Catturati dalla Rete
Come i nostri dati personali finiscono sorvegliati, dal supermercato a Echelon
Pubblicato su Il Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 114, dicembre 2010
«Troppe notizie equivale a non avere nessuna informazione». Lo dovette amaramente constatare Markus Wolf, per vent’anni a capo della Stasi, la polizia politica segreta della DDR. A nulla servì infatti spiare ossessivamente ogni cittadino della Repubblica Democratica Tedesca. Quando la Storia decise che l’ora della DDR era scoccata, in una notte fece crollare addosso ai suoi allibiti funzionari il muro che essi stessi avevano costruito. Ma i trucchi della Stasi, in confronto alle diavolerie dei giorni nostri, erano giochi da sempliciotti.
Ce lo spiega il giornalista informatico Pär Ström (www.atomer.se), nel suo saggio investigativo La mafia della sorveglianza, pubblicato in Germania dalla Hanser Verlag di Monaco e ancora inedito in Italia.
Il fatto è che molti sono interessati a scrutare le nostre abitudini, e non di rado siamo noi stessi a spalancare ai curiosi le porte della nostra sfera privata. Accade ad esempio usando al supermercato la tessera fedeltà, quella carta che permette di accumulare punti premio o di usufruire di sconti speciali. Così facendo ogni nostro acquisto può essere registrato e inserito nel profilo cliente che l’esercizio commerciale si è creato osservando cosa ficchiamo nel carrello.
In più, le informazioni su di noi così raccolte possono convolare in grandi banche dati, dove le preferenze d’acquisto di migliaia di consumatori vengono scrutate e comparate grazie all’utilizzo di complicati strumenti d’analisi informatica. L’indagine sul nostro stile di vita può rimanere innocua, se chi è in possesso dei dati raccolti ha come unico scopo il riempirci la casella di posta (elettronica e non) con offerte tagliate su misura. Chi ad esempio compra spesso cibo per gatti, potrà anche trovare utile ricevere notizia di nuovi prodotti per l’amato felino, anziché opuscoli pubblicitari che nemmeno degnerebbe di uno sguardo. Se tuttavia delle nostre abitudini di spesa viene fatto cattivo uso, le conseguenze possono rivelarsi spiacevoli. Chi ama invitare amici a casa, e acquista spesso alcolici a buon prezzo per la compagnia, potrebbe venire erroneamente catalogato come un ubriacone. Se poi il suo profilo cliente sballato venisse ceduto a una società di assicurazione, nel momento in cui egli decidesse di stipulare una polizza sulla vita potrebbe vedersi rifiutare il contratto.
Uno dei pericoli dell’archiviazione elettronica, infatti, è la difficoltà di cancellare un’informazione, una volta che è stata memorizzata. Se poi si tratta di una comunicazione già nata in forma digitale, come ad esempio una e-mail o un messaggio sui social network alla Facebook, vi è il rischio che il nostro scritto non venga mai più dimenticato.
Può capitare così che, dopo un colloquio di lavoro conclusosi brillantemente non si venga assunti, semplicemente perché al capo del personale è venuto in mente di inserire il nostro nome su un motore di ricerca, riesumando polemici messaggi a vecchi forum elettronici, da noi composti con l’ardore di quando si era più giovani e sprovveduti. Tutto ciò che è stato inviato a un gruppo di discussione on-line, infatti, risulta reperibile all’istante, anche se nel frattempo sono trascorsi degli anni e ci si è pentiti di quanto allora affermato.
Ma ai nostri dati non sono interessate solamente le società commerciali. Vista la minaccia del terrorismo globale, infatti, ogni cittadino è sospetto di fronte allo Stato. Ecco allora che, dopo le bombe di Londra, anche in Italia si è accorsi a varare una legge che aumenti i controlli sulle comunicazioni elettroniche.
Tuttavia l’esempio più eclatante in questo campo è certo Echelon, un complesso sistema di spionaggio elettronico gestito da Inghilterra, Australia e altri Paesi di lingua inglese, sotto la direzione degli Stati Uniti. Da tutte queste nazioni l’esistenza di Echelon è sempre stata ufficialmente smentita, nonostante una risoluzione del parlamento europeo nel settembre del 2001 affermi il contrario.
Grazie a Echelon è possibile spiare ogni telefonata, e-mail, fax e qualsiasi altra comunicazione elettronica, ovunque essa avvenga. Che poi i dati così raccolti non vengano usati solamente ai fini di prevenzione terroristica, ma anche per spionaggio industriale ai danni dei Paesi non facenti parte della struttura di Echelon, come l’Italia, non è dato sapere.
La pervasività di questo sistema di spionaggio governativo è tale da aver spinto alcuni impiegati dell’organizzazione a prenderne pubblicamente le distanze. Come è accaduto all’americana Margaret Newsham, che se ne andò dopo aver scoperto che Echelon spiava non solo losca gentaglia, bensì anche «normali cittadini, gruppi d’interesse, società [...] come “Amnesty International”». Tra questi, persino innocui abitanti e politici degli stessi Stati Uniti.
Aveva capito che poco mancava al giorno in cui le avrebbero chiesto di spiare sé stessa.


