E Superman sconfisse Hitler
Una mostra al Museo Ebraico di Francoforte celebra i creatori ebrei di Superman, Batman e Captain America
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 25 gennaio 2009
Se davvero i nazisti possedevano le armi segrete di cui si vantavano, questa è materia per gli storici militari. Nessun dubbio invece sull’aiuto che ricevettero gli Alleati da Superman. Nel 1940 sulla rivista statunitense Look l’uomo d’acciaio tirò un cazzotto contro l’esercito del Terzo Reich e si occupò di Hitler andandolo a prendere per il collo. Non pago di aver dato una strigliata al Führer l’uomo invincibile si fece poi un altro voletto per acciuffare Stalin. Ai nazisti la trovata, seppur bipartisan, non piacque per nulla e dai loro fogli di regime sputarono veleno contro gli inventori del marcantonio antirazzista. Chissà come se la sarebbero presa se avessero saputo che erano di origine ebraica non solo Joe Shuster e Jerry Siegel, creatori dell’essere proveniente dal pianeta Krypton, ma anche Bob Kane e Bill Finger, gli autori di Batman, nonché Jack Kirby e Joe Simon, i disegnatori di Captain America.
Invero la storia del fumetto, soprattutto quello statunitense, è ricca di artisti di origine semita, e i lavori di una quarantina di essi, realizzati tra fine Ottocento e i giorni nostri, sono esposti alla mostra Superman e il Golem di Francoforte.
In America il fumetto per molti ebrei figli d’immigrati poco abbienti, quindi svantaggiati nel tentare la sorte in ambiti artistici più istituzionali, rappresenta la possibilità di un lavoro sicuro e al contempo permette di rimanere nell’ambito di una produzione creativa. Per la natura stessa del mezzo espressivo esso inoltre minimizza le difficoltà linguistiche di quei disegnatori che non possiedono una perfetta padronanza dell’inglese. Non sorprende quindi che fino agli anni Trenta del secolo scorso molti disegnatori si siano dedicati alle sfide suscitate dal problema dell’integrazione. I protagonisti delle prime “comic-strips” disegnate da artisti ebraici parlano un mix di yiddisch e inglese, sono mossi da un forte desiderio di elevazione sociale e mostrano un grande interesse politico. Con la seconda generazione di autori le strisce vengono raccolte in volumetti, sono quei “comic-books” che ospiteranno le celebri serie dedicate ai supereroi, personaggi di fantasia tuttora presenti nel nostro immaginario pop grazie anche alle molte trasposizioni cinematografiche, ultima quella del Batman di Christopher Nolan. L’uomo pipistrello nasce nel 1939, mentre il suo collega superuomo vede la luce un anno prima ma è concepito già nel 1934. In quegli anni uno dei primi produttori di comic-books è il disegnatore Will Eisner che a fine anni Settanta pubblicherà Contratto con Dio, un fumetto in cui tematizza la quotidianità degli immigrati ebrei introducendo elementi autobiografici nel tessuto narrativo fantastico. Il lavoro di Eisner fa nascere un nuovo genere, quello della “graphic novel” – ovvero “romanzo a fumetti” – che conferisce nobiltà letteraria all’arte del disegno raccontato. Dopo Eisner è la volta di Art Spiegelman, che nel 1992 ottiene gli onori del Pulitzer grazie al suo capolavoro Maus, opera in vignette caratterizzata dall’ampio uso della simbologia animale per raccontare la storia del padre, sopravvissuto ad Auschwitz.
Mentre queste “graphic novels” elaborano apertamente la memoria ebraica, i supereroi degli anni Trenta non sono caratterizzati da un’identità etnica o religiosa particolari, bensì vengono rappresentati come guerrieri instancabili al servizio dell’umanità. Eppure non è un caso che tutti loro celino un’identità segreta, e che dietro ai rocciosi panni di Superman si nasconda il gracile giornalista Clark Kent. In una temperie culturale segnata dai traumi dell’emigrazione il doppio io regalato dai disegnatori ebrei ai propri eroi di carta rappresenta uno schermo protettivo, la possibilità di serbare nel segreto del proprio animo un’identità autentica sconosciuta.
Succede così che il lettore di questi fumetti scopra celarsi nell’intimità di ogni supereroe un uomo normale, proprio come lui. E che allora si chieda: chissà mai se anch’io, in fondo, non sono un supereroe?
Superman e il Golem, la memoria ebraica nel fumetto, Museo Ebraico, Untermainkai 14-15, Francoforte. Fino al 22 marzo, www.juedischesmuseum.de.


