<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Alessandro Melazzini: Tecnologia]]></title><description><![CDATA[Intelligenza artificiale, criptovalute e il resto.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/s/criptovalute</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ypwo!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F690a1054-a8c3-4dea-82d7-818951e78721_4284x5712.heic</url><title>Alessandro Melazzini: Tecnologia</title><link>https://scritti.melazzini.com/s/criptovalute</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2026 06:36:10 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://scritti.melazzini.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[melazzini@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[melazzini@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[melazzini@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[melazzini@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[L’editor elettronico]]></title><description><![CDATA[Scrivere al tempo dell&#8217;intelligenza artificiale]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/leditor-elettronico</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/leditor-elettronico</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:01:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Anthropic ha recentemente annunciato che includer&#224; una filigrana digitale nei testi prodotti con l&#8217;aiuto del suo sistema di intelligenza artificiale. <br>Come commenta in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ii6JRLJSBNw">suo video</a> su YouTube l&#8217;informatico Salvatore Sanfilippo (passeggiando per le vie di un comune siciliano, a riprova che <a href="https://scritti.melazzini.com/p/il-lavoro-non-e-un-luogo">il lavoro non &#232; un luogo</a>), lungi dal risolvere il problema di chi copia appoggiandosi agli strumenti tecnologici, questo processo di &#8220;watermarking&#8221; &#232; una &#171;grandissima cazzata&#187;. Perch&#233; la qualit&#224; di un testo non dipende dagli strumenti usati per scriverlo, bens&#236; dal processo che c&#8217;&#232; dietro. <br><br>Tra i vari esempi addotti: &#232; meglio un ricercatore pigro che usa un cattivo modello di intelligenza artificiale per fare una ricerca poco professionale sulle fonti, e poi scrive di suo pugno un testo pieno di castronerie, sfuggendo cos&#236; alla filigrana, o un ricercatore che fa un profondo lavoro di ricerca delle fonti e poi si fa rifinire il testo dall&#8217;intelligenza artificiale, beccandosi il marchio? Ai lettori la risposta. Quello che qui a me interessa segnalare &#232; che gli aiuti ci sono sempre stati, e per fortuna.</p><p>Non di rado gli italiani che pubblicano in tedesco si avvalgono di un aiuto familiare madrelingua. Ogni volta che incontravo qualcuno in questa situazione, scoprivo l&#8217;esistenza di provvidi aiuti laterali. Talvolta era il partner tedesco, talvolta un amico, talaltra qualcuno si affidava a un servizio di redazione professionale. Ed &#232; giusto cos&#236;. Scrivere in un altro idioma non &#232; impresa facile e ben venga l&#8217;aiuto di una persona madrelingua che pu&#242; rivedere il testo, dandogli quel tocco speciale che lo rende &#8220;naturale&#8221; agli occhi del lettore straniero.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d8Y7!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8dd3113-c619-4927-b09a-b860144cabbc_1240x877.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Io, quando avevo una rubrica sulla S&#252;ddeutsche Zeitung, mi facevo rileggere i testi da un caro amico germanista conosciuto sui banchi dell&#8217;universit&#224; di Heidelberg. Anche se mi impegnavo allo stremo per comporre in un tedesco perfetto, lui, ogni volta, trovava sempre numerose sbavature. Essendo il suo un Freundschaftsdienst, un aiuto d&#8217;amico, naturalmente non potevo calcare la mano. Soprattutto, la produzione di un pezzo mi durava vari giorni, non tanto per la scrittura iniziale quanto per il tempo necessario all&#8217;invio, all&#8217;attesa, alla correzione, visto che dipendevo da terzi.</p><p>In tal senso l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale &#232; stato un&#8217;incredibile rivoluzione. Per chi, come me, non ha mai avuto una compagna tedesca e da quasi trent&#8217;anni scrive in quella lingua email, testi o anche solo brevi note, avvalersi di un editor dalle capacit&#224; strabilianti significa toccare subito con mano la potenza di questa nuova tecnologia.</p><p>Naturalmente, la tentazione e il pericolo sono dietro l&#8217;angolo. Questi maggiordomi elettronici sono talmente zelanti che, se non regolati, propongono stravolgimenti di testo, rendendolo forse pi&#249; scorrevole, ma probabilmente anche pi&#249; lontano dall&#8217;intenzione originaria.</p><p>E tuttavia non mi unisco alla schiera dei detrattori, ai Kulturpessimisten, a coloro che intravedono la discesa agli inferi perch&#233; la tecnologia ci rende la vita pi&#249; comoda. Gli stessi che erano contro Internet, contro il telefonino, e andando pi&#249; indietro nel tempo di sicuro contro la televisione, l&#8217;auto a benzina, la corrente, il libro e l&#8217;invenzione della ruota. Del resto gi&#224; Platone, nel <em>Fedro</em>, racconta del re Thamus che respinge il dono della scrittura perch&#233; avrebbe atrofizzato la memoria: il piagnisteo contro la tecnica &#232; vecchio quanto la tecnica.</p><p>Si tratta soprattutto di persone che oggigiorno lanciano i loro accorati avvertimenti tramite i social, senza nemmeno cogliere l&#8217;ironia di usare quegli stessi strumenti che condannano per mettere in guardia il proprio pubblico dai danni che fanno. Sia ben chiaro, i social e l&#8217;intelligenza artificiale di danni ne fanno, eccome. Ma bandirli &#232; ormai impossibile, e sbagliato. Occorre regolarli (sebbene abbia dubbi che americani e cinesi vogliano regolare la spaventosa potenza dei modelli di intelligenza artificiale; l&#8217;Europa, col suo AI Act, almeno ci prova).</p><p>Noi semplici utenti non possiamo che accoglierli, cercando di barcamenarci per non naufragare. Qui voglio allora condividere alcuni esperimenti che sto facendo nella scrittura di testi, traendone grande vantaggio.</p><p>Ho gi&#224; parlato dell&#8217;<a href="https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura">imbragatura creata con Claude Code</a> che mi permette di far conoscere al mio assistente di intelligenza artificiale chi sono, cosa faccio e come scrivo. Partendo da questo, ho trovato estremamente utile avvalermi di Code per avere il parere dell&#8217;editor che ho sempre sognato di avere. Opportunamente indirizzato, questo modello, cos&#236; come quello di OpenAI e di certo altri, pu&#242; correggere un testo trovando tutti o quasi gli errori di battitura e le imprecisioni. Per chi scrive di professione, gi&#224; avere la possibilit&#224; di automatizzare questo primo livello di repulisti &#232; una vera manna dal cielo. Ma Code pu&#242; fare anche molto di pi&#249;. Utilissimo ad esempio &#232; usarlo per fare fact-checking, ovvero un controllo profondo delle affermazioni espresse. Claude pu&#242; valutare il testo in maniera avversariale, segnalando eventuali parti che reputa deboli e controllando che le affermazioni fattuali snocciolate nel ragionamento abbiano un riscontro concreto. In questa maniera si pu&#242; sottoporre il proprio scritto a una revisione puntuale, capace di limitare, se non proprio eliminare, sviste o errori o anche solo citazioni non del tutto corrette. A me &#232; gi&#224; capitato che il solerte correttore riportasse alla forma canonica citazioni latine che andavo ripetendo a memoria, convinto della loro esattezza. Ci sono poi i lavori invisibili, quelli che il lettore non vedr&#224; mai: la verifica di ogni collegamento, il controllo delle fonti primarie, la data esatta al posto di quella che la memoria arrotonda.</p><p>Resta il timore opposto: che il correttore zelante finisca per normalizzare la scrittura, limando ogni asperit&#224; fino a renderla anonima. &#200; qui che l&#8217;imbragatura fa la differenza: il mio editor elettronico sa che i connettivi a inizio frase, le parole desuete e certe impennate non sono sbagli, ma scelte, e le lascia stare.</p><p>Ognuno ormai in pratica pu&#242; fare in casa quello che un tempo era concesso solo a gente altolocata. Una volta Alberto Papuzzi, il mio capo alle pagine culturali della Stampa, mi confess&#242; che i suoi giornalisti ogni tanto ricevevano un articolo scritto da una persona importante, che si dilettava a pubblicare, lasciando il compito di ripulitura e rifinitura delle proprie composizioni ai poveri colleghi in redazione. Senza mai rivolgere loro un grazie, &#231;a va sans dire.</p><p>Io, quella redazione, ormai me la sono messa in casa: chiuso il giro col mio maggiordomo, passo il testo a un secondo modello, che lo rilegge con occhi suoi. I due non sempre concordano, e le loro dispute mi sono istruttive quanto le correzioni. Una redazione instancabile, disponibile a ogni ora e priva di suscettibilit&#224;.</p><p>La comodit&#224; di questo servizio di revisione &#232; impressionante. Il rischio &#232; che tanta abbondanza ci renda tutti pi&#249; pigri e sciatti. Ma questo rischio &#232; connaturato a ogni innovazione che ci rende la vita pi&#249; facile. Nessuno si sogna di non usare l&#8217;automobile solo perch&#233; andare a piedi ci rende pi&#249; attivi. La soluzione, io la trovo in una pratica buddista, quella che parla della via di mezzo: comportarsi in vita senza abbandonarsi solamente ai piaceri, ma nemmeno voler fare gli asceti. Credo che Buddha, quando proponeva questo stile di vita, non stesse pensando a noi che lavoriamo con Claude. Nondimeno questa massima orientale ci torna utile per districarci tra apocalittici e integrati, avendo cura di muoverci e scrivere sempre con pragmatico buon senso.</p><p>Anche questo articolo, &#231;a va sans dire, &#232; passato al setaccio del mio maggiordomo elettronico. Al quale, a differenza dei signori di cui sopra, un grazie lo rivolgo volentieri.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fiorirà il Bitcoin]]></title><description><![CDATA[Dato per morto quasi 500 volte, oggi dimezzato: perch&#233; continuo a credere nella moneta matematica]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/fiorira-il-bitcoin</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/fiorira-il-bitcoin</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 06:44:42 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#171;Allora, quando vendi?&#187; Il messaggino, faccina inclusa, arriva puntuale a ogni ribasso. Ma Bitcoin un giorno arriver&#224; a 150.000 dollari. Quel giorno ricever&#242; altri messaggi dagli stessi amici che in questi mesi mi hanno solo preso per i fondelli.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iHvJ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14c4f395-301a-4f83-83be-862b366ff259_1240x698.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>In effetti quelli trascorsi dall&#8217;ottobre dell&#8217;anno scorso sono stati mesi difficili. Chi ha investito ai massimi nella riserva di valore elettronica oggi si trova con il 50% di perdita. I necrologi di Bitcoin, dichiarato morto <a href="https://99bitcoins.com/bitcoin-obituaries/">quasi 500 volte</a>, non sono pi&#249; all&#8217;ordine del giorno come un tempo. &#200; successo per&#242; qualcosa di peggio: l&#8217;archivio che ne colleziona i funerali ha sempre meno da registrare. La rivoluzione &#232; in atto e nessuno, nemmeno i critici, pare curarsene.</p><p>Eppure tutto questo silenzio &#232; normale durante i cicli ribassisti. E questo ciclo, a guardar bene, &#232; persino migliore di quelli passati. Nei tracolli di un tempo Bitcoin arrivava a perdere l&#8217;85% e oltre; nel 2022 si &#232; fermato al 77%; oggi &#8220;solo&#8221; alla met&#224;. Rispetto ad allora abbiamo fatto passi avanti. Insomma, detenere l&#8217;invenzione di Satoshi Nakamoto richiede sangue freddo e attitudine al rischio.</p><p>Per molto tempo ha potuto crederci solo chi si era immerso nei tecnicismi di questa invenzione. Ma al pi&#249; tardi dal gennaio del 2024 dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che anche i grandi operatori della finanza tradizionale hanno capito dove sta tirando il vento. Quel mese BlackRock e altri colossi del risparmio gestito hanno immesso sul mercato americano i primi ETF spot su Bitcoin: da allora gli istituzionali possono investire, senza sporcarsi le mani, nel pap&#224; di tutte le criptovalute. I mesi e gli anni successivi sono stati altalenanti, e i guadagni del novembre dello stesso anno, arrivati con l&#8217;elezione di Trump, si sono polverizzati una volta che a tutti &#232; stato chiaro come il presidente degli Stati Uniti creda davvero in una cosa sola: arricchire se stesso.</p><p>Ma in fondo &#232; un bene che il valore della criptovaluta non resti legato a un singolo uomo. Per lo stesso motivo, chi teme che la scommessa di Michael Saylor, l&#8217;imprenditore americano la cui societ&#224;, Strategy, per anni ha acquistato sistematicamente Bitcoin come se non ci fosse un domani, possa trasformarsi con i ribassi in un tracollo, dovrebbe considerare che quella scrollata liberer&#224; la criptovaluta da amicizie troppo interessate.</p><p>Bitcoin &#232; infatti nato, il 3 gennaio 2009, per essere libero e non intermediato. Il prossimo gennaio compir&#224; diciott&#8217;anni: ora che si avvicina alla maggiore et&#224;, abbiamo capito che la sua rivoluzione probabilmente coabiter&#224; con la finanza che voleva attaccare. Ma noi che rivoluzionari non siamo, e ai quali basta vederlo crescere senza che nessuno lo tiri per la giacchetta, manteniamo la calma in questo &#8220;moderato&#8221; crollo. Anzi, c&#8217;&#232; chi benedice il valore oggi dimezzato e ne fa incetta in vista del domani.</p><p>Perch&#233; nonostante il valore a picco, nonostante le immani crisi geopolitiche che creano incertezze sui mercati, nonostante soprattutto l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale che sottrae risorse e programmatori al mondo delle criptovalute, Bitcoin &#232; qui per restare. Nel silenzio, lontano dall&#8217;attenzione pubblica, ancora un po&#8217; sfottuto da certuni, Bitcoin non perde un colpo: la sua blockchain cresce, blocco su blocco. E dopo il rosso, ne sono convinto, torner&#224; il verde, e sar&#224; ancora pi&#249; intenso. </p><p>Non sono un fisico come <a href="https://giovannisantostasi.medium.com/the-bitcoin-power-law-theory-962dfaf99ee9">Giovanni Santostasi</a>, che ritiene lo sviluppo di Bitcoin paragonabile a un fenomeno naturale: nei suoi studi Bitcoin cresce come cresce una citt&#224;, non come un titolo di borsa. E da fine giugno la sua teoria non &#232; pi&#249; un&#8217;eresia da forum: lo studio, firmato con l&#8217;astrofisico Stephen Perrenod, <a href="https://doi.org/10.1016/j.nls.2026.100172">ha superato la revisione paritaria di una rivista scientifica</a>. Io le sue equazioni non le maneggio, ma da anni mastico questo mondo cos&#236; oscuro e affascinante della moneta connessa alla matematica. E una convinzione l&#8217;ho sempre mantenuta: l&#8217;invenzione di Bitcoin &#232; fenomenale. La sua rete continua a crescere, e le oscillazioni di prezzo, a tratti radicali, si stanno lentamente riducendo d&#8217;ampiezza. Quindi credo che la soglia dei 150 arriver&#224;. Anche quella sar&#224; solo una tappa intermedia. E sono altrettanto sicuro che, quando Bitcoin raggiunger&#224; quel traguardo, gli stessi amici che mi chiameranno per chiedermi se, adesso, &#232; arrivato il momento di comprare, riprenderanno a prendermi in giro non appena uno scossone lo riporter&#224; gi&#249; sino a 130.000.</p><p>Se uno non si lascia impaurire da tutte queste oscillazioni, &#232; perch&#233; riesce a distinguere il grano dal loglio. O, come dicono i bro della finanza, il segnale dal rumore. Come riuscire in questa selezione? Potrei citare libri accademici, blog tecnici, video di finanza. Ma i miei non sono certo consigli finanziari. La forza di pensarla cos&#236; viene, in fondo, da un atto di fede: <a href="https://melazzini.substack.com/p/fede-e-criptovalute">lo scrivevo gi&#224; alla fine del 2022</a>, quando un Bitcoin costava meno di 20.000 dollari. <br><br>Racconta la tradizione che alla vigilia della battaglia decisiva Costantino vide in cielo una croce e ci lesse una promessa: <em>in hoc signo vinces</em>, con questo segno vincerai. <br>Il mio segno &#232; pi&#249; modesto, una B arancione. <br>Ma io ci credo. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Arma di distrazione di massa]]></title><description><![CDATA[TikTok, mia figlia e gli anticorpi che ancora non abbiamo]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/arma-di-distrazione-di-massa</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/arma-di-distrazione-di-massa</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:48:06 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; ufficiale, sono un vecchio. S&#236;. Sono un vecchio perch&#233; comincio a pensare che era meglio quando si stava peggio. O quantomeno, quando eravamo pi&#249; giovani. E non tanto perch&#233; eravamo pi&#249; giovani, quanto perch&#233; i giovani di oggi sono sottoposti a insidie che noi nemmeno conoscevamo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!v7Cz!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95b5e961-f79c-4a86-ae80-5f0cc387410d_1240x826.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Non ho mai creduto, in realt&#224;, all'adagio che i tempi passati fossero meglio di quelli presenti. &#200; un lamento vecchio quanto la letteratura: gi&#224; Esiodo, fra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo, malediceva la "stirpe di ferro" cui gli era toccato appartenere, sospirando che sarebbe stato meglio morire prima o nascere poi. E la pi&#249; celebre invettiva antica contro i giovani, quella in cui Socrate li accusa di &#171;amare il lusso, avere cattive maniere e disprezzare l'autorit&#224;&#187;, &#232; addirittura un falso: la confezion&#242; un giovane studioso di Cambridge, Kenneth John Freeman, in un saggio uscito postumo nel 1907, riassumendo di suo pugno i brontolii dei greci. La citiamo da un secolo come autentica: evidentemente il rimpianto dei bei tempi andati ha cos&#236; bisogno di conferme da doversele inventare. </p><p>Da ragazzo io sognavo di poter comunicare da computer a computer, via telefono, coi miei amici di un altro quartiere, inviando loro testi e canzoni. I ragazzi di oggi prendono Internet come un dato acquisito e hanno a disposizione finestre sul mondo dalle potenzialit&#224; esaltanti.</p><p>Il problema sorge dal fatto che a ogni libert&#224; &#232; sempre associato un pericolo e che un adolescente non sempre sa distinguere l'una dall'altro. Tra i fenomeni che pi&#249; mi affascinano e inquietano vi &#232; TikTok. Per me guardarlo &#232; un guilty pleasure. Incredibile l'umanit&#224; che si mette in mostra su quell'applicazione. Con un semplice gesto del polpastrello si passa da signore attempate che ballano credendo di essere la nuova Shakira a scene di guerra in prima persona messe online da soldati in Ucraina; poi si capita nel discorso al caminetto di un neonazista della Turingia, per concludere con le ricette di cucina di casalinghe americane che hanno scoperto come fare il tiramis&#249; bello bello.</p><p>Alle volte ci sono anche dei mashup davvero implausibili. Come le soldatesse israeliane che twerkano a favore di camera, o gli energumeni americani scamiciati che magnificano la loro dieta di carne cruda. Se la televisione pubblica italiana spesso indulge nel trash, tanto vale allora farsi risucchiare dal rullo di TikTok, che non finge nemmeno di fare una selezione. Davanti allo schermo tutto &#232; il contrario di tutto: dalle suore alle Suicide Girls, dagli amanti del giardinaggio ai vegani combattenti. Guardare TikTok &#232; come spiare il mondo. Anzi, &#232; il mondo che ostenta la sua bizzarra presenza penetrando nel buco della tua serratura.</p><p>L'algoritmo di TikTok assuefa come una droga. &#200; in grado di regalarti scariche di dopamina mentre stai sdraiato sul divano. Talvolta salta fuori perfino un video istruttivo, addirittura edificante. Nozioni storiche, inchieste giornalistiche, bei momenti di umanit&#224; e riflessioni di letteratura, cos&#236;, "out of the blue", tra una corsa in moto e un tizio che sega un albero. Sono le perle del letamaio, le pi&#249; ipocrite, perch&#233; ti danno una scusa per continuare a rimanere attaccato a quel social tossico senza provare sensi di colpa. E cos&#236; i minuti passano veloci. Per l'osservatore che si ritiene abbastanza solido e ironico da ammirare quel calderone antropologico, il TikTok quotidiano &#232; un veleno che si lascia assumere senza troppi problemi. Ma anche chi si crede al sicuro deve ammettere che ci vuole disciplina per staccarsi da quel diabolico mix di donne in abiti succinti, paesaggi favolosi a mo' di consigli per le vacanze, conferenze di saccenti esperti in criptovalute e manifestazioni aberranti di qualche cancro ideologico creduto la via per la salvezza.