Alessandro Marino, triestino tra commercio e impresa
Alessandro Marino, la Camera di Commercio italo-tedesca di Monaco fra impresa e musica
Pubblicato su Il Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 117, dicembre 2011
Nella più classica tradizione del triestino viaggiatore, commerciante e sempre molto legato alla propria città natale, Alessandro Marino dirige la camera di commercio italo-tedesca a Monaco di Baviera, e quasi ogni fine settimana torna nella sua amata città giuliana.
La camera italotedesca da lui diretta è la porta d’accesso per molte aziende italiane nel ricco ma impegnativo mercato della Repubblica Federale. Curando i bisogno degli imprenditori oltreconfine, tempo per dedicarsi all’arte Marino ormai ne ha molto poco.
Suoni ancora il pianoforte?
Purtroppo no, e con grande dispiacere! In effetti la musica è stata per un lungo periodo una parte importante della mia vita: ho studiato sette anni di pianoforte al Conservatorio, anche durante l’Università. Ho anche cantato per tanti anni in un coro e poi ho fatto una tesi in cui ho cercato di mettere in comune l’interesse per la musica e la mia formazione economica, scrivendo del marketing teatrale per gli enti lirici. Da quando ho iniziato a lavorare, però, purtroppo gli impegni mi hanno impedito di continuare a praticare il pianoforte in maniera sistematica, poiché è uno strumento che richiede un impegno costante e continuo allenamento. Un mio grande rammarico.
Come sei passato dal pianoforte alla camera di commercio italotedesca?
Per me quello strumento è sempre stato una passione. Ma sapevo che la mia professione sarebbe stata un’altra e che certamente non avrei potuto vivere di musica. A un certo punto ho dovuto scegliere di concludere velocemente lo studio di economia a scapito del pianoforte. Ho iniziato a lavorare per un gruppo industriale italiano, occupandomi di seguire il mercato tedesco, poi per un’altra azienda. Il passaggio in Germania è stato relativamente semplice perché in continuità con la mia attività precedente, che già consisteva nell’occuparmi di sviluppare contatti commerciali. E dopotutto questa è proprio la funzione di una camera di commercio come io l’ho sempre interpretata: sviluppare contatti e fornire consulenze ad aziende per aiutarle a introdursi sul mercato, che sia quello italiano o quello tedesco.
Parlaci dell’istituzione da te diretta.
La Camera di Commercio italo-tedesca con sede a Monaco di Baviera è stata fondata ottanta anni fa da un gruppo di imprenditori italiani presenti sul territorio tedesco e che facevano capo ai mercati generali di Monaco di Baviera: erano infatti soprattutto importatori ortofrutticoli. La camera assolveva una funzione di lobby e rappresentanza degli imprenditori italiani nei confronti dei soggetti istituzionali tedeschi. Uno dei principali fondatori è il nonno della nostra attuale presidente.
Quando nascono le camere di commercio?
Le camere di commercio italiane nel mondo sorgono a partire addirittura da fine Ottocento – la più antica è la camera del Brasile – per venire incontro alle esigenze degli imprenditori italiani emigrati che dovevano rapportarsi ai soggetti istituzionali locali, ma anche aiutarsi vicendevolmente per curare meglio i rapporti commerciali tra i Paesi in cui erano ospiti e l’Italia. Questa è la genesi che accomuna tutte le camere di commercio italiane presenti nel mondo…
Vogliamo dare i numeri?
Volentieri. Al momento contiamo 75 camere di commercio italiane distribuite in 49 Paesi per un totale di 24.000 aziende associate. Questo vuol dire un grandissimo bacino di contatti in giro per il mondo a disposizione delle aziende associate. Ciascuna camera è un soggetto indipendente, a statuto privato, con una forma giuridica pari a quella di un’associazione. Nel nostro caso siamo quindi un’ associazione di diritto tedesco, i cui soci sono imprenditori, liberi professionisti, ma anche istituzioni, sia italiane che tedesche. La rete delle Camere Italiane all’Estero copre la maggior parte dei Paesi in cui le aziende italiane sono presenti e fa capo ad Assocamerestero che ha sede a Roma e funge da elemento di collegamento con il sistema camerale italiano e le istituzioni italiane. È come se avessimo una duplice faccia: sul versante estero siamo un soggetto istituzionale riconosciuto dal governo italiano e sottoposto alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico, in quanto tale dunque in grado di rapportarci con le istituzioni del territorio ospite, l’operatività tuttavia è quella di una società di servizi, garantendo pertanto ai nostri clienti di trovare in noi un interlocutore che parla la stesso linguaggio delle imprese.
