Fiorirà il Bitcoin
Dato per morto quasi 500 volte, oggi dimezzato: perché continuo a credere nella moneta matematica
«Allora, quando vendi?» Il messaggino, faccina inclusa, arriva puntuale a ogni ribasso. Ma Bitcoin un giorno arriverà a 150.000 dollari. Quel giorno riceverò altri messaggi dagli stessi amici che in questi mesi mi hanno solo preso per i fondelli.
In effetti quelli trascorsi dall’ottobre dell’anno scorso sono stati mesi difficili. Chi ha investito ai massimi nella riserva di valore elettronica oggi si trova con il 50% di perdita. I necrologi di Bitcoin, dichiarato morto quasi 500 volte, non sono più all’ordine del giorno come un tempo. È successo però qualcosa di peggio: l’archivio che ne colleziona i funerali ha sempre meno da registrare. La rivoluzione è in atto e nessuno, nemmeno i critici, pare curarsene.
Eppure tutto questo silenzio è normale durante i cicli ribassisti. E questo ciclo, a guardar bene, è persino migliore di quelli passati. Nei tracolli di un tempo Bitcoin arrivava a perdere l’85% e oltre; nel 2022 si è fermato al 77%; oggi “solo” alla metà. Rispetto ad allora abbiamo fatto passi avanti. Insomma, detenere l’invenzione di Satoshi Nakamoto richiede sangue freddo e attitudine al rischio.
Per molto tempo ha potuto crederci solo chi si era immerso nei tecnicismi di questa invenzione. Ma al più tardi dal gennaio del 2024 dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che anche i grandi operatori della finanza tradizionale hanno capito dove sta tirando il vento. Quel mese BlackRock e altri colossi del risparmio gestito hanno immesso sul mercato americano i primi ETF spot su Bitcoin: da allora gli istituzionali possono investire, senza sporcarsi le mani, nel papà di tutte le criptovalute. I mesi e gli anni successivi sono stati altalenanti, e i guadagni del novembre dello stesso anno, arrivati con l’elezione di Trump, si sono polverizzati una volta che a tutti è stato chiaro come il presidente degli Stati Uniti creda davvero in una cosa sola: arricchire se stesso.
Ma in fondo è un bene che il valore della criptovaluta non resti legato a un singolo uomo. Per lo stesso motivo, chi teme che la scommessa di Michael Saylor, l’imprenditore americano la cui società, Strategy, per anni ha acquistato sistematicamente Bitcoin come se non ci fosse un domani, possa trasformarsi con i ribassi in un tracollo, dovrebbe considerare che quella scrollata libererà la criptovaluta da amicizie troppo interessate.
Bitcoin è infatti nato, il 3 gennaio 2009, per essere libero e non intermediato. Il prossimo gennaio compirà diciott’anni: ora che si avvicina alla maggiore età, abbiamo capito che la sua rivoluzione probabilmente coabiterà con la finanza che voleva attaccare. Ma noi che rivoluzionari non siamo, e ai quali basta vederlo crescere senza che nessuno lo tiri per la giacchetta, manteniamo la calma in questo “moderato” crollo. Anzi, c’è chi benedice il valore oggi dimezzato e ne fa incetta in vista del domani.
Perché nonostante il valore a picco, nonostante le immani crisi geopolitiche che creano incertezze sui mercati, nonostante soprattutto l’avvento dell’intelligenza artificiale che sottrae risorse e programmatori al mondo delle criptovalute, Bitcoin è qui per restare. Nel silenzio, lontano dall’attenzione pubblica, ancora un po’ sfottuto da certuni, Bitcoin non perde un colpo: la sua blockchain cresce, blocco su blocco. E dopo il rosso, ne sono convinto, tornerà il verde, e sarà ancora più intenso.
Non sono un fisico come Giovanni Santostasi, che ritiene lo sviluppo di Bitcoin paragonabile a un fenomeno naturale: nei suoi studi Bitcoin cresce come cresce una città, non come un titolo di borsa. E da fine giugno la sua teoria non è più un’eresia da forum: lo studio, firmato con l’astrofisico Stephen Perrenod, ha superato la revisione paritaria di una rivista scientifica. Io le sue equazioni non le maneggio, ma da anni mastico questo mondo così oscuro e affascinante della moneta connessa alla matematica. E una convinzione l’ho sempre mantenuta: l’invenzione di Bitcoin è fenomenale. La sua rete continua a crescere, e le oscillazioni di prezzo, a tratti radicali, si stanno lentamente riducendo d’ampiezza. Quindi credo che la soglia dei 150 arriverà. Anche quella sarà solo una tappa intermedia. E sono altrettanto sicuro che, quando Bitcoin raggiungerà quel traguardo, gli stessi amici che mi chiameranno per chiedermi se, adesso, è arrivato il momento di comprare, riprenderanno a prendermi in giro non appena uno scossone lo riporterà giù sino a 130.000.
Se uno non si lascia impaurire da tutte queste oscillazioni, è perché riesce a distinguere il grano dal loglio. O, come dicono i bro della finanza, il segnale dal rumore. Come riuscire in questa selezione? Potrei citare libri accademici, blog tecnici, video di finanza. Ma i miei non sono certo consigli finanziari. La forza di pensarla così viene, in fondo, da un atto di fede: lo scrivevo già alla fine del 2022, quando un Bitcoin costava meno di 20.000 dollari.
Racconta la tradizione che alla vigilia della battaglia decisiva Costantino vide in cielo una croce e ci lesse una promessa: in hoc signo vinces, con questo segno vincerai.
Il mio segno è più modesto, una B arancione.
Ma io ci credo.


