Anita, nuda regina delle notti
Vita spericolata di Anita Berber, la ballerina scandalosa dei Golden Twenties berlinesi
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2007
Otto Dix ne immortalò la sensualità in un quadro rosso fuoco. È Anita Berber, la regina danzante dei “Golden Twenties”, i dorati anni Venti della Berlino novecentesca. Dix la raffigura maliziosamente fasciata in un abito così attillato da esaltarne ancor più le avvenenti forme. Perché tutto il talento di Anita risiedeva nel suo irresistibile erotismo, con cui incantava ogni sera il pubblico entusiasta dei suoi discinti spettacoli.
Alla spericolata vita di Anita Berber è dedicata un’interessante biografia di Lothar Fischer, ricchissima di illustrazioni [Anita Berber, Göttin der Nacht [Regina della notte], Edition Ebersbach, Berlino, pagg. 206, € 25].
Anita nasce figlia d’arte a Lipsia nel 1899. Il padre è violinista e la madre canta al cabaret. Dopo il divorzio dei genitori la madre la porta a Berlino, dove Anita frequenta la famosa scuola di ballo di Rita Sacchetto. Presto l’allieva supera la maestra e la ragazza si inimica Rita. Da poco compiuti i diciotto’anni la Berber si esibisce per la prima volta da sola. Il caloroso applauso del pubblico la carica di gioia e sicurezza e le apre la strada alla consacrazione ufficiale, avvenuta nel 1921 ad Amburgo. Nel celebre quartiere di St. Pauli – allora ritrovo di artisti e cantanti, ora conosciuto per il distretto a luci rosse più famoso della Germania –si offre per la prima volta nella performance che più la renderà celebre. Danza completamente nuda, ornata solo di qualche gioiello. È uno scandalo, una sensazione, un successo travolgente. «Il suo corpo era così perfetto che la sua nudità non appariva oscena», ricorderà in seguito Leni Riefenstahl, ballerina e futura regista dei trionfali film nazisti.
Solo un’altra ballerina aveva sconvolto i propri spettatori in tale maniera: quando a inizio secolo Isadora Duncan osò danzare per prima in pubblico a piedi nudi. Anita sprigionava un erotismo in grado di affascinare uomini e donne. Nel corso della sua breve vita la donna farà strage sia degli uni che delle altre. «Allora Anita Berber era un esempio di amoralità. Ma era favolosa!» ricorderà l’attrice Hertha von Walther, confessando anch’ella di aver ceduto alla malia conquistatrice della Berber.
Nel 1919 questa si sposa con Eberhard von Nathusius, la “pecora nera” di una dignitosa famiglia aristocratica. Il matrimonio dura poco perché Anita è più interessata a Sebastian Droste che al marito. Non per passione amorosa (Sebastian è omosessuale) quanto per comunanza di interessi. Droste è ballerino, coreografo, poeta e pittore. Per anni i due formano una coppia affiatata e scandalosa. Nel loro girovagare per la Mitteleuropa fanno volentieri tappa a Vienna, dove Karl Kraus registra compiaciuto lo scandalo e l’interesse che le loro «danze del terrore, del vizio e dell’estasi» offrono ai viennesi, collezionando successi e denunce per oltraggio al pudore. Come se non bastasse, Droste ha pure il vizio della truffa e della falsificazione di documenti. Per sfuggire alla giustizia sarà costretto a scappare in America. Tra i successi del duo Berber-Droste si contano i balletti Morphium e Kokain. È la trasfigurazione artistica di una loro comune passione per le droghe, da cui la Berber diventa sempre più dipendente, fino a iniettarsi pubblicamente dosi di cocaina mentre si trova al caffè.
Anita non dà scandalo solo con il ballo ma porta il suo erotismo anche sul grande schermo. Il regista Richard Oswald la vuole protagonista per i propri film scabrosi. Nel film Die Prostitution interpreta Lona, una meretrice che si ritrova al cospetto del giudizio universale. Ma la temuta corte si dimostra di orizzonti liberali. Lona e il suo mestiere verranno assolti. La grazia di Anita non sfugge nemmeno a Fritz Lang, per cui danza in smoking nel film Il dottor Mabuse.
Durante una tournée al Cairo contrae la tubercolosi. Il suo giovane fisico strapazzato da anni di eccessi non la sostiene più. Anita si spegne nemmeno trentenne a Berlino. Con lei termina un decennio sensuale e sregolato di cui presto il nazismo vorrà estirpare anche la memoria.


