maniera per perpetuare il suo ricordo, credo, sia quella di non dimenticare anche questo. A venticinque anni dalla scomparsa, ricordiamone per&#242; il coraggio, la sagacia, lo stile. L&#8217;unicit&#224;. <br>Magari ce ne fossero, di Montanelli, nell&#8217;Italia di oggi. <br>Chiss&#224; cosa scriverebbe della Meloni e della Schlein. Probabilmente, le farebbe inviperire entrambe.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fiorirà il Bitcoin]]></title><description><![CDATA[Dato per morto quasi 500 volte, oggi dimezzato: perch&#233; continuo a credere nella moneta matematica]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/fiorira-il-bitcoin</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/fiorira-il-bitcoin</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 06:44:42 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#171;Allora, quando vendi?&#187; Il messaggino, faccina inclusa, arriva puntuale a ogni ribasso. Ma Bitcoin un giorno arriver&#224; a 150.000 dollari. Quel giorno ricever&#242; altri messaggi dagli stessi amici che in questi mesi mi hanno solo preso per i fondelli.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>In effetti quelli trascorsi dall&#8217;ottobre dell&#8217;anno scorso sono stati mesi difficili. Chi ha investito ai massimi nella riserva di valore elettronica oggi si trova con il 50% di perdita. I necrologi di Bitcoin, dichiarato morto <a href="https://99bitcoins.com/bitcoin-obituaries/">quasi 500 volte</a>, non sono pi&#249; all&#8217;ordine del giorno come un tempo. &#200; successo per&#242; qualcosa di peggio: l&#8217;archivio che ne colleziona i funerali ha sempre meno da registrare. La rivoluzione &#232; in atto e nessuno, nemmeno i critici, pare curarsene.</p><p>Eppure tutto questo silenzio &#232; normale durante i cicli ribassisti. E questo ciclo, a guardar bene, &#232; persino migliore di quelli passati. Nei tracolli di un tempo Bitcoin arrivava a perdere l&#8217;85% e oltre; nel 2022 si &#232; fermato al 77%; oggi &#8220;solo&#8221; alla met&#224;. Rispetto ad allora abbiamo fatto passi avanti. Insomma, detenere l&#8217;invenzione di Satoshi Nakamoto richiede sangue freddo e attitudine al rischio.</p><p>Per molto tempo ha potuto crederci solo chi si era immerso nei tecnicismi di questa invenzione. Ma al pi&#249; tardi dal gennaio del 2024 dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che anche i grandi operatori della finanza tradizionale hanno capito dove sta tirando il vento. Quel mese BlackRock e altri colossi del risparmio gestito hanno immesso sul mercato americano i primi ETF spot su Bitcoin: da allora gli istituzionali possono investire, senza sporcarsi le mani, nel pap&#224; di tutte le criptovalute. I mesi e gli anni successivi sono stati altalenanti, e i guadagni del novembre dello stesso anno, arrivati con l&#8217;elezione di Trump, si sono polverizzati una volta che a tutti &#232; stato chiaro come il presidente degli Stati Uniti creda davvero in una cosa sola: arricchire se stesso.</p><p>Ma in fondo &#232; un bene che il valore della criptovaluta non resti legato a un singolo uomo. Per lo stesso motivo, chi teme che la scommessa di Michael Saylor, l&#8217;imprenditore americano la cui societ&#224;, Strategy, per anni ha acquistato sistematicamente Bitcoin come se non ci fosse un domani, possa trasformarsi con i ribassi in un tracollo, dovrebbe considerare che quella scrollata liberer&#224; la criptovaluta da amicizie troppo interessate.</p><p>Bitcoin &#232; infatti nato, il 3 gennaio 2009, per essere libero e non intermediato. Il prossimo gennaio compir&#224; diciott&#8217;anni: ora che si avvicina alla maggiore et&#224;, abbiamo capito che la sua rivoluzione probabilmente coabiter&#224; con la finanza che voleva attaccare. Ma noi che rivoluzionari non siamo, e ai quali basta vederlo crescere senza che nessuno lo tiri per la giacchetta, manteniamo la calma in questo &#8220;moderato&#8221; crollo. Anzi, c&#8217;&#232; chi benedice il valore oggi dimezzato e ne fa incetta in vista del domani.</p><p>Perch&#233; nonostante il valore a picco, nonostante le immani crisi geopolitiche che creano incertezze sui mercati, nonostante soprattutto l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale che sottrae risorse e programmatori al mondo delle criptovalute, Bitcoin &#232; qui per restare. Nel silenzio, lontano dall&#8217;attenzione pubblica, ancora un po&#8217; sfottuto da certuni, Bitcoin non perde un colpo: la sua blockchain cresce, blocco su blocco. E dopo il rosso, ne sono convinto, torner&#224; il verde, e sar&#224; ancora pi&#249; intenso. </p><p>Non sono un fisico come <a href="https://giovannisantostasi.medium.com/the-bitcoin-power-law-theory-962dfaf99ee9">Giovanni Santostasi</a>, che ritiene lo sviluppo di Bitcoin paragonabile a un fenomeno naturale: nei suoi studi Bitcoin cresce come cresce una citt&#224;, non come un titolo di borsa. E da fine giugno la sua teoria non &#232; pi&#249; un&#8217;eresia da forum: lo studio, firmato con l&#8217;astrofisico Stephen Perrenod, <a href="https://doi.org/10.1016/j.nls.2026.100172">ha superato la revisione paritaria di una rivista scientifica</a>. Io le sue equazioni non le maneggio, ma da anni mastico questo mondo cos&#236; oscuro e affascinante della moneta connessa alla matematica. E una convinzione l&#8217;ho sempre mantenuta: l&#8217;invenzione di Bitcoin &#232; fenomenale. La sua rete continua a crescere, e le oscillazioni di prezzo, a tratti radicali, si stanno lentamente riducendo d&#8217;ampiezza. Quindi credo che la soglia dei 150 arriver&#224;. Anche quella sar&#224; solo una tappa intermedia. E sono altrettanto sicuro che, quando Bitcoin raggiunger&#224; quel traguardo, gli stessi amici che mi chiameranno per chiedermi se, adesso, &#232; arrivato il momento di comprare, riprenderanno a prendermi in giro non appena uno scossone lo riporter&#224; gi&#249; sino a 130.000.