</p><p>Finch&#233; a perdere tempo dietro a questo freak show digitale &#232; un cinquantenne, il problema &#232; solo suo. Ma se penso che lo stesso strumento va in mano a dei ragazzi che si stanno aprendo al mondo, davvero non posso che rabbrividire. Perch&#233;, proprio per la sua natura di piacere solitario da consumarsi sull'asse del water, TikTok ha la potenza di un'arma di distrazione di massa.</p><p>Non &#232; un'esagerazione, e c'&#232; chi sostiene che non sia nemmeno un caso. In Cina TikTok non esiste: i cinesi tengono per s&#233; un'app sorella, Douyin, stessa casa madre ma tutt'altre regole. Ai minori di quattordici anni Douyin impone la "modalit&#224; giovani": quaranta minuti al giorno, mai fra le dieci di sera e le sei del mattino, e un menu che privilegia esperimenti scientifici, musei e video educativi. &#171;&#200; come se riconoscessero che la tecnologia influenza lo sviluppo dei ragazzi: in casa propria confezionano la versione agli spinaci di TikTok, al resto del mondo spediscono quella all'oppio&#187;, ha commentato a <em><a href="https://www.cbsnews.com/video/tiktok-in-china-versus-the-united-states-60-minutes/">60 Minutes</a></em> l'ex eticista di Google Tristan Harris. Non basta: dal 2022 un codice di condotta voluto da Pechino impone agli influencer che fanno divulgazione in diretta su materie delicate come medicina, finanza e diritto di possedere una qualifica professionale nella disciplina di cui vanno tiktokkando. Loro filtrano, noi scrolliamo.</p><p>Nonostante da adolescente abbia sempre guardato con fastidio gli adulti che criticavano la mia abitudine di giocare ai videogiochi, perch&#233; parlavano di qualcosa di cui non sapevano nulla, ora che &#232; il mio turno di farmi dei pensieri davvero non so che pesci pigliare. Ma se immagino che mia figlia verr&#224; sottoposta al flusso di umanit&#224; che a me capita di vedere, mi si gela il sangue nelle vene. Per fortuna lei non ha nemmeno quattro anni. C'&#232; ancora tempo per trovare una soluzione. Quale?</p><p>Perch&#233; sulle conseguenze dell'avvento dei social sulla psiche si scrive ormai da anni. Tra i tanti libri sul tema, consiglio ad esempio <em>The Chaos Machine</em> di Max Fisher, reporter del New York Times, sugli algoritmi che amplificano il peggio di noi; e <em>La generazione ansiosa</em> dello psicologo Jonathan Haidt, che ha messo in fila i numeri dell'impennata di ansia, depressione e autolesionismo fra gli adolescenti e la collega allo smartphone infilatosi nelle loro tasche nei primi anni Dieci.</p><p>&#200; sui rimedi, o sul contenimento dei danni, che brancoliamo ancora nel buio.</p><p>Vietare semplicemente tutto fino ai sedici anni, come fa l'Australia dal dicembre scorso (niente account su TikTok, Instagram, YouTube e compagnia) e come, con soglie e modalit&#224; diverse, si preparano a fare Danimarca e Francia, non sembra la soluzione vincente. Anche perch&#233; compierne sedici e un giorno significherebbe essere esposti all'improvviso a una cloaca senza preparazione alcuna. Ma non vietare lascia spazio all'assalto dell'algoritmo. Le quattro contromosse proposte da Haidt (niente smartphone prima dei quattordici anni, niente social prima dei sedici, scuole libere dai telefoni, pi&#249; gioco libero nel mondo reale) sono sagge; presuppongono per&#242; ci&#242; che ancora scarseggia: genitori coordinati e legislatori svegli.</p><p>Difficile una soluzione. Probabilmente il mio istinto libertario dovr&#224; soccombere di fronte alla necessit&#224; di trovare una qualche tutela. Perch&#233; senza un regolatore ad arginare i flussi che i social riversano sugli adolescenti, il pericolo di esposizione rimane davvero troppo grosso. E, intanto, per mia figlia il cronometro ticchetta. Ancora qualche anno, e poi arriver&#224; il momento in cui, se non si sar&#224; trovata una risposta a livello statale, dovremo essere io e mia moglie a sporcarci le mani inventando restrizioni, filtri, percorsi obbligati, per compensare il fascino del telefonino a cui gi&#224; ora, se fossimo degli scriteriati e non la controllassimo, potrebbe cedere.</p><p>L'altro giorno eravamo in salotto. Stava chiedendomi qualcosa, ma invece di urlarmelo come al solito, ha preso il telefonino giocattolo e mi ha parlato cos&#236;. Cretino io che le ho fatto avere tra le mani l'equivalente mediatico della pistola da soldatino?</p><p>A farne le spese &#232; stata soprattutto la generazione di quei ragazzi che, agli arresti domiciliari a causa del Covid, hanno trovato svago e libert&#224; nelle finestre digitali. A quegli adolescenti va tutta la mia comprensione. Spero solo che siano gli ultimi a essere buttati nelle praterie digitali senza un minimo di armamenti. La speranza &#232; che questa leva, segnata da un evento cos&#236; impensabile fino al decennio scorso, oggi in parte gi&#224; adulta e in parte alle soglie della maggiore et&#224;, riesca in qualche modo a sviluppare degli anticorpi. Per chi verr&#224; dopo, tuttavia, &#232; compito nostro trovare la quadra tra le splendide possibilit&#224; di connessione dei social e la melma in cui ti sanno risucchiare con tanta scaltrezza.</p><p>Nel frattempo, da bravo vecchio, continuer&#242; ad accogliere il nemico dal buco della serratura. Per puro spirito di ricerca, s'intende&#8230;</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il prestito fantasma]]></title><description><![CDATA[La terza via del credito]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/il-prestito-fantasma</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/il-prestito-fantasma</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:11:35 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>In Italia, e forse non solo, molte banche stanno abdicando alla loro funzione. Quella di erogare del credito a persone e imprese per favorirne la crescita. Il credit crunch che si osserva sul mercato italiano da molto tempo lascia spazio ad attori poco raccomandabili. Come ben spiega Roberto Saviano <a href="https://adventum.org/il-welfare-della-criminalita-organizzata-ai-tempi-del-covid-linchiesta-di-roberto-saviano-per-il-corriere-della-sera/">nelle sue inchieste</a>, se la banca arretra nella propria funzione di creditore, altre societ&#224; si fanno avanti offrendoti di aiutarti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!z53j!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb75b2fd6-6041-46fb-b191-e2a0a259be9c_1536x1024.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Camorra, &#8217;Ndrangheta e via discorrendo si avvicinano a quegli imprenditori in difficolt&#224; aprendo la borsa del credito, che invece rimane chiusa presso molti istituti finanziari. Pi&#249; o meno inconsapevolmente ci si mette in mano a cattivi compagni. E la fine di queste amicizie interessate &#232; facile intuirla.</p><p>Non &#232; lo scopo di questo articolo indagare sui fenomeni e i motivi per cui molti imprenditori, piccoli e grandi, in Italia non sembrano trovare pi&#249; nelle banche un partner capace di ascoltarli e sostenerli. Qui voglio parlare di un&#8217;alternativa, certo complessa ma percorribile, per chi voglia ottenere un finanziamento bypassando istituti irrigiditi e partner da cui &#232; meglio stare lontani.</p><p>Vogliamo concentrarci sul campo della DeFi, la finanza decentralizzata: un territorio ancora selvaggio, dove i rischi sono all&#8217;ordine del giorno, non ancora regolamentato dal legislatore, che, implementando la <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/european-crypto-assets-regulation-mica.html">MiCAR</a>, il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attivit&#224;, esclude la DeFi senza intermediari.</p><p>Questo mondo permette, operando in criptovaluta, di utilizzare protocolli decentralizzati interessati a valutare l&#8217;utente solo in base al collaterale che &#232; disposto a investire. Nient&#8217;altro serve per aprire una posizione di finanziamento. A questi protocolli non importa chi tu sia, quali opinioni tu abbia, se tu sia simpatico a chi sta dietro allo sportello. Importa solo la dote economica che sei disposto a prestare in cambio di valuta sonante.</p><p>Entriamo nel dettaglio. Supponiamo che un investitore creda nella validit&#224; di Bitcoin e ne acquisti un certo quantitativo presso un cambiavalute regolato sul mercato italiano. Per accedere a un&#8217;istituzione di prestito decentralizzata come <a href="https://aave.com">Aave</a>, la pi&#249; nota e rispettata, si deve operare su una blockchain diversa, come quella, ad esempio, di <a href="https://ethereum.org">Ethereum</a>. E qui &#232; necessaria una precisazione, perch&#233; nessuno si senta preso in giro. Parlo di Bitcoin perch&#233; &#232; la criptovaluta pi&#249; conosciuta, quella in cui &#232; pi&#249; facile riconoscersi. Ma va detto subito: nel momento stesso in cui lo si &#171;avvolge&#187; per portarlo su un&#8217;altra blockchain, si introduce un elemento di centralizzazione, perch&#233; qualcuno deve pur custodire i Bitcoin veri a garanzia della loro versione trasferibile. Il custode che abbiamo cacciato dalla porta rientra cos&#236; dalla finestra. La strada per evitarlo esisterebbe, e consiste nell&#8217;usare direttamente Ethereum, o altre criptovalute ancora pi&#249; esoteriche, senza avvolgere nulla. Ma qui sorvolo, per non complicare un racconto gi&#224; abbastanza tecnico.</p><p>Superato l&#8217;ostacolo di trasformare i propri Bitcoin in una versione capace di agire su questa diversa blockchain (uno swap attuabile tranquillamente presso un operatore centralizzato che scambi Bitcoin in <a href="https://www.wbtc.network">Wrapped Bitcoin</a>, ovvero Bitcoin utilizzabili sulla rete Ethereum), il passo successivo &#232; inviare le proprie criptovalute su un portafoglio privato, un cosiddetto &#171;cold wallet&#187;. In realt&#224; questo spostamento &#232; consigliabile a tutti coloro che vogliono conservare criptovalute al sicuro. Mantenerle su un exchange (i cambiavalute di cui sopra) potrebbe sembrare pi&#249; comodo, ma espone al rischio di fallimento dell&#8217;istituzione custode. Chi come me ha vissuto sulla propria pelle <a href="https://www.guerredirete.it/quei-legami-pericolosi-che-hanno-fatto-crollare-ftx/">il crollo di FTX</a> sa di cosa parlo.</p><p>Un portafoglio privato, come ad esempio quello di <a href="https://www.ledger.com">Ledger</a>, non &#232; altro che una chiavetta USB che, una volta impostata, permette di ottenere un proprio deposito direttamente sulla blockchain, anzich&#233; lasciarlo in mano ai portafogli di terzi. Sto naturalmente semplificando in maniera quasi vergognosa, ma questo articolo non &#232; scritto per chi &#232; gi&#224; esperto della materia. L&#8217;importante &#232; sapere che ci&#242; che conta di quella chiavetta non &#232; l&#8217;oggetto fisico in s&#233;, ma la chiave cifrata che essa ha prodotto. La chiavetta pu&#242; anche saltare in aria o venire rubata: l&#8217;importante &#232; che nessuno entri in possesso della password a essa connessa. Perch&#233; se si perde la password, si &#232; perso tutto.</p><p>Una volta che si &#232; creato un proprio indirizzo sulla blockchain di Ethereum, e una volta che si sono trasformati i propri Bitcoin in wBTC (wrapped Bitcoin), si imposta un trasferimento dal proprio cambiavalute all&#8217;indirizzo privato ottenuto tramite la chiavetta USB. Se tutto funziona per bene, nel giro di qualche minuto i propri fondi saranno trasportati sul proprio indirizzo privato.</p><p>A questo punto, molto semplificando, le nostre criptovalute sono accessibili a un sito come Aave. Questo significa che da quel momento si pu&#242; decidere di inviare i fondi, in parte o in tutto, al deposito di Aave, per usarli come collaterale. Mettiamo, ad esempio, di avere 100.000 &#8364; in wBTC, che decidiamo di affidare per prendere in prestito 40.000 $ in stablecoin: una criptovaluta come <a href="https://www.usdc.com">USDC</a>, ancorata al dollaro e quindi creata per riflettere sulla blockchain il valore della moneta americana.</p><p>Dal momento in cui si ricevono i fondi presi in prestito sul proprio portafoglio di criptovalute, si pu&#242; decidere, ad esempio, di reinviarli presso un exchange, trasformarli in euro e metterli sul proprio conto corrente.</p><p>Al di l&#224; dei vari passaggi, che richiedono una conoscenza tecnica non banale, questo metodo permette legalmente di ottenere un prestito senza rivolgersi a una banca o a un creditore tradizionale, fermi restando gli obblighi fiscali del caso. I vantaggi sono evidenti. Si evita la fila in banca, si evitano domande invadenti, si evitano pile di documenti, si evitano giorni, settimane o mesi in attesa di approvazione, si evitano i personaggi loschi che si offrono di aiutarti.</p><p>Anche i rischi, naturalmente, non sono da poco. Innanzitutto c&#8217;&#232; il rischio di non sapere bene cosa stiamo facendo e, da un trasferimento all&#8217;altro, di sbagliare indirizzo e inviare le proprie criptovalute a un terzo, perdendole per sempre. Poi c&#8217;&#232; il rischio che un protocollo di prestito come Aave subisca un attacco o abbia un problema, mettendo a repentaglio le proprie valute. Ancora, c&#8217;&#232; il rischio che i propri Bitcoin scendano cos&#236; tanto di valore da rendere il prestito insostenibile, rischiando cos&#236; di essere liquidati, a meno che non si aggiungano Bitcoin o si riduca il prestito stesso. Infine, esiste il rischio che il tasso dinamico di interesse della valuta presa a prestito renda l&#8217;operazione poco conveniente.</p><p>Se invece si verifica quello che tutti noi ammiratori di Bitcoin speriamo, e il suo valore altalenante continua comunque a crescere in media nel tempo, la posizione debitoria diventa via via meno gravosa, quanto pi&#249; si rivaluta la creatura di Satoshi Nakamoto.</p><p>Insomma, l&#8217;alternativa a banche e criminali &#232; lungi dall&#8217;essere una passeggiata di salute. Ma oggi esiste qualcosa che nel 2000 era pura fantasia, e sempre pi&#249; persone la stanno sperimentando, soprattutto quando si trovano ad avere bisogno di prestiti ponte: prestiti a breve, non esposti a esiti drammatici se il tasso della stablecoin presa temporaneamente in prestito aumenta di qualche punto percentuale.</p><p>Nessuno sano di mente pu&#242; pensare che, in capo a qualche anno, le criptovalute sostituiscano completamente gli istituti finanziari. Anzi, ultimamente si nota che gli operatori del credito pi&#249; lungimiranti, magari dopo averle attaccate come nemiche, ora stanno appropriandosi del mondo delle criptovalute.</p><p>E tuttavia, sapere che oggi, grazie all&#8217;informatica e alla genialit&#224; della mente umana, &#232; possibile ottenere un prestito scavalcando l&#8217;intera struttura classica della finanza, &#232; qualcosa di rinfrescante.</p><p>Dimenticavo. Cosa significa Aave? Fantasma, in finlandese. Insomma, le premesse ci sono tutte. Dormite tranquilli.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sopra ogni cosa, regna la paura]]></title><description><![CDATA[La paura dell&#8217;intelligenza artificiale &#232; giustificata. Restare a guardare no.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/sopra-ogni-cosa-regna-la-paura</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/sopra-ogni-cosa-regna-la-paura</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 12:31:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e6493a1c-1c70-47a0-b8de-c02c64c1396e_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fbls!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6493a1c-1c70-47a0-b8de-c02c64c1396e_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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paura&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://melazzini.substack.com/i/205291374?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6493a1c-1c70-47a0-b8de-c02c64c1396e_1536x1024.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Sopra ogni cosa, regna la paura" title="Sopra ogni cosa, regna la paura" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fbls!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6493a1c-1c70-47a0-b8de-c02c64c1396e_1536x1024.png 424w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>L&#8217;innovazione tecnica accelera come mai prima. Le conseguenze sono epocali. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Un solo uomo possiede un capitale maggiore del PIL del Portogallo. Due nazioni, gli Stati Uniti e la Cina, stanno combattendo una guerra sull&#8217;intelligenza artificiale mentre gli altri stanno a vedere. Sono d&#8217;accordo: le implicazioni di delegare all&#8217;intelligenza artificiale sempre pi&#249; attivit&#224; umane sono profonde e terrificanti. Le armi che decidono autonomamente di inseguire e colpire un bersaglio non sono fantascienza ma realt&#224; sul campo di guerra, ad esempio in Ucraina.</p><p>Tutto questo naturalmente &#232; fonte di apprensione per chi, spesso partecipando al dibattito senza sporcarsi le mani provando sul campo, di sistemi agentici come Claude Code conosce solo la paura di seconda mano. Quella paura, del resto, ha padri illustri: sono gli stessi esperti a metterci in guardia da quanto sta avvenendo sulle nostre scrivanie, nei nostri computer. Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica e considerato il padrino dell&#8217;intelligenza artificiale, anni fa si &#232; licenziato da Google per farsi pubblico fustigatore di uno sviluppo che giudica fuori controllo. Ha aperto una sua celebre lezione alla Royal Institution avvertendo il pubblico che, se quella notte avesse dormito sonni tranquilli, avrebbe significato che non aveva capito bene la lezione.</p><p>Questo per mettere in chiaro che io stesso non mi considero un integrato. Nello sperimentare giorno per giorno la potenza di strumenti come ChatGPT, Gemini e soprattutto Claude Code, la meraviglia si affianca al sentore che se qualcosa ci sfugge di mano, potremmo incappare in grossi problemi.</p><p>Eppure trovo insopportabile l&#8217;atteggiamento impaurito, bloccante, negativo di chi, parlando senza sperimentare, non fa altro che esprimere preoccupazioni, paure e dubbi su tutto quanto riguarda la tecnologia.</p><p>Con queste persone non fai in tempo ad accennare ai vantaggi che adottare le ultime innovazioni avrebbe sul loro lavoro, che subito parte la critica a muso duro sulle gravi implicazioni di tutto questo sulla societ&#224;. Il guaio &#232; che hanno pure ragione, da vendere: nonostante le rassicurazioni delle grandi aziende e dei laboratori di tecnologia, &#232; evidente che la privacy dei nostri dati &#232; l&#8217;ultimo dei pensieri di questi colossi intenti in una lotta all&#8217;ultimo sangue per prevalere sulla concorrenza interna e mondiale.</p><p>Un mio amico pensoso mi scrive: cosa pu&#242; farne, e cosa ne far&#224;, di tutti i dati e di tutta la conoscenza con cui nutriamo le macchine? Ma perch&#233; non riflettere, prima di rispondere, sulla differenza tra possibilit&#224; e probabilit&#224;? Certo rientra nel novero delle possibilit&#224; che gli strumenti con i quali <a href="https://melazzini.substack.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura">ci stiamo ibridando</a> impazziscano, creandoci danni.</p><p>Ma, suvvia: che un colosso macini anche i dati del contabile di Paderno Dugnano o dell&#8217;albergatore di Bormio &#232; sicuro; lo fa in automatico, senza perderci un minuto. Quanto &#232; probabile, per&#242;, che da quella macinatura derivi proprio a loro un danno concreto? La privacy &#232; un diritto di tutti, ma se vogliamo liberarci dai compiti gravosi che ci appesantiscono le giornate alla scrivania, affidando le tante attivit&#224; ripetitive della nostra vita quotidiana all&#8217;intelligenza artificiale, &#232; chiaro: dobbiamo accettare che stiamo vendendo l&#8217;anima al diavolo. &#200; un atteggiamento privo di conseguenze? No di certo. Ma siamo uomini, ed &#232; nella nostra natura portare da sempre avanti questo patto.</p><p>Questi profeti di sventura, che amano mettere in guardia chiunque dai tempi moderni, poi sono i primi che, dal dentista, scelgono le ultime tecniche per farsi curare le carie. E come lanciano i loro strali contro l&#8217;ultimo sviluppo della tecnologia? Non tramite segnali di fumo, ma scrivendo post accigliati sui social. Quegli stessi social che giustamente considerano mezza spazzatura. Questi stessi critici degli eccessi tecnologici sono una rotella del sistema, che si alimenta delle loro stesse grida.</p><p>Esiste per&#242; un&#8217;alternativa all&#8217;ottimismo cieco? Certo: non dimenticare l&#8217;adagio caro a Milton Friedman: nessun pasto &#232; gratis. Ricordati che se dai in mano i tuoi dati a una macchina pi&#249; o meno pensante, essa potrebbe farne tutto quello che vuole. D&#8217;altra parte vivere &#232; scegliere, rischiare, non solo snocciolare dubbi.