Quali sono questi servizi?
Il principale aiuto che offriamo è quello della ricerca di partner commerciali per aziende italiane che vogliono inserirsi nel mercato tedesco. Questo significa la ricerca di distributori e agenti, la fornitura di contatti con aziende potenziali clienti utilizzatori, ma anche l’affiancamento nella ricerca di una sede, qualora un’azienda voglia stabilirsi in Germania. Altri servizi sono l’accompagnamento nella ricerca dei contatti istituzionali giusti per le procedure di autorizzazione oppure il recupero dell’IVA tedesca, nel caso di aziende che partecipano a fiere tedesche. Questo è il pacchetto base. C’è poi tutta una serie di servizi che sono come l’abito del sarto: vengono fatti su misura a seconda del settore, delle richieste ed esigenze delle aziende. In generale ci occupiamo di tutto ciò che serve a mettere in contatto aziende tra un Paese e l’altro. Possiamo definirci un “facilitatore” di contatti, sia tra associati sia con l’esterno: agiamo come un grande ufficio marketing italiano dedicato alla Germania, una struttura che spesso le aziende di piccole e medie dimensioni non hanno internamente.
E poi organizzate anche eventi.
Questo è un altro importante ambito della nostra attività. Anche nel caso degli eventi promozionali la forma può essere molteplice: si va dalla conferenza stampa all’organizzazione di workshop e incontri tra aziende italiane e tedesche, dalle conferenze alle degustazioni di vini. Sono tutti servizi che svolgiamo per conto di soggetti istituzionali pubblici come le camere di commercio, le regioni italiane, i consorzi, ma anche le istituzioni tedesche. Ad esempio il prossimo mese organizzeremo in Veneto per il Ministero bavarese dell’economia un evento rivolto a imprenditori italiani interessati a lavorare in Baviera e a insediarsi qui con le loro attività produttive o di ricerca. In ogni caso ogni anno organizziamo una media di circa 35 eventi tra Italia e Germania. Una notevole mole di lavoro coperta dal personale dei nostri uffici di Monaco e di Stoccarda.
Quanti sono i vostri soci?
In questo momento circa 350, distribuiti tra Italia e Germania, e di tutte le tipologie: imprese, liberi professionisti, istituzioni italiane e tedesche. La quota associativa per noi ha un peso relativo perché siamo un’associazione aperta a varie collaborazioni: i nostri servizi sono rivolti anche all’esterno e non vengono necessariamenti usufruiti dai soci. È chiaro però che c’è una tariffazione diversa tra soci e non.
Qual è la situazione dei rapporti economici italo-tedeschi oggi?
La Germania è il primo partner commerciale in assoluto dell’Italia. Per la Germania il nostro Paese rappresenta un interlocutore certamente importante (il nostro Paese rappresenta il quinto fornitore e il sesto cliente), in particolare per la Baviera per la quale ci troviamo al quarto posto tra i partner commerciali più rilevanti. I rapporti economici sono indubbiamente ottimi, consolidati e di lunga data in tutti i settori, con una presenza in Germania di circa 1.600 aziende controllate da societá italiane. L’interscambio vede alle prime quattro posizioni le stesse tipologie merceologiche nell’export di entrambi i Paesi.
E quali sono?
I prodotti chimici, la produzione di macchinari, la componentistica, gli autoveicoli. Un altro settore importante è quello agro-alimentare che contribuisce all’interscambio tra Italia e Germania in entrambi i sensi. Questo significa che c’è una forte integrazione tra i due mercati, come nel caso in cui si usa in Germania componentistica proveniente dall’Italia per produrre macchinari che poi vengono rivenduti in Italia. L’Italia infatti è uno dei principali subfornitori per le aziende tedesche, e questo ha fatto sì che l’industria italiana risentisse positivamente dell’incremento conosciuto dalla Germania in questo ultimo anno a livello di esportazioni e nell’aumento dei volumi di vendita di macchinari e impianti.
