Gruppo 47 gli scrittori über alles
Il leggendario gruppo letterario tedesco che riuniva Grass, Walser, Enzensberger, Böll, Celan e Bachmann, visto dai suoi stessi ex membri
Pubblicato su La Stampa, 30 ottobre 2005
«Il Gruppo 47 era un’associazione di sadici alla quale non avrei partecipato neanche sotto minaccia di morte». Chissà cosa avranno pensato Günter Grass, Martin Walser e Hans Magnus Enzensberger sentendo l’amabile verdetto di Elfriede Jelinek, premio Nobel 2004 per la letteratura. Comune ai tre grandi scrittori, infatti, è la passata adesione al gruppo letterario di lingua tedesca più importante del secolo scorso, ai cui leggendari incontri parteciparono anche Heinrich Böll, Paul Celan e Ingeborg Bachmann.
Ora è possibile ripercorrere l’avventura del circolo intellettuale così bistrattato dalla Jelinek scorrendo il volume di Heinz Ludwig Arnold, Il Gruppo 47, pubblicato in Germania dalla Rowohlt Verlag.
Quella del Gruppo 47 è una «giovane generazione» di uomini mossi dal desiderio di superare gli orrori del cupo passato tedesco e le ipocrisie del primo dopoguerra per costruire, attraverso l’impegno artistico e politico, un futuro comune, d’impronta socialista, rifiutando la logica dei blocchi politici contrapposti.
Motore del gruppo è il giornalista ed editore Hans Werner Richter (1908 – 1993), più noto per lo spiccato talento organizzativo che le capacità letterarie. Nel settembre del 1947 egli invita alcuni conoscenti in Baviera a Füssen presso una casa sul lago dove oltre a riflettere e discutere sarà possibile, promette, «fare il bagno, leggere, divertirsi e rilassarsi». Non proprio quello che ci si aspetta da una congrega di sadici. E infatti, malgrado il giudizio della Jelinek, l’atmosfera distesa di quel primo incontro si conserva in quasi tutte le sedute degli anni successivi. Il clima conviviale, soprattutto agli inizi, mitiga gli eccessi del serrato dibattito che ritualmente fa seguito alla lettura degli scritti, spesso inediti. La presentazione delle proprie fatiche e la critica dei lavori altrui sono infatti lo scopo del Gruppo 47. L’ideale letterario da perseguire, quantomeno nei suoi primi anni di esistenza, è quello di una scrittura sobria ed efficace, in grado di confrontarsi con la realtà rifiutando sia l’ampolloso e falso gergo caro al regime nazista quanto l’asfittico compiacimento di una vagheggiata “poesia pura”. «Ogni frase, come si dice, rivoltata» ricorderà poi Richter. «Ogni svolazzo inutile biasimato. Le grandi parole che non dicono nulla e che, secondo l’opinione dei presenti, hanno perso il loro significato, vengono respinte: cuore, dolore, piacere, pena. [...] Gertrude Stein e Ernest Hemingway sono entrambi presenti in sala senza essere visti». Non sorprende quindi che, oltre a formare prestigiosi scrittori, il Gruppo 47 accolga tra le sue fila numerosi critici letterari, tra cui Walter Jens e Marcel Reich-Ranicki, tuttora arzilli e combattivi seppur ben oltre la soglia degli ottant’anni.
Con l’istituzione del “Premio del Gruppo 47”, conferito per la prima volta nel 1950, il circolo di amici letterati acquista sempre più risonanza pubblica. Può capitare, ad esempio, che gli incontri vengano trasmessi persino via radio. A riprova del fiuto letterario del gruppo nel ‘58 il premio viene conferito a un giovane scultore datosi alla letteratura. È Günter Grass con il Il tamburo di latta, grazie al quale quarant’anni più tardi otterrà anche il premio Nobel.
L’influenza del circolo culturale tedesco si avverte anche in Italia dove nasce il Gruppo 63 di Eco, Sanguineti e Balestrini. Ma con il passare degli anni il Gruppo 47, sebbene considerato da Thomas Mann un insieme di giovinastri sfacciati e plebei, viene sempre più colpito dall’accusa d’imborghesimento. Nel ’67, addirittura, Peter Handke lo attacca violentemente dall’interno rinfacciandogli l’ “impotenza descrittiva” in cui ritiene versi la prosa tedesca del tempo. È il punto d’arrivo di un’elite letteraria che, ormai divisa da contrasti personali e scissioni interne, verrà sorpassata a sinistra dal movimento sessantottino.
Chi ha partecipato ai periodici ritrovi del Gruppo 47 tuttora ricorda quel libero darsi appuntamento di intelletti acuti e inquieti in un’atmosfera sempre cangiante e imprevedibile. Le amicizie, le inimicizie, il luogo scelto, il tasso alcolico dei partecipanti: tutti elementi ogni volta in grado, nel combinarsi, di dare luogo a una miscela irripetibile.
Forse alla Germania del 2005, così piena d’incertezze e timori, male non farebbe venir pungolata dalla raffinata coscienza critica di un nuovo Gruppo 47.