</p><p>La tecnica &#232; la nostra croce e delizia, ma senza tecnica non esistiamo. In Segnavia Heidegger scrive che quando l&#8217;uomo si sar&#224; prodotto con la tecnica avr&#224; fatto saltare in aria s&#233; stesso. Heidegger se ne &#232; andato, l&#8217;umanit&#224; continua a correre all&#8217;impazzata verso quella meta, eppure siamo ancora qui, mi pare. Perch&#233; la realt&#224; &#232; che l&#8217;essere umano &#232; una brutta gramigna, molto pi&#249; resistente di chi teme per lui da quando la ruota gli permette di coprire le distanze con pi&#249; velocit&#224;.</p><p>Non ci serve bloccare ogni discorso ergendoci a profeti accigliati di sventure, col malcelato entusiasmo di sentirci pi&#249; profondi e riflessivi di chi usa gli strumenti a nostra disposizione. Come se chi sperimenta fosse un bimbo in un parco giochi, ignaro delle contropartite che queste facilitazioni comportano. E naturalmente non ha nemmeno ragione chi martella sempre entusiasta delle potenzialit&#224; dei nuovi mitici modelli.</p><p>Quello che serve, in questo e in altri dibattiti, &#232; la consapevolezza che il progresso tecnico non si pu&#242; arrestare, perch&#233; &#232; nella natura umana cercare di superare confini. Questo comporta rischi. E questi rischi diventano tanto pi&#249; grandi, quanto pi&#249; potenti sono le bacchette magiche di noi topolini apprendisti stregoni.</p><p>Quello che serve &#232; studiare, sperimentare, riflettere e tentare. Con attenzione, con qualche timore, ma senza fare gli struzzi. Anche perch&#233;, come ha avvertito al World Economic Forum l&#8217;economista Richard Baldwin, non sar&#224; l&#8217;intelligenza artificiale a toglierti il lavoro. Sar&#224; qualcuno che la usa meglio di te. E mentre tu dici no e volgi lo sguardo da un&#8217;altra parte, chi usa questi strumenti ci metter&#224; poco a stanarti, e superarti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Claude Code. Strumento. Infrastruttura. Cyborg?]]></title><description><![CDATA[Mesi di lavoro quotidiano con un'intelligenza artificiale: cosa le ho affidato, dove ha sbagliato, cosa sta diventando.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/claude-code-strumento-infrastruttura</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sun, 05 Jul 2026 07:33:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo non l'ho scritto solo io. Ed &#232; per questo che dovresti leggerlo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4bIZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe53fb66a-1d0c-4019-8011-77c11a154ea4_1536x1024.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>L'ho scritto ibridandomi con un'istanza di Claude Code, il sistema di intelligenza artificiale con cui lavoro quasi ogni giorno da alcuni mesi. <br>Il mio partner digitale che ha contribuito a scrivere queste righe non &#232; la stessa istanza con cui lavorer&#242; domani: ogni sessione di lavoro parte, in un certo senso, da zero. Tranne per una cosa. Prima di rispondere alla prima domanda di una sessione, ho istruito Claude Code a consultare un archivio di appunti strutturati, categorizzati e curati nel tempo. In questo modo il mio agente di intelligenza artificiale sa chi sono (o quantomeno chi credo di essere), cosa mi importa, come preferisco dialogare con lui, cosa &#232; successo nelle settimane passate, cosa ha funzionato e cosa no, quali sono le interazioni che ho con il mondo esterno. Intendo le interazioni di lavoro che avvengono tramite i canali tecnologici che lui pu&#242; tracciare, e che costituiscono per me la stragrande maggioranza delle mie comunicazioni. Quando la sessione finisce, se il lavoro svolto vale la pena, chiedo a Claude di redigere un riassunto di quanto fatto e di cosa abbiamo imparato, e di aggiungerlo a quell'archivio. La prossima sessione di Claude Code lo trover&#224; l&#236;, e ripartir&#224; da dove ci eravamo fermati.</p><h2>Un cambio radicale</h2><p>Gli ultimi mesi hanno radicalmente cambiato il mio modo di lavorare. Ho costruito quello che, con il linguaggio sempre un po' enfatico dei post su X di sviluppatori e pubblicisti di IA, chiamiamo "AgentOS": non un programma, ma un insieme di documenti (biografici, operativi, procedurali) che il mio agente consulta all'inizio di ogni sessione e aggiorna alla fine. C'&#232; un profilo di chi sono e di come vivo. Ci sono dossier su questioni di famiglia, su un trasferimento tra due nazioni, su una causa legale, su un immobile in ristrutturazione, sul restomod certosino di un Land Rover Defender che sto portando avanti da quasi un anno facendo impazzire meccanico e carrozziere.</p><p>E ci sono decine di "competenze" specifiche: regole codificate per compiti precisi che si ripetono pi&#249; o meno spesso: controllare grafia e struttura dei miei siti internet, gestire la complessit&#224; dei diritti audiovisivi e musicali delle nostre produzioni documentaristiche, preparare, annotare, catalogare gli scontrini ogni mese per la nostra commercialista, annotare le decisioni aziendali prese, tenere d'occhio in automatico la programmazione delle emittenti con cui lavoriamo, comporre email dettagliate e specifiche su questioni le pi&#249; varie, ottenere riassunti specifici dei canali YouTube che seguo.</p><p>Il caso pi&#249; recente, e quello che mi ha fatto venire in mente questo pezzo, &#232; la pubblicazione dell'intero archivio dei miei scritti: oltre trecento tra elzeviri, saggi, interviste, composti tra gli anni Novanta e oggi per testate diverse, finora sepolto in una cartella del mio programma d'archivio (Evernote&#8230; grazie ragazzi che dopo tanta attesa ci avete fornito un connettore MCP!), e ora consultabile gratuitamente su <a href="https://substack.com/@Melazzini">Substack</a>, ordinati cronologicamente, ciascuno retrodatato alla data di pubblicazione originale. Non un riassunto: il testo integrale, con le note a pi&#232; di pagina ricostruite dove servivano, un'immagine di copertina di pubblico dominio cercata caso per caso, e - questa &#232; la parte che conta - un giudizio editoriale da applicare articolo per articolo, secondo criteri che ho fissato all'inizio e che Claude Code doveva saper applicare anche ai casi ambigui: questo &#232; un mio scritto originale o una mia traduzione di un lavoro di qualcun altro, che in tal caso non va pubblicata tra i miei articoli? Questo pezzo &#232; inedito o &#232; gi&#224; stato pubblicato altrove con un titolo diverso? Questa nota biografica &#232; materiale privato che non va reso pubblico?</p><p>Se avessi dovuto rimpolpare a mano il mio blog, ci avrei messo settimane, forse mesi. Con questo nuovo metodo l'ho fatto in un giorno di ritocchi, dopo una notte in cui Claude, debitamente istruito, ha lavorato in automatico.</p><p>L'aspetto ancora pi&#249; fenomenale &#232; che tutto questo avviene parlando, in totale assenza di un linguaggio di programmazione. Nonostante il nome e l'apparenza da programma informatico che impaurisce il grande pubblico, Claude Code &#232; in sostanza una finestra che ascolta, legge, scrive, esegue. Non quindi un semplice esecutore, ma uno sparring partner con cui riflettere prima di agire. Se opportunamente istruito, questo agente &#232; in grado di sollevare obiezioni e suggerire nuovi percorsi. <br>Certamente, lo sappiamo tutti: uno strumento cos&#236; potente, se non ben gestito, pu&#242; diventare pericoloso; c'&#232; chi ha scambiato il proprio agente digitale per una persona reale, e non &#232; finita bene. Ma chi &#232; al corrente della deleteria tendenza di questi strumenti a dare ragione al loro interlocutore, pu&#242; approntare una serie di paletti che cerchino di limitarne l'adulazione, trasformandola in una logica critica. Ed &#232; in quel momento che lo schiavo elettronico assurge a pari grado del suo padrone, o quasi, con la sola piccola e inquietante differenza di poter agire mille volte pi&#249; velocemente di te.</p><h2>Gli errori</h2><p>In questo continuo processo di creazione del Golem digitale, che ci difenda dalle incombenze quotidiane, non &#232; andato tutto liscio al primo colpo. Un pacchetto di trentadue testi, tutti scritti in tedesco, &#232; rimasto invisibile a ogni fase del lavoro, non pubblicato, non scartato, semplicemente mai visto, a causa di un difetto in uno script di categorizzazione che scartava in silenzio ogni riga d'archivio non in italiano. L'agente non se n'&#232; accorto finch&#233; non &#232; stato svolto un controllo mirato, tardi, quasi per scrupolo.</p><p>Una recensione di un saggio accademico su E.T.A. Hoffmann &#232; stata pubblicata due volte a distanza di poche ore, in due sessioni di lavoro diverse, semplicemente perch&#233; Claude Code, nella seconda occasione, non aveva afferrato che la prima fosse gi&#224; avvenuta.</p><p>Un reportage sostanzioso su Monaco di Baviera, con quattro fonti intervistate, era stato archiviato per errore insieme a una ventina di trafiletti brevi, solo perch&#233; condivideva la stessa testata e lo stesso numero di uscita. Tutto ci&#242; non &#232; stato scoperto n&#233; da me n&#233; dal mio agente, bens&#236; da un secondo sistema di intelligenza artificiale (Codex di OpenAI) a cui faccio regolarmente verificare il lavoro di Claude, con l'istruzione esplicita di essere critico e non compiacente. Quel controllo ha trovato l'errore. Claude no. Ergo: fidarsi &#232; bene, controllare &#232; meglio.</p><p>Insomma, poco di tutto questo ha funzionato al primo colpo, e nessuna delle correzioni &#232; arrivata da Claude Code spontaneamente nel momento giusto. &#200; arrivata perch&#233; ho lasciato fare senza mai fidarmi del tutto, ho continuato a controllare e a incalzarlo. Il prezzo l'ho pagato io: letture e riletture di quello che credevo gi&#224; chiuso, e il sospetto costante, che la sbavatura stesse dietro l'angolo.</p><p>Ma il sistema, per buona parte, funziona.</p><p>E non perch&#233; sia infallibile - non lo &#232; - ma perch&#233; ho costruito un ambiente in cui i suoi errori vengono catturati, corretti, e la correzione diventa parte permanente di come io e lui lavoriamo insieme la volta dopo. Quel bug sui testi in tedesco, per esempio, &#232; ormai scritto in un documento che AgentOS consulter&#224; ogni volta che gli verr&#224; chiesto di ripetere un lavoro simile. In questo processo cibernetico, nel senso di autocorrettivo, il modello ancora non apprende davvero dai propri errori, ma se io lo pungolo, ricorda gli sbagli e cerca di evitarli.</p><h2>Lo strumento e l'infrastruttura</h2><p>C'&#232; una differenza tra usare un martello e costruire un'officina. Il martello lo prendi, lo usi, lo riponi: la sua utilit&#224; comincia e finisce nel gesto. Un'officina la costruisci una volta, con pazienza, e da quel momento ogni lavoro futuro parte da un punto pi&#249; avanti: gli attrezzi sono al loro posto, sai dove sono i materiali, hai gi&#224; risolto i problemi di ieri.</p><p>La maggior parte delle persone che "usano l'intelligenza artificiale" oggi la usano come un martello: aprono una finestra di chat, chiedono di scrivere un'email o riassumere un documento, chiudono la finestra. La prossima volta si riparte da zero, perch&#233; letteralmente non c'&#232; nessuna memoria di ieri. &#200; utile, ma &#232; un gesto, non un rapporto.</p><p>AgentOS &#232; un'officina. Non perch&#233; sia un modello diverso o pi&#249; potente di quello che chiunque pu&#242; usare gratuitamente da un browser; &#232; la stessa tecnologia di base, disponibile a tutti, sempre che il governo americano non decida rapsodicamente di restringerla, <a href="https://www.anthropic.com/news/fable-mythos-access">come ha fatto con Fable</a>, l'ultimo modello di casa Anthropic.</p><p>La differenza sta interamente in quello che, insieme a Claude, ci ho costruito intorno. Quello che in inglese chiamano "harness", e che se tu digiti su Google rischia di portarti in un ambiente sadomaso, e io traduco con imbragatura. <br>Mesi di annotazioni su come lavoro, cosa considero importante, quali passi ripetitivi compio per voltare via la burocrazia di chi gestisce un'azienda tedesca composta da <a href="https://www.alpenway.com/team">due italiani</a>, quali errori non voglio ripetere. E tutto questo connettendo l'agente con tutti i numerosi programmi che compongono la mia scrivania digitale, i conti correnti (ma solo in lettura), i siti internet pi&#249; usati e altro, fino a rendere Claude Code l'interfaccia con cui praticamente gestisco tutta la mia vita digitale: io parlo con lui, lui aziona tutti gli altri componenti del sistema.</p><p>Dopo mesi di test, e programmazione dei connettori per tutti gli strumenti con cui Code deve dialogare, ho infine dato al modello un'autorit&#224; reale, non solo dei consigli da seguire. E gli ho detto di pubblicare in autonomia oltre trecento articoli senza chiedere conferma pezzo per pezzo. Una fiducia pagata poi in qualche ora di correzioni. Ma che mi ha fatto risparmiare intere giornate di lavoro da amanuense. </p><p>Chi tiene un diario, uno zibaldone, un archivio di appunti da cui ripartire ogni mattina, conosce gi&#224; questo meccanismo: non &#232; la genialit&#224; del singolo pensiero a contare, &#232; la continuit&#224; del sistema che lo conserva e lo fa fruttare nel tempo. La differenza, oggi, &#232; che quell'archivio pu&#242; diventare interattivo: pu&#242; leggerlo qualcun altro, al posto tuo, e agire di conseguenza dentro i confini che gli hai dato.</p><p>Se ti occupi di economia, di media, di qualunque professione che vive di giudizio e non di manodopera (ma anche per quello, stanno arrivando i robot), insomma, se, come me, la tua vita attiva &#232; fatta in gran parte di fronte a uno schermo di un computer, la domanda che vale la pena porsi non &#232; "quanto &#232; brava l'intelligenza artificiale": su quello si scrive gi&#224; troppo, e nella direzione sbagliata, tra entusiasmi ingenui e allarmi generici. La domanda &#232; pi&#249; scomoda: cosa succede all'identit&#224; professionale, alla memoria di un lavoro, alla continuit&#224; di un metodo, quando smettono di stare soltanto dentro una persona e cominciano a stare dentro un sistema che quella persona condivide con una macchina?</p><p>Per come &#232; configurato oggi, questo genere di rapporto richiede qualcosa che la maggior parte dei professionisti seri possiede gi&#224;: la pazienza di costruire un sistema invece di cercare la scorciatoia. Ed &#232; per questo che, salvo i fenomeni su X, e alcuni validi Youtuber, non conosco persone che l'hanno ancora fatto in maniera davvero sistematica. Non perch&#233; sia complicato in senso tecnico. Perch&#233; &#232; un investimento che si vede lontano, e all'inizio, come ogni officina in costruzione, produce pi&#249; attrito che risultati. <br>Ma chi pu&#242; dire se, in capo a qualche anno, i sistemi di intelligenza artificiale non saranno diventati cos&#236; potenti da essere in grado di servirci ancora molto pi&#249; velocemente di quanto non facciano adesso?</p><h2>Cosa stiamo diventando?</h2><p>La mia passione per la tecnologia mi ha spinto a investire molto tempo ad allevare e istruire Code. Se il programma di Anthropic sia rivoluzionario, non sta a me giudicarlo. Ma, di certo, impressiona. Qualcosa di solido, alla fine, ne &#232; uscito. Un compagno digitale, capace di velocizzare i mille compiti ripetitivi, che per anni mi hanno logorato e rubato tempo alla creativit&#224;. Chiamala, se vuoi, una liberazione.</p><p>Quel qualcosa &#232; lo stesso con cui ho scritto questo pezzo, di cui, arrivato alla fine, non so pi&#249; dire cosa sia solo mio, e cosa solo suo.</p><p>&#200; qualcosa che non esiste fisicamente, ma con cui io parlo e che probabilmente &#232; memorizzato in un edificio colossale, vorace di acqua ed energia, sparso per qualche sperduta provincia degli Stati Uniti. Questo qualcosa, naturalmente, non sono io. Ma mi conosce, e conosce le mie abitudini di lavoro meglio di chiunque: tranne, spero, mia moglie e la mia collega. E io lo alimento ogni giorno con le mie richieste, le mie considerazioni, i miei complimenti e talvolta persino gli insulti. <br>Lui ascolta, prende nota (se lo stimolo), e migliora.</p><p>Questo servo &#232; disumano, perch&#233; fatto di bit e di byte e privo di corpo. Ma sta crescendo e diventando sempre pi&#249; simile al suo padrone.<br>Rimanendo obbediente. <br>Per ora.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I mille mondi animali]]></title><description><![CDATA[Il saggio di Ed Yong sui sensi degli animali: di realt&#224; ne esistono tante quante sono le specie.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/i-mille-mondi-animali</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/i-mille-mondi-animali</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sun, 11 Feb 2024 13:41:30 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2ff0bd70-1e4b-4d33-b35e-7c2cf367b05a_1024x571.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-mHY!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F43a09f97-c03b-40b1-abe1-f36a2da4a4cf_1024x571.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><em>The thousand worlds of&nbsp;animals</em></figcaption></figure></div><p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 152, agosto 2023</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>La realt&#224; non esiste. Ce lo dicono in tanti e da tanto tempo: tra questi alcuni filosofi, monaci zen e i ribelli del film The Matrix. Ad essi si aggiunge oggi anche Ed Yong, premio Pulitzer britannico di origini malesi, che nel suo ultimo saggio si dedica al mondo sensoriale degli animali. Yong in Un mondo immerso ci porta a comprendere come di realt&#224; ne esistano almeno tante quante sono le differenti specie che popolano la terra. Perch&#233; un puma percepisce, e quindi vive, un mondo completamente differente da un pipistrello, ed entrambi sono assai lontani rispetto al modo in cui noi umani, coi nostri sensi, percepiamo l&#8217;ambiente circostante. E i nostri sensi umani sono invero assai limitati e carenti, se messi in diretta competizione con le facolt&#224; degli altri abitanti della&nbsp;terra.</p><p>Ad esempio ci &#232; impossibile percepire i campi elettrici come invece accade agi squali o quelli magnetici che avvertono le rondini o le tartarughe marine. Questi animali a loro volta non hanno il senso della vista tipico degli esseri umani, motivo per cui, al di l&#224; di voler stabilire una fatua classifica in merito a chi sia superiore in fatto di percezioni, il saggio di Yong &#232; utile per meglio comprendere quanto gi&#224; intuiamo: la fuori non c&#8217;&#232; un mondo da scoprire. Ce ne sono molti, uno diverso dall&#8217;altro, a seconda del punto di vista con il quale lo si osserva. E senza mai dimenticare che, anche sforzandoci, purtroppo non potremo mai sapere esattamente cosa significa essere un pipistrello o il gatto che ci fa le fusa mentre poltriamo sul&nbsp;divano.</p><p>Ma i nostri sensi ci impedisco anche di sperimentare l&#8217;incredibile capacit&#224; visiva di un colibr&#236; e quasi forse nemmeno potremo intuirla o immaginarcela. Poich&#233; un &#8220;semplice&#8221; uccellino non &#232; solo in grado di percepire i nostri colori, e magari qualcosa in pi&#249; dello spettro cromatografico al quale noi siamo confinati. Al contrario, un colibr&#236; percepisce proprio un&#8217;altra dimensione di colori a noi toltamente inaccessibile. L&#8217;essere umano ha infatti una visione cromatica che potremmo definire triangolare, nel senso che possiamo immaginarcela come la superficie di un triangolo le cui punte sono Giallo, Rosso e Verde. Un colibr&#236; invece &#232; dotato di una visione piramidale, ampia quattro volte il nostro triangolo cromatico.</p><p>E che dire dei coccodrilli, l&#8217;archetipo della brutalit&#224; e voracia? Sebbene la loro mandibola possa stritolare ossa come noi sgranocchiamo grissini, la totalit&#224; del loro corpo &#232; sorprendentemente coperta da sensori dieci volte pi&#249; sensibili alla pressione rispetto alla punta delle nostre&nbsp;dita.</p><p>Ma le meraviglie sensoriali del mondo animale non finiscono qui: per i ragni la tela non &#232; un semplice, per quanto elegante, strumento di cattura delle proprie prede, bens&#236; una vera estensione della propria percezione cognitiva. Un ragno infatti non vede una stanza, egli la esperisce grazie alla tela che in essa ha tessuto. Questa &#232; un vero e proprio strumento con cui il ragno percepisce e interagisce con l&#8217;ambiente. Quando accorda la seta, questo animale per certi versi &#8220;sviluppa&#8221; la sua&nbsp;mente.