Enzensberger. L'euro. Idiozia
Intervista a Hans Magnus Enzensberger sull'euro e la crisi europea
Pubblicato su IL, febbraio 2012
Ottantatre anni, e sempre la voglia di andare controcorrente. Hans Magnus Enzensberger, sì, quello citato da Moretti in Caro Diario, da cinquant’anni è presente sulla scena intellettuale europea come scrittore, poteta, traduttore, editore, drammaturgo, autore di libri per bambini. In più si è cimentato nella regia e, seppur fornito di un nome che pare inventato, è talmente prolifico da pubblicare servendosi anche di numerosi pseudonimi. Hans Magnus sa affascinare i suoi lettori tanto riflettendo di matematica quanto indagando sui dubbi interiori dei generali al fianco di Hitler. Lo intervistiamo a casa sua, nel celebre quartiere di Schwabing a Monaco di Baviera, nelle stesse strade in cui un tempo Thomas Mann amava passeggiare col proprio cane.
Di recente ha dedicato un intero libro ai fiaschi: qual è allora il suo insuccesso preferito?
Ogni flop è interessante, da esso si può imparare molto. I successi, beh, quelli si dimenticano in fretta, i fiaschi invece ce li si ricorda bene. Tuttavia il numero dei miei insuccessi è tale che mi risulta difficile privilegiarne uno in particolare. I migliori naturalmente sono quelli teatrali, perché immediati. Hanno il carattere della ghigliottina: istantanei.
Cosa si può imparare dagli insuccessi?
Per ogni fiasco teatrale ci si pone il problema: chi è colpevole? Tutti i partecipanti all’operazione sono sospettati: può essere l’autore, il regista, l’attore, il teatro, tutto è possibile. Dai flop in generale si impara soprattutto come funziona l’industria culturale: si capiscono le condizioni di lavoro e di produzione dei creativi, idealisti che spesso vanno a sbattere contro il muro della realtà. C’è sempre qualche intendente, qualche direttore generale, qualche ministro della cultura, qualche assessore dotato di buona pensione che occupa il suo posto per motivi politici in agguato per deludere i creativi. Poi naturalmente c’è la pressione commerciale, ci sono gli editori, che si aspettano grosse tirature e non amano i libri insoliti. Un’analisi dei propri insuccessi aiuta a capire come ci si muove in questa vasca popolata da squali che è l’industria culturale.
Sbagliando s’impara...
Certamente, e questo giova soprattutto a quei ragazzi che pensano alla cultura e all’arte come a qualcosa di bello, di meraviglioso e fallendo imparano a non sbattere la faccia contro il muro. L’industria culturale è dura e problematica tanto quanto ogni altro mercato. Non è certo un campo nobile come gli ingenui s’immaginano.
A proposito di fallimenti, lei è assai severo con l’Unione Europea. Come la giudica: un insuccesso o, ancor peggio, una dittatura?
No, dittatura non è la parola giusta. Oggigiorno per fortuna non abbiamo la Gestapo che alle cinque di mattina ti viene a bussare alla porta. Parlerei piuttosto di una dittatura sottile, una dittatura... postmoderna. Un mostro silenzioso che non ha bisogno di un esercito. Lentamente attira verso di sé sempre più competenze e in questo modo allontana la politica dalla democrazia e la rinchiude tra istituzioni non elette, guidate da persone lontane dal nostro modo di vivere. Gente che pensa alla democrazia come qualcosa di rognoso, per le quali noi cittadini in fondo siamo un fastidio.
Come si può uscire da questo vicolo cieco?
Guardi, non sono né un consigliere governativo, né un profeta. Il mio interesse verso la questione europea è dettato dal buon senso, e a seguito delle ricerche che ho svolto sono giunto alla conclusione che l’Unione Europea dovrebbe ridare indietro un po’ di competenze. A furia di accentrare ci troviamo in uno stato di crisi, e l’élite europea cosa dice? Rincariamo la dose, e staremo meglio. Ma in questo modo il problema diventa la cura! Astinenza, piuttosto, ci vuole. Come un drogato, l’Unione Europea deve disintossicarsi, deve ridurre la dose, assumere meno potere e privilegiare la sussidiarietà, un concetto peraltro alla base dell’ideale europeo, che però è stato completamente disatteso.
Insomma, un’Europa più federalista, sul modello della Germania?
Il federalismo non è solo una specificità tedesca. Pensi all’Italia, che esiste da ben prima dello Stato italiano. Mi dice cos’hanno a che vedere Trieste e la Sardegna? Oppure l’Inghilterra e la Scozia? Senza parlare del Belgio. La forza vitale dell’Europa è la sua molteplicità!
A voler esser polemici lei mi ricorda un po’ Umberto Bossi...
Certo, il federalismo può essere male interpretato. Pensi ai Baschi. Esiste un potenziale distruttivo in questi movimenti, ma essi non minacciano l’Europa, sono un fenomeno locale. Secondo me l’UE non dovrebbe immischiarsi in ogni cosa: problemi locali vanno risolti localmente. Non dico certo che ciò sia facile, ma il centralismo non è la soluzione, bensì il problema. Quanto a Bossi e ai suoi colleghi, che vuole che le dica, i demagoghi sono sempre esistiti. Ma la colpa della loro esistenza è dei partiti di maggioranza. Ogni erroe dei grandi partiti è la vittoria dei demagoghi e degli xenofobi.
Cosa pensa delle critiche di miopia e grettezza mosse alla politica europea del governo di Angela Merkel?
Una cosa normalissima. In ogni grande famiglia ci sono lo zio ricco e il parente povero. Noi tedeschi dell’Ovest abbiamo avuto i fratelli poveri dell’Est. E più lo zio ricco paga, meno questo viene amato. Perché in fondo, dello zio non importa nulla, quello a cui si è interessati sono i suoi soldi, non è forse così?
Scusi ma a furia di ragionare in questo modo non rischiamo di far andare a rotoli l’euro?
Tutta la costruzione dell’euro fin dall’inizio è stata un’idiozia! Come si poteva pensare di far concorrere una nazione come la Grecia nella stessa arena di Paesi come la Danimarca, la Germania e l’Olanda? È assurdo! E sa una cosa? Gli sbagli hanno una strana abitudine: si vendicano. E gli sbagli economici si vendicano perché l’economia non si cura di quello che i politici raccontano.
L’europa starà male, lei invece è sempre sulla cresta dell’onda. Quale il segreto del suo successo?
Il successo non prova niente, è una variabile indipendente dalla bravura. Ci sono libri idioti di enorme successo, altri di valore ma che non interessano a nessuno. Pensi a Leopardi, in vita non ebbe alcun successo, eppure era Leopardi!
Ho capito, non mi vuole svelare il suo segreto. Mi spieghi almeno perché alla sua età è ancora perfettamente lucido, in forma e fuma come un turco.
Faccio un lavoro che mi piace. Molta gente svolge delle mansioni che odia. Questo nuoce alla salute.


