Ruolo impegnativo, quello di Peter Adam, giornalista di Amburgo con un debole per le belle donne, anche quelle in abito talare. Al protagonista di Apocalypsis infatti non solo tocca sventare un complotto satanico ai danni del Vaticano bensì – compito davvero gravoso - traghettare finalmente l’editoria nell’era digitale.
Introdotto all’ultima fiera del libro di Francoforte con un codazzo di figuranti incappucciati da monaci, Apocalypsis è stato presentato dall’editore Lübbe Entertainment come il primo romanzo digitale a puntate del mondo. A concepirlo per due anni un team di editor, grafici, programmatori al servizio di Mario Giordano, tedesco di chiare origini italiane, chiamato dall’intraprendente casa editrice di Colonia a ideare un thriller capace di innestarsi con una propria originalità sulla scia dei successi di Dan Brown e simili. E certo a Giordano, già autore di libri per bambini nonché copioni per il cinema e la televisione, la fantasia non è mancata: suore in vette all’Anapurna, papi tedeschi assistiti da aitanti segretari privati, profezie medioevali, segreti templari, codici teosofici, talebani, l’Opus Dei ed Ermete Trismegisto.
Sono questi solo alcuni degli ingredienti del thriller disponibile dallo scorso ottobre a puntate in tedesco sui negozi digitali, fruibile in diverse versioni con iPad e Kindle, capace di regalare anche momenti d’involontaria comicità come la scena di Papa Giovanni Paolo III accompagnato nelle catacombe dal celebre accademico professor Sederino.
Insomma, nonostante i tanti, forse troppi ingredienti coloriti, il „web romanzo“ di Mario Giordano si dimostra capace di divertire il lettore accompagnandolo in un racconto dove ogni puntata sa rilanciare la tensione. Arricchiscono il testo videoclip orrorifici, colonne sonore inquietanti, alcuni elementi di limitata interattività. Tutti orpelli che, sebbene in ultima analisi si dimostrino ben lungi dall’essere essenziali, contribuiscono a rendere più ricca l’esperienza di lettura 2.0. Alla fine l’esperimento funziona e c’è da pensare che pure Dostoevskij, se cominciasse oggi a ideare i suoi romanzi a puntate, non disdegnerebbe di comporli in stile transmediale.