</p><p>Se uno non si lascia impaurire da tutte queste oscillazioni, &#232; perch&#233; riesce a distinguere il grano dal loglio. O, come dicono i bro della finanza, il segnale dal rumore. Come riuscire in questa selezione? Potrei citare libri accademici, blog tecnici, video di finanza. Ma i miei non sono certo consigli finanziari. La forza di pensarla cos&#236; viene, in fondo, da un atto di fede: <a href="https://melazzini.substack.com/p/fede-e-criptovalute">lo scrivevo gi&#224; alla fine del 2022</a>, quando un Bitcoin costava meno di 20.000 dollari. <br><br>Racconta la tradizione che alla vigilia della battaglia decisiva Costantino vide in cielo una croce e ci lesse una promessa: <em>in hoc signo vinces</em>, con questo segno vincerai. <br>Il mio segno &#232; pi&#249; modesto, una B arancione. <br>Ma io ci credo. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Arma di distrazione di massa]]></title><description><![CDATA[TikTok, mia figlia e gli anticorpi che ancora non abbiamo]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/arma-di-distrazione-di-massa</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/arma-di-distrazione-di-massa</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:48:06 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; ufficiale, sono un vecchio. S&#236;. Sono un vecchio perch&#233; comincio a pensare che era meglio quando si stava peggio. O quantomeno, quando eravamo pi&#249; giovani. E non tanto perch&#233; eravamo pi&#249; giovani, quanto perch&#233; i giovani di oggi sono sottoposti a insidie che noi nemmeno conoscevamo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Non ho mai creduto, in realt&#224;, all'adagio che i tempi passati fossero meglio di quelli presenti. &#200; un lamento vecchio quanto la letteratura: gi&#224; Esiodo, fra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo, malediceva la "stirpe di ferro" cui gli era toccato appartenere, sospirando che sarebbe stato meglio morire prima o nascere poi. E la pi&#249; celebre invettiva antica contro i giovani, quella in cui Socrate li accusa di &#171;amare il lusso, avere cattive maniere e disprezzare l'autorit&#224;&#187;, &#232; addirittura un falso: la confezion&#242; un giovane studioso di Cambridge, Kenneth John Freeman, in un saggio uscito postumo nel 1907, riassumendo di suo pugno i brontolii dei greci. La citiamo da un secolo come autentica: evidentemente il rimpianto dei bei tempi andati ha cos&#236; bisogno di conferme da doversele inventare. </p><p>Da ragazzo io sognavo di poter comunicare da computer a computer, via telefono, coi miei amici di un altro quartiere, inviando loro testi e canzoni. I ragazzi di oggi prendono Internet come un dato acquisito e hanno a disposizione finestre sul mondo dalle potenzialit&#224; esaltanti.</p><p>Il problema sorge dal fatto che a ogni libert&#224; &#232; sempre associato un pericolo e che un adolescente non sempre sa distinguere l'una dall'altro. Tra i fenomeni che pi&#249; mi affascinano e inquietano vi &#232; TikTok. Per me guardarlo &#232; un guilty pleasure. Incredibile l'umanit&#224; che si mette in mostra su quell'applicazione. Con un semplice gesto del polpastrello si passa da signore attempate che ballano credendo di essere la nuova Shakira a scene di guerra in prima persona messe online da soldati in Ucraina; poi si capita nel discorso al caminetto di un neonazista della Turingia, per concludere con le ricette di cucina di casalinghe americane che hanno scoperto come fare il tiramis&#249; bello bello.</p><p>Alle volte ci sono anche dei mashup davvero implausibili. Come le soldatesse israeliane che twerkano a favore di camera, o gli energumeni americani scamiciati che magnificano la loro dieta di carne cruda. Se la televisione pubblica italiana spesso indulge nel trash, tanto vale allora farsi risucchiare dal rullo di TikTok, che non finge nemmeno di fare una selezione. Davanti allo schermo tutto &#232; il contrario di tutto: dalle suore alle Suicide Girls, dagli amanti del giardinaggio ai vegani combattenti. Guardare TikTok &#232; come spiare il mondo. Anzi, &#232; il mondo che ostenta la sua bizzarra presenza penetrando nel buco della tua serratura.