Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 8 febbraio 2009
Accadde che Giuda querelò Gesù. Il fattaccio avvenne nel 1930 a Oberammergau, una graziosa località bavarese che ogni dieci anni si trasforma in un grande teatro all’aperto per una corale Passione di Cristo. Al di fuori della rappresentazione evangelica, i due compaesani attori si facevano concorrenza come albergatori. E quando Iscariota venne a sapere che Cristo s’intascava parte degli spiccioli destinati ai camerieri, lo citò in giudizio per concorrenza sleale.
Ma come racconta lo studioso tedesco Winfried Speitkamp nella sua curiosa storia della mancia, quella di Oberammergau è solo una delle mille dispute sorte intorno all’usanza estremamente diffusa, sebbene spesso osteggiata, di ricompensare con un piccolo extra i servizi ottenuti [Der Rest ist für Sie! (Il resto è per Lei!), Reclam, Stoccarda 2008, pagg. 169, € 7,90]. Un’abitudine che invero risente molto di questi tempi di crisi se, come afferma Filippo Pittalà, presidente della Federazione della ristorazione alberghiera e del turismo, negli ultimi mesi in Italia le mance ai camerieri si sono ridotte del 50%. Ma visto che l’origine di una tale consuetudine si perde nella notte dei tempi, c’è da scommettere che essa riuscirà a resisterà ben oltre l’attuale recessione.
Se infatti diamo retta allo scrittore satirico Ephraim Kishon già Adamo ed Eva pensarono bene di sganciare qualcosina al serpente per la gentilezza di aver mostrato loro l’albero giusto.
Per i viandanti nel Medioevo ricordarsi di servitori, domestici e guide era questione di sopravvivenza. Ma anche a chi si trovava in situazioni ormai disperate conveniva essere generoso: sotto tortura un boia riconoscente sapeva come ridurre l’intensità dei dolori.
Con l’aumentare della mobilità cresce anche la confusione: Paese che vai mance che trovi e tra guide turistiche, interpreti, facchini, portieri e camerieri (ma nessuno si ricorda del cuoco) nel viaggiatore aumenta l’insicurezza. Per non compiere passi falsi allora spesso ci si rifugia in una mancia abbondante. D’altronde senza comprendere il lato psicologico in gioco non si afferra il senso profondo di una tale pratica. Non è infatti il mero interesse di ottenere vantaggi a giustificarla, poiché spesso si dà la mancia anche in situazioni che non si ripeteranno, come al ristorante durante una vacanza esotica. Né uno scaltro egoismo né una spontanea altruismo sono i motivi alla base di un rituale così antico. Secondo Speitkamp piuttosto contano le ragioni dell’onore e del riconoscimento sociale della reciproca dignità: per l’ospite la mancia è segno di magnanimità e sicurezza nei modi, da parte sua il ricevente mostra di sapersi dedicare alla propria mansione meglio di quanto formalmente richiestogli. Motivazioni psicologiche ignote alla “Lega contro la Mancia” fondata ad Amburgo nel 1902 e che in una tale usanza vedeva preoccupata un fattore di corruzione morale e sociale, soprattutto se l’avventore era maschio e la cameriera femmina, giungendo addirittura ad affermare che «la mancia è colpevole di un ecatombe di sacrifici umani e che i camerieri sono vittime dei piaceri carnali, dell’avidità e della dissolutezza». Intenti bellicosi percorsero tanto la Repubblica di Weimar, che cercò di introdurre una “riforma della mancia” perché la riteneva lesiva della dignità dei lavoratori, quanto le dittature naziste, fasciste e comuniste, determinate a forgiare un uomo nuovo abbattendo la distinzione tra classi sociali in favore dell’unità nazionale razziale o proletaria. Eppure l’usanza resiste tuttora, avendo superanto numerose crisi economiche e sconfitto ogni nemico. Prova ne è il fatto che essa sia riuscita ad imporsi come legge non scritta anche e soprattutto negli Stati Uniti, con buona pace di certi patrioti che ritenevano la mancia del tutto contraria all’“american way of life”.


