1930: nasce l'elicottero moderno
La storia dell'inventore abruzzese che precedette tutti nel volo verticale
Pubblicato su ADESSO, dicembre 2017
Quei 18 metri rivoluzioneranno il mondo. Siamo a Roma, è il 13 ottobre 1930. E di tanto riesce a sollevarsi una macchina strabiliante costruita dal tenace inventore Corradino D’Ascanio: l’elicottero.
È un sogno cominciato almeno dieci anni prima, quando la Regia Marina Italiana pensò di indirre un concorso per la realizzazione di un aeromobile capace di sollevarsi in verticale, superando così gli svantaggi degli aerei nell'impiego su postazioni galleggianti. A dire il vero già un genio universale come Leonardo Da Vinci nei suoi schizzi sogna l’avvento di un mezzo volante che «se sarà ben fatto e voltato con prestezza, monterà in alto». Ma dovranno trascorrere quasi cinque secoli prima che la sua visione si concretizzi.
Nella storica impresa riuscirà l’abruzzese Corradino, aiutato dal socio Pietro Trojani, in molti anni di duro lavoro costellato da sconfortanti tentativi e nonostante l’incredulità diffusa. «Quando vidi il mio elicottero staccarsi da terra mi sentii invadere dalla commozione» ricorderà poi l’inventore «avevo dimostrato ai miei figli che non ero pazzo».
Persino la neocostituita Aeronautica Militare Italiana nel corso degli anni Venti ostacolò più volte i progetti di Corradino D’Ascanio, dimostrando una considerevole miopia. Egli infatti riuscì a persistere nel proprio intento solo grazie al personale appoggio del Duce, a cui il suo socio si era rivolto, sconfortato dall’ostilità burocratica dei militari. «Bravo; lavorate con fede e tenacia, e quando avrete bisogno lavorerò con voi».
Ma, nonostante le promesse di Benito Mussolini, l’epocale risultato conseguito da Corradino D’Ascanio nel velodromo di Ciampino in quell’autunno di ottantasette anni fa non ebbe seguito. Né Marina né Aviazione infatti si dimostreranno convinte al punto da fornire all’inventore i mezzi e il tempo necessari per rifinire la sua creazione e poterla mandare in serie, trasformando di fatto una impresa geniale in un sonoro fallimento economico per lui e il suo socio. L’avvento della Guerra poi rallenterà ancor di più il tiepido entusiasmo dell’apparato militare italiano verso un mezzo capace di compiere voli verticali. Altri Paesi si dimostreanno più solleciti a dare seguito a questa idea, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, dove Igor Sikorsky nel 1938 realizza un elicottero in grado di volare un’ora e mezza.
Sarà lo stesso inventore americano dieci anni dopo, in un importante congresso di settore a Filadelfia, a tributare al collega abruzzese gli onori per essere stato il primo a vincere la corsa alla realizzazione dell’idea leonardesca.
D’Ascanio, presente al congresso, già era stato negli Stati Uniti da giovane quando, sempre appassionato al volo, aveva cercato fortuna oltreoceano collaborando a una ditta aeronautica e progettando vari aeroplani da guerra. Conclusasi la Prima Guerra Mondiale il mercato aereonautico andò scemando e Corradino per qualche tempo valutò l’ipotesi di abbanondare la sua passione e darsi all’import-export commerciale. L’idea non ebbe seguito e nel giugno 1919 tornò in Italia amareggiato ma convinto a non lasciarsi abbattere, seguendo invece sempre il proprio istinto al successo.
Purtroppo per Corradino D’Ascanio le delusioni non termineranno al suo rientro in America. Ma è proprio a causa dell’impossibilità di proseguire seriamente i progetti legati all’elicottero che l’inventore di Popoli in Abruzzo deciderà di andare a lavorare come dipendente in una società di motori e ciclomotori, la Piaggio.
Anche qui il suo spirito ambizioso e innovativo, unita a una salutare sconoscenza del settore motociclistico, lo porterà a realizzare un mezzo rivoluzionario su due ruote, capace di un successo planetario e tuttora perdurante: la Vespa.
Alla luce dell’incredibile popolarità di cui godrà lo scooter italiano nel Dopoguerra, altri inventori si sarebbero seduti sugli allori, dimenticando le vecchie sconfitte. Non così per il volitivo Corradino D’Ascanio, che fino all’ultimo covò nel cuore non tanto il sogno di sfrecciare per le strade su due ruote in motoretta, quanto quello di volare in verticale su di un elicottero.