</p><p>L'algoritmo di TikTok assuefa come una droga. &#200; in grado di regalarti scariche di dopamina mentre stai sdraiato sul divano. Talvolta salta fuori perfino un video istruttivo, addirittura edificante. Nozioni storiche, inchieste giornalistiche, bei momenti di umanit&#224; e riflessioni di letteratura, cos&#236;, "out of the blue", tra una corsa in moto e un tizio che sega un albero. Sono le perle del letamaio, le pi&#249; ipocrite, perch&#233; ti danno una scusa per continuare a rimanere attaccato a quel social tossico senza provare sensi di colpa. E cos&#236; i minuti passano veloci. Per l'osservatore che si ritiene abbastanza solido e ironico da ammirare quel calderone antropologico, il TikTok quotidiano &#232; un veleno che si lascia assumere senza troppi problemi. Ma anche chi si crede al sicuro deve ammettere che ci vuole disciplina per staccarsi da quel diabolico mix di donne in abiti succinti, paesaggi favolosi a mo' di consigli per le vacanze, conferenze di saccenti esperti in criptovalute e manifestazioni aberranti di qualche cancro ideologico creduto la via per la salvezza.</p><p>Finch&#233; a perdere tempo dietro a questo freak show digitale &#232; un cinquantenne, il problema &#232; solo suo. Ma se penso che lo stesso strumento va in mano a dei ragazzi che si stanno aprendo al mondo, davvero non posso che rabbrividire. Perch&#233;, proprio per la sua natura di piacere solitario da consumarsi sull'asse del water, TikTok ha la potenza di un'arma di distrazione di massa.</p><p>Non &#232; un'esagerazione, e c'&#232; chi sostiene che non sia nemmeno un caso. In Cina TikTok non esiste: i cinesi tengono per s&#233; un'app sorella, Douyin, stessa casa madre ma tutt'altre regole. Ai minori di quattordici anni Douyin impone la "modalit&#224; giovani": quaranta minuti al giorno, mai fra le dieci di sera e le sei del mattino, e un menu che privilegia esperimenti scientifici, musei e video educativi. &#171;&#200; come se riconoscessero che la tecnologia influenza lo sviluppo dei ragazzi: in casa propria confezionano la versione agli spinaci di TikTok, al resto del mondo spediscono quella all'oppio&#187;, ha commentato a <em><a href="https://www.cbsnews.com/video/tiktok-in-china-versus-the-united-states-60-minutes/">60 Minutes</a></em> l'ex eticista di Google Tristan Harris. Non basta: dal 2022 un codice di condotta voluto da Pechino impone agli influencer che fanno divulgazione in diretta su materie delicate come medicina, finanza e diritto di possedere una qualifica professionale nella disciplina di cui vanno tiktokkando. Loro filtrano, noi scrolliamo.</p><p>Nonostante da adolescente abbia sempre guardato con fastidio gli adulti che criticavano la mia abitudine di giocare ai videogiochi, perch&#233; parlavano di qualcosa di cui non sapevano nulla, ora che &#232; il mio turno di farmi dei pensieri davvero non so che pesci pigliare. Ma se immagino che mia figlia verr&#224; sottoposta al flusso di umanit&#224; che a me capita di vedere, mi si gela il sangue nelle vene. Per fortuna lei non ha nemmeno quattro anni. C'&#232; ancora tempo per trovare una soluzione. Quale?</p><p>Perch&#233; sulle conseguenze dell'avvento dei social sulla psiche si scrive ormai da anni. Tra i tanti libri sul tema, consiglio ad esempio <em>The Chaos Machine</em> di Max Fisher, reporter del New York Times, sugli algoritmi che amplificano il peggio di noi; e <em>La generazione ansiosa</em> dello psicologo Jonathan Haidt, che ha messo in fila i numeri dell'impennata di ansia, depressione e autolesionismo fra gli adolescenti e la collega allo smartphone infilatosi nelle loro tasche nei primi anni Dieci.</p><p>&#200; sui rimedi, o sul contenimento dei danni, che brancoliamo ancora nel buio.</p><p>Vietare semplicemente tutto fino ai sedici anni, come fa l'Australia dal dicembre scorso (niente account su TikTok, Instagram, YouTube e compagnia) e come, con soglie e modalit&#224; diverse, si preparano a fare Danimarca e Francia, non sembra la soluzione vincente. Anche perch&#233; compierne sedici e un giorno significherebbe essere esposti all'improvviso a una cloaca senza preparazione alcuna. Ma non vietare lascia spazio all'assalto dell'algoritmo. Le quattro contromosse proposte da Haidt (niente smartphone prima dei quattordici anni, niente social prima dei sedici, scuole libere dai telefoni, pi&#249; gioco libero nel mondo reale) sono sagge; presuppongono per&#242; ci&#242; che ancora scarseggia: genitori coordinati e legislatori svegli.</p><p>Difficile una soluzione. Probabilmente il mio istinto libertario dovr&#224; soccombere di fronte alla necessit&#224; di trovare una qualche tutela. Perch&#233; senza un regolatore ad arginare i flussi che i social riversano sugli adolescenti, il pericolo di esposizione rimane davvero troppo grosso. E, intanto, per mia figlia il cronometro ticchetta. Ancora qualche anno, e poi arriver&#224; il momento in cui, se non si sar&#224; trovata una risposta a livello statale, dovremo essere io e mia moglie a sporcarci le mani inventando restrizioni, filtri, percorsi obbligati, per compensare il fascino del telefonino a cui gi&#224; ora, se fossimo degli scriteriati e non la controllassimo, potrebbe cedere.</p><p>L'altro giorno eravamo in salotto. Stava chiedendomi qualcosa, ma invece di urlarmelo come al solito, ha preso il telefonino giocattolo e mi ha parlato cos&#236;. Cretino io che le ho fatto avere tra le mani l'equivalente mediatico della pistola da soldatino?