Giulio Natta. La Plastica
La vita di Giulio Natta, l'unico italiano Nobel per la chimica, inventore della plastica
Pubblicato su ADESSO, ottobre 2018
Il 10 Dicembre 1963 per la prima e - finora unica - volta un italiano conquistò il Premio Nobel per la chimica. Venne consegnato a un inventore tanto geniale quanto solido e pragmatico: il ligure Giulio Natta.
Era nato Sessanta anni prima a Porto Maurizio in provincia di Imperia. Sua mamma Elena Crespi gli trasmise l’amore per lo studio insegnandogli a leggere all’età di tre anni: il primo sforzo intellettuale di una folgorante carriera costellata di successi accademici.
Dopo aver ottenuto il diploma al ginnasio già a 16 anni il giovane Natta entrò all’Università di Genova, proseguendo poi la formazione a Milano sui banchi del Politecnico e conseguendo una laurea in ingegneria industriale (chimica) a soli 21 anni.
Giulio tuttavia non era soltanto un eccellente studioso, bensì sapeva anche divertirsi alle feste goliardiche e coltivava una predilezione per gli sport invernali. La maggior parte del suo tempo comunque lo amava trascorrere presso la propria abitazione milanese. Lì si era infatti costruito un piccolo laboratorio dotato degli strumenti essenziali per sperimentare nella pratica quanto appreso in teoria durante le lezioni.
A 24 anni divenne libero docente, prima a Pisa, poi a Roma, Torino e, infine, presso quel Politecnico di Milano che non molto prima lo aveva visto matricola. Era il 1938 e venne chiamato in cattedra per colmare il vuoto lasciato dall’allontanamento di Mario Giacomo Levi per colpa delle leggi razziali di Benito Mussolini.
Giulio Natta occupò quella cattedra per 35 anni fitti d’insegnamento e ricerca e già nei primi mesi al Politecnico come insegnate la sua fama gli permise di ottenere 200.000 lire (ovvero il 70% del finanziamento pubblico italiano per la chimica) al fine di condurre ricerche sull’ idrogeno. Nel corso della sua vita di ricercatore il geniale Giulio sfornò qualcosa come 4000 brevetti industriali, depositati tra il 1927 e il 1974.
Qualche anno prima alle soddisfazioni professionali si era affiancata per lui la felicità privata. Nel 1935 portò infatti all’altare Rosita Beati, donna colta e sensibile, che oltre a dispensare al marito validi suggerimenti per la propria carriera colmò le timidezze dell’uomo con il proprio carattere aperto e socievole.
Che si trattasse di un nuovo sistema di sintesi del metanolo o della formaldeide, le scoperte di Giulio Natta tenevano sempre a mente la loro applicazione industriale, dimostrandosi egli in questo uno studioso più vicino alla mentalità pratica degli scienziati americani che a quella dei suoi conterranei europei.
Il suo primo contatto con i polimeri lo ebbe nel ’32 grazie a una borsa di studio della Fondazione Volta, con la quale si recò a Friburgo presso i laboratori di Hugo Seemann, in cui si studiavano e si producevano gli strumenti necessari per esperimenti sugli elettroni.
Nella cittadina tedesca Natta incontrò il collega e futuro premio Nobel per la chimica Hermann Staudinger che gli trasmise la passione per la ricerca delle sostanze macromolecolari. Il chimico italiano intuì presto l’importanza delle idee del collega e, tornato in Italia, continuò ad applicarsi e approfondire quanto appreso in Germania.
Alcuni anni più tardi, nel 1952, l’incontro con un altro chimico tedesco, Karl Waldemar Ziegler, lo spinse ad approfondire ancor di più gli studi sui polimeri, arrivando al punto di spingere l’azienda chimica Montecatini, alla quale collaborava fornendo le proprie invenzioni, a invitare il collega tedesco a Milano e investire parecchio danaro per studiare i suoi appunti.
Grazie a questi contatti accademici e alla sua capacità di trarre dalla teoria linfa per invenzioni con rilevanza pratica e commerciale, Giulio Natta nel 1954 scoprì un materiale leggerissimo, flessibile e termoresistente: la plastica, che iniziò a essere prodotta tre anni più tardi. Nel 1963 sarà la volta della consacrazione mondiale per Natta e Ziegler grazie al Premio Nobel.
La scoperta di Natta accompagna ormai da decenni la nostra quotidianità in tutte le nostre stagioni. Chi infatti non ricorda di aver giocato con i mattoncini del Lego? E chi forse può dire – non solo in Italia - di non aver mai scolato una pasta? Chi non ha mai usato una bacinella?
Grazie a questo materiale dalle caratteristiche così straordinarie la nostra vita è divenuta molto più comoda. Purtroppo a farne le spese è stata la natura, perché in troppi dopo averla usata abbandonano la plastica nell’ambiente, dimenticandosi che è pressoché indistruttibile.