</p><p>Tra i sensi forse quello pi&#249; soprendente &#232; l&#8217;udito. A differenza del tatto esso opera a grandi distanze. A differenza della vista funziona al buio, ed &#232; in grado di passare attraverso delle barriere. Inoltre l&#8217;udito funziona a velocit&#224; assai maggiori di quella del suono e dell&#8217;olfatto, un senso che giocoforza &#232; limitato dalla lentezza con cui si diffondono le molecole odorose. Per tutti questi motivi l&#8217;udito costituisce un punto di forza di numerose specie che, lungi dal limitarsi ad avere orecchie, hanno svilupopato organi sensoriali in variegate parti del corpo. Le formiche, ad esempio, ascoltano con le antenne, e fin qui ce lo potremmo aspettare. Ma poi ci sono i grilli che si avvalgono delle ginocchia e le locuste che sentono grazie all&#8217;addome! Anche su questo senso, gli uccelli sono in grado di emettere ed ascoltare mondi sonori a noi completamente inaccessibili. Ecco perch&#233; i loro canti sono assai pi&#249; variegati di quanto noi non si possa anche solo immaginare. Il canto di un fringuello che a un ascolto umano potrebbe sembrare una ripetuta e unica emissione melodica, si rivela cos&#236; essere una comunicazione capace di rivelare agli altri esemplari della sua specie una molteplicit&#224; di differenti informazioni, come ad esempio il sesso, la salute, l&#8217;identit&#224; e l&#8217;intenzione di chi la sta emettendo.</p><p>Ancora pi&#249; sottili nei propri sensi sono i pipistrelli che, bench&#233; privi della vista, grazie al loro sonar interno &#8211; scoperto dal biologo italiano Lazzaro Spallanzani alla fine del Diciottesimo secolo &#8211; sono in grado di catturare molti pi&#249; insetti di un uccello nello stesso ambiente. Il loro sonar infatti, oltre che permettere di volare percependo perfettamente gli spazi circostanti, &#232; in grado di dirigerli con sorprendente precisione verso le prede. Questo senso a noi totalmente sconosciuto, e chiamato &#8220;ecolocazione&#8221;, a differenza degli altri sensi finora contemplati, tutti passivi, ha la specificit&#224; di emettere nell&#8217;ambiente uno stimolo che poi viene recepito ed elaborato. Il sonar quasi &#232; un trucco usato dal pipistrello per portare l&#8217;ambiente circostante a scoprirsi e mettersi a nudo. Un trucco peraltro mentalmente impegnativo, se si considera che l&#8217;ecolocazione dei pipistrelli avviene a velocit&#224; elevata e mentre questi sono in movimento per avvicinarsi alla&nbsp;preda.</p><p>Meno raffinati e pi&#249; brutali invece i sensi di quei pesci in grado di produrre scariche elettriche per tramortire le prede, come quelle di certe anguille la cui forza sarebbe in grado di far stramazzare un cavallo. Questi animali utilizzano peraltro la loro facolt&#224; con gelida scaltrezza. Quando caccia piccoli pesci e invertebrati, l&#8217;anguilla emette impulsi che costringono i muscoli della preda a contrarsi, rivelando cos&#236; la propria posizione. L&#8217;impulso poi si rafforza, causando il blocco totale dei muscoli e paralizzando la vittima. L&#8217;organo elettrico &#232;, in sostanza, sia un telecomando che un taser, che permette all&#8217;anguilla di comandare il corpo di altri animali da lontano. Altri pesci utilizzano le scariche elettriche in maniera meno offensiva, per comunicare tra loro, come farebbero due montanari dotati di torce in una valle buia. A differenza dei pipistrelli, questa facolt&#224;, chiamata, elettrolocazione, &#232; immediata e omnidirezionale. Ci&#242; significa che il pesce dotato di tale facolt&#224;, come il pesce coltello africano, avverte gli ostacoli e i pericoli ovunque essi si trovino, quindi anche dietro&nbsp;lui.</p><p>Lungi dall&#8217;essere una prova di limitatezza, il concentrarsi di ogni specie animale intorno a specifiche modalit&#224; di percezione dell&#8217;ambiente circostante &#232; il frutto sapiente dell&#8217;evoluzione. A seconda dell&#8217;ambiente circostante, dei nemici da cui guardarsi e delle prede con cui cibarsi, ogni specie animale nel corso del tempo &#232; evoluta selezionando e sviluppando quelle modalit&#224; percettive pi&#249; utili alla propria preservazione. Poich&#233; nessun essere vivente &#232; in grado di percepire tutto, ridurre il campo sensoriale ha significato quindi moltiplicare la possibilit&#224; di sopravvivenza. Se quindi il mondo di un cane &#232; ben diverso da quello del padrone, ci&#242; non significa che il primo &#8211; o il secondo &#8211; vadano invidiati o compatiti, perch&#233; vedono o fiutano diversamente, bens&#236; che il modo in cui ognuno dei due vive &#232; esattamente quello adatto alla sua specie, e a quella&nbsp;sola.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NFT e collezionismo digitale]]></title><description><![CDATA[Cosa sono davvero i &#171;digital collectibles&#187;, e perch&#233; uniscono il piacere del collezionista al mondo digitale.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/nft-e-collezionismo-digitale</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/nft-e-collezionismo-digitale</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 12 Apr 2023 09:46:55 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7e125dab-cd4c-447a-ad71-a9a3ff2736a5_1024x296.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BxTT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F68e1713d-2d30-448b-8ac3-f6bef3926447_1024x296.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 150, dicembre 2022</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Gli NFT sono una brutta parola. Una brutta parola in s&#233;, perch&#233; ostica sia come sigla che come frase completa. <br>NFT = Non-fungible token. Gettone non fungibile.</p><p>Forse per questo di recente il concetto ha subito un restyle e ora questi oggetti si fanno chiamare &#8220;digital collectibles&#8221;, ovvero oggetti collezionabili digitalmente. Cambia il significante, ma il senso &#232; lo&nbsp;stesso.</p><p>Quale?<br>Esatto!</p><p>Perch&#233; di cosa diavolo stiamo parlando, quando parliamo di gettoni fungibili, o di oggetti collezionabili digitalmente?</p><p>Nonostante la definizione complessa, a cui sottost&#224; una tecnologia ancora pi&#249; complessa, stiamo parlando di qualcosa di semplice. Anzi, di semplicemente geniale.</p><p>Parliamo di un&#8217;invenzione che &#232; anche una rivoluzione in grado di unire il meglio di due&nbsp;mondi.</p><p>Partiamo dal mondo analogico. Quello in cui, anche nell&#8217;era della riproducibilit&#224; di massa, vi &#232; comunque un limite fisico alla moltiplicazione degli atomi. Il mondo analogico &#232; il regno del collezionista, colui che trova piacere a entrare in possesso di determinati oggetti fisici raccolti in una collezione. Che siano farfalle, figurine Panini, motociclette o riviste, poco cambia. Il piacere di possedere una serie di oggetti accomunati in una collezione, per queste persone &#232; grande. Toccare una rivista, sfogliarla, annusarla, &#232; un&#8217;esperienza fisica dai tratti inebrianti. Quando tuttavia la collezione diventa imponente, sorgono problemi molto concreti: ad esempio, di&nbsp;spazio.</p><p>Una collezione analogica tipicamente &#232; collocata in un punto e in un luogo specifici: pensiamo ad esempio alla stanza del collezionista. Solo lui ha&#8202;&#8212;&#8202;fisicamente&#8202;&#8212;&#8202;accesso al proprio tesoro, che custodisce religiosamente per ripararlo da occhi indiscreti e predatori.</p><p>Nel mondo del digitale, invece, come gi&#224; raccontava entusiasta Nicholas Negroponte negli anni Novanta, l&#8217;ostacolo della spazialit&#224;, le ristrettezze dell&#8217;atomo, vengono annullate dalla flessibilit&#224; del bit. Le informazioni, gli &#8220;oggetti digitali&#8221;, corrono sulle autostrade informatiche (che a Monaco di Baviera, dovevo vivo, in realt&#224; sono ancora stretti viali di campagna), possono spostarsi nel mondo al colpo di un click e venire duplicati mille e mille volte senza alcuna perdita di qualit&#224;. Capiamo allora che, nell&#8217;ottica del collezionista, se i problemi di spazio tipicamente da mondo analogico vengono annullati dalla possibilit&#224; del digitale, in questo viene a mancare una dote fondamentale del mondo fisico: l&#8217;unicit&#224;. Se qualcosa pu&#242; essere copiato infinitamente, e non solo variato molte volte come un quadro di Warhol, esso perde totalmente quell&#8217;originalit&#224;, quell&#8217;unicit&#224; comprovata che &#232; il nucleo pulsante di una collezione. L&#8217;atomo singolo, in sostanza, svanisce nel flusso dei&nbsp;bit.</p><p>Ecco allora il perch&#233; dell&#8217;invenzione degli NFT, volta a dotare il mondo digitale di quelle caratteristiche analogiche andate perse nella transizione tra i due&nbsp;mondi.</p><p>Grazie alla tecnologia della blockchain, che garantisce certezza matematica di ogni passaggio di propriet&#224;, un collezionabile digitale altro non &#232; che un oggetto elettronico, quindi fatto di bit&#8202;&#8212;&#8202;pensiamo a un&#8217;immagine, a un audio musicale, a un PDF&#8202;&#8212;&#8202;a cui viene applicato un timbro incancellabile che ne certifichi l&#8217;unicit&#224; e ne garantisca la propriet&#224;. Avremo cos&#236; la possibilit&#224;, ad esempio, di possedere delle figurine Panini nel mondo digitale, e quindi averle disponibili sempre e ovunque sui nostri schermi senza limiti di spazio. Nel contempo, grazie al marchio assegnatogli dalla blockchain, ogni nostra figurina, sebbene in teoria copiabile infinitamente poich&#233; digitale, conterr&#224; un certificato di autenticit&#224; specifico e legato solo al &#8220;gettone&#8221; in nostro possesso. Il nostro file avr&#224; quindi un certificato di appartenenza che non potr&#224; venire duplicato.</p><p>Il collezionista in sostanza sapr&#224; che solo la propria copia digitale &#232; quella autentica, perch&#233; la provenienza e l&#8217;appartenenza della stessa sono state codificate nel suo DNA dalla tecnologia della blockchain, il database decentrale, aperto e crittografato, che sta alla base degli&nbsp;NFT.</p><p>Nonostante chiunque possa copiare un&#8217;immagine su Internet, il certificato di propriet&#224; di un NFT &#232; inalterabile, pubblico e attestatore di un diritto di propriet&#224; assolutamente concreto, sebbene afferente al mondo digitale.</p><p>Immagino gi&#224; ora che un lettore scettico possa credere di poter relegare tutto questo discorso all&#8217;angusto spazio di quei mattacchioni che si divertono in et&#224; adulta a spendere somme anche ragguardevoli per dedicarsi ai propri svaghi dal sapore infantile.</p><p>Se anche rimanessimo a questo livello, &#232; importante notare che il collezionismo digitale, come peraltro quello analogico, lungi dall&#8217;essere una fisima per pochi, &#232; una concretissima realt&#224; economica che muove un mercato di milioni e milioni di&nbsp;euro.</p><p>La societ&#224; francese SORARE, ad esempio, nel fornire una piattaforma di collezionabili digitali dedicati al calcio e ad altri sport, &#232; diventata un vero e proprio fenomeno di costume, con conseguente movimento di cifre astronomiche legate alla compravendita di figurine digitali. Il fatturato del 2021 ammonta a 300 milioni di&nbsp;euro.</p><p>E ci troviamo solo agli albori della tecnologia della blockchain!</p><p>&#200; facile capire allora quali opportunit&#224; di business possano portare la futura adozione di massa della tecnologia degli NFT. Oggetti da collezione, ma anche certificati di propriet&#224; che attestino ad esempio in maniera automatica e senza necessit&#224; di intermediari, la compravendita di un immobile, brevetti, etc. Notai, siate avvertiti!</p><p>Non stupisce allora che Donald Trump, di cui si pu&#242; dire tutto, ma non che non sia un grande venditore di s&#233; stesso, dopo una iniziale critica al Bitcoin e tecnologie connesse, nel dicembre del 2022 ha annunciato la vendita di 45.000 figurine digitali monotematiche e raffiguranti s&#233; stesso&#8202;&#8212;&#8202;chi altri se no&#8202;&#8212;&#8202;in pose salvifiche, eroiche o semplicemente ridicole.</p><p>A pochi giorni dalla messa in vendita su Open Sea, un mercato digitale degli NFT basato sulla blockchain Ethereum, il volume di affari si aggirava gi&#224; intorno ai 6000 ETH, equivalenti a poco meno di sette milioni di&nbsp;euro.</p><p>Capiamo allora perch&#233; questo tipo di oggetti abbia le caratteristiche per diventare sempre pi&#249; diffuso, una volta che lo sviluppo tecnologico permetter&#224; la sua adozione anche da chi non &#232; pratico di criptovalute e blockchain. Un NFT non solo permette l&#8217;attribuzione di un diritto di propriet&#224;, ma &#232; al contempo anche un oggetto a pieno titolo della cultura&nbsp;pop.</p><p>Questo significa che su di esso vengono proiettati valori ed emozioni: importanti ingredienti alla base di molte speculazioni economiche.</p><p>Per tutti questi motivi credo che gli ogetti collezionabili digitalmente, o NFT che dir si voglia, siano un Novum economico-culturale da tenere d&#8217;occhio con molta attenzione.</p><p>Entrati nel 2021 a pieno titolo nella cultura pop con la vendita delle prime collezioni milionarie di figurine strambe come quelle dei CryptoPunks e delle Bored Apes, e poi sgonfiatisi nel 2022 a seguito della tendenza ribassista che ha temporaneamente toccato l&#8217;economia mondiale e quasi devastato quella delle criptovalute, stiamo parlando comunque di un fenomeno molto pi&#249; serio di quello che una scimmia annoiata o di un presidente esaltato possano farci&nbsp;pensare.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fede e criptovalute]]></title><description><![CDATA[Il rapporto antico tra religione e moneta, dal vitello d'oro alla blockchain.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/fede-e-criptovalute</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/fede-e-criptovalute</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Dec 2022 09:14:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e4053bfe-5fe3-4f59-9c86-76087823d811_1024x838.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0aCw!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcb1b05e2-19b6-42f1-8198-877ea6839cc6_1024x838.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0aCw!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcb1b05e2-19b6-42f1-8198-877ea6839cc6_1024x838.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0aCw!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcb1b05e2-19b6-42f1-8198-877ea6839cc6_1024x838.png 848w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cb1b05e2-19b6-42f1-8198-877ea6839cc6_1024x838.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0aCw!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcb1b05e2-19b6-42f1-8198-877ea6839cc6_1024x838.png 424w, 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class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Se la fede in un creatore ultraterreno viene pervertita nell&#8217;adorazione di un vitello d&#8217;oro, allora vi &#232; una prevalenza della materialit&#224; sui veri valori dello&nbsp;spirito.</p><p>Nel nuovo Testamento, Ges&#249; tiene a separare quello che &#232; di Cesare da quello che &#232; del Regno dei Cieli, dimostrando di saper attribuire valore a entrambi, pur nei differenti ambiti di giudizio.</p><p>E sebbene scacci i mercanti dal tempio, sa anche apprezzare quel giovane in grado di mettere a buon frutto i propri talenti, nel senso letterario di moneta, cos&#236; da moltiplicarli con vero spirito imprenditoriale, come nella celebre parabola.</p><p>In ultima analisi, per&#242;, per il Cristianesimo la moneta rimane il motivo per cui Giuda ha tradito Ges&#249;, e per secoli l&#8217;attivit&#224; di prestito del denaro venne relegata a commercianti di fede ebraica, contribuendo a diffondere in ambito cristiano un pregiudizio antisemita di matrice economica.</p><p>E tuttavia fino a Porta Pia il Vaticano mai neg&#242; che il Regno dei Cieli dovesse avere sulla terra una concreta rappresentanza materiale, espressa in uno Stato fornito di esattori e accumulatore di ricchezze e&nbsp;tesori.</p><p>Il protestantesimo, poi, se nacque proprio come un rigetto della pratica papale di battere cassa con la scusa di pulire le coscienze dei fedeli, tra le variazioni del credo cristiano &#232; forse quella che pi&#249; stabilisce una diretta connessione tra ricchezza e fede. Ce lo ha insegnato la lezione magistrale di un sociologo come Max Weber, secondo cui ogni dimostrazione di ricchezza &#232;, per il vero credente, soprattutto una tangibile prova della propria salvezza ultraterrena.</p><p>Ancora oggi, la narrativa impressa alla Chiesa da Bergoglio, il Papa francescano, fa storcere il naso a chi, nel clero e fuori da esso, mal tollera dal rappresentante di Dio in terra una cos&#236; manifesta dimostrazione di umilt&#224; e di povert&#224;, che i critici considerano una pericolosa deriva nel pauperismo.</p><p>Anche da questi pochi esempi, &#232; evidente quanto religione e ricchezza (o mancanza della stessa) siano interconnesse in un rapporto non sempre lineare, ma costante. A ricordarlo peraltro basta la frase impressa sulle banconote da un dollaro: &#8220;in God we trust&#8221; (Crediamo in&nbsp;Dio).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oJcC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbf566866-9278-4bab-8ac2-81124faf2ab0_800x418.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>D&#8217;altronde, la Fede stessa, la certezza in qualcosa di superiore, in un valore a cui votarsi, per molti credenti &#232; la ricchezza pi&#249; importante che si possa possedere, e poveri sono coloro che ne sono&nbsp;privi.</p><p>E tuttavia la fede &#232; un concetto cos&#236; ampio che pu&#242; essere usato anche in molti altri campi dello scibile umano. Perch&#233; spesso avere fede&#8202;&#8212;&#8202;in un Dio, in una squadra, in una missione&#8202;&#8212;&#8202;&#232; il motore vitale tramite il quale procediamo nelle avversit&#224; della vita, le tolleriamo, le affrontiamo, magari le superiamo, guidati da una forza che ben poco ha di materiale.</p><p>In un primo tempo, quindi, anche se pu&#242; sembrare bizzarro parlare di &#8220;fede&#8221; in ambito di criptovalute, &#232; un fatto che anche questo universo nascente sia mosso da una credenza ben lungi dall&#8217;essere scientifica.</p><p>Non mi riferisco infatti alla sicurezza crittografica della blockchain, il database decentralizzato su cui si fonda la narrativa del Bitcoin, che per come &#232; concepito assicura matematica certezza circa l&#8217;immutabilit&#224; e l&#8217;irreversibilit&#224; delle transazioni, a prova di qualsiasi tentativo di contraffazione.</p><p>Il fatto che i movimenti su blockchain non abbiano bisogno di nessun intermediario per essere considerati valide, bens&#236; tutto si poggi su una rete decentrale di attori che comunicano tramite crittografia, &#232; una invenzione epocale per il quale mi auguro che Satoshi Nakamoto riceva in contumacia il premio Nobel per l&#8217;economia.</p><p>Quando parlo di &#8220;fede&#8221; in ambito di criptovalute mi riferisco al fatto che anche un costrutto intellettuale e matematico poderoso come quello della Blockchain ha bisogno di fede per crescere e&nbsp;imporsi.</p><p>La fede dei suoi utilizzatori: una manciata di cryptopunk dieci anni fa, ora sempre di pi&#249;, seppur considerati ancora una nicchia. La fede di coloro che &#8220;credono&#8221; nella avventura messa in moto dal misterioso (o dai misteriosi) Satoshi Nakamoto, ovvero la speranza del successo planetario di una moneta globale decentralizzata.</p><p>Se Bitcoin si imporr&#224; come valuta corrente a livello globale, questo in ultima analisi non avverr&#224; per la sua eccellente concezione matematica, non cos&#236; oscura come possa sembrare, ma in effetti bisognosa di un certo studio per divenire comprensibile.</p><p>Al contrario, il successo di Bitcoin in particolare, e forse qualche altra criptovaluta come Eth, si verificher&#224; perch&#233; sempre pi&#249; persone&#8202;&#8212;&#8202;esperte e non&#8202;&#8212;&#8202;avvertono come il votarsi alle criptovalute sia parte di una missione pi&#249; grande, per la quale&#8202;&#8212;&#8202;al momento&#8202;&#8212;&#8202;valga la pena correre rischi monetari non da poco, ed essere considerati con sospetto da chi si rifiuta di capire la posta in gioco. Credere nel successo di Bitcoin, nonostante tutte le critiche, se non addirittura gli insulti, elargiti da chi &#232; avverso all&#8217;idea di una moneta decentrale, al momento richiede un atto di&nbsp;fede.</p><p>E tuttavia sono convinto che questi &#8220;folli&#8221;, carichi di una fede in qualcosa di immateriale percepito tuttavia come estremamente reale, raggiungeranno una massa critica tale da introdurre un cambio epocale di paradigma monetario. E pi&#249; insisteranno nel credere che la loro vittoria sar&#224; stata conquistata grazie alla purezza matematica della loro moneta, pi&#249; sar&#224; evidente che senza un elemento di pazzia, o quantomeno di grande fede, nessuno sarebbe riuscito a far diventare lo scandaloso sassolino concettuale sviluppato da uno sconosciuto, una delle pi&#249; grandi rivoluzioni finanziarie della storia dell&#8217;umanit&#224;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Credere in Bitcoin]]></title><description><![CDATA[Dopo il crollo di FTX e di Sam Bankman-Fried: cosa resta della fiducia nelle criptovalute.