Entomologo del nichilismo
Due nuove biografie di Ernst Jünger, e una glossa inedita di Hans Blumenberg
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2008
Per tutta la sua lunga vita Ernst Jünger non ha mai cessato di suscitare sentimenti contrastanti. Bollato senz'appello dal germanista Ladislao Mittner come «il più subdolo sofista dell'irresponsabilità politico-morale», per Massimo Cacciari lo scrittore tedesco rappresenta invece quel coraggioso «ribelle contro la chiacchiera universale» capace di descrivere abilmente e affrontare con lucidità l'inquietante avanzata del nichilismo su scala planetaria. Lo stesso Martin Heidegger, pur ritenendone insufficiente l'analisi, ha trovato nel suo celeberrimo saggio L'operaio (1932) un impulso fondamentale alla discussione filosofica sulla tecnica. Jünger fece diretta esperienza della devastante violenza meccanica nel corso della Prima Guerra Mondiale, a cui partecipò entusiasta come soldato del Reich guglielmino. Avido di avventura, svogliato a scuola e colmo di disprezzo verso l'ordine borghese, prima dello scoppio del conflitto era fuggito dalla casa paterna per marciare in Africa con la Legione Straniera, un'esperienza che lascerà il segno ne Il cuore Avventuroso (1929). Anche Nelle tempeste d'acciaio (1920), il sensazionale resoconto della Grande Guerra con cui ha inizio la sua fama di scrittore soldato, è frutto di una rielaborazione letteraria di quanto personalmente vissuto nelle trincee di Verdun, da cui tornò con trenta cicatrici e l'alto ordine prussiano “Pour le Merité” (fu l'ultimo soldato a cui venne conferito). Per la sua violenta pubblicistica antidemocratica e nazionalista degli anni Venti – più di cento articoli raccolti in Italia dalla Editrice Goriziana – contro Jünger è stata mossa l'accusa di aver preparato la strada al dominio nazionalsocialista. Ma da quando Hitler, suo deciso ammiratore, prese il potere, l'aristocratico e colto intellettuale si mantenne sempre distante dagli sgherri del partito, tanto che il suo racconto Sulle scogliere di Marmo (1939) venne interpretato da molti come un atto di denuncia della nuova barbarie e giudicato da Thomas Mann, altrimenti critico nei suoi confronti, «il più rinomato libro» scritto sotto il nazismo. Divenuto capitano della Wehrmacht nella Parigi occupata, cercò il contatto con gli intellettuali francesi del tempo, salvò alcuni ebrei e visitò tra gli altri anche l'atelier di Picasso. Dal secondo Dopoguerra fino alla morte visse ritirato nella provincia sveva, occupando la foresteria del castello degli Stauffenberg, intraprendendo talvolta lunghi viaggi intercontinentali e continuando l'attività letteraria con romanzi e saggi influenzati dall'interesse per il mito e la cosmologia. Oltre che approfondire sempre più la passione per l'entomologia, studiata con tale impegno che i “colleghi” scienziati adottarono il suo cognome per classificare alcune nuove specie di insetti.
In Germania due nuove corpose biografie di Helmuth Kiesel e Heimo Schwilk, uscite pressoché in contemporanea, dimostrano il perdurare dell'interesse per Jünger a dieci anni dalla sua morte, avvenuta il 17 Febbraio del 1998. I due tomi praticamente non fanno cenno del filosofo Hans Blumenberg (1920-1996) ed è infatti con sorpresa che nel suo lascito sono emerse una serie di riflessioni acute e ironiche su Jünger, testimonianza di un personale e approfondito confronto con l'intera opera dello scrittore. Il Sole 24 Ore – Domenica pubblica una di queste originali glosse del tutto inedite in Italia e in Germania da poco raccolte in volume per i tipi della Suhrkamp di Francoforte (Hans Blumenberg, Der Mann vom Mond. Über Ernst Jünger [L'uomo dalla luna. Su Ernst Jünger]).


