Chi sogna il Quarto Reich
Dopo la strage di Winnenden, un'inchiesta sulla violenza giovanile e l'estremismo di destra in Germania
Pubblicato su IL (Il Sole 24 Ore), aprile 2009
L’esplosione di violenza nella cittadina di Winnenden lo scorso 11 marzo ha scosso la Germania. Cosa trasforma un ragazzino in un pluriomicida? La facilità d’accesso alle armi, l’alienazione portata dai videogiochi, la solitudine familiare. Ma se i motivi di un simile clamoroso gesto affondano soprattutto nel privato dell’attentatore, c’è ora chi teme che la crisi economica porti a un generale aumento della violenza giovanile, e questo anche in un Paese che finora si è distinto per un’elevata pace sociale. Paure non giustificate, stando ai risultati generali di un recente studio dell’Istituto di criminologia del Land Bassa Sassonia, secondo cui nella Repubblica Federale l’aggressività dei ragazzi nell’ultimo decennio è diminuita. D’altronde un sistema formativo che contempla l’avvio alle professioni, l’ampia copertura degli ammortizzatori sociali, un’attenzione particolare alla pianificazione urbanistica, nonché la presenza discreta ma capillare della polizia hanno finora impedito lo sviluppo di quella rabbia da banlieue che turba la Francia come un fiume carsico, limitando il fenomeno della disoccupazione giovanile. Se da una parte infatti l’anno scorso in Germania il precariato tra i minori di 25 anni ha rappresentato il 57,2% contro il 42,3% italiano, i giovani senza lavoro sono sono stati solo il 6,1% a fronte di un 23,9% nel nostro Paese. Una cifra positiva per la Repubblica Federale, eppure lo stesso studio afferma che non pochi adolescenti tedeschi nutrono sentimenti di estrema destra: una notizia che ha sconvolto il Bundestag e sollevato più di un dubbio sulla scientificità dell’indagine. Certo è tuttavia che da anni nelle regioni più sottosviluppate della Germania, quelle a Est, il partito neonazista dell’NPD va acquisendo sempre più consensi, come dimostra il caso allarmante della cittadina sassone di Reinhardtsdorf-Schöna, dove alle ultime elezioni comunali il 25% degli elettori ha votato per chi spera nel Quarto Reich. A causa della debolezza economica i ragazzi più intraprendenti delle regioni orientali si trasferiscono a Ovest, e chi rimane diventa facile preda degli agitatori xenofobi, che spesso sono gli unici a offrire strutture di ricreazione giovanile là dove sono assenti lo Stato e il volontariato religioso. Come se non bastassero i giovani sbandati dell’Est, la polizia tedesca negli ultimi tempi registra anche un aumento della violenza tra i figli degli immigrati arabi e turchi, che in certi quartieri di Berlino – ad esempio nella zona di Wedding – con sputi e insulti dimostrano ormai apertamente il loro spregio verso le forze dell’ordine. «Purtroppo è vero» afferma Özlem Sarikaya, giovane moderatrice televisiva turco-tedesca, «questi ragazzi hanno un potenziale aggressivo. Sono frustrati, senza prospettive, senza un senso di appartenenza. Chi abita nei quartieri disagiati ha spesso genitori con studi carenti e a sua volta finisce nelle scuole per ragazzi problematici. È un circolo vizioso. Sono adolescenti che hanno perso la capacità di sognare, e cercano rispetto e riconoscimento dalla società dimostrando la loro forza tramite la violenza. Ma non è un problema legato all’etnia, quanto al ceto sociale. Turchi o tedeschi, chi può in certe zone non abita. E i tanti fenomeni di integrazione virtuosa non fanno notizia».
Anche i problemi dei ragazzi figli d’immigrati italiani suscitano meno attenzione perché li si reputa più vicini culturalmente rispetto ai cittadini musulmani. Eppure a scuola i figli dei nostri connazionali sono tra i gruppi che registrano i risultati peggiori. «In questo una forte responsabilità va attribuita al sistema scolastico tedesco» spiega Rosella Benati, consulente linguistica della sovrintendenza scolastica del Land Nordreno-Westfalia «esso infatti prevede una separazione molto precoce dei bambini. Dopo tre anni e mezzo di scuola elementare si decidono i loro destini, perché la maestra sceglie quale tipo di formazione gli alunni perseguiranno negli anni successivi. E molti ragazzi provenienti da famiglie con mezzi limitati, come i figli dei “Gastarbeiter” italiani, finiscono in scuole di basso livello e hanno così negato l’accesso all’università». Ma mentre la grande e variegata comunità turca è stata capace di sviluppare strutture associative che sopperissero alle carenze del sistema scolastico tedesco, la nostra emigrazione tradizionale, culturalmente modesta e fortemente individualista, si è troppo spesso disinteressata del destino formativo dei propri figli.
Tutti problemi di una società rimasta finora quieta grazie al relativo benessere. Ma ora che le previsioni economiche vanno assumendo toni apocalittici – per il 2009 la Commerzbank prospetta addirittura una decrescita del 7% di PIL – c’è buona ragione per temere che qualche giovane passeggero cominci a spaccare i finestrini della locomotiva Germania.