</p><p>A farne le spese &#232; stata soprattutto la generazione di quei ragazzi che, agli arresti domiciliari a causa del Covid, hanno trovato svago e libert&#224; nelle finestre digitali. A quegli adolescenti va tutta la mia comprensione. Spero solo che siano gli ultimi a essere buttati nelle praterie digitali senza un minimo di armamenti. La speranza &#232; che questa leva, segnata da un evento cos&#236; impensabile fino al decennio scorso, oggi in parte gi&#224; adulta e in parte alle soglie della maggiore et&#224;, riesca in qualche modo a sviluppare degli anticorpi. Per chi verr&#224; dopo, tuttavia, &#232; compito nostro trovare la quadra tra le splendide possibilit&#224; di connessione dei social e la melma in cui ti sanno risucchiare con tanta scaltrezza.</p><p>Nel frattempo, da bravo vecchio, continuer&#242; ad accogliere il nemico dal buco della serratura. Per puro spirito di ricerca, s'intende&#8230;</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Weimar 2.0. La domenica in cui la Germania rischia grosso]]></title><description><![CDATA[Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt potrebbe dare alla Germania il primo governatore di estrema destra dal dopoguerra.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:38:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha tenuto davanti alla stampa di Berlino la tradizionale conferenza prima della pausa estiva. Quando torner&#224; pienamente al lavoro dopo le ferie, potrebbe avere di fronte un problema che nessun suo predecessore ha mai dovuto affrontare. Domenica 6 settembre 2026 si tengono infatti le elezioni regionali nel Land Sassonia-Anhalt, e tutti i sondaggi danno la AfD in testa, e di gran lunga: l'ultima rilevazione dell'istituto INSA la piazza al 41 per cento, con la CDU staccata di diciotto punti. Il governatore in carica, il cristiano-democratico Sven Schulze, subentrato lo scorso gennaio a Reiner Haseloff dopo quindici anni di governo, insegue. Davanti a tutti corre invece Ulrich Siegmund, il capogruppo regionale della Alternative f&#252;r Deutschland, che non nasconde l'obiettivo: la maggioranza assoluta.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!idPX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6f53272-d2e8-42b6-bf42-3f84e5f52208_1456x970.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine generata con IA</figcaption></figure></div><p>Se la AfD dovesse effettivamente riuscire a conquistare un Land, le conseguenze non sarebbero solo locali. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, un partito di estrema destra eleggerebbe un governatore. E non un'estrema destra per modo di dire: la sezione della Sassonia-Anhalt &#232; classificata fin dal novembre 2023 dai servizi interni del Land come &#171;estremismo di destra accertato&#187;. Nella motivazione si legge che il suo programma &#232; permeato dall'&#171;ideologia razzista dell'etnopluralismo&#187;. A livello federale l'intero partito aveva ricevuto lo stesso bollino nel maggio 2025 dal Bundesamt f&#252;r Verfassungsschutz, il servizio di intelligence interna; il tribunale amministrativo di Colonia ha congelato quella classificazione lo scorso febbraio, in attesa della sentenza di merito, e cos&#236; oggi la AfD nazionale resta ufficialmente un &#171;caso sospetto&#187;. Sospetto o accertato che sia, a Magdeburgo l'originale &#232; in vetrina.</p><p>Perch&#233; stavolta non serve nemmeno lo sforzo di immaginare che cosa farebbe la AfD al potere: lo ha messo per iscritto. Non un programma elettorale, un Wahlprogramm, bens&#236; - con notevole understatement - un <a href="https://afd-regierungsprogramm.de">"Regierungsprogramm"</a>, un programma di governo: centocinquanta pagine, il doppio di un normale programma regionale, uscite dalla penna di un solo uomo, il deputato Hans-Thomas Tillschneider, e approvate dal congresso regionale in aprile. Gi&#224; la premessa d&#224; il tono: si cita Brecht, quello del governo che, deluso dal popolo, farebbe meglio a scioglierlo, per concludere che &#171;se non ci saremo pi&#249; noi, la democrazia &#232; morta&#187;. La democrazia, cio&#232;, coincide con la AfD.</p><p>Una volta giunto al potere, il partito annuncia come primo atto di governo la disdetta dei Rundfunkstaatsvertr&#228;ge, i trattati interstatali che reggono la televisione pubblica tedesca: fuori dal sistema MDR, l'emittente pubblica della Germania centrale, e avanti verso un "Grundfunk" di ispirazione dichiaratamente finlandese che dovrebbe costare un decimo dell'attuale canone. Stessa sorte, dall'oggi al domani, per i contributi statali alle chiese, che pure reggono in Sassonia-Anhalt ospedali e servizi sociali. Poi c'&#232; il capitolo pi&#249; corposo, quello che d&#224; al documento la sua vera cifra: "Einwanderung und Remigration", quarantatr&#233; misure che vanno dall'&#171;offensiva delle espulsioni&#187; con tanto di Task Force dedicata, all'abolizione del diritto d'asilo garantito dalla Costituzione, fino ai "Remigrationslotsen", i "piloti della remigrazione" che dovrebbero sostituire gli attuali tutor per l'integrazione. Il programma rifiuta perfino i lavoratori qualificati, se "kulturfremd", culturalmente estranei: meglio l'intelligenza artificiale che l'infermiera filippina. L'Islam &#232; liquidato come &#171;religione culturalmente estranea&#187; il cui influsso va &#171;limitato&#187;. E siccome i tedeschi che emigrano vanno rimpiazzati con altri tedeschi, ecco la "Geburtenwende", la svolta delle nascite: politiche nataliste per famiglie padre-madre-figli, con annesso corso di laurea.