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/credere-in-bitcoin</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/credere-in-bitcoin</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 14 Nov 2022 10:52:36 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/64edd8e8-ec56-48e5-8528-7e95d86199a2_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>I recenti avvenimenti in questo settore hanno sconquassato il mercato e gettato sconforto e discredito tra gli investitori.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zPes!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd6928bf-59f6-4dcd-989d-cba44171b688_1024x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zPes!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd6928bf-59f6-4dcd-989d-cba44171b688_1024x1024.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zPes!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd6928bf-59f6-4dcd-989d-cba44171b688_1024x1024.png 848w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cd6928bf-59f6-4dcd-989d-cba44171b688_1024x1024.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zPes!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd6928bf-59f6-4dcd-989d-cba44171b688_1024x1024.png 424w, 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FTX, ha usato i fondi dei clienti per delle rischiose e fallimentari speculazioni di&nbsp;mercato.</p><p>Il trentenne si &#232; trovato a perdere nel giro di 24 ore i 16 miliardi di dollari che aveva guadagnato nel corso di questi anni, affossando FTX, i dipendenti (che erano rimasti all&#8217;oscuro di tutto fino a domenica), i fondi di investimenti (tra cui Sequoia Capital e Blackrock) e soprattutto i&nbsp;clienti.</p><p>Chi ha depositato le proprie criptovalute su FTX ha i fondi bloccati ed &#232; incerto se e quando li potr&#224; mai riavere indietro.</p><p>Questa rivelazione, che nelle prossime settimane avr&#224; ripercussioni su altre societ&#224; partecipate di FTX, ha affossato ancora di pi&#249; il valore delle criptovalute.</p><p>La perdita percentuale di Bitcoin ed Ethereum, le due criptovalute pi&#249; solide, &#232; tuttavia stata frenata dai dati positivi riguardo all&#8217;inflazione americana, che fa sperare in un rallentamento delle misure aggressive della Banca Centrale Americana, intenzionata a combattere l&#8217;inflazione aumentando i tassi di interesse, quindi il costo del denaro, per rallentare la crescita economica e soppromere l&#8217;inflazione (nella speranza di non ammazzare il paziente a furia di interventi troppo pesanti).</p><p>A fronte dello scandalo di FTX, ultimo di una sequela di fallimenti nell&#8217;ambito di societ&#224; legate alle criptovalute (Terra, Celsius, 3AC), l&#8217;opinione pubblica &#232; sempre pi&#249; diffidente verso questo tipo di nuova&nbsp;finanza.</p><p>&#200; importante tuttavia ricordare che Bitcoin nacque proprio per ovviare ai problemi della finanza tradizionale, controllata da intermediari quali banche e societ&#224; di trading, come si pu&#242; leggere nel paper di Satoshi Nakamoto con il quale venne annunciata la tecnologia della blockchain:</p><p>Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer<br><a href="https://4deb019d-ddfa-44c6-b517-2fddabc5094e.mailbutler.link/p2/18f3ffdc-68bd-49fb-a068-d14d11785999/423fc304-8c7d-4b2b-b3a8-8244934bc851?notrack=true">https://bitcoin.org/files/bitcoin-paper/bitcoin_it.pdf</a></p><p>Con &#8222;peer to peer&#8220; si intende una comunicazione tra parigrado, che non passi da una istanza centrale.</p><p>Se &#232; assolutamente comprensibile che l&#8217;investitore medio voglia allontanarsi dal concetto della blockchain e delle criptovalute, parimenti chi ritiene l&#8217;invenzione di Bitcoin come l&#8217;avvento di una nuova tecnologia destinata a imporsi nei prossimi anni, potrebbe essere portato a voler approfittare del periodo fortemente ribassista, per accumulare Bitcoin e/o Ethereum, nella speranza di una crescita di valore esponenziale nei prossimi&nbsp;anni.</p><p>Cos&#236; come circa vent&#8217;anni fa scoppi&#242; la bolla di Internet, gettando per vari anni discredito sulle aziende innovative, dopo che si dirad&#242; il caos di quel crollo le aziende serie ne uscirono garantendo ai propri azionisti solidi guadagni (ad esempio Apple, Google,&nbsp;Amazon).</p><p>Chi crede in Bitcoin, non crede in una azienda, o in una istituzione, o in una persona, bens&#236; crede in un protocollo di comunicazione del&nbsp;valore.</p><p>Uso la parola credere non a caso, poich&#233; fino all&#8217;invenzione di Bitcoin, la moneta &#232; sempre stata valida sintantoch&#233; si &#232; creduto nel suo emittente. <br>&#8220;In God we trust&#8221;, &#232; stampato sui biglietti da un dollaro americani.</p><p>Bitcoin, questa la sua forza straordinaria, crea una moneta priva di un&#8217;istanza centrale alla quale ci si debba affidare per avere sicurezza sul valore della moneta&nbsp;emessa.</p><p>Credere in Bitcoin significa scommettere sul fatto che questa infrastruttura digitale di trasmissione del valore diventer&#224; onnipresente, cos&#236; come chi scommesse su Internet quando era lentissima, pensava che questa tecnologia in capo a qualche tempo sarebbe diventata pervasiva.</p><p>Chi volesse quindi continuare nel percorso di investimenti nelle criptovalute, evitando il pericolo di affidarle a terze parti, ha come opzione quella di acquistare un &#8220;hardware wallet&#8221; come quelli prodotti da Ledger o altre aziende di rinomata seriet&#224;, che permetta di tenere in custodia le proprie criptovalute senza intermediari alcuni. <br>Ledger ad esempio d&#224; la possibilit&#224; di acquistare Bitcoin ed Ethereum (tramite carta di credito o bonifico bancario), e farselo mandare direttamente sul proprio &#8220;hardware wallet&#8221;, utilizzando quindi un intermediario per il solo momento dell&#8217;acquisto.</p><p>A fronte di una difficolt&#224; leggermente maggiore rispetto a utilizzare un exchange, il vantaggio di tenere le proprie criptovalute su una chiavetta &#232; l&#8217;assoluta sicurezza di essere il custode delle stesse, poich&#233; la propriet&#224; viene iscritta direttamente sulla blockchain, e non lasciata in custodia da un&#8217;entit&#224; terza, come nel caso di FTX o altri exchange.</p><p>Lo svantaggio &#232; che se si perde la frase crittografata generata nel momento di inizializzazione del wallet, si perde per sempre la possibilit&#224; di accedere ai propri&nbsp;fondi.</p><p>Se invece viene smarrita la chievetta, i propri fondi rimangono intatti, basta che si abbia a disposizione la frase crittografata di cui&nbsp;sopra.</p><p>La chiavetta difatti non &#232; propriamente il portafoglio, bens&#236; &#232; una modalit&#224; di accesso e legittimazione alla criptovaluta registrata direttamente sulla blockchain, il database decentralizzato composto da tutte le migliaia di singoli nodi sparsi per la terra e gestiti indipendentemente l&#8217;uno dall&#8217;altro.</p><p>Tutto quanto sopra naturalmente non sono consigli finanziari, ma solo considerazioni private.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Attenti al gap… esponenziale]]></title><description><![CDATA[Da Larry David al Super Bowl: perch&#233; fatichiamo a cogliere la portata delle rivoluzioni, a partire dal libro di Azeem Azhar.]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/attenti-al-gap-esponenziale</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/attenti-al-gap-esponenziale</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 08 Aug 2022 10:47:03 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2a7181cf-a583-4401-91c5-e0983346b153_1024x401.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HBXS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F217cd82d-5cb8-4ea9-bf02-33d2dedfdab0_1024x401.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HBXS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F217cd82d-5cb8-4ea9-bf02-33d2dedfdab0_1024x401.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HBXS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F217cd82d-5cb8-4ea9-bf02-33d2dedfdab0_1024x401.jpeg 848w, 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data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>L&#8217;evento statunitense pi&#249; ambito in termini pubblicitari &#232; il Super Bowl, la finale del campionato di football americano. Quello &#232; il momento clou dell&#8217;anno, quando i costi degli spazi televisivi per trasmettere informazioni commerciali raggiungono e superano soglie milionarie. Le aziende che hanno i fondi per poter piazzare la propria bandierina in quei pochi ma cruciali secondi di visibilit&#224;, sono i colossi del&nbsp;mercato.</p><p>Lo scorso febbraio il 70% degli spot &#232; stato trasmesso da aziende nuove al Super Bowl, alcune delle quali relative al mondo delle criptovalute. Tra queste FTX ha speso qualcosa come 7 milioni di dollari per una divertente publicit&#224; in cui Larry David, un celebre comico americano, impersona nel corso dei secoli un personaggio caricaturale e diffidente al progresso che puntualmente e con arroganza manca di afferrare la portata storica di certe invenzioni universali, dalla ruota, alla lampadina, per finire appunto con le criptovalute.</p><p>FTX meno di quattro anni fa non esisteva, ora &#232; un gigante del mondo relativo alle Blockchain. Ha sede alle Bahamas ed &#232; stata fondata da Sam Bankman-Fried un ragazzotto geniale e perennemente spettinato, diventato plurimiliardario prima di aver raggiunto i 30 anni&nbsp;d&#8217;et&#224;.</p><p>La storia delle criptovalute &#232; paradigmatica per sintetizzare i concetti espressi in <em>Exponential</em>, l&#8217;ultimo libro di Azeem Azhar, non ancora tradotto in&nbsp;Italia.</p><p>Imprenditore, accademico, giornalista e podcaster anglosassone, Azhar da tempo si interessa al potere rivoluzionario delle nuove tecnologie, e alle sue conseguenze in ambito&nbsp;sociale.</p><p>Alla base del libro la constatazione che il progresso tecnologico stia avvenendo a un passo sempre pi&#249; veloce, e a un costo sempre minore. In pratica, la curva tecnologica ha un andamento esponenziale, con conseguenze devastanti sullo status&nbsp;quo.</p><p>Parimenti tuttavia le istituzioni sociali, economiche e politiche che fanno parte del tessuto culturale in cui ci muoviamo, arrancano con un passo assai pi&#249; lento di quello del progresso tecnologico. Chiunque negli ultimi anni abbia investito in criptovalute e in finanza decentralizzata, trovandosi di fronte alle domande dell&#8217;agenzia delle entrate, ha ben presente di cosa stiamo parlando. Il distacco tra quello che si pu&#242; fare con un computer e quello che &#232; compreso e ben regolato dalle norme vigenti &#232; ampio, e talvolta sembra incolmabile.</p><p>Ma in fondo, chiunque non viva sotto una roccia percepisce lo scollamento crescente tra le piccole e grandi rivoluzioni introdotte dalla tecnica e dall&#8217;informatica rispetto ai valori, alle abitudini e alle tradizioni che sono il nostro bagaglio culturale e personale. Il percorso divergente, o che viene percepito come tale, tra innovazione tecnologica e adattamento sociale, genera in molti paure e ansie verso il proprio&nbsp;futuro.</p><p>L&#8217;agenzia di comunicazione Edelman, dopo aver intervistato su questi temi 30.000 persone in 20 nazioni, ha concluso che pi&#249; del 60% degli intervistati afferma di ritenere troppo veloce il ritmo dei cambiamenti tecnologici.</p><p>Questo senso di scollamento tra il mondo dell&#8217;innovazione e la societ&#224; intera nella sua ampiezza viene definito da Azeem Azhar il &#8220;gap esponenziale&#8221;.</p><p>Esso &#232; favorito anche dal fatto che il mercato tecnologico tende a scegliere spesso pochi vincitori e ricompensare questi con enormi fortune. In tanti, ad esempio, hanno cercato di scalzare Facebook dal suo podio di numero uno indiscusso dei social, ma sebbene l&#8217;impero di Mark Zuckerberg (un giovane americano anche lui, solo non spettinato) scricchioli di fronte agli innumerevoli scandali, il suo potere d&#8217;accentrazione rimane ancora ben&nbsp;saldo.</p><p>Per non parlare di Amazon, un gigante del commercio elettronico, temuto dai rivali per via del fatto che la creazione di Jeff Bezos &#232; sempre affamata e in cerca di nuove aree di commercio da conquistare. E quando Amazon entra in un nuovo segmento, spariglia il mercato puntualmente a suo vantaggio.</p><p>Ma oltre ad evidenziare la nascita di enormi oligopoli tecnologici capaci di dominare il mercato dettando le condizioni del gioco secondo la spietata logica del &#8220;winner takes it all&#8221;, ovvero il vincitore si prende tutto e i secondi valgono come gli ultimi, l&#8217;autore mette l&#8217;accento anche su un&#8217;altra conseguenza, meno evidente ma non meno importante, della crescita tecnologica esponenziale.</p><p>Ci riferiamo al processo di riduzione della globalizzazione, messo in moto dalla crescente complessit&#224; delle nostre economie moderne, che tende a rendere i centri urbani sempre pi&#249; importanti, sviluppando tensioni tra i governi regionali e quelli&nbsp;statali.</p><p>Se la storia dell&#8217;et&#224; industriale &#232; una storia della globalizzazione, questo il credo dell&#8217;autore, la storia dell&#8217;era esponenziale&#8202;&#8212;&#8202;nella quale ormai ci troviamo&#8202;&#8212;&#8202;&#232; una storia di ri-localizzazione, ovvero di accentramento del potere in centri metropolitani nevralgici a discapito dell&#8217;autorit&#224; statale.</p><p>Quali le conseguenze di questo processo inverso? Secondo Azhar soprattutto uno scompenso tra attori privati e statali in grado di condurre conflitti moderni attraverso l&#8217;arma dell&#8217;informatica e societ&#224; pressoch&#233; incapaci di difendersi di fronte alle minacce di chi controlla lo scettro del potere tecnologico.</p><p>L&#8217;impatto esponenziale della tecnica &#232; talmente massiccio che per l&#8217;autore &#232; arrivato il momento di confutare il mito, tanto in voga nella Silicon Valley, secondo cui la tecnologia sia neutrale, e come tale non vada regolata oltremodo.</p><p>Secondo Azhar in sostanza non &#232; vero, come affermano in America i sostenitori delle armi per tutti, che un fucile &#232; neutrale e solo il suo proprietario lo rende uno strumento di offesa o&nbsp;difesa.</p><p>E questo perch&#233; la tecnologia non nasce avulsa dal contesto sociale in cui viene incubata.</p><p>Al contrario, i prodotti tecnologici vengono ideati da persone con determinate credenze, ideali, convinzioni ed esperienze. E commercializzate, aggiungiamo noi, avendo bene in mente un tipo di clientela che se li possa permettere o&nbsp;meno.</p><p>I telefonini, ad esempio, vengono progettati per la maggior parte da ingegneri maschi e pensati per essere tenuti in mano da uomini, l&#8217;industria farmaceutica nello sviluppare le medicine ha in mente non un idealizzato paziente neutro, senza sesso e senza etnia, bens&#236; tende a sviluppare trattamenti efficaci in prima linea per uomini bianchi caucasici.</p><p>L&#8217;autore non &#232; per&#242; un luddista: solo vuole metterci in guardia tanto dagli entusiasmi dei tecnofili quanto dalle grida di sventura dei pessimisti permanenti.</p><p>La tecnologia &#232; un bene, ma affinch&#233; non porti distorsioni va studiata e capita nella sua interezza, avendo cura di afferrarne il potere diretto e indiretto scaturente dal suo&nbsp;uso.</p><p>Per non esserne dominati, &#232; necessario quindi acquisire consapevolezza dei suoi elementi sociali, a partire dal background ideologico e culturale in cui si sviluppa, per riflettere in maniera critica, ma non ottusa, sugli scopi che si prefissa di ottenere.</p><p>Per troppo tempo di fronte al potere devastante delle rivoluzioni informatiche, la societ&#224; ha reagito in maniera ingenua e inconsapevole dei profondi effetti scaturenti dalla&nbsp;tecnica.</p><p>Dopo la BREXIT, portata avanti anche dalle manipolazioni di agenzie di controinformazione in azione sui social media, ad esempio &#232; stato evidente che il processo di voto abbia sofferto dell&#8217;azione di spin doctor e manipolatori del consenso dotati di potenti mezzi di analisi e influenza tecnologica.</p><p>Ma al di l&#224; dei molti esempi forniti nel libro, ci&#242; che preme all&#8217;autore &#232; sviluppare in noi una maggiore lucidit&#224; in merito ai numerosi aspetti di questa forza rivoluzionaria che &#232; il progresso tecnologico con il quale&#8202;&#8212;&#8202;a torto o ragione&#8202;&#8212;&#8202;&#232; ormai impossibile non fare i conti, al fine di ridurre il gap esponenziale tra possibilit&#224; (tecnica) e consapevolezza (sociale).</p><p>Bene quindi prendere molto seriamente gli avvertimenti di Azeem Azhar. E tuttavia, quanti potrebbero oggi pensare di tornare a vivere nel 2006, prima che Steve Jobs presentasse al mondo uno smartphone davvero funzionante, in grado sia di facilitare molte delle nostre abitudini, da come ci orientiamo in citt&#224;, a cosa acquistiamo e come ci muoviamo, sia di trasformarsi in uno strumento di controllo totale che ognuno di noi si porta volutamente con s&#233; ogni ora del giorno e della&nbsp;notte?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un'azienda sregolata – Il caso Netflix]]></title><description><![CDATA[Come Reed Hastings racconta la cultura aziendale di Netflix nel libro "L'unica regola &#232; che non ci sono regole"]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/unazienda-sregolata-il-caso-netflix</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/unazienda-sregolata-il-caso-netflix</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Tue, 13 Oct 2020 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0e055425-02e8-4820-909f-5a1e45f8d061_1920x1080.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, ottobre 2020</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cn1N!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e055425-02e8-4820-909f-5a1e45f8d061_1920x1080.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cn1N!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e055425-02e8-4820-909f-5a1e45f8d061_1920x1080.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cn1N!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e055425-02e8-4820-909f-5a1e45f8d061_1920x1080.jpeg 848w, 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Se nel 2010 probabilmente nessuno in Italia conosceva Netflix, oggi le abitudini televisive di milioni di telespettatori sono orientate verso questo gigante dell'intrattenimento che, insieme ai suoi alleati/concorrenti nell'ambito dello streaming, ha sconvolto l'industria televisiva tradizionale e quella cinematografica. Tanto in termini di narrazione - aumentando l'ondata di fiction di alta qualit&#224;, statunitense e non, che dalla fine degli anni Novanta ha rivoluzionato la serialit&#224; televisiva &#8211; quanto soprattutto in termini di consumo, perch&#233; ormai trovare uno spettatore sotto i 50 anni che accende la televisione solamente per guardare trasmissioni lineari dei canali tradizionali &#232; raro come scovare un italiano privo di telefono cellulare. Per non parlare del colpo dato alla visione di film nelle sale cinematografiche, messo a dura prova dall'offerta comoda e vasta dei portali di video on demand. Naturalmente i cinefili incalliti continuano a preferire la visione al buio di fronte al grande schermo, ma in tempi di home theater con schermi di dimensioni consistenti, la grande massa sembra orientarsi sempre pi&#249; verso il divano rispetto alla poltrona.</p><p>Come se non bastasse, la pandemia tuttora in corso ha dato un'accelerata a questi processi tecnologici e sociali, regalando a Netflix e compagni un grosso numero di nuovi abbonati e quotazioni in borsa di tutto rispetto.</p><p>Non pago di tanto successo, anche perch&#233; consapevole che nel mondo dell'informatica tutto pu&#242; cambiare molto rapidamente, Reed Hastings, ingegnere e imprenditore a capo di Netflix, ha deciso quest'anno di raccogliere in un volume la sua filosofia aziendale.</p><p>Perch&#233; la cultura interna del rivoluzionario colosso dell'intrattenimento casalingo, apprendiamo dalle parole del suo fondatore, &#232; in netta contrapposizione rispetto all'approccio felpato e misterioso con cui altre aziende gestiscono i propri processi interni. Per non andare lontano dalla California si pensi alla Apple, che se a parole magnifica la comunicazione e l'apertura verso il mondo, nei fatti ha avuto successo creando un ecosistema informatico chiuso e lo ha fatto coltivando una cultura aziendale ossessivamente attenta a schermarsi dal mondo esterno.</p><p>Ne &#232; uscito un libro scritto a quattro mani con Erin Meyer, autrice e studiosa di come le differenze interculturali influenzino il mondo delle grandi imprese multinazionali.