A proposito dello sviluppo della Germania, potresti spiegare a un italiano come mai in un Paese che sta affrontando la crisi in una maniera piuttosto solida c’è uno scontento generale verso il governo?
Sì è difficile da spiegarlo agli italiani. Credo che lo scontento sia dovuto soprattutto alla non condivisione della strategia del governo, o meglio della cancelliera, di cercare di mediare continuamente tra le esigenze del suo partito, la CDU, e il partito dei liberali. Tant’è vero che le viene spesso rinfacciato di non tenere posizioni chiare e di assumere decisioni sempre un po’ “annacquate”. Sicuramente poi il malcontento è andato accentuandosi negli ultimi mesi per le turbolenze sui mercati finanziari. Ad esempio la decisione di Angela Merkel di salvare a tutti i costi la Grecia non è stata bene accolta da alcune categorie economiche e industriali che temono un effetto domino con ricadute molto pesanti sull’economia tedesca. Nonostante tutto la Germania fino a ora mostra ancora dei risultati positivi per quanto riguarda la produzione e le vendite; i grandi dubbi riguardano il 2012.
Qual è la differenza principale nel fare impresa in Italia e in Germania?
In Germania l’azienda si trova collocata all’interno di una struttura statale-istituzionale che dà un supporto alle decisioni dell’imprenditore, agli investimenti, o almeno li agevola molto perché fornisce un quadro di certezza, anche a livello legislativo – il che non è poco. Questo tipo di struttura, definita talvolta come monolitica, si vede anche nell’attività di promozione verso l’estero: nelle delegazioni tedesche in viaggio si trova al vertice qualche soggetto istituzionale-politico ma poi dietro è schierato un numero consistente di aziende. Per quanto riguarda l’Italia penso che il malcontento che si avverte sempre più spesso da parte degli imprenditori sia dovuto a due elementi: l’instabilità politica e la percezione di uno Stato che anzichè agevolare l’imprenditore nelle sue attività, spesso le complica. Manca una struttura di base che permetta a un’azienda di poter prendere decisioni e fare investimenti anche di lungo periodo con un minimo di certezze future. Senza contare poi le complicazioni burocratiche.
E sul versante interno delle aziende?
Per un imprenditore italiano risulta difficile comprendere il sistema di amministrazione dell’impresa tedesca, quello della gestione duale - o co-gestione - in base al quale il sindacato è parte dell’azienda e partecipa all’organizzazione della stessa quasi come un partner dell’imprenditore, conoscendo bene i numeri della sua azienda. Questo sistema ha permesso in Germania di dare ottimi risultati. Esso riflette anche la mentalità tedesca ove è forte il senso del bene comune, sia a livello del cittadino sia a livello del lavoratore di un’azienda, che ha ben presente come la crescita e la buona riuscita dell’impresa in cui lavora hanno delle ricadute positive sui lavoratori stessi.
Ha mai avuto dei problemi come italiano a lavorare in Germania?
Problemi in quanto italiano, no. Semmai i problemi sono comuni a quelli che può trovare un qualsiasi altro straniero che deve rappresentare aziende estere in Germania. Quello tedesco infatti è un mercato difficile perché c’è una sorta di fronte comune per difendere le aziende nazionali dai concorrenti esteri, basti pensare ai canali della grande distribuzione. In tutti i settori c’è sempre una riluttanza a far entrare aziende straniere e per converso la preferenza per aziende tedesche, a cui si riconosce una qualità superiore a livello tecnologico. Detto questo però, a livello personale trovo molto interessante lavorare in un mercato così strutturato e complesso come quello tedesco, anche perché dopo aver fatto l’esperienza della Germania è più agevole trasferire le competenze acquisite qui su altri mercati meno insidiosi.