</p><p>Il capitolo culturale merita una menzione a parte, perch&#233; &#232; l&#236; che cade la maschera. La Vergangenheitsbew&#228;ltigung, il fare i conti col passato che del dopoguerra tedesco &#232; stato il fondamento morale, viene definita testualmente &#171;la perpetuazione di una nevrosi&#187;: la storia andrebbe raccontata &#171;libera da autolesionismo e sensi di colpa&#187;. Il Bauhaus, la scuola di Dessau che &#232; il contributo pi&#249; celebre della regione alla civilt&#224; del Novecento, viene degradato perch&#233; - cito ancora - &#171;si &#232; sempre sforzato di evitare ogni segno di radicamento nazionale&#187;: che &#232;, parola pi&#249; parola meno, l'argomento con cui i nazisti lo bollavano come bolscevismo culturale. Al suo posto, come simbolo identitario, il programma propone i Merseburger Zauberspr&#252;che, incantesimi pagani dell'alto medioevo. E ancora: un delegato regionale per il restauro dei monumenti ai caduti, che dovr&#224; operare &#171;senza meschine valutazioni politiche&#187;. Chi conosce il repertorio sa che cosa significa, quando i caduti da onorare includono la Wehrmacht. Il programma prevede inoltre l'amnistia per le violazioni delle norme anti-Covid e, naturalmente, la riforma dei servizi segreti regionali: &#171;un Verfassungsschutz che protegga la Costituzione&#187;, scrive il sorvegliato speciale che si appresta a diventare il datore di lavoro dei propri sorveglianti.</p><p>Chi ha orecchie per la storia tedesca riconosce la melodia. Si chiama ideologia v&#246;lkisch: il nazionalismo etnico-razziale fiorito in Germania a fine Ottocento, che definiva il popolo - il Volk - non come la comunit&#224; dei cittadini ma come una comunit&#224; di sangue, discendenza e suolo, da tenere "pura" espellendo l'estraneo. Fu l'humus ideologico da cui germogli&#242; il nazionalsocialismo. La "remigrazione" oggi predicata dalla AfD ne &#232; la riedizione aggiornata: il concetto arriva dal francese Renaud Camus, quello della "grande sostituzione", &#232; stato importato in Germania dagli ideologi della Nuova Destra e discusso in quel convegno segreto di Potsdam del novembre 2023 - presente anche Siegmund - in cui si pianificava l'espulsione di milioni di persone, cittadini tedeschi inclusi. Se il popolo &#232; un'etnia, il tedesco nero o musulmano non &#232; un tedesco: ed &#232; esattamente questa concezione &#171;etnico-genealogica del popolo&#187;, incompatibile con la Costituzione, che i servizi interni contestano al partito. Deportazioni, chiamate remigrazioni: l'eufemismo &#232; la sola concessione alla modernit&#224;.</p><p>Come se ci&#242; non bastasse, in Germania il pubblico ministero &#232; una carica che dipende dalla politica: il codice di ordinamento giudiziario assegna ai ministri della giustizia, federale e regionali, un potere di direttiva sulle procure, tanto che nel 2019 la Corte di giustizia europea ha stabilito che i procuratori tedeschi non offrono garanzie sufficienti di indipendenza dall'esecutivo nemmeno per emettere un mandato d'arresto europeo. &#200; la caratteristica che Berlusconi sognava di introdurre in Italia, ai tempi in cui i quotidiani tedeschi si scagliavano contro le sue leggi ad personam senza mai soffermarsi sul dettaglio che a casa loro il pubblico ministero obbedisce al ministro da sempre. Ed &#232; l'approdo che i critici della recente riforma della giustizia del governo Meloni paventavano come punto di arrivo della separazione delle carriere, riforma poi bocciata dagli italiani nel referendum del marzo scorso. Va detto: il testo respinto manteneva comunque i magistrati requirenti sotto un organo di autogoverno indipendente. In Germania quel dibattito non serve: la dipendenza &#232; gi&#224; legge. Conseguenza di questo ordinamento, e della struttura fortemente federalista dello Stato, &#232; che un partito eversivo giunto al governo di un Land avr&#224; facolt&#224; di indirizzare la magistratura inquirente e i servizi segreti regionali.</p><p>Lo confesso: per me non &#232; un tema come un altro. A Monaco ho vissuto quasi un quarto di secolo, e dopo ventisette anni di ammirazione per la seriet&#224; del Paese che mi ha ospitato per tanti anni, mi ritrovo a scrivere ad amici e colleghi quello che mai avrei creduto di scrivere: pensavo che i tedeschi, a differenza di noi italiani, avessero fatto i conti col proprio passato, e scopro invece un Paese che scivola nell'estremismo pi&#249; cupo, dove dietro la faccia sorridente dei bevitori di birra dell'Oktoberfest covano risentimenti e progetti che fanno rabbrividire. I germi di fanatismo presenti nella popolazione tedesca, alimentati da un crollo economico sistemico, rischiano di produrre un incendio; e a farne le spese per primi saranno le parti deboli della societ&#224;, gli stranieri, che da sempre contribuiscono col loro lavoro al benessere tedesco e sui quali si gettano sospetti generalizzati. C'&#232; chi mi invita a distinguere tra chi vota AfD per i contenuti e chi lo farebbe solo &#171;per dare una scossa al sistema&#187;: &#232; il solito ragionamento che ha portato Hitler al potere. Perch&#233; questo &#232; un partito nato come partito dei professori e radicalizzatosi anno dopo anno, che manda per posta finti "biglietti di rientro" agli stranieri e che discute di remigrazione in una villa a due passi dal Wannsee, scimmiottando la conferenza che, proprio su quel lago, coordin&#242; lo sterminio degli ebrei d'Europa. Questi stanno scientificamente cercando di far paura: &#232; un piano calcolato, preciso e dichiarato. E cosa succeder&#224; quando il pasciuto operaio della Volkswagen si accorger&#224; che il suo mondo-azienda sta rischiando di fallire? Le prime avvisaglie ci sono tutte. &#200; notizia recente che il gruppo Volkswagen taglier&#224; fino a 100.000 posti nel mondo entro il 2030.