</p><p>Immergersi nella lettura di &#8220;L'unica regola &#232; che non ci sono regole&#8221; &#232; avere la comprova di quanto avesse visto lungo Schumpeter, storico dell'economia e dell'innovazione, quando parlava del capitalismo come di una distruzione creativa. Certo l'analisi di Schumpeter era teorica e a livello macroeconomico, ma le pagine di Hastings trasudano di quello spirito liberale e capitalista volto a trarre profitto dal meglio del lavoro proprio e di quello degli altri, senza per questo cadere nella caricatura da padrone del vapore, quantomeno se non lo si vuole leggere e giudicare con la diffidenza di chi ha in astio ogni storia di successo proveniente dal mondo aziendale statunitense.</p><p>Nel raccontare apertamente come la propria creazione &#232; governata, Hastings sembra comportarsi come una via di mezzo tra l'allenatore di una squadra sportiva professionista e un saggio orientale pieno di esperienza verso i suoi consimili.</p><p>Da una parte un'estrema importanza verso la prestazione e l'eccellenza, in questo facendosi portatore pieno e sano della cultura concorrenziale e aggressiva della Silicon Valley, dove peraltro Netflix ha un ufficio. Perch&#233; pagare 10 impiegati mediocri, quando se ne pu&#242; strapagare uno eccellente? Scevro di qualsiasi timore o paura di essere considerato brutale, Hastings mette subito in chiaro che nella sua azienda vige &#8220;il principio della Rockstar&#8221;. Ovvero si tollera solamente l'eccellenza, e mentre i talenti vengono ricoperti di denaro come e pi&#249; di quanto le aziende concorrenti sarebbero disposte a pagare, tanto da far cadere nel dimenticatoio il vetusto concetto di bonus di fine anno, non vi &#232; nessuna remora a indicare la porta a chi non soddisfa il grado eccelso di bravura che ci si aspetta abbiano tutti i dipendenti Netflix. E questa &#232; forse la parte del libro pi&#249; straniante per noi spiriti europei portati al compromesso, e consapevoli che una cosa &#232; guidare un piccolo mostro tecnologico in California e un'altra un'azienda tradizionale nel Vecchio Continente. Dall'altra parte, varcata la soglia dei pochi ma buoni, all'impiegato di Netflix sembra aprirsi di fronte una specie di Paradiso aziendale. Ferie? Falle quanto e quando vuoi. Rimborsi spese? Dimmi cosa ti devo e ti credo sulla parola. Pensi che il tuo capo, o anche il capo del tuo capo, o persino Hasting stesso nell'ultimo meeting abbia detto una sonora stupidata? Diglielo in faccia, e aspettati che questi ti ringrazier&#224; per come hai contribuito, con la tua critica costruttiva, a evitare che l'azienda compia passi sbagliati. Perch&#233; la cultura del dissenso a Netflix non solo &#232; coltivata, ma anche incoraggiata e praticata incessantemente, da tutti e verso tutti.</p><p>Pensi che un documentario visto a un festival abbia le caratteristiche per diventare un successo planetario se diffuso in streaming? Paga una cifra assurda e spiazza i concorrenti (ma solo se sei davvero convinto che siano soldi ben spesi).</p><p>&#200; stato il caso dell'Ikarus di Bryan Fogel, un imprevedibile e coinvolgente documentario sul dooping nel ciclismo e sul coinvolgimento del capo del team russo di anti-dopaggio nel &#8230;. drogare i propri atleti.</p><p>Netflix si &#232; aggiudicato l'opera per una cifra tra i 4 e i 5 milioni di dollari, cospicua per un documentario e almeno il doppio di quello che probabilmente avrebbe pagato Amazon Video. Al momento di concludere l'accordo, il responsabile aziendale dell'acquisto non ha dovuto chiedere il permesso a nessuno per compiere una scelta azzardata, che tuttavia poi si &#232; rivelata vincente.</p><p>A un lettore italiano smaliziato tutta questa fiducia non pu&#242; che essere sospetta, o quantomeno mal riposta, se si pensa alle derive che, in un contesto al quale siamo abituati, potrebbe avere sugli impiegati la mancanza istituzionale di regole e paletti.</p><p>L'antidoto applicato da Hastings &#232; semplice: se da una parta dobbiamo promuovere una cultura della schiettezza, dall'altra nessuno si deve comportare come un cretino, bens&#236; agire sempre seguendo una sola regola: quello che faccio &#232; nell'interesse dell'azienda, o contro di esso? Devo per forza prendere un volo in business class, se atterro il pomeriggio, sto in un hotel confortevole, e ho un meeting il giorno dopo? Probabilmente no. Se invece parto preso la mattina e a mezzogiorno mi tocca una presentazione importante, &#232; probabile che il costo maggiore nella logistica sia compensato da condizioni migliori per farmi brillare di fronte ai miei interlocutori.</p><p>Insomma, sebbene presso Netflix probabilmente non si consulti la Bibbia, tutta la filosofia aziendale si basa sul detto evangelico di essere sempre candidi come colombe, ma prudenti come serpenti.</p><p>Perch&#233; naturalmente &#232; capitato che alcuni, di fronte alla grande libert&#224; concessa dall'azienda, si siano messi a sputare veleno contro altri colleghi o se ne siano andati all'improvviso ai Caraibi nel mezzo di un progetto importante. Sono comportamenti, ammette Hastings, capitati alcune volte, ma capitati soprattutto nei primi anni in cui Netflix sperimentava il proprio codice interno di libert&#224; pressoch&#233; totale.</p><p>E, certo, saltuariamente accade ancora che ci si approfitti di questa assenza di regole rigide per arrecare un danno all'azienda. Ma &#232; il prezzo che si deve pagare per ispirarsi alla libert&#224;, anzich&#233; al controllo, ed &#232; un prezzo che Netfix paga volentieri se questo alla fine permette di sviluppare una atmosfera generale di collaborativit&#224; e creativit&#224;, che peraltro elimina tutte le spese e i processi di controllo di cui si devono dotare le aziende tradizionali.</p><p>La metafora suggerita dall'autore per capire il dinamico rapporto di confidenza, responsabilit&#224; e libert&#224; generato dalla politica aziendale di Netflix &#232; quello di un concerto Jazz, nel quale dei professionisti di alto livello sono capaci di suonare in gruppo sapendo al contempo elaborare assoli non programmati ma che si inseriscono perfettamente nell'armonia complessiva.</p><p>L'ammirevole afflato &#8220;libertario&#8221; delle politiche aziendali di Hastings &#232; tale che egli per inseguire l'ideale di massima trasparenza interna propugnato incessantemente ha scelto di non avere un ufficio personale ai piani alti e presidiato da una batteria di segretarie, bens&#236; di collocarsi ogni giorno al primo tavolo che trova quando arriva sul lavoro.</p><p>Ma qui noi ci fermiamo, perch&#233; sebbene incantati dalla mancanza di convenzionalit&#224; di questo miliardario temerario, non possiamo che rivolgere un pensiero al sottoposto che per un giorno si ritrova all'improvviso a dover lavorare gomito a gomito con il megacapo, neanche fossimo in uno di quei pungenti e malinconici film di Fantozzi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il fortepiano]]></title><description><![CDATA[Storia dell'invenzione di Bartolomeo Cristofori, antenato del pianoforte]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/il-fortepiano</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/il-fortepiano</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Tue, 01 Oct 2019 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/96d68e73-291b-4bae-91c0-1538af97daeb_1280x960.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato su ADESSO, ottobre 2019</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tXd3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96d68e73-291b-4bae-91c0-1538af97daeb_1280x960.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tXd3!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96d68e73-291b-4bae-91c0-1538af97daeb_1280x960.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tXd3!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96d68e73-291b-4bae-91c0-1538af97daeb_1280x960.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tXd3!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96d68e73-291b-4bae-91c0-1538af97daeb_1280x960.jpeg 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Beethoven, venne alla luce nella citt&#224; sull'Arno. A dirla proprio tutta, l'inventore era padovano. Parliamo di Bartolomeo Cristofori, un artigiano stabilitosi presso la corte di Ferdinando de' Medici, dove svolgeva la mansione di "conservatore degli strumenti musicali".</p><p>&#200; a lui che si deve, intorno al 1698, una delle invenzioni musicali e artistiche pi&#249; rivoluzionarie della storia della musica.</p><p>Cosa sarebbero infatti certi capolavori di Mozart, Chopin e Caparezza se non contemplassero l'inconfondibile suono di una tastiera in bianco e nero? E tuttavia prima di arrivare allo strumento oggi conosciuto e classificato come pianoforte, il fortepiano di Bartolomeo sub&#236; varie trasformazioni, e non solo nel nome.</p><p>Cristofori, attingendo egli stesso a una ricca tradizione musicale preesistente, introdusse nei clavicembali e arpicordi del tempo dei martelletti in grado di generare un suono musicalmente pi&#249; espressivo, poich&#233; le corde invece di essere pizzicate potevano ora venire pi&#249; energicamente martellate. Da qui il nome ufficiale che diede alla sua invenzione: "gravicembalo col piano e forte".</p><p>L'antenato del pianoforte in origine era costruito interamente in legno, aveva i martelletti ricoperti in pelle anzich&#233; in feltro, ed era sprovvisto di pedale, il che gli conferiva delle caratteristiche timbriche molto lontane dal suono a noi oggi familiare.</p><p>La miccia iniziale di creativit&#224; innescata da Cristofori, per molti anni venne sostanzialmente ignorata anche dalle stesse corti italiane. Ma dopo qualche decennio di clandestinit&#224; la notizia di questo nuovo strumento cominci&#242; a diffondersi per tutta Europa e durante gli anni Venti altri inventori si appassionarono al fortepiano, cominciando un lungo e meticoloso lavoro di modifica e miglioria. Tra questi ricordiamo il costruttore tedesco Gottfried Silbermann, a suo modo antesignano di una lunga serie di collaborazioni creative tra Italia e Germania, che introdusse tra l'altro l'uso del pedale. Il frutto delle sue modifiche fu molto gradito a Federico II di Prussia, che ne acquist&#242; vari esemplari per le sue dimore. Johann Sebastian Bach invece originariamente accolse lo strumento con una certa freddezza.</p><p>Intorno agli anni Trenta del Settecento si cominci&#242; poi a scrivere partiture per il nuovo strumento e tutta una serie di cambiamenti avvenuti tra il 1830 e il 1850 lo resero sempre pi&#249; adatto per esecuzioni con un pubblico sempre pi&#249; numeroso, segno del crescente successo di cui andava godendo. La progressiva inclusione del pianoforte nelle partiture dei geniali compositori del tempo consacrer&#224; infine definitivamente il pianoforte a una fama immortale, collocandolo al centro delle esecuzioni musicali classiche e non.</p><p>Tuttavia sarebbe sbagliato considerare Bartolomeo Cristoferi come solo il primo di una lunga sequenza di inventori e modificatori che hanno contribuito a rendere un piccolo anatroccolo il re delle esecuzioni musicali. Perch&#233; il giovane e acerbo fortepiano in realt&#224; gi&#224; sin dall'inizio del suo folgorante cammino di trasformazione era perfettamente adatto allo scopo per il quale il suo inventore lo aveva concepito: funzionare a dovere per le esigenze dei musicisti suoi contemporanei presso la corte medicea.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lezioni israeliane]]></title><description><![CDATA[Le riflessioni di Yuval Noah Harari su tecnologia, politica e futuro dell'umanit&#224;]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/lezioni-israeliane</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/lezioni-israeliane</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Thu, 15 Aug 2019 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/155446de-2d2f-4620-971d-09184511f00c_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, agosto 2019</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BTyI!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F155446de-2d2f-4620-971d-09184511f00c_1280x853.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BTyI!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F155446de-2d2f-4620-971d-09184511f00c_1280x853.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BTyI!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F155446de-2d2f-4620-971d-09184511f00c_1280x853.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BTyI!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F155446de-2d2f-4620-971d-09184511f00c_1280x853.jpeg 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pubblicazione per il grande pubblico.</p><p>Ci riesce talmente bene che ormai &#232; una star accademica con impatto globale, in grado di far appassionare numerosi lettori ai grandi temi della storia umana. Perch&#233; di questo, e niente di meno, si occupa Harari in bestsellers come Sapiens. Breve storia dell'umanit&#224; o Homo Deus. Breve storia del futuro. A parte l'indubbio fascino sulle menti curiose che esercitano argomenti cos&#236; essenziali, l'abilit&#224; dello studioso poggia nel narrarli in maniera avvincente e riuscire sempre a fornire un punto di vista insolito, profondamente demitizzante, scettico nei confronti delle religioni e credenze, dei miti e delle proiezioni della storia umana, senza mai essere cinico o sferzante.</p><p>Dopo essersi dedicato al passato e al futuro della storia dell'umanit&#224;, con la sua ultima fatica egli rivolge lo sguardo al presente, snocciolando 21 lezioni per il XXI secolo.</p><p>Quali le grandi sfide dell'umanit&#224; ad oggi? Quale il nostro prossimo futuro? Cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli? Sebbene Harari sia consapevole che ognuno di noi ha una propria agenda spesso ben diversa, se non apertamente contrastante con quella dei suoi prossimi, il suo approccio &#232; - non potrebbe essere altrimenti - globale. L'intento, quello di trovare il denominatore comune delle nostre preoccupazioni in quanto razza umana.</p><p>E gi&#224; anche solo il suo sguardo lungimirante costituisce una ventata di aria fresca in un presente che sembra pi&#249; divisivo che mai, nel quale le strabilianti scoperte della tecnica vengono usate da molti - politici e comuni cittadini - a solo vantaggio del proprio partito, della propria fazione, del proprio ego, col risultato di sollevare muri, e non solo in senso simbolico.</p><p>Sembra infatti paradossale, ma proprio ora che l'essere umano si trova sul limitare di un nuovo epocale orizzonte, nel quale le scoperte dell'informatica si uniscono a quelle della biologia per donarci opportunit&#224; finora impensabili, si avverte un po'ovunque un forte senso di stanchezza verso l'ardore del pensiero liberale, accusato sia da destra che da sinistra di non essere al passo coi tempi, col risultato che tribuni e dittatori - ovvero la quintessenza di chi &#232; contrario all'evoluzione, alla scoperta, alla curiosit&#224;, al progresso - si presentano sul palcoscenico globale con l'arroganza di impartire lezioni di vita al popolo insicuro.</p><p>Ed allora ecco che una delle prime lezioni di Harari &#232; proprio dedicata a riflettere su cosa fare dei cocci politici in cui ci stiamo muovendo, dopo che il comunismo &#232; fallito e il liberalismo non sta molto meglio. Lasciare campo aperto a Donald Trump e al suo collega Putin? Naturalmente non &#232; questa l'alternativa che ci potr&#224; condurre proficuamente tra i marosi della modernit&#224;. Purtroppo, non avendo la sfera di cristallo, Harari ammette di non sapere esattamente come uscire dall'impasse in cui ci troviamo. E tuttavia, questa la sua lezione, qualsiasi forza politica in grado di condurci pacificamente nei secoli venturi dovr&#224; possedere la consapevolezza dei sommovimenti in corso, ovvero la nascita e sviluppo dell'intelligenza artificiale, l'ingegneria biologica e la capacit&#224; di analisi e immagazzinamento dei dati dei computer sempre pi&#249; performanti. Dovr&#224; capire che tutto questo &#232; qui per rimanervi, e che uno sguardo all'indietro verso i bei tempi che furono &#232; inutile, se non deleterio. Come gi&#224; Heidegger prima di lui aveva capito, quella tecnologica &#232; la vera rivoluzione che sta trasformando fin nella sua essenza l'essere umano. Ed &#232; questa la rivoluzione a cui i politici del prossimo futuro dovranno dare risposta.</p><p>A partire dal fatto che con l'avvento dei computer sempre pi&#249; pensanti si sta avvicinando a grandi passi il momento in cui milioni di persone verranno espulse dal mercato del lavoro, senza possibilit&#224; di sostituzione.</p><p>Se nell'Ottocento quella della macchina mangia-lavoro era una viscerale paura alla quale i luddisti davano una risposta tanto semplice quanto energica - prendere a martellate le macchine per distruggerle - l'impatto dell'intelligenza artificale nei prossimi decenni sar&#224; cos&#236; devastante che per davvero intere categorie di impiego vedranno svanire la loro stessa ragion d'essere. E non parliamo solo di lavori prevalentemente manuali come i tassisti e guidatori di autotrasporti, che in capo a qualche decennio potrebbero venire spazzati via dai camion a guida autonoma, ma anche di tutta una serie di servizi pi&#249; complessi, pensiamo all'intermediazione immobiliare o assicurativa, che sempre meno avranno bisogno di una persona in carne ed ossa per essere svolte proficuamente.</p><p>Cosa sar&#224; di loro? Cosa sar&#224; di noi? La soluzione al dilemma in cui Harari ci conduce &#232; simile a quella gi&#224; espressa dal suo collega olandese Rutger Bregman che, nel volume Utopia per Realisti, suggerisce l'introduzione massiccia di un reddito di cittadinanza capace concretamente di permettere ai milioni futuri disoccupati di trasformarsi in attivi consumatori, senza nostalgia ideologica o senso di colpa morale.</p><p>Anche Harari evoca un prossimo futuro in cui a ogni cittadino siano garantiti dei "servizi umani di base", grazie ai quali possa vivere un'esistenza dedicata ad altro rispetto a chi tra di loro vorr&#224; percorrere una carriera lavorativa. Una esistenza dedicata alle sfide mentali o corporali, alle competizioni sportive o alla religione, per esempio. Una simile rivoluzionaria prospettiva lo storico israeliano la osserva a casa propria tra gli ebrei ultraortodossi che, per motivi religiosi, sono esentati dal lavoro e passano la loro esistenza a studiare i testi sacri dell'ebraismo. Un tipo di vita intesa ad oggi da molti loro connazionali come parassitaria potrebbe, nell'ambito di mezzo secolo, diventare molto pi&#249; comune e sensata rispetto a chi si sforza di competere con degli algoritmi in grado di svolgere operazioni complesse molto meglio degli umani, e in tempi infinitamente pi&#249; veloci.</p><p>In fondo, si chiede Harari, e noi con lui, chi lo ha detto che guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte sia l'unico tipo di esistenza possibile, e invece dedicarsi alle arti liberali sia un passatempo per gli scansafatiche? Ma se anche un simile futuro si avverr&#224;, questo non significher&#224; che saremo giunti alla fine della Storia, n&#233; che i pericoli per l'essere umano saranno colmati quando tutti studieranno o faranno sport anzich&#233; rimboccarsi le maniche e faticare. Come gi&#224; i Romani ebbero modo di esperire, quando i cittadini dismettono i panni di guerra, vi &#232; sempre qualche barbaro in attesa di saccheggiare la pacifica e colta civilt&#224; conquistata con fatica. E il barbaro del futuro prossimo potrebbe essere molto meno selvaggio e molto pi&#249; potente dei Traci che sconfissero l'Impero Romano. Cos&#236; come gli algoritmi disbrigheranno per noi ogni tipo di incombenza fastidiosa, essi potrebbero infatti esautorarci da sempre pi&#249; scelte, finendo per affogare la nostra libert&#224; in una soffice ma implacabile dittatura digitale.</p><p>Ecco allora che varie lezioni del volume di Harari sono dedicate all'approfondire il significato profondo della rivoluzione informatica in corso, perch&#233; se l'informazione &#232; potere, sempre pi&#249; centrale per il nostro futuro sar&#224; capire chi detiene la conoscenza, e come la impiegher&#224;.</p><p>Se il lettore, sconfortato di fronte a scenari intrisi di dittatura informatica e nazionalismo ruggente, pensasse di trovare una fonte di salvezza futura nelle religioni passate, Harari non potr&#224; che deluderlo. Una semplice analisi dei fatti dimostra che spesso il potere religioso &#232; servo del nazionalismo, l'ortodossia cristiana russa serve alle mire di Putin, quella islamica corre in soccorso delle teocrazie arabe, l'ortodossia ebraica non sempre &#232; pura ispiratrice di pace, il buddismo ha fedeli non sempre pingui e emansueti, e cosi via ricordando che le religioni sono fatte di uomini, e da essi prendono tutti i loro difetti. Con questo Harari &#232; lungi dal criticare frontalmente chi ha una fede nell'aldil&#224;, e tuttavia &#232; lucido al punto dal mostrare come - a seconda delle idee che i fedeli attribuiscono al proprio Dio - una religione pu&#242; essere tanto uno strumento di pace quanto per&#242; anche una terribile minaccia alla libert&#224;.