Com’è cambiata la presenza imprenditoriale italiana in Germania nel corso degli ultimi decenni?
C’è stata un’evoluzione. Inizialmente la presenza italiana era quella degli imprenditori emigrati che avevano messo in piedi la loro attività in Germania. Successivamente imprese italiane hanno costruito qui i loro stabilimenti, hanno collocato le loro strutture commerciali o hanno acquisito altre aziende. È interessante notare che sono presenti in Germania alcuni grandi gruppi industriali e finaziari italiani, ma nel complesso il numero di stabilimenti produttivi di aziende italiane in Germania è esiguo. Qui sono presenti soprattutto le filiali commerciali e di distribuzione.
E per quanto riguarda la vostra attività, è cambiata o è rimasta costante?
Sicuramente se guardiamo indietro nei decenni passati c’è stata un’evoluzione della Camera Italo-Tedesca da soggetto di riferimento solamente per i propri soci a struttura di servizi rivolti alla totalitá delle imprese che necessitino di un’assistenza efficace per introdursi sul mercato. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo riscontrato un aumento della richiesta di servizi per la ricerca di contatti commerciali in Germania, una cosa piuttosto comprensibile se si considera che a partire dal 2010 la Germania è diventata nuovamente “la locomotiva” d’Europa. Quello tedesco viene considerato un mercato interessante e in sviluppo a fronte di una caduta della domanda in Italia e di una difficoltà delle aziende italiane su altri mercati. Per quanto riguarda la tipologia di imprenditori in arrivo, c’è forse oggi una maggiore consapevolezza che per muoversi in Germania bisogna essere adeguatamente preparati, con una struttura logistica che permetta di soddisfare le esigenze e di seguire il mercato tedesco, che non può essere affrontato come fosse un mercato ancora vergine. Si può dire che c’è una maggiore maturità rispetto a un tempo, forse anche perché chi si muove verso la Germania sono oggi aziende di taglia media, e non piccolissime, quindi dotate anche di una maggiore professionalità.
Tornando a te, è vero che lavori a Monaco ma vivi a Trieste?
Bè, sicuramente ho uno stretto legame con la mia città, così come tutti i tanti triestini che ci sono sparsi nel mondo. Potrei dire perché è una città bella e affascinante, con un’alta qualità della vita. Ma alla fine nemmeno io saprei spiegare perché c’è un legame così forte tra il triestino e la propria città. Vero è che tutti i triestini escono dalla loro città per poi ritornare continuamente. Di certo a livello professionale la mia città non offre grandi opportunità ai giovani che vogliono svilupparsi, ma dall’altro attrae perché ha il mare, è architettonicamente piacevole e offre un miscuglio di diverse culture. Questo fa sì che il triestino si trovi a proprio agio anche in altri ambienti, perché già a casa sua è abituato a stare a contatto con culture diverse. Il triestino è un commerciante e un viaggiatore: Trieste è sempre stata una città di commercio, una città da cui la gente partiva con le navi per andare in tutto il mondo, salvo poi ritornare. E questa idea è rimasta nella nostra mentalità: andare fuori, alla scoperta del mondo, in cerca e sviluppo di contatti commerciali per poi ritornare in questa città che è un po’ come la nostra culla. Anzi, Trieste è per noi più di un centro cittadino: è un territorio che il triestino sente come proprio e che va al di là dei confini. Già di per sé il triestino percepisce come territorio di sua naturale frequentazione un’area che va oltre i confini. Dalle aspre isole della Dalmazia al verde della Slovenia e dell’Austria. Culture e mondi diversi ma che forse trovano una sintesi in questa cittá.
A proposito di viaggi, tu stai imparando lo spagnolo. Dove ti vedi tra cinque anni?
Mi piacerebbe vedermi un po’ di più in giro per il mondo. Ma il legame, il “cordone ombelicale” con Trieste rimarrà sempre. Questo è tipico del triestino: trovarsi bene ovunque si stia lavorando, come io mi trovo bene a Monaco, ma sentirsi a casa solo a Trieste. Tra cinque anni non so dove sarò, so però che sicuramente alla fine vorrò sempre tornare a casa.