</p><p>Fin qui le conseguenze pi&#249; evidenti di un cambio di governo verso l'estrema destra. Ma l'onda d'urto di un simile stravolgimento arriverebbe dritta a Berlino, dove da poco pi&#249; di un anno governa una coalizione di conservatori e socialdemocratici che di buono sembra avere soprattutto il fatto di non essere (ancora) cos&#236; impopolare come la precedente coalizione a tre guidata da Olaf Scholz, un cancelliere con l'appeal di un cubo di plexiglas.</p><p>Un governatore AfD significherebbe il crollo, o quantomeno il forte indebolimento, della Brandmauer, il "muro tagliafuoco" eretto dai partiti democratici contro ogni collaborazione con gli estremisti. Se la AfD andasse al governo con le sole proprie forze, ci sarebbe da misurare la portata di un voto cos&#236; massiccio verso un partito che predica deportazioni chiamandole remigrazioni e che da anni si diverte a provocare scientificamente l'opinione pubblica, strizzando l'occhio a chi nel nazismo non vede solo il male. Se ci andasse puntellata dalla CDU, le conseguenze sarebbero ancora pi&#249; profonde: potrebbero spaccare, fino alla scissione, il partito che ha dato alla Germania sei cancellieri su dieci, da Adenauer a Merz. E se ci andasse con l'aiuto del B&#252;ndnis Sahra Wagenknecht, la formazione di sinistra nazionale fondata dall'omonima fuoriuscita della Linke, donna tanto intelligente quanto putiniana, avremmo due forze antisistema a esprimere un governatore. Non &#232; fantapolitica: il BSW, dato in Sassonia-Anhalt proprio sulla soglia del cinque per cento, a giugno ha scritto una lettera ai vertici della AfD proponendo la fine della Brandmauer e perfino un duello pubblico Wagenknecht-Weidel prima del voto.</p><p>C'&#232;, in tutto questo, un dettaglio di colore all'insegna del "tutto il mondo &#232; paese": il partito che tuona contro le caste si &#232; appena scoperto essere una piccola azienda familiare. Le cronache tedesche raccontano di una "Pokerrunde", un circolo ristretto che governerebbe il partito regionale, e di un sistema di assunzioni incrociate di parenti negli uffici parlamentari: il padre del candidato governatore Siegmund risulta impiegato presso un deputato di partito al Bundestag per circa 7.700 euro al mese. Vetternwirtschaft, nepotismo: gli scandali che la AfD non perdonerebbe mai agli altri. Ai suoi elettori, finora, non hanno fatto n&#233; caldo n&#233; freddo. Ma d'altronde se i nostalgici della societ&#224; tedesca tradizionale, formata da un padre e una madre bianchi e tedeschi, sono disposti ad accettare una leader, Alice Weidel, lesbica sposata con una donna originaria dello Sri Lanka, evidentemente non si perdono in sottigliezze, quando il fine ultimo &#232; quello di rivoltare l'assetto istituzionale della Repubblica Federale Tedesca.</p><p>Se tuttavia anche accadesse quello che ormai sembra impensabile e la AfD restasse fuori dal governo, le fondamenta della politica tedesca appaiono sempre pi&#249; instabili. Una nazione che ha fatto della noiosa e prevedibile tranquillit&#224; governativa la formula del proprio successo sta sperimentando quella frammentazione dell'arco elettorale che noi italiani conosciamo da decenni. E dal punto di vista economico i pilastri che hanno reso la Germania una potenza dominante negli ultimi trent'anni sono crollati o pericolanti: il gas a buon mercato di Putin, l'esportazione a senso unico di auto di lusso in Cina e in America, la sicurezza delegata agli Stati Uniti. Nulla di tutto questo, nel 2026, esiste pi&#249;. Quello che rimane &#232; una Germania indebolita, profondamente insicura e decisa a cercare nel riarmo una via d'uscita dalla crisi dell'automobile.</p><p>Il resto lo dir&#224; la domenica del 6 settembre. Per una volta, in Germania, una domenica per niente noiosa.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il lavoro non è un luogo]]></title><description><![CDATA[Perch&#233; lo smart working &#232; una conquista da difendere]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/il-lavoro-non-e-un-luogo</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/il-lavoro-non-e-un-luogo</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 06:59:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Per motivi familiari io per molti anni ho avuto il terrore di finire a lavorare in banca. L'idea di essere costretto in un ufficio, dalle nove alle cinque, incravattato, mi faceva semplicemente soffocare. Con il tempo sono maturato e ho capito che un ambiente di lavoro stabile e definito ha anche i suoi vantaggi, a partire da una sicurezza economica che un libero professionista non ha. Peccato solo che, scemata la mia paura del posto fisso in ufficio, sia diminuita anche la possibilit&#224; di conseguirlo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QHZi!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a986638-22a3-4732-9244-685fb9424e8c_1920x1381.