C'è anche l'impronta del lampo di genio al Museo delle cose inaudite
A Berlino, il museo più visitato per metro quadro: una sola stanza di oggetti unici e le loro storie
Pubblicato su La Stampa, 13 luglio 2005
È il museo più visitato di Berlino. Perlomeno calcolando il rapporto tra numero dei visitatori e metri quadrati d’esposizione. Si tratta del Museo delle cose inaudite (www.museumderunerhoertendinge.de), l’entrata è gratuita e gli oggetti esposti stanno tutti in un’unica stanzetta. Ogni pezzo della collezione, va da sé, è più unico che raro.
A cominciare dall’«impronta di un lampo di genio», ottenuta nell’Ottocento da un medico di Colonia in grado di misurare le scariche elettriche sprigionate dai soggetti baciati improvvisamente da un’idea oltremodo brillante. Grazie al suo rivoluzionario metodo pare che Helmut Dröf, l’inventore del marchingegno, fosse in grado non solo di misurare l’intensità degli speciali lampi ma anche, con un po’ di pratica, di afferrare il contenuto dell’improvvisa idea fulminante. Stranamente però l’elettroencefalogramma per lampi da genio non è ancora riuscito a imporsi in neurologia.
Un altro pezzo di sicuro pregio è il «filo rosso» della vita del marchese von Maillet, un nobile francese vissuto nel Settecento. Frutto di lunghi anni di esperimenti condotti dal Maillet nel proprio maniero a sud di Parigi, l’oggetto esposto al Museo delle cose inaudite è in realtà solo una parte dell’esemplare originale. Quando il marchese, per mezzo di complicate alchimie, riuscì infatti a estrarre dalla propria anima il «filo rosso» della sua esistenza, si sentì improvvisamente afflitto da una tale confusione e insicurezza riguardo al futuro da non pensarci un attimo a eliminare l’arcano risultato dell’esperimento, per ritrovare così la felicità di vivere. Ciò che è andato fortunosamente in salvo dalla distruzione, è ora esposto a Berlino.
Il turista italiano in visita nella capitale tedesca troverà anche alcuni “oggetti inauditi” provenienti dal nostro Paese. Tra questi una scheggia della pietra su cui il sommo poeta Francesco Petrarca si sedette per leggere le Confessioni di Sant’Agostino durante la celebre ascesa al monte Ventoso del 26 Aprile 1336, data festeggiata da alcuni come il giorno di nascita dell’alpinismo.
Molto meno antica, ma altrettanto pregiata, è invece la pietruzza ispiratrice di Thomas Mann, un sassolino a forma di capezzolo che pare lo scrittore abbia sempre tenuto sulla scrivania, collocata alla propria destra e poco distante dal bordo dello scrittoio. Roland Albrecht, fondatore e direttore del museo, assicura che per Mann il sassolino ritraeva nientepopodimeno che la mammella della Musa letteraria. Indizi sulla fondamentale importanza dell’oggetto per l’artista appaiono in parecchie opere di Mann: «Il suo petto era tondo come una pietra», si legge nel Dr. Faustus, «cinse il seno come fosse una morbida pietra» è scritto in Felix Krull, «le fece ricordare la durezza di sua madre» viene riportato nei Buddenbrooks.
Gli ammiratori di Walter Benjamin, invece, saranno felici di trovare alcuni pezzi originali della macchina da scrivere portatile Remington su cui il filosofo compose il famoso saggio dedicato a L’opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Sembra infatti che Benjamin, intento con foga a pigiare i tasti del fidato attrezzo per trasporre su carta le proprie idee, lo abbia spaccato a metà dell’ottavo capitolo. Corso in un negozio per rimediare al contrattempo, dovette presto constatare che riparare la Remington era più facile a dirsi che a farsi: mancavano del tutto i pezzi di ricambio! Per finire il saggio in tempo Benjamin fu allora costretto a cambiare macchina, mentre la Remington originale non venne mai più aggiustata.
È invece di Bruno Retlau, berlinese del secolo scorso, l’idea di una delle macchine più “inaudite” del museo. Si tratta di un «neutralizzatore di suoni», costruito negli anni ’30 per eliminare il baccano dei carrettieri che in grande numero passavano rumoreggiando sotto casa dell’esasperato Retlau. Pare che, attraverso la diffusione di “anti-suoni”, il suo aggeggio gli permettesse di ottenere un silenzio totale intorno alla casa, rendendogli così nuovamente possibile schiacciare indisturbato la desiderata pennichella.
Dell’autenticità delle storie e degli oggetti esposti in questo particolarissmo Museo delle cose inaudite, è lecito dubitare.
Certo è tuttavia che l’invenzione di Retlau, se veramente esistesse, in Italia farebbe furore.
Quanti viaggiatori delle Ferrovie Italiane, costretti ogni giorno loro malgrado a sorbirsi le vuote chiacchiere telefoniche del vicino di posto, se solo potessero si doterebbero di un bel «neutralizzatore di suoni».


