Ballando con l'imperialista
Uno studio tedesco riscopre gli spazi di svago e libertà esistiti sotto la DDR
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 11 ottobre 2009
Si stava meglio quando si stava nudi. Almeno così pensano quegli abitanti dell’ex Germania Est cultori del nudismo sul Mar Baltico che, dopo la riunificazione tedesca, dovettero assistere alla chiusura di molte spiagge naturiste a causa della pudicizia dei nuovi concittadini occidentali. Perché chi s’immagina la DDR come una dittatura repressiva non sbaglia di certo, eppure anche sotto il regime ammuffito di Honecker esistevano spazi di svago e libertà, come spiega uno studio tedesco finanziato dal Ministero federale per l’educazione e la ricerca (Häußer e Merkel, Vergnügen in der DDR [Divertimento nella DDR], Panama Verlag, Berlino 2009, pagg. 464, € 24,80).
D’altronde in uno Stato che annoverava 5000 ricorrenze l’anno le opportunità per celebrare non mancavano mai. Oltre agli obbligatori eventi ufficiali nella DDR si festeggiavano gli anniversari familiari, quelli un tempo religiosi e poi secolarizzati, nonché mille feste locali, regionali e culturali, senza dimenticare l’amatissimo carnevale (stando però attenti agli scherzi troppo pepati, poiché si rischiava anche il carcere).
Era in queste occasioni pubbliche che ci si poteva ritagliare uno spazio privato dove, con accortezza e un po’ di furbizia, avevano libero corso commenti e battute non conformi. Ancora più libertà godevano le curve degli stadi di calcio, dove sin dai primi anni Ottanta ogni fine settimana venivano scanditi slogan antisistema, con grande ira dei servizi segreti che per reprimere i tifosi poi usavano la mano pesante. Nulla poteva invece la STASI contro l’abitudine del gioco d’azzardo che, sebbene invisa, era per legge permessa. Ai dadi o alle carte nei bar e nei tinelli dell’Est si poteva vincere o perdere anche un’ambitissima vettura trabant. E nemmeno lo sforzo del partito per “elevare” il livello culturale dei propri cittadini ebbe mai davvero successo: sebbene alla radio e tv la musica occidentale fosse malvista poiché ritenuta rozza e imperialista, tra i successi composti oltre la Cortina di ferro e gli Abba o Bruce Springsteen nei club della Pomerania o le cantine della Lusazia i giovani preferivano ballare sulle note del nemico di classe. Anche per questo il regime vedeva in loro gli elementi più pericolosi. Se essere un punk in Occidente comportava rischi contenuti, per quei ragazzi che portavano creste e giubbotti di pelle per le strade di Berlino Est vi era la sicurezza della repressione poliziesca. Eppure i giovani punk, antifascisti ma al contempo avversi al sistema comunista, si abituarono presto alle continue vessazioni, divertendosi a far imbestialire i tutori dell’ordine piombando loro alle spalle e facendogli ruzzolare il berretto con uno scappellotto. Uno spasso ben poco innocuo per cui occorrevano gambe allenate a fuggire come furetti. Uno dei punti di ritrovo dei punk della Berlino oltre il Muro era la zona di Treptow-Köpenick, dove sorgeva una meraviglia unica nella Germania Est: il parco dei divertimenti di Plänterwald. Prezzi sovvenzionati e attrazioni altrimenti inesperibili resero questo luogo nella foresta una meta ambita da tutta la popolazione tedesco-orientale. Naturalmente una visita nella Gardaland comunista non poteva dirsi completa senza provare le montagne russe, che già da ferme costituivano una vera sensazione poiché l’acciaio era un materiale tanto prezioso quanto contingentato.
Ma il divertimento più sicuro e popolare ai tempi della DDR era senza dubbio coltivare il proprio orticello, grigliando würstel e ospitando amici con la speranza che non fossero spie. Nell’estate dell’89 una famiglia su due era composta da hobbisiti coltivatori. Perché al crepuscolo del regime il popolo ormai protestava in piazza ogni lunedì, ma la domenica non c’era verso di allontanarlo dalla siepe del proprio verde rifugio.