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Immagine: Bain News Service, publisher, pubblico dominio, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Women_Voters_Frisco_-_Registering_shop_girls_%26_clerks_LCCN2014691302.jpg">Wikimedia Commons</a></figcaption></figure></div><p>Nel territorio da cui provengo, la Valtellina, esistevano due realt&#224; bancarie, fiore all'occhiello del sistema finanziario italiano. Per decenni si sono fatte concorrenza, confrontandosi senza amarsi, ma riuscendo a fare della parsimonia di un'intera popolazione di origine contadina un serbatoio patrimoniale in grado di tenere testa alle banche nazionali. Poi, per via di fusioni e acquisizioni, l'identit&#224; strettamente locale dei due istituti &#232; svanita. La lezione del radicamento ai propri valori si &#232; scontrata con il risiko bancario dei grandi player, e a farne le spese sono stati tutti quei dipendenti che credevano di lavorare in una banca diversa dalle altre. Forse avevano ragione, ma non per questo la loro banca era inattaccabile, come per decenni si era creduto.</p><p>Quindi ora che, con addosso le cicatrici di una vita trascorsa nel lavoro culturale, intellettualmente pi&#249; o meno gratificante ma economicamente traballante, e avendo nel frattempo messo su famiglia, sarei quasi disposto a mettermi le bretelle e lavorare in finanza, ecco che sono gli stessi bancari a scoprire che il terreno sotto di loro sta tremando, e tutta la solidit&#224; di una vita dedicata a un datore di lavoro viene rivoltata come un calzino da stravolgimenti globali con effetti molto locali. Perch&#233; sebbene molti di loro stiano ancora facendo la macumba a Renzi per la sua <a href="https://www.ilpost.it/2015/01/21/riforma-banche-popolari/">decisione</a> di obbligare le banche popolari maggiori a diventare delle Spa, in realt&#224; il processo di aggregazione economica &#232; inarrestabile, e non solamente italiano.</p><p>In ogni caso, sfumata la possibilit&#224; di buttare la cultura alle ortiche per dedicarmi a fidi, mutui e recupero crediti, dovendo restare nel lavoro intellettuale non mi resta che perorare la causa del lavoro da remoto, in grado finalmente di liberare i colletti bianchi dalla schiavit&#249; della presenza in azienda.</p><p>Smart working significa evitare perdite di tempo nello spostarsi tra casa e ufficio, significa, entro certi limiti, organizzare la giornata secondo la propria indole anzich&#233; secondo i dettami del capo, significa insomma un rapporto pi&#249; sano con il proprio ritmo. Il lavoro da remoto non &#232; per tutti, chiaramente. Ma a chi svolge una professione al computer, ed &#232; dotato di una buona dose di autodisciplina, la possibilit&#224; di lavorare da lontano apre scenari di vita prima impensati. Questo, naturalmente, se non ci si deve relazionare a colleghi o a un superiore con la testa nel Novecento, pena il vivere sotto la perenne accusa di essere uno scansafatiche.</p><p>Ma nel caso la propria professione permetta di gestire in remoto tutto o una parte del proprio tempo, il guadagno di libert&#224; &#232; profondo. Sono cose che ormai sappiamo. Anzi, forse arrivo tardi: gli anni del Covid sono alle spalle e il trend del momento &#232; l'inversione di marcia delle grandi societ&#224;, che una dopo l'altra stanno richiamando in ufficio i molti dipendenti a cui avevano concesso troppe libert&#224;. La ragione ufficiale &#232; che a stare tutti sotto lo stesso tetto si guadagna in produttivit&#224;. Quella ufficiosa &#232; che l'imposizione sia anche un metodo indiretto per licenziare, indicando la porta a chi si rifiuta di restituire una libert&#224; acquisita da cos&#236; poco. Ma &#232; proprio di fronte a queste notizie di restaurazione, che arrivano sempre pi&#249; spesso dalle Big Tech della California, che credo sia necessario insistere sulla necessit&#224; del lavoro in remoto. </p><p>Lo smart working &#232; una conquista di libert&#224;, perch&#233; gestire il proprio tempo come e dove si vuole &#232; un diritto fondamentale della persona, che ci &#232; stato sottratto nei secoli scorsi dalla rivoluzione industriale prima e dal mondo dei servizi poi. In Europa siamo ormai lontani dall'alienazione di cui parlava Marx ritraendo l'operaio in fabbrica, ma cosa &#232; spesso il lavoro d'ufficio se non l'obbligo di sottostare a imposizioni, divieti, controlli e riunioni che sembrano escogitati apposta per fiaccare il potenziale creativo, anzich&#233; per produrre risultati concreti? Non c'&#232; bisogno di essere un fan di <a href="https://www.youtube.com/@frank_gramuglia">Frank Gramuglia</a> per riconoscere che molta vita aziendale &#232; un inferno, e che dare la possibilit&#224; di operare in remoto significa per i dipendenti essere trattati come persone responsabili anzich&#233; come infanti da sottoporre a uno sguardo costante.</p><p>Perch&#233; gli obiettivi di lavoro si possono conseguire in due modi: col controllo, e con la responsabilit&#224;. Nella mia azienda, <a href="https://www.alpenway.com">Alpenway Media</a>, ho scelto la seconda. E dal primo giorno ho detto alla mia collega che non l'avrei mai controllata sugli orari, ma solo sui risultati. Questo le ha permesso di crescere un figlio piccolo assai pi&#249; facilmente che se avesse dovuto percorrere ogni giorno la via casa-ufficio, e le ha dato la possibilit&#224; di organizzarsi liberamente nello scegliere ferie, visite mediche e quant'altro. Il risultato? I film li produciamo comunque, ma in un ambiente di collaborazione, libert&#224; e responsabilit&#224; individuale.