Hannah Arendt eroina mancata
Lo scrittore voleva inserirla nel romanzo «Anniversari». Lei: «A questo sono allergica». L'ultima amicizia in nove anni di scambi letterari e analisi politiche
Pubblicato su La Stampa, 3 giugno 2004
Se non fosse stata così schiva, Hannah Arendt (1906 – 1975) sarebbe potuta diventare anche il personaggio di un romanzo. Di questa e altre notizie si viene a conoscenza leggendo il carteggio tra la filosofa e lo scrittore Uwe Johnson (1934 – 1984), edito dalla Suhrkamp di Francoforte. Con l’uscita del Carteggio 1967-1975 è ora infatti resa pubblica l’intera loro corrispondenza (esclusi due brevi testi). Si tratta di quasi 60 lettere, per la maggior parte finora inedite, ognuna corredata da un ricco e puntuale apparato di note. Cittadino della Germania Orientale e in un primo momento simpatizzante della politica comunista della DDR, nel 1959 Uwe Johnson lascia la Repubblica Democratica per trasferirsi a Berlino Ovest. Lo stesso anno pubblica Congetture su Jacob, il romanzo che lo rende famoso come «poeta della separazione tedesca». Sebbene egli abbia spesso cercato di distanziarsi da questa limitante etichetta, tema dei suoi romanzi è proprio la frattura di animi e terre causata dalla divisione del suo Paese in due Stati ostili. Autore sperimentale, la sua è una scrittura che mescola e combina il materiale linguistico più vario: prosa, citazioni, documenti, referti. L’attenzione del lettore deve essere quindi continuamente desta: se da un lato egli diventa partecipe attivo del romanzo, dall’altro corre il rischio di ritrovarsi talvolta affaticato dalla lettura.
Il carteggio fra i due intellettuali inizia nel 1967, il loro primo incontro risale invece a due anni prima. L’occasione è un viaggio negli Stati Uniti di alcuni intellettuali tedeschi, organizzato da Günter Grass e al quale partecipa anche Uwe Johnson. La Arendt, senza averne ancora letto le opere, nutre una simpatia immediata per lo scrittore, cui si sente legata dalle comuni origini geografiche (entrambi provengono dalla Germania del Nord). Per Johnson la donna è invece un personaggio noto. Pur lontana dalla Repubblica Federale, la Arendt, insieme con il filosofo e suo maestro Karl Jaspers, è voce autorevole nel dibattito sulla «questione della colpa» del popolo tedesco in merito ai crimini nazisti. Studiosa dei regimi totalitari, ebrea fuggita dalla Germania nel 1933, dal 1941 vive a New York in esilio. Nei primi anni Sessanta assiste a Gerusalemme da cronista al processo del criminale nazista Karl Adolf Eichmann, lo zelante organizzatore della «soluzione finale». Dagli articoli scritti per il New York Times la Arendt ricava poi il suo famoso e discusso saggio sulla Banalità del male.
L’anno dopo l’incontro, Johnson si stabilisce con la moglie a New York, dove rimane fino al 1968 grazie anche all’interessamento della studiosa. La Arendt caldeggia infatti la richiesta dello scrittore per una borsa di studio presso la fondazione Rockfeller, presentandolo come «uomo di eccezionale integrità morale». Grazie al finanziamento ottenuto egli prolunga di un anno il soggiorno nella metropoli, dove inizia la stesura del suo «romanzo americano». Si tratta di Anniversari, il sofisticato capolavoro in quattro volumi, il primo dei quali pubblicato nel ‘70. Protagonista è Gesine Cressphal, già apparsa nelle Congetture su Jacob e ora stabilitasi a New York, proprio allo stesso indirizzo di Johnson e non molto lontano da quello della Arendt. Gesine, dialogando con la figlia Maria e con la “zia Times” (personificazione del famoso giornale newyorchese), intreccia ricordi familiari, riflessioni sulla recente storia tedesca e considerazioni su molti eventi contemporanei (la primavera di Praga, la guerra in Vietnam, l’uccisione di Martin Luther King), divenendo così il punto d’incontro fra passato e presente.
L’amicizia fra lo scrittore e la studiosa, coltivata in numerosi incontri americani, prosegue anche dopo il ritorno di Johnson in Germania. Tutto ciò che egli scrive viene subito inviato alla Arendt. Lei se ne rallegra, assicurando di leggere tutto molto «diligentemente». Fra il materiale spedito da Johnson vi sono anche le bozze del primo volume di Anniversari. La stima dello scrittore per la filosofa è tale che la vorrebbe inserire nel proprio romanzo per farla dialogare con Gesine. E, se possibile, concedere al suo personaggio l’onore di visitare la Arendt durante uno dei suoi ricevimenti pomeridiani. Prontamente Hannah Arendt risponde all’amico di fare quello che vuole, ma non desidera essere nominata: «a questo sono allergica». Qualche anno dopo, la volontà di riservatezza della studiosa le impedisce di partecipare a un documentario televisivo sullo scrittore. Dispiaciuto, Johnson promette di telefonarle non appena sbarcherà a New York per le riprese: «questo infatti, l’avete permesso».
La Arendt comunica per lettera anche le sue preoccupazioni circa la situazione geopolitica mondiale. Nel giugno del 1972, ad esempio, condanna sconsolata il cinismo di Russia e Stati Uniti, prevedendo che ciò «avrà conseguenze catastrofiche per la libertà, alla quale [...] tengo molto di più che al socialismo o al capitalismo».
Il carteggio si esaurisce tre anni dopo, con la morte della Arendt. Non solo per questo il 1975 è un pessimo anno per Johnson. Sua moglie, pure coinvolta nella stesura di Anniversari, confessa di spiarlo da tempo per conto di un agente della polizia segreta cecoslovacca, divenuto amante della donna. La notizia è devastante. Lo scrittore cade in depressione, diventa alcolista e ha un attacco di cuore. Per otto anni non riesce più a scrivere. Solamente nel 1983, dieci anni dopo il terzo volume, Uwe Johnson riesce finalmente a completare l’opera.
In solitudine muore l’anno dopo appena cinquantenne.