</p><p>Di fronte a questi e molti altri argomenti in grado di lasciare insonne chiunque guardi al futuro con ragionevole preoccupazione, la lezione dello storico israeliano &#232; di una semplicit&#224; cartesiana.</p><p>Pur senza volere fornire una spiegazione alla complessit&#224; del mondo presente e futuro, e ben sapendo che un professore deve soprattutto evidenziare e e chiarificare i problemi ma non &#232; tenuto a risolverli, il saggio consiglio dello scrittore tra le righe delle sue lezioni &#232; quello di privilegiare il dubbio di fronte alla presunzione di infallibilit&#224;, non smettere di interrogarsi sulle proprie azioni e credenze, credere nel dialogo anzich&#233; nel monologo.</p><p>Insomma, comportarsi da uomini maturi, anzich&#233; da adolescenti rissosi. Una lezione utile tanto per noi, quanto per i nostri figli, cos&#236; come per tutto il futuro dell'umanit&#224;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Alessandro Volta e la pila]]></title><description><![CDATA[Storia dello scienziato comasco e della sua invenzione pi&#249; celebre, la pila]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/alessandro-volta-e-la-pila</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/alessandro-volta-e-la-pila</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sat, 01 Jun 2019 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato su ADESSO, giugno 2019</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Iyb1!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc4141604-4337-43db-819e-eafac67b955a_1280x921.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Molti studenti dei licei italiani ricordano i vari rami del Lago di Como, perch&#233; su quella superficie d&#8217;acqua dalla geografia biforcuta si svolge un momento particolarmente noto della storia di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, i protagonisti de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, uno dei pi&#249; celebri romanzi italiani.</p><p>Molti meno invece sanno che a Como naque un altro Alessandro, altrettanto celebre in Italia e nel mondo, sebbene per i suoi meriti scientifici anzich&#233; artistici.</p><p>Parliamo di Alessandro Volta, la cui importanza scientifica viene riaffermata ogni giorno inconsciamente dai pi&#249; quando si parla di corrente elettrica usando l&#8217;unit&#224; di misura internazionale del Volt.</p><p>Lo scienziato italiano nacque nel 1745 a Como da genitori aristocratici. Sebbene il suo percorso di studi fu improntato alla cultura classica, poich&#233; and&#242; alla Scuola di Retorica dai padri gesuiti, presso i quali frequent&#242; anche il ginnasio, da subito svilupp&#242; un particolare interesse per le materie scientifiche, che and&#242; imparando pressoch&#233; da autodidatta.</p><p>A soli 24 anni pubblic&#242; il suo primo studio dedicato a un tema che l&#8217;avrebbe appassionato una vita intera: l&#8217;elettricit&#224;. Ma il suo entusiasmo non era solo teorico, poich&#233; il giovane studioso si occupava direttamente di inventare e testare strumenti necessari alla conduzione dei propri esperimenti scientifici.</p><p>Passando rapidamente da studente a professore, grazie ai meriti acquisiti nel campo delle scienze ottenne la cattedra di Fisica Sperimentale presso il Regio Ginnasio di Como. Altri si sarebbero potuti montare la testa per questo importante conferimento ottenuto in et&#224; giovanile, ma pare che Alessandro Volta oltrech&#233; geniale fosse anche modesto, tanto che i contemporanei ebbero a notare come, a differenza di altre persone famose, egli non fece mai &#171;pompa del suo ingegno e delle sue cognizioni&#187;.</p><p>Volta, come ogni vero inventore, non prendeva mai vacanza dalla propria passione, anzi poteva capitare che usasse i periodi di ferie per portare avanti le proprie ricerche, come accadde nel 1776 quando, trovandosi in vacanza sul Lago Maggiore e mettendosi a frugare con un bastone nel fondo melmoso dell&#8217;acqua lacustre, svilupp&#242; una serie di osservazioni che lo portarono a scoprire il gas metano.</p><p>Di scoperta in scoperta la sua fama crebbe e di pari passo anche le offerte accademiche, cos&#236; a trentadue anni divenne titolare della cattedra di Fisica Particolare all&#8217;Universit&#224; di Pavia.</p><p>Qualche anno pi&#249; tardi Volta venne a conoscenza degli studi di un altro connazionale, Galvani, celebre per condurre esperimenti sulle rane. Dopo aver studiato i risultati del collega, Volta intu&#236; che la convinzione di Galvani, ovvero che in natura esistesse una &#8220;elettricit&#224; animale&#8221;, un potere emanato direttamente dai corpi delle rane in grado di fare contrarre loro le gambe anche da morte, non aveva fondamento sperimentale. Al contrario, tali contrazioni erano dovute alla congiunzione dei metalli con cui Galvani ispezionava le rane. Fu questa l&#8217;intuizione semplice ma fondamentale che port&#242; Alessandro Volta a realizzare un&#8217;invenzione talmente straordinaria, che ancora oggi sarebbe impensabile vivere senza: la pila.</p><p>Questo strumento, allora fantascientifico, venne costruito sulla fine del 1799 e annunciato in una celebre lettera del 20 marzo 1800 a Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra.</p><p>La celebrazione vera e propria avvenne a Parigi nel 1801, quando Volta present&#242; la sua straordinaria invenzione all&#8217;Institut de France alla presenza di Napoleone, che intu&#236; la portata storica dell&#8217;invenzione, premi&#242; lo scienziato e in seguito, divenuto imperatore, lo nomin&#242; senatore del Regno D&#8217;Italia.</p><p>Dopo l&#8217;invenzione della pila Volta, quasi riconoscendo che l&#8217;apice raggiunto difficilmente si sarebbe potuto superare, smise l&#8217;attivit&#224; di fare ricerca e, in buona parte, di insegnare.</p><p>Mor&#236; nella propria casa di campagna nel 1827.</p><p>Anche dopo l&#8217;invenzione epocale della pila, rimase sempre fedele al suo animo sobrio e poco incline alle esagerazioni. Nelle sue memorie ricorda infatti che &#171;alla vita agiata da una vana gloria preferisco la tranquillit&#224; e dolcezza della vita domestica&#187;.</p><p>Anzich&#233; approfittare della propria fama inseguendo il lusso e l&#8217;avventura, Alessandro Volta scelse di trascorrere il suo tempo fedelmente compagno di sua moglie Teresa Pellegrini, da cui ebbe tre figli.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Brevetto e Copyright]]></title><description><![CDATA[Brevetto e copyright nacquero a Venezia nel Quattrocento, non a Londra]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/il-brevetto-e-copyright</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/il-brevetto-e-copyright</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 19 Dec 2018 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f2d51233-9f5c-407c-825a-7f49440205ef_1280x1928.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato su ADESSO, dicembre 2018</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3SE7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2d51233-9f5c-407c-825a-7f49440205ef_1280x1928.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3SE7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2d51233-9f5c-407c-825a-7f49440205ef_1280x1928.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3SE7!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2d51233-9f5c-407c-825a-7f49440205ef_1280x1928.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3SE7!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2d51233-9f5c-407c-825a-7f49440205ef_1280x1928.jpeg 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E tuttavia l&#8217;Italia del Rinascimento non era da meno in quanto a creativit&#224; tecnica (oltre che a eccellenza artistica, ma questo &#232; universalmente noto).</p><p>Fu infatti a Venezia che si invent&#242; il brevetto. La prima legislazione europea su questo tema &#232; del 19 marzo 1474. Una data certa poich&#233; si trova nei documento ufficiali a firma del senato veneziano, di cui sono tuttora preservati gli originali (nel nostro caso le storiche carte sono depositate nell&#8217;archivio di stato di Venezia, senato terra, registro 7, carta 32).</p><p>Con questa legge Venezia si impegnava a tutelare la paternit&#224; di un&#8217;opera dando al suoi inventore il diritto di riprodurla in esclusiva, con conseguente beneficio economico dettato dalla connessa esclusivit&#224;.</p><p>Secondo la traduzione in italiano moderno della Treccani il documento iniziava in questo modo: &#8220;La citt&#224; di Venezia, per la sua grandezza e la sua liberalit&#224;, attira da diverse parti del mondo e ospita persone di acutissimo ingegno, capaci di escogitare e realizzare ingegnosi artifici. Se fosse possibile garantire a queste persone che &#232; proibito agli altri di copiare, una volta visti, questi artifici, usurpando all&#8217;inventore in questo modo il vantaggio e l&#8217;onore della scoperta, queste persone potrebbero esercitare liberamente il loro ingegno e potrebbero trovare e realizzare delle cose che sarebbero di non poca utilit&#224; e beneficio per la Repubblica di Venezia.&#8221;</p><p>Evidente quindi i motivi economico-pratici sottostanti alla lungimirante visione della repubblica marinara.</p><p>Una apertura di vedute verso la tutela della tecnologia, quella di Venezia, dimostrata anche dal numero schiacciante di voti favorevoli con cui pass&#242; la mozione: centodiciannove favorevoli e solo dieci avversi. Purtroppo oggigiorno non possiamo dire che l&#8217;imprenditoria italiana dimostri tale attenzione al futuro, come sanno gli ingegneri dell&#8217;ufficio Brevetti di Monaco di Baviera, secondo cui il numero di invenzioni brevettate ogni anno e provenienti dall&#8217;Italia &#232; minore di quello in Germania o altri Paesi.</p><p>Non tanto per una minore genialit&#224; dei mille archimede sparsi sulla Penisola italiana, quanto per un diffuso scetticismo sull&#8217;utilit&#224; e i costi nel portare avanti un complesso processo burocratico di attribuzione della paternalit&#224;, che spinge gli inventori italiani a scegliere di non tutelarsi in maniera ufficiale.</p><p>E pensare che fu proprio un italiano a ottenere il primo brevetto, e questo addirittura prima degli editti ufficiali della citt&#224; marinara. Parliamo dello scultore Filippo Brunelleschi che nel giugno 1421 &#8211; con quella che oggi chiameremmo una legge &#8220;ad personam&#8221; - riusc&#236; a ottenere da Firenze il &#8220;privilegio&#8221; riguardo all&#8217;invenzione di una chiatta galleggiante che permetteva il carico e trasporto di grossi blocchi di marmo. Lui, e solo lui, poteva costruirla e usarla.</p><p>Ma torniamo in laguna. Con il suo editto la Repubblica di Venezia oltre alla paternit&#224; del brevetto, ovvero il diritto esclusivo di riproducibilit&#224; delle proprie invenzioni, garant&#236; anche la protezione legale nei riguardi delle opere letterarie, come ricorda Massimo Sideri nel suo libro sulle invenzioni italiane dimenticate (La sindrome di Eustachio, Bompiani 2017).</p><p>Molti erroneamente attribuiscono infatti all&#8217;inghilterra l&#8217;introduzione del diritto d&#8217;autore, facendolo risalire al Copyright Act di Londra del 1710. Ma in realt&#224; il privilegio di stampa di un&#8217;opera letteraria era gi&#224; contenuto in quel documento veneziano del Quindicesimo secolo. Potremmo quindi dire che, tuttalpi&#249;, gli inglesi conservano il copyright sulla parola copyright.</p><p>Ma non &#232; finita. Sempre a Venezia e nello stesso periodo, il pratico stampatore Aldo Manunzio ebbe l&#8217;intuizione di creare il libro tascabile, ovvero un volume cartaceo che si pu&#242; agilmente portare e consultare fuori casa. Prima dell&#8217;invenzione di Manunzio i libri a stampa si chiamavano incunabili ed erano dei tomi poderosi da sfogliare debitamente appoggiati su un leggio. Belli certo, ma un po&#8217; poco pratici. Manunzio, un po&#8217; lo Steve Jobs del tempo, ebbe la semplice e geniale intuizione di migliorare qualcosa di gi&#224; molto valido come il libro, rendendolo mobile, a tutto vantaggio della circolazione della cultura e, presumiamo, del proprio arricchimento come geniale stampatore.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tullio Campagnolo. Il mozzo a sgancio rapido]]></title><description><![CDATA[Come un ciclista vicentino invent&#242; lo sgancio rapido sulle Dolomiti]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/tullio-campagnolo-il-mozzo-a-sgancio</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/tullio-campagnolo-il-mozzo-a-sgancio</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Sat, 27 Oct 2018 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato su ADESSO, ottobre 2018</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DE3p!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F936a8456-56cf-474f-b52c-59bb73fe9440_1000x665.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Il vicentino Gentullio Campagnolo, detto Tullio, non fu mai un ciclista portentoso.</p><p>Nato nel 1901 e attivo come corridore negli anni Venti del Secolo scorso, di lui non si ricordano scalate epiche, rincorse mitiche o altri episodi che infiammano gli appassionati delle corse a pedali. Eppure l&#8217;8 febbraio 1930 fu Tullio a rivoluzionare, con una sua geniale trovata, il mondo della bicicletta,  quando brevett&#242; la prima delle sue invenzioni legate al mondo della due ruote: il mozzo a sgancio rapido. Con questo dispositivo il ciclista poteva staccare la ruota posteriore del proprio mezzo con molta pi&#249; facilit&#225; rispetto a quanto accaduto fino ad allora. In realt&#224; l&#8217;idea gli venne da lontano, vari anni prima sulle Dolomiti, in un freddo novembre del 1927.</p><p>Tullio stava correndo il Gran Premio della Vittoria, un&#8217;occasione sportiva  per commemorare il successo italiano nella Prima Guerra Mondiale. Durante la scalata del Passo Croce d&#8217;Aune, in provincia di Belluno, Campagnolo si trov&#242; nella necessit&#224; di rimuovere la ruota posteriore per cambiare il rapporto, facendo una fatica mostruosa. Il freddo era pungente, le mani intirizzite, le chiavi inglesi congelate. Ma ecco l&#8217;illuminazione. Il suo fu un &#8220;Eureka!&#8221; in forma di imprecazione in dialetto vicentino: &#8220;Bisogna cambiar qualcossa de drio&#8221; (bisogna cambiare qualcosa dietro).</p><p>La competizione non gli riusc&#236; di vincerla, ma l&#8217;idea di esogitare un cambio che permettesse al ciclista di compiere un&#8217;importante operazione con molta meno fatica, ovvero smontare la ruota con un solo gesto della mano, nacque sul quel passo e lo proiett&#242; dritto dritto nella storia del ciclismo. Alcuni anni pi&#249; tardi, nel 1933, Tullio decise di aprire una officina meccanica. Lo stesso anno concentr&#242; l&#8217;attenzione sui cambi della biciclitta. Ve ne erano gi&#224; molti in commercio, ma nessuno lo soddisfava.</p><p>Campagnolo ne sforn&#242; uno suo: il pi&#249; leggero, il pi&#249; efficace e il meno delicato di tutti. Non pago di questa miglioria, l&#8217;ex ciclista vicentino lavor&#242; alla propria invenzione costantemente introducendo nel tempo variazioni sul tema.</p><p>Negli anni Quaranta, e nonostante le difficolt&#224; della guerra, la sua officina meccanica comincia a cresce e ingrandirsi. Nel Dopoguerra &#8220;la Campagnolo&#8221; diverr&#225; uno dei marchi pi&#249; prestigiosi al mondo riguardo alla componentistica per le biciclette da corsa. Oltre a ci&#242; sar&#225; attiva in molti altri campi della meccanica, come ad esempio quello dell&#8217;industria automobilistica.</p><p>L&#8217;azienda vicentina negli anni Sessanta sar&#224; cos&#236; innovativa da diventare fornitore della NASA, elaborando per l&#8217;agenzia spaziale americana parti da utilizzare nei satelliti da spedire in orbita.</p><p>L&#8217;inventiva di Tullio Campagnolo verr&#224; coronata nel 1979 dal presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini con il conferimento dell&#8217;onorificenza di &#8220;Cavaliere del lavoro&#8221;, massima riconoscimento italiana nel campo dei capitani d&#8217;industria.</p><p>Chiss&#224; se, per festeggiare, i commessi del Quirinale avranno stappato le bottiglie di spumante con il cavatappi di Tullio. S&#236;, perch&#233; la fantasia dell&#8217;inventore vicentino non si focalizz&#242; solo sull&#8217;amatissimo mondo delle corse o dello spazio, bens&#236; sforn&#242; idee e soluzioni anche per vari altri campi della vita quotidiana. Come, appunto, l&#8217;apertura delle bottiglie.</p><p>Perch&#233; fino a quando Tullio non si mise a rifletterci sopra, il vino si stappava tenendo il vetro tra le ginocchia e levando il tappo con uno sforzo di braccia. Ma durante una cena l&#8217;inventore vicentino, spazientitosi per quel procedere inefficiente e proprio come un tempo in montagna, sbott&#242; notando che: &#8220;qui bisogna cambiare qualcosa&#8221;. Tempo due settimane, e il moderno cavatappi a due leve venne alla luce.</p><p>Perch&#233;, ancor prima della sua portentosa creativit&#224;, la caratteristica eccezionale di Tullio Campagnolo era il suo carattere. Egli non si accontentava mai di accettare lo status quo, bens&#236; individuava i problemi, li analizzava, si spremeva le meningi trovando agli stessi soluzioni concrete e in grado di cambiare le cose in meglio.</p><p>Tullio chiuse gli occhi nel 1983. In tempo per partecipare alle celebrazioni per il Cinquantenario di fondazione della ditta che tuttora porta il suo nome in tutto il mondo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Giulio Natta. La Plastica]]></title><description><![CDATA[La vita di Giulio Natta, l'unico italiano Nobel per la chimica, inventore della plastica]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/giulio-natta-la-plastica</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/giulio-natta-la-plastica</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 01 Oct 2018 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato su ADESSO, ottobre 2018</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8Njt!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F852aa024-8c26-417c-9008-bc627610cdbd_648x878.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Il 10 Dicembre 1963 per la prima e - finora unica - volta un italiano conquist&#242; il Premio Nobel per la chimica. Venne consegnato a un inventore tanto geniale quanto solido e pragmatico: il ligure Giulio Natta.</p><p>Era nato Sessanta anni prima a Porto Maurizio in provincia di Imperia. Sua mamma Elena Crespi gli trasmise l&#8217;amore per lo studio insegnandogli a leggere all&#8217;et&#224; di tre anni: il primo sforzo intellettuale di una folgorante carriera costellata di successi accademici.</p><p>Dopo aver ottenuto il diploma al ginnasio gi&#224; a 16 anni il giovane Natta entr&#242; all&#8217;Universit&#224; di Genova, proseguendo poi la formazione a Milano sui banchi del Politecnico e conseguendo una laurea in ingegneria industriale (chimica) a soli 21 anni.</p><p>Giulio tuttavia non era soltanto un eccellente studioso, bens&#236; sapeva anche divertirsi alle feste goliardiche e coltivava una predilezione per gli sport invernali. La maggior parte del suo tempo comunque lo amava trascorrere presso la propria abitazione milanese. L&#236; si era infatti costruito un piccolo laboratorio dotato degli strumenti essenziali per sperimentare nella pratica quanto appreso in teoria durante le lezioni.</p><p>A 24 anni divenne libero docente, prima a Pisa, poi a Roma, Torino e, infine, presso quel Politecnico di Milano che non molto prima lo aveva visto matricola. Era il 1938 e venne chiamato in cattedra per colmare il vuoto lasciato dall&#8217;allontanamento di Mario Giacomo Levi per colpa delle leggi razziali di Benito Mussolini.</p><p>Giulio Natta occup&#242; quella cattedra per 35 anni fitti d&#8217;insegnamento e ricerca e gi&#224; nei primi mesi al Politecnico come insegnate la sua fama gli permise di ottenere 200.000 lire (ovvero il 70% del finanziamento pubblico italiano per la chimica) al fine di condurre ricerche sull&#8217; idrogeno. Nel corso della sua vita di ricercatore il geniale Giulio sforn&#242; qualcosa come 4000 brevetti industriali, depositati tra il 1927 e il 1974.</p><p>Qualche anno prima alle soddisfazioni professionali si era affiancata per lui la felicit&#224; privata. Nel 1935 port&#242; infatti all&#8217;altare Rosita Beati, donna colta e sensibile, che oltre a dispensare al marito validi suggerimenti per la propria carriera colm&#242; le timidezze dell&#8217;uomo con il proprio carattere aperto e socievole.</p><p>Che si trattasse di un nuovo sistema di sintesi del metanolo o della formaldeide, le scoperte di Giulio Natta tenevano sempre a mente la loro applicazione industriale, dimostrandosi egli in questo uno studioso pi&#249; vicino alla mentalit&#224; pratica degli scienziati americani che a quella dei suoi conterranei europei.</p><p>Il suo primo contatto con i polimeri lo ebbe nel &#8217;32 grazie a una borsa di studio della Fondazione Volta, con la quale si rec&#242; a Friburgo presso i laboratori di Hugo Seemann, in cui si studiavano e si producevano gli strumenti necessari per  esperimenti sugli elettroni.