Attenzioni alle fonti di Goñi
Un dibattito sull'Organizzazione Odessa: la replica di un lettore e la risposta di Melazzini
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 23 marzo 2008
Caro Alessandro Melazzini, sono rimasto stupito nel leggere il suo articolo sul Domenicale del 16 marzo secondo cui l'organizzazione Odessa non sarebbe «mai esistita». Lei sembra ignorare lo studio del ricercatore e giornalista argentino Uri Goni, Operazione Odessa- La fuga dei gerarchi nazisti verso l'Argentina di Peron, pubblicato anche in italiano, da Garzanti nel 2003. Quasi 500 pagine di nomi fatti e dati, frutto di oltre 10 anni di ricerche d'archivio in mezzo mondo.
Forse non sarà esistita un'organizzazione strutturata con quel nome, ma risulta indubitabile la messa in opera di un piano nazista ad alto livello, sviluppatosi in Spagna dall'inizio del 1945 per trasferire in Argentina personaggi e fondi nazisti (e molti loro complici francesi, belgi e di altri Paesi) e assicurare quella via di fuga di cui si sarebbero avvalsi personaggi come Mengele, Eichmann, Barbie, Priebke e tanti altri.
Soprattutto risulta comprovata la strategia deliberata del governo Peron di favorire con ogni mezzo questo flusso di nazisti, militari, gerarchi e scienziati, con l'appoggio attivo del clero in Argentina e a Roma. Nel contempo, altro dato che era ignorato, il regime peronista bloccava sistematicamente, e ciò sin dalla sua presa di potere in precedenza,l'emigrazione degli ebrei europei perseguitati in Argentina.
Quanto alla Chiesa emerge una vera e propria filiera radicata nel “santuario” di Roma, non solo il vescovo Hudal, per favorire la fuga, con attribuzione di falsi nomi e documenti, grazie a cui soprattutto la dirigenza ustascia poté tranquillamente scampare in Argentina con l'intero tesoro frutto delle sue rapine e ruberie. Un'eredità che ha inquinato l'Argentina per decenni. Altro che “bufala”.
Giorgio Sacerdoti
Gentile professor Sacerdoti,
Purtroppo in un articolo in cui si devono presentare, giocoforza per sommi capi, le conclusioni di un elaborato studio, risulta difficoltoso tener conto di tutte le possibili obiezioni. Non ignoro il lavoro di Uki Goñi (non Uri Goni) soprattutto poiché ne parla Heinz Schneppen, storico ed ex-ambasciatore, di cui ho riportato le tesi sull'inesistenza di un'organizzazione formata da ex SS con la complicità di servizi segreti americani, istituzioni argentine e Vaticano per traghettare sistematicamente migliaia di criminali nazisti in Sudamerica. Schneppen riconosce a Goñi il merito di aver scovato fonti inedite, ma ne critica l'utilizzo troppo disinvolto. Tra le numerose sviste del libro di Goñi, quella sul presunto manifesto segreto del 3.5.1943 in cui Perón si dichiara seguace di Hitler. Questo documento da tempo è noto essere un falso. Anche il colloquio tra il caudillo argentino e Mengele è pura invenzione. Quanto al supposto trasferimento, a guerra perduta, dei fondi della Reichsbank nella “fortezza alpina” a opera del colonnello di pubblica sicurezza Rauch prima di fuggire oltreoceano, anch'esso è falso. Le riserve della banca del Terzo Reich sono state trovate in Turingia. Ma al di là delle singole inesattezze, soprattutto ciò che in Goñi non regge è la spiegazione monocasuale incentrata sull'accusa al caudillo di aver pianificato una gigantesca operazione di fuga a favore dei nazisti. Come ho cercato di spiegare nel mio articolo, per Schneppen i motivi per cui singoli criminali di guerra trovarono rifugio in Sudamerica furono pratici, non ideologici. Secondo la commissione internazionale d'inchiesta voluta nel 1997 da Menem – tra i cui membri si contano Edgar Bronfman, presidente del congresso mondiale ebraico, Ralf Dahrendorf e Richard Goldstone, ex pubblico ministero al Tribunale dell'Aia – i criminali tedeschi sfuggiti alle maglie della giustizia sono in tutto circa 30.
Penso quindi non si possa parlare di un pianificato esodo di massa di nazisti in Argentina. Si tratta piuttosto di singoli casi, certo pur sempre clamorosi.


