Cosa farsene dei sogni
Una mostra al Deutsches Hygiene-Museum di Dresda tra scienza e arte del sonno
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2007
Forse a dormire non si pigliano pesci. Ma si può trovare moglie. È successo all’inglese David Brown, a cui è apparso un numero in sogno. Anziché giocarlo al lotto, David ha digitato le cifre al cellulare, inviando un messaggio SMS. Gli ha risposto una certa Michelle e tra i due sconosciuti è nata una relazione ora conclusa col matrimonio. Chissà se nella colonna sonora del loro amore i due sposini annoverano anche Yesterday. Vista la genesi della canzone, sarebbe una scelta appropriata. Perché uno dei più celebri motivi dei Beatles ronzò in testa a Paul McCartney per la prima volta proprio durante una pennichella. Da svegli invece Salvador Dalì e Luis Buñuel usarono nel 1929 le loro visioni oniriche come spunti scenografici per Un chien andalou, una delle opere più significative della cinematografia surrealista. La scena dell’occhio tagliato da un rasoio nacque come rielaborazione di un sogno di Buñuel in cui una lunga nube fendeva la luna. Tutti esempi che dimostrano come il nostro cervello durante il sonno, lungi dal cadere in uno stato di buia passività, è invece attivo e intento a rielaborare gli stimoli ricevuti nella veglia. E durante la fase REM – quella più intensa – è addirittura in grado di produrre autonomamente informazioni non derivate da stimoli esterni. Insomma, viene quasi da infastidirsi con David Hume per aver svegliato Immanuel Kant dal «sonno dogmatico» in cui il filosofo si riteneva immerso prima di entrare in contatto con le teorie dell’illuminista scozzese.
All’analisi del sonno e al rapporto tra sogno e arte il Deutsches Hygiene-Museum di Dresda dedica una mostra originale a cavallo tra scienza e cultura (Schlaf & Traum [Sonno & Sogno], www.dhmd.de).
Sebbene trascorriamo quasi un terzo della vita a letto, il sonno è uno degli aspetti più misteriosi della nostra esistenza. Perché dormiamo? Perché sogniamo? Sono domande a cui non è stata ancora trovata una risposta definitiva. Certo è che la mancanza di sonno non giova all’organismo. Non a caso la sistematica privazione del riposo è un classico strumento di tortura. Dormire poco però non costituisce un pericolo solamente per chi si ostina a rimanere forzatamente sveglio. Tutti conoscono il famigerato appisolamento responsabile di numerosi incidenti stradali. Ma anche tragedie come l’esplosione di Chernobyl e quella del Challenger, così come il disastro della petroliera Exxon Valdez sono in parte riconducibili a errori umani commessi per aver dormito poco e nel momento sbagliato. Peter Tripp nel 1959 rimase desto otto giorni, riuscendo anche a condurre regolarmente la propria trasmissione radiofonica da New York stando sotto una campana di vetro a Times Square, senza incespicare quasi mai. A conclusione della sfida con se stesso si fece una dormita di tredici ore e si svegliò completamente riposato. In seguito ebbe quattro divorzi e numerose disavventure lavorative ritenute conseguenze di quella sua malsana impresa. Alcuni anni dopo Randy Gardner batté il record: 11 giorni senza chiudere occhio, ma con le allucinazioni. I due tuttavia se l’erano cercata. Invece i malati affetti da una rarissima – e mortale – insonnia ereditaria sono costretti a vivere per mesi interi in uno stato di estrema stanchezza e tuttavia senza riuscire a schiacciare nemmeno un pisolino. Nella mostra è visibile l’impietoso filmato di un uomo ridotto allo stremo da ben centotrenta notti bianche consecutive. Se il sonno è stato spesso metafora della morte questa malattia dimostra come sia piuttosto la veglia costante e prolungata a condurre velocemente al decesso. Un caso impressionante, che tuttavia non sarebbe stato di alcun interesse per Sigmund Freud. Non potendo dormire, quell’uomo distrutto nemmeno poteva sognare. Ed è invece proprio all’interpretazione dei sogni che si dedicò il professore viennese, indagando sistematicamente il fenomeno come porta di accesso all’inconscio. Sfortunatamente invece Franz Kafka ne La Metamorfosi non ci svela quali siano stati i «sogni tormentosi» da cui si risvegliò una mattina Gregor Samsa, scoprendosi trasformato in un gigantesco scarafaggio. Meglio sarebbe stato per lui se avesse continuato a poltrire.