</p><p>Nella cittadina tedesca Natta incontr&#242; il collega e futuro premio Nobel per la chimica Hermann Staudinger che gli trasmise la passione per la ricerca delle sostanze macromolecolari. Il chimico italiano intu&#236; presto l&#8217;importanza delle idee del collega e, tornato in Italia, continu&#242; ad applicarsi e approfondire quanto appreso in Germania.</p><p>Alcuni anni pi&#249; tardi, nel 1952, l&#8217;incontro con un altro chimico tedesco, Karl Waldemar Ziegler, lo spinse ad approfondire ancor di pi&#249; gli studi sui polimeri, arrivando al punto di spingere l&#8217;azienda chimica Montecatini, alla quale collaborava fornendo le proprie invenzioni, a invitare il collega tedesco a Milano e investire parecchio danaro per studiare i suoi appunti.</p><p>Grazie a questi contatti accademici e alla sua capacit&#224; di trarre dalla teoria linfa per invenzioni con rilevanza pratica e commerciale, Giulio Natta nel 1954 scopr&#236; un materiale leggerissimo, flessibile e termoresistente: la plastica, che inizi&#242; a essere prodotta tre anni pi&#249; tardi. Nel 1963 sar&#224; la volta della consacrazione mondiale per Natta e Ziegler grazie al Premio Nobel.</p><p>La scoperta di Natta accompagna ormai da decenni la nostra quotidianit&#224; in tutte le nostre stagioni. Chi infatti non ricorda di aver giocato con i mattoncini del Lego? E chi forse pu&#242; dire &#8211; non solo in Italia - di non aver mai scolato una pasta? Chi non ha mai usato una bacinella?</p><p>Grazie a questo materiale dalle caratteristiche cos&#236; straordinarie  la nostra vita &#232; divenuta molto pi&#249; comoda. Purtroppo a farne le spese &#232; stata la natura, perch&#233; in troppi dopo averla usata abbandonano la plastica nell&#8217;ambiente, dimenticandosi che &#232; pressoch&#233; indistruttibile.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Geniali italiani dimenticati]]></title><description><![CDATA[Il pianoforte, il telefono, il brevetto: le invenzioni italiane che il mondo ha dimenticato]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/geniali-italiani-dimenticati</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/geniali-italiani-dimenticati</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 12 Sep 2018 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/be5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, agosto 2018</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/be5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_5G9!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbe5cdc06-bc87-4abb-b8b2-e484ef015254_1280x1544.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Se osserviamo la vita con occhio critico, non ci stupiremo di scoprirci immersi nei paradossi. Hanno quindi un senso e una causa, sebbene perversi, il fatto che un paese ricco di risorse naturali come l&#8217;Argentina versi proprio in questi mesi in una nuova drammatica crisi. O che il lento declino della propriet&#224; privata sia portato avanti dal capitalismo pi&#249; moderno, quello tecnologico di condivione di beni e servizi.</p><p>Non ci stupir&#224; pi&#249; di tanto allora sapere che la storia italiana, nazione poco incline a coltivare la propria memoria, &#232; un cimitero di inventori geniali eppure sconosciuti, incompresi, dimenticati.</p><p>E proprio al genio italico sconosciuto Massimo Sideri dedica il suo divertente libro La sindrome di Eustachio: Storia italiana delle scoperte dimenticate.</p><p>Scopo dell&#8217;autore e giornalista del Corriere della Sera &#232; di condurci alla guida dei tanti Archimede italici che, per colpa, dolo o sfortuna, sono ingiustamente finiti nel dimenticatoio mondiale, e nonostante siano stati autori di scoperte o invenzioni divenuti patrimonio dell&#8217;intera umanit&#224;.</p><p>Scopriamo allora che gli occhiali, il pianoforte, la matita, la carta telefonica prepagata, l&#8217;aliscafo, l&#8217;opera lirica, le banche, il robot, e chi pi&#249; ne ha pi&#249; ne metta, sono tutti nati da menti italiane.</p><p>&#171;Schiacciati come siamo dalla propaganda da Silicon Valley che confonde consapevolmente innovazione con successo commerciale ce ne siamo dimenticati, o forse non l&#8217;abbiamo mai saputo&#187;, constata tra il mesto e lo stranito Sideri, il cui curioso e meritevole viaggio inizia con quel Bartolomeo Eustachi a cui &#232; dedicato il titolo del volume.</p><p>Chi era costui? Un anatomista marchigiano nato nei primi anni del Cinquecento, che all&#8217;universit&#224; di Padova, a forza di dissezionare cadaveri, scopr&#236; quel condotto che collega l&#8217;orecchio medio alla faringe e che porta il suo nome. Quello di Bartolomeo &#232; solo uno dei molti casi, &#171;non il primo e non l&#8217;ultimo, di un lungo Spoon River di innovatori dimenticati dalla propria stessa patria, dai libri in cui si studia, dai media che dovrebbero contribuire a formare e, infine, dal nostro orgoglio&#187;.</p><p>Altro eclatante esempio: quello del pianoforte. Tutti conoscono Mozart, Bach, Chopin, Beethoven e i grandi compositori che si sono avvalsi, con risultati vari ma tutti eccellenti, di questo raffinato strumento. Molti meno tuttavia ne conoscono la  storia, una storia tutta italiana. Il suo inventore si chiamava Cristoferi, e nacque a Padova il 4 maggio del 1655. La fama di valido strumentista del padovano gli permise di entrare alla corte di Fernando de&#8217; Medici, principe e clavicenbalista. Cristoferi, partendo dall&#8217;osservazione di questo strumento del XV secolo, il cui suono &#232; generato dal pizzichio di corde, cre&#242; un nuovo generatore di suoni le cui corde venivano colpite da martelletti: &#171;una nuova inventione&#187;, come si legge nell&#8217;inventario mediceo degli strumenti del 17000, &#171;che fa il piano e il forte&#187;.</p><p>Solo molto pi&#249; tardi il tedesco Johann Gottfried Silbermann aggiunse allo strumento di Cristoferi i pedali, e chiss&#224; perch&#233;, il suo conterraneo Johann Heinrich Zedler, autore di un Lessico Universale, nel parlare del pianoforte si dimentic&#242; di menzionare l&#8217;autore primigenio, contribuendo a gettare Cristoferi nel dimenticatoio e germanizzando cos&#236; totalmente la sua invenzione.</p><p>Tra idee folgoranti e nomi sconosciuti nell&#8217;antologia di Sideri il pi&#249; celebre tra i dimenticati, se cos&#236; si pu&#242; dire, &#232; senza dubbio Antonio Meucci.</p><p>Questi emigr&#242; in America nella seconda met&#224; dell&#8217;Ottocento, ma gi&#224; quando si trovava a Cuba, dove si era recato per aiutare una compagnia teatrale, lavorava a un dispositivo dal bizzarro nome di &#8220;telettrofono&#8221;. Stabilitosi a New York continu&#242; a ingegnarsi su quell&#8217;aggeggio, spinto soprattutto da motivi pragmatici: sua moglie Ester soffriva di una grave forma di artrite e non poteva andare a trovarlo nello scantinato dove aveva sistemato il suo laboratorio. Con il &#8220;telettrofono&#8221; Meucci risolse il problema di comunicare con la donna &#8211; immaginiamo per sapere quando la pasta era pronta - e, en passant, gett&#242; le basi per una rivoluzione mondiale delle comunicazioni.</p><p>Peccato tuttavia che chi ebbe l&#8217;acume di capire l&#8217;importanza di un tale marchingegno non fu il suo inventore, bens&#236; il pi&#249; scaltro Bell, che infatti brevett&#242; l&#8217;idea, assumendosene la paternit&#224; e, cos&#236; facendo, sottoscrivendo ricchi contratti con la Wester Union, societ&#224; del telegrafo, che tra il conterraneo e l&#8217;immigrato italiano non ebbe dubbi su chi favorire. Meucci mor&#236; povero nel 1889 e ci vollero pi&#249; di cent&#8217;anni prima che gli statunitensi correggessero pubblicamente il torto, e questo avvenne solo nei primi anni del nuovo millennio grazie all&#8217;iniziativa del deputato italoamericano Vito Fossella.</p><p>La vicenda &#232; doppiamente beffarda perch&#233; anche la paternit&#224; della legislazione per la protezione del diritto d&#8217;autore &#232; da attribuire all&#8217;Italia.</p><p>&#171;Immergersi nella storia dell&#8217;innovazione italiana, o storia italiana dell&#8217;innovazione&#187;, osserva Sideri &#171;&#232; come calarsi in una miniera d&#8217;oro. Ogni filone ne contiene altri inesplorati, ogni angolo buio si rivela essere un nuovo percorso da seguire. In questo Venezia, la nostra Silicon Valley ante litteram, si mostra inesauribile&#187;. Presso la Serenissima infatti vennero inventati due pilastri dell&#8217;innovazione: sia brevetto che il copyright. Veneziana &#232; infatti la prima legislazione europea sul brevetto, contenuta in un documento del senato veneziano datato 19 marzo 1474. Il documento era volto a difendere la paternit&#224; dell&#8217;opera dando al soggetto che la dimostrava il diritto di riprodurre l&#8217;invenzione in esclusiva. Ora come allora &#8211; e questo la Serenissima ben lo aveva presente - difendere la tecnologia significava difendere la propria prosperit&#224; e le proprie ambizioni di grandezza. Il documento venne votato con centodiciannove voti a favore e solo dieci contrari e difendeva quello che oggi noi chiamiamo &#8220;copyright&#8221;, perch&#233; vietava contraffazioni e la commercializzazione di copie non autorizzate. Italiana, e non quindi inglese, anche l&#8217;invenzione del diritto d&#8217;autore, su cui gli anglosassoni al massimo possono vantare&#8230; il copyright del termine &#8220;copyright&#8221;.</p><p>Vista la lungimiranza della Serenissima &#232; un grande peccato che l&#8217;Italia del 2018 non mostri di credere molto nella difesa della propriet&#224; intellettuale e industriale. Gli imprenditori nostrani infatti la considerano un passaggio troppo costoso, e non obbligatorio, in questo ripercorrendo inconsapevoli la storia di Meucci, geniale ma poco accorto nell&#8217;uso e nella commercializzazione della propria fervidit&#224; intellettuale.</p><p>A dire il vero non tutte le invenzioni italiane dimenticate sono motivo d&#8217;orgoglio, ma tant&#8217;&#232;. Sideri infatti ci ricorda che tutta italiana &#232; anche la paternit&#224; dello schema truffaldino pi&#249; noto al mondo, quello che ha permesso a Bernard Madoff di arricchirsi a dismisura truffando i propri clienti prima di finire incarcerato a vita. Parliamo dello &#8220;Schema Ponzi&#8221;, che deve la sua paternit&#224; originariamente a Luigi Zarossi.</p><p>Si tratta di una catena di Sant Antonio che promette guadagni garantiti ben al di sopra della normale rendita di mercato, finanziandosi con i versamenti dei truffati. Zarossi lo applic&#242; con gli italiani emigrati in Canada all&#8217;inizio del Novecento, promettendo di pagare giganteschi interessi a tutti coloro che avessero sottoscritto il suo favoloso schema. La cosa funzion&#242; fino a che il capitale accumulato da Zarossi non venne dilapidato scoprendo in un botto che il tutto si reggeva su un castello di carta. Zarossi fu costretto a scappare in Messico, ma fece in tempo a insegnare il suo trucco a un altro emigrato, il romagnolo Carlo Ponzi. Questi &#8211; era destino &#8211; apprese e subito gli rub&#242; l&#8217;idea, la raffin&#242; e la adott&#242; applicandola ai suo compatrioti emigrati in America. Nacque cos&#236; &#8220;ufficialmente&#8221; lo schema truffaldino universalmente conosciuto come &#8220;Schema Ponzi&#8221;. Inventato dallo statunitense Charles Ponzi, secondo gli americani, ai quali, lasciamo per una volta volentieri credere di possedere la paternit&#224; di una invenzione in realt&#224; completamente Made in Italy.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Piccoli oggetti, grandi risultati]]></title><description><![CDATA[Il sifone, il container, la pila: piccole invenzioni che hanno cambiato tutto]]></description><link>https://scritti.melazzini.com/p/piccoli-oggetti-grandi-risultati</link><guid isPermaLink="false">https://scritti.melazzini.com/p/piccoli-oggetti-grandi-risultati</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandro Melazzini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 07 May 2018 12:00:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, aprile 2018</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!npnQ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F61bf48ae-33ab-4865-a334-f57f25993f74_1280x720.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>C&#8217;era del marcio in Inghilterra. Era il 1858 e la stampa londinese senza giri di parole parlava di &#8220;puzza&#8221;. Con questo non intendeva solo metaforicamente la classe politica incapace di risolvere il problema. Intendeva anche il problema stesso: il diffuso olezzo di feci percepito da tutti nella city a causa di un sistema fognario ormai inadeguato per una metropoli. Al tempo nella pur moderna capitale inglese, e tanto pi&#249; in luoghi meno avanzati del resto del mondo, gli escrementi fluivano direttamente nei tombini e questi, pensati soprattutto per lo scarico delle acque piovane, buttavano tutto nel Tamigi, con buona pace di chi si preoccupava per il colera.</p><p>Se al giorno d&#8217;oggi le nostre citt&#224; sono liberate dal soffoconte problema dell&#8217;aria maleodorante per via delle deiezioni umane, questo lo si deve ad Alexander Cumming. L&#8217;orologiaio anglosassone mise fine alla grande puzza londinese con un&#8217;invenzione tanto poco appariscente quanto formidabile nella sua risolutiva semplicit&#224;: il sifone.</p><p>Curvando il tubo sotto al water riusc&#236; a creare un ostacolo al deflusso degli spiacevoli odori che fino ad allora potevano risalire negli appartamenti lungo la canalizzazione. Invero egli aveva gi&#224; brevettato il tubo ricurvo nel 1775, ma solo quando la sua invenzione venne usata in accoppiata con il wc le fogne smisero di essere un problema. Perch&#233; spesso le soluzioni ai nostri problemi esistono gi&#224; da tempo, occorre solo che vengano impiegate in maniera innovativa.</p><p>Un po&#8217; come l&#8217;iPhone, il prodotto pi&#249; redditizio mai realizzato nella storia del commercio moderno. Steve Jobs lo present&#242; come uno strumento magico, e in effetti il mix di hardware e software era cos&#236; ben congeniato che da subito sbalord&#236; tutti e divent&#242; il sogno non troppo proibito di milioni di utenti. Ma, a dire il vero, tutte le tecnologie presenti in esso, a partire da Internet per finire con lo schermo tattile, erano gi&#224; sul mercato da anni, senza contare che buona parte di essere originavano non dalla ricerca e dallo sviluppo di aziende innovative bens&#236; da progetti militari dell&#8217;esercito americano. Eppure senza il genio combinatorio e commerciale di Jobs forse sarebbe passato molto pi&#249; tempo prima che qualcuno mixasse tutte quelle innovazioni in uno strumento, come lo smartphone, capace di diventare in brevissimo tempo tanto comune quanto la televisione. Se non ci credete, chiedete a uno possessore di iPhone se preferisce rinunciare per una settimana all&#8217;uno o all&#8217;altra.</p><p>Tra il sifone e l&#8217;iPhone le analogie non sono molte, ma entrambi hanno in comunque il fatto di aver rivoluzionato la nostra vita in maniera assai pi&#249; pervasiva di quanto non si pensi.</p><p>Questi e altri 47 oggetti o idee commerciali sono elencati da Tim Harford nel suo curioso libro 50 cose che hanno fatto l'economia moderna.</p><p>Spulciando l&#8217;elenco di Harford, insieme con invenzioni celebri come la plastica o il motore diesel, vi sono altre idee meno palesi ma non meno sensazionali.</p><p>Come le lamette da barba. Prima di fare il botto come imprenditore dal fiuto eccezionale King Camp Gillette era stato un socialista utopico e si era persino cimentano nella scrittura di un libro visionario in cui perorava la costruzione di una immensa megalopoli alimentata con le cascate del Niagara. Il suo testo &#232; filato diretto nel dimenticato della storia, ma le sue lamette, e ancor pi&#249; l&#8217;idea commerciale ad esse connesse, &#232; tuttora viva e vegeta nella nostra economia moderna. Perch&#233; Gillette insieme con le lamette invent&#242; anche un modello di business, quello della &#8220;tariffa in due parti&#8221;, in grado di farlo diventare &#8211; invero dopo un inizio deludente - ricco sfondato. L&#8217;idea &#232; tanto semplice quanto geniale: ti vendo un oggetto a un prezzo ridotto, e poi ti spremo ogni volta che hai bisogno di acquistare dei componenti per farlo funzionare.</p><p>Se pensate che voi a una simile trovata non abbocchereste mai, guardatevi in casa e chiedetevi se, a parte delle lamette da barba, non vi capiti di essere possessori di una macchina del caff&#232; in capsule, o di una stampante che funziona a cartucce, oppure di una console per videogiocare o magari di una qualche applicazione per smartphone che avete scaricato gratuitamente ma i cui aggiornamenti vanno pagati.</p><p>E come vengono trasportati tutti questi oggetti dai luoghi di produzione a quelli di consumo? Spesso per nave tramite container. &#200; questa infatti forse uno degli oggetti che pi&#249; ha contribuito alla globalizzazione. Con l&#8217;introduzione di un grosso recipiente di metallo dalle misure standardizzate, i tempi e la procedura delle operazioni di carico e scarico dei porti &#8211; prima una faccenda complessa e pericolosa per gli addetti operai&#8211; si accorciarono e semplificarono incredibilmente, passando da anche una decina di giorni a 24 ore, permettendo cos&#236; uno scambio transoceanico assai pi&#249; veloce ed economico.</p><p>L&#8217;invenzione del container standardizzato si deve alla tenacia di Malcom McLean, uno spedizioniere su ruota americano che, sfidando la bancarotta e senza sapere un granch&#233; del commercio portuale ebbe la geniale intuizione. Nonch&#233; la forza di opporsi alle lobby sindacali e portuali che nella velocizzazione delle operazioni di carico e scarico vedevano soprattutto una minaccia alla propria posizione acquisita. Alla storia tutt&#8217;altro che noiosa della straordinaria invenzione del container &#232; peraltro dedicato un intero libro: The box. La scatola che ha cambiato il mondo, di Marc Levinson.</p><p>Proseguendo nella scorsa delle idee tanto pratiche e geniali che costituiscono l&#8217;infrastruttura della nostra societ&#224; un posto di riguardo lo occupa la batteria, anche perch&#233; frutto di due inventori del Belpaese, Luigi Galvani e Alessandro Volta. Il primo, dotato di capacit&#224; teatrali, seppe affascinare il pubblico londinese che assisteva alle sue dimostrazioni usando metodi&#8230; poco ortodossi. Come ad esempio inserendo un elettrodo nel retto del cadavere di un condannato a morte al fine di &#8220;resuscitarlo&#8221; a forza di scariche, con i bobby sbalorditi ma pronti a riacciuffare il furfante e rispedirlo al creatore qualora si fosse davvero rianimato. L&#8217;intuizione di Galvani, ovvero che esiste una &#8220;energia animale&#8221;, era fallace, ma gett&#242; le basi affinch&#233; il collega Alessandro Volta, studiando la conducibilit&#224; elettrica nei fluidi, creasse la pila, un dispositivo oggi presente dappertutto, persino nel tablet che permette di leggere questo articolo in formato elettronico.</p><p>All&#8217;invenzione della pila contribuir&#224;, nel 1985, il giapponese Akira Yoshino, creando quelle al litio, capaci di accumulare molta potenza in poco spazio, e gettando cos&#236; le basi per l&#8217;inondazione dei dispositivi portatili elettronici.</p><p>Un capitolo a parte sarebbe da dedicare all&#8217;&#8221;invenzione&#8221;, e quindi alla tutela, della propriet&#224; intellettuale. Con l&#8217;introduzione di questo principio giuridico, risalente all&#8217;Ottocento, venne dato agli inventori una possibilit&#224; di tutelare il frutto del proprio lavoro, favorendo cos&#236; la ricerca competitva di nuove soluzioni ai problemi vecchi e nuovi dell&#8217;umanit&#224;. Parimenti pu&#242; succedere che l&#8217;eccessiva tutela della propriet&#224; intellettuale si trasformi in una situazione di monopolio che impedisce la libera circolazione delle idee, come ad esempio accade nel campo delle produzioni audiovisive, spesso affossate dalla richiesta del pagamento di diritti esorbitanti per l&#8217;utilizzo di composizioni musicali.</p><p>Quello che &#232; certo &#232; che ogni invenzione, a fronte dei benefici che comporta, &#232; anche un elemento di distruzione &#8211; talvolta dirompente - dello status quo e dei privilegi &#8211; o semplicemente dei diritti - ad esso associati.</p><p>&#200; questo il motivo per cui &#232; naturale che a fronte degli entusiasmi che suscita, ogni nuova idea attira su di s&#233; e sul suo inventore anche critiche e malumori.</p><p>Perch&#233;, questa la mia previsione, un&#8217;invenzione capace di mettere d&#8217;accordo tutti, &#232; lungi dall&#8217;essere inventata.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://scritti.melazzini.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://scritti.melazzini.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>