Alessandro Volta e la pila
Storia dello scienziato comasco e della sua invenzione più celebre, la pila
Pubblicato su ADESSO, giugno 2019
Molti studenti dei licei italiani ricordano i vari rami del Lago di Como, perché su quella superficie d’acqua dalla geografia biforcuta si svolge un momento particolarmente noto della storia di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, i protagonisti de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, uno dei più celebri romanzi italiani.
Molti meno invece sanno che a Como naque un altro Alessandro, altrettanto celebre in Italia e nel mondo, sebbene per i suoi meriti scientifici anziché artistici.
Parliamo di Alessandro Volta, la cui importanza scientifica viene riaffermata ogni giorno inconsciamente dai più quando si parla di corrente elettrica usando l’unità di misura internazionale del Volt.
Lo scienziato italiano nacque nel 1745 a Como da genitori aristocratici. Sebbene il suo percorso di studi fu improntato alla cultura classica, poiché andò alla Scuola di Retorica dai padri gesuiti, presso i quali frequentò anche il ginnasio, da subito sviluppò un particolare interesse per le materie scientifiche, che andò imparando pressoché da autodidatta.
A soli 24 anni pubblicò il suo primo studio dedicato a un tema che l’avrebbe appassionato una vita intera: l’elettricità. Ma il suo entusiasmo non era solo teorico, poiché il giovane studioso si occupava direttamente di inventare e testare strumenti necessari alla conduzione dei propri esperimenti scientifici.
Passando rapidamente da studente a professore, grazie ai meriti acquisiti nel campo delle scienze ottenne la cattedra di Fisica Sperimentale presso il Regio Ginnasio di Como. Altri si sarebbero potuti montare la testa per questo importante conferimento ottenuto in età giovanile, ma pare che Alessandro Volta oltreché geniale fosse anche modesto, tanto che i contemporanei ebbero a notare come, a differenza di altre persone famose, egli non fece mai «pompa del suo ingegno e delle sue cognizioni».
Volta, come ogni vero inventore, non prendeva mai vacanza dalla propria passione, anzi poteva capitare che usasse i periodi di ferie per portare avanti le proprie ricerche, come accadde nel 1776 quando, trovandosi in vacanza sul Lago Maggiore e mettendosi a frugare con un bastone nel fondo melmoso dell’acqua lacustre, sviluppò una serie di osservazioni che lo portarono a scoprire il gas metano.
Di scoperta in scoperta la sua fama crebbe e di pari passo anche le offerte accademiche, così a trentadue anni divenne titolare della cattedra di Fisica Particolare all’Università di Pavia.
Qualche anno più tardi Volta venne a conoscenza degli studi di un altro connazionale, Galvani, celebre per condurre esperimenti sulle rane. Dopo aver studiato i risultati del collega, Volta intuì che la convinzione di Galvani, ovvero che in natura esistesse una “elettricità animale”, un potere emanato direttamente dai corpi delle rane in grado di fare contrarre loro le gambe anche da morte, non aveva fondamento sperimentale. Al contrario, tali contrazioni erano dovute alla congiunzione dei metalli con cui Galvani ispezionava le rane. Fu questa l’intuizione semplice ma fondamentale che portò Alessandro Volta a realizzare un’invenzione talmente straordinaria, che ancora oggi sarebbe impensabile vivere senza: la pila.
Questo strumento, allora fantascientifico, venne costruito sulla fine del 1799 e annunciato in una celebre lettera del 20 marzo 1800 a Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra.
La celebrazione vera e propria avvenne a Parigi nel 1801, quando Volta presentò la sua straordinaria invenzione all’Institut de France alla presenza di Napoleone, che intuì la portata storica dell’invenzione, premiò lo scienziato e in seguito, divenuto imperatore, lo nominò senatore del Regno D’Italia.
Dopo l’invenzione della pila Volta, quasi riconoscendo che l’apice raggiunto difficilmente si sarebbe potuto superare, smise l’attività di fare ricerca e, in buona parte, di insegnare.
Morì nella propria casa di campagna nel 1827.
Anche dopo l’invenzione epocale della pila, rimase sempre fedele al suo animo sobrio e poco incline alle esagerazioni. Nelle sue memorie ricorda infatti che «alla vita agiata da una vana gloria preferisco la tranquillità e dolcezza della vita domestica».
Anziché approfittare della propria fama inseguendo il lusso e l’avventura, Alessandro Volta scelse di trascorrere il suo tempo fedelmente compagno di sua moglie Teresa Pellegrini, da cui ebbe tre figli.


