Heidegger e il matto di carnevale
Più giovane di Martin, dovette rinunciare agli studi di teologia. Una volta l'anno la sua rivincita
Pubblicato su La Stampa, 1 aprile 2005
Martin Heidegger parla a vanvera. Questo il giudizio senz'appello del neopositivista logico Rudolf Carnap, convinto che l'autore di Essere e Tempo scriveva baggianate. Chissà allora cosa avrebbe detto di Fritz, fratello minore del filosofo, famoso per i suoi bizzarri discorsi carnevaleschi.
Di Fritz Heidegger e del suo rapporto con l'importante fratello veniamo a sapere da Hans Dieter Zimmermann nel suo recente e istruttivo Filosofia e Carnevale (Beck Verlag, Monaco).
Figli di babbo vasaio e sacrestano i due ragazzi crescono, insieme con la sorella Marie, nella Meßkirch di fine Ottocento, il natio paesino immerso nella frugale e operosa provincia meridionale tedesca. Un ambiente tanto classista che «si sarebbe potuto paragonare [...] al sistema indiano delle caste; mancava solo la vacca sacra», ricorderà successivamente Fritz (1894-1980).
Fritz e Martin (1889-1976) sono entrambi diligenti scolari e apprendono con passione il latino. Anche se a casa i soldi scarseggiano, grazie alle borse di studio vengono ammessi tutti e due al convitto cattolico di Costanza. Ma la rigida educazione del tetro collegio, unita alla lontananza da casa, accentuano nel sensibile Fritz la congenita balbuzie. I corsi di dizione si rivelano inutili e il ragazzo riceve così l'onta del "concilium abeundi", l'esortazione a interrompere gli studi. In pratica, la condanna a morte per ogni possibile speranza di carriera accademica. Sarà così solamente Martin a brillare in quel mondo rivelatosi inaccessibile al fratello minore, che si sarebbe voluto dedicare alla teologia per poi curare le anime dal pulpito.
Divenuto invece bancario a Meßkirch, Fritz Heidegger si rifà in età adulta tenendo ogni anno a carnevale "prediche" in dialetto talmente spiritose da renderlo in paese ben più famoso dell'illustre fratello, autore di testi impegnati come Segnavia e In cammino verso il linguaggio. E per Fritz il cammino è proprio duro, poiché la persistente balbuzie lo fa quotidianamente incespicare nelle parole. Durante il carnevale egli si trasforma tuttavia in un "matto" dall'eloquio scorrevole ed esilarante, in grado di smuovere frotte di ammiratori smaniosi di farsi quattro risate ascoltandolo. Ma tra una battuta e l'altra Fritz approfitta del privilegio concesso ai buffoni per denunciare pubblicamente quello che molti, a cominciare dal fratello, in quegli anni non s'arrischiano a dire. Fritz Heidegger, che fino al 1942 riuscirà a evitare la tessera del partito nazista, da subito non vede di buon occhio le camicie brune. Solamente un anno dopo la presa di potere di Hitler, non perde occasione per lanciare chiare stilettate contro la boria di certi «idealisti estremi ed esaltati, freddamente aggressivi che pensano di essere dei geni». E mentre il fratello Martin sogna «l'autoaffermazione dell'università tedesca» egli già nel 1934 profetizza che in pochi anni «scoppierà la seconda Guerra Mondiale».
Quando la guerra scoppia per davvero, l'unica persona di cui Martin si fida è Fritz. Gli consegna così due grosse casse di metallo contenenti numerosi manoscritti filosofici ai quali sta lavorando, temendo che a Friburgo, dove insegna, siano in pericolo. È l'inizio di una collaborazione che proseguirà lungo tutti i successivi decenni.
Fritz legge, rilegge e corregge ogni pagina affidatagli dal fratello, corredandola di note al margine e migliorandone lo stile, talvolta involuto. Quanto Martin tenga in conto il lavoro di editing prestato dal fratello lo si evince dalle lettere indirizzate al proprio editore Vittorio Klostermann. Come ad esempio quella del 19 aprile '54 in cui lo informa di essersi deciso, dopo una lunga discussione con Fritz, a stendere un'approfondita postfazione alla seconda edizione del saggio Dell'essenza del fondamento. Ma a trarre giovamento dalla collaborazione non è solo il filosofo. Anche Fritz, scartabellando tra i manoscritti del fratello, acquista interesse per la speculazione astratta. Raggiunta nel '59 l'età della pensione comincia così a riempire pagine e pagine di riflessioni filosofiche e teologiche proprie, di aforismi, di aneddoti e di storie locali. Addirittura inizia la stesura di un intero romanzo, rimasto tuttavia incompiuto.
Ma mentre l'edizione integrale delle opere di Martin Heidegger comprende più di cento volumi ed è tuttora in corso di realizzazione, di tutto l'imponente materiale del "secondo Heidegger" non è stato finora pubblicato quasi nulla.
E così Fritz continua ad essere ricordato come il matto di carnevale.
Fritz non è l'unico parente ad aver prestato aiuto e servizio a Martin, il pensatore che ha catapultato la famiglia Heidegger dalla Foresta nera alla ribalta mondiale. Anche i due figli Jörg ed Hermann Heidegger sono sempre stati molto vicini al padre in vita, alimentandone la memoria dopo la scomparsa nel 1976.
La scelta di Jörg di dedicarsi a una materia scientifica come l'ingegneria, anziché contrariare il padre filosofo, contribuì a stimolarlo nell'approfondimento del moderno problema della tecnica. Hermann intraprese invece la carriera militare diventando ufficiale dell'esercito tedesco e seguì i corsi di filosofia del padre sia prima della guerra che durante il conflitto, nei mesi in cui ferito sul fronte russo era in convalescenza in patria. Oggi Hermann ha 85 anni e vive nei pressi di Friburgo, dove un tempo insegnò il padre. Pur interessato ai problemi della "scienza prima", non ha voluto specializzarsi in ambito filosofico, per non sentirsi schiacciato dalla personalità paterna, occupandosi invece di storia militare.
Dopo la morte di Martin Heidegger si è però dedicato alla cura e pubblicazione della sua imponente opera (più di cento volumi e ogni anno ne escono di nuovi), impegnandosi puntigliosamente a controbattere alle accuse di fiancheggiamento nazista scagliate da più parti contro il padre.
Per Hermann egli in un primo tempo prese di certo una sonora cantonata, illudendosi che il regime nazionalsocialista potesse contribuire al rinnovamento dell'università tedesca. Ma presto se ne avvide e, in ogni caso, non si sbagliò più del suo maestro Karl Jaspers, nei confronti del quale Hermann è stato sempre particolarmente duro. Forse anche perché Jaspers nel '45 consegnò agli Alleati, all'insaputa dell'amico e collega, una relazione negativa contro Martin Heidegger, rischiando di far sequestrare al filosofo il tesoro di ogni studioso, ovvero la biblioteca personale.