</p><p>Facile lavorare in remoto, mi si potrebbe obiettare, visto che siamo in cos&#236; pochi. Ma non &#232; questione di numeri, bens&#236; di mentalit&#224;. A parte il fatto che, quando produciamo un documentario, ci troviamo a coordinare decine di liberi professionisti, ognuno indipendente e libero di svolgere il proprio lavoro come meglio crede, senza che serva un ufficio centrale per domarli. Inoltre, di aziende che adottano una politica di home office ve ne sono anche tra le grandi: Airbnb dal 2022 lascia i suoi dipendenti liberi di scegliere dove vivere e lavorare, con pochi paletti; GitLab, che di dipendenti ne ha circa duemila sparsi in pi&#249; di sessanta paesi, un ufficio non ce l'ha proprio; e Spotify tiene ferma la sua politica del &#171;lavora da dove vuoi&#187; mentre i concorrenti suonano la ritirata, con gli abbandoni scesi gi&#224; nel 2022 sotto i livelli pre-pandemia. Non si pu&#242;, ha detto Katarina Berg, allora responsabile del personale della societ&#224; svedese, passare tanto tempo ad assumere degli adulti per poi trattarli come bambini.</p><p>Per correttezza, anche questa medaglia ha il suo rovescio. Pi&#249; si delega, pi&#249; ci si atomizza, pi&#249; diventa importante incontrarsi periodicamente per ricordarsi, come piace dire al reparto del personale, che siamo tutti una grande famiglia. Perch&#233; la libert&#224; individuale va integrata con i bisogni della collettivit&#224; lavorativa: il rischio di agire come cellule, seppur connesse, &#232; quello di dimenticare le dinamiche e le necessit&#224; di un gruppo coeso. Ma a questo, appunto, un ufficio del personale che viva nei tempi moderni sa ovviare, mescolando con sapienza la libert&#224; dei singoli e le esigenze del gruppo. Una particolare attenzione va data poi ai neoassunti, che non possono essere semplicemente relegati nella propria stanza prima di aver compiuto un percorso di apprendimento che si svolge assai meglio in presenza. Senza contare che lo smart working &#232; comodo nel momento in cui si abbia un luogo dove praticarlo, ma non tutti hanno la fortuna di disporre di postazioni di lavoro private ottimali: in tal caso l'ufficio diventa una salvezza anzich&#233; una condanna.</p><p>Tutto ci&#242; va ricordato. Ma altrettanto necessario &#232; affermare il valore di questa conquista. Se il Covid ci ha insegnato qualcosa di utile, oltre a rovinare la vita di molti, &#232; che era possibile spezzare le catene che legavano molti dipendenti al luogo di lavoro. Questa &#8220;scoperta&#8221; ha messo in circolo un'aria di libert&#224; prima impensata e, come effetto secondario, ha rimesso in gioco l'economia di molti luoghi remoti. Prendiamo la Valtellina, ad esempio. Da ridotto alpino di difficile accesso, sta sempre pi&#249; diventando un luogo dove professionisti scelgono di trascorrere tutto o buona parte del loro tempo, immersi in una localit&#224; rurale e insieme connessi col mondo. Tra questi vi &#232; <a href="https://www.theliquidfactory.com">Fabrizio Capobianco</a>, ingegnere e imprenditore che, dopo una vita di startup nella Silicon Valley, ha scelto di tornare tra le proprie montagne, riuscendo a far combaciare i ritmi americani con le sciate sulle Alpi italiane: &#171;Quando sono partito dalla Valtellina a 18 anni, non avrei mai immaginato di poter fare l&#8217;ingegnere da qui&#187; mi conferma. &#171;Il mondo &#232; cambiato: &#232; arrivata la fibra, &#232; arrivato il lavoro da remoto. Oggi lavorare da un posto con una qualit&#224; della vita altissima &#232; possibile - ed &#232; un&#8217;opportunit&#224; incredibile per la nostra valle&#187;.</p><p>Proprio vero. Tutto ci&#242;, fino a qualche decennio fa, non sarebbe stato pensabile. Ma non solo e non tanto per i limiti tecnici, quanto per quelli culturali. Le videoconferenze e il lavoro in remoto esistevano anche prima della pandemia, ma solo dagli anni Venti sono diventati socialmente accettabili. Io stesso, dopo decenni lontano dalla Valtellina, sono in procinto di trasferirmi a Bormio, un luogo distante dai centri nevralgici della vita attiva, ma che diventa una meta di vita anche grazie alle possibilit&#224; concesse dal lavoro in remoto. Per questo trovo inquietante che sempre pi&#249; voci si scaglino contro la libert&#224; di svolgere la propria professione in un luogo diverso da un ufficio scelto dal capo.</p><p>E ancora pi&#249; strano trovo che, in una societ&#224; piena di rivendicazioni, il rifiuto di tornare ai tempi del cartellino sia cos&#236; flebile, quasi silente. Ma forse pecco d'ingenuit&#224;. In un Paese, come l&#8217;Italia, in cui le paghe reali sono <a href="https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/">ferme da trent'anni</a>, la richiesta di poter lavorare in libert&#224; &#232; solo il capriccio di chi non capisce che il vero problema &#232; innanzitutto quello di essere pagati con dignit&#224; per il proprio lavoro. Quale esso sia, e ovunque esso venga svolto.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>