Hitler non aveva l'asiatica
Vent'anni dall'Historikerstreit: una lettera inedita di Golo Mann riapre il dibattito sull'unicità dell'Olocausto
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2006
Torna l’Historikerstreit? In occasione dei vent’anni dallo scoppio dell’infuocato dibattito che divise aspramente gli intellettuali tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblica una lettera inedita dello storico Golo Mann (1909 – 1994), figlio di Thomas, indirizzata nel 1986 a Joachim Fest, biografo di Hitler e al tempo caporedattore del giornale di Francoforte. Fu sulle pagine della prestigiosa F.A.Z. che il 6 giugno di quello stesso anno lo storico Ernst Nolte gettò un sasso destinato a trasformarsi in valanga. Nel suo articolo intitolato «Il passato che non vuole passare», in origine concepito per una conferenza a cui poi non intervenne, Nolte accusava quei suoi colleghi convinti dell’unicità dell’Olocausto di chiudere gli occhi su altri genocidi, come le stragi in Vietnam o in Afghanistan. Rivolti solo alla Germania di Hitler, incuranti della complessità di ogni analisi storica, secondo Nolte essi avevano preso in ostaggio la storia tedesca rendendo così il nazismo una «spada che incombe sul presente». In particolare per Nolte la dittatura nazista costituiva sostanzialmente una reazione difensiva al terrore “asiatico” del regime comunista sovietico. D’altro canto, si chiedeva retoricamente nel suo articolo, «L’arcipelago Gulag non era più originario di Auschwitz?».
Il pandemonio non tardò a scatenarsi. Dalle pagine della Zeit Jürgen Habermas colpì duro. Dopo aver strapazzato un lavoro dello storico Andreas Hillgruber, discepolo di Nolte, paragonando l’autore a «un paziente che sottopone la propria coscienza storica a un’operazione revisionista», Habermas attaccò l’«avventuroso argomento» del suo maestro, accusandolo di voler minimizzare come semplice «innovazione tecnica» il mostruoso apparato nazista di annientamento della popolazione ebraica. E non si disse neppure troppo sicuro dell’opportunità di quella commissione statale voluta dall’allora cancelliere Helmut Kohl e incaricata di realizzare la grande mostra sulla storia della Germania che, dopo una ventennale pianificazione, proprio la settimana scorsa ha aperto i battenti a Berlino tra il generale apprezzamento della stampa tedesca, sempre molto attenta e vigile verso ogni manifestazione di patriottismo germanico (www.dhm.de).
Dopo l’intervento di Habermas la polemica si allargò a numerosi altri intellettuali, tra cui lo storico Wolfgang Mommsen e il giornalista Rudolf Augstein, fondatore dello Spiegel. Lunghi articoli sulle riviste, risposte e controrisposte costituirono le munizioni concettuali di quella che sarebbe poi diventata famosa come la “controversia degli storici”.
Tra le molte voci intervenute non si ascoltò però quella di Golo Mann, un intellettuale solito a prendere pubblica posizione nei dibattici storiografici. Ora sappiamo che preferì dire la sua solamente in forma privata, anche perché «troppo carico di lavoro e paralizzato da preoccupazioni famigliari». La lettera pubblicata va così a ingrossare la già folta schiera dei critici di Nolte, sebbene questi non venga mai nominato di persona da Golo.
Dopo aver esordito sottolineando una verità che «non ci si dovrebbe vergognare di dire», ovvero che «fin troppi ebrei sarebbero voluti diventare nazisti, se solo questo fosse stato loro consentito», Mann fa notare che già durante la stesura del Mein Kampf Adolf Hitler era bramoso di conquistare “spazio vitale” a scapito dell’Unione Sovietica, uno Stato a suo parere indebolito dalle infiltrazioni ebraiche. Secondo Mann i propositi belligeranti del capo del nazismo dimostrano chiaramente l’infondatezza della tesi circa una presunta paura “asiatica” del Führer. Sebbene questi possa venire paragonato a Stalin, acconsente Mann, egli tuttavia rimane un personaggio assolutamente unico. Mentre Stalin prese infatti le mosse da una precedente e «autentica rivoluzione proletaria», come i moti del 1905 a San Pietroburgo, «Hitler stesso era la rivoluzione. Senza di lui il nazismo non ci sarebbe stato, o sarebbe stato qualcosa di completamente diverso». Come unico ed eccezionale fu il terribile evento dell’Olocausto «di cui lui solo era stato il padre spirituale». D’altra parte, anche a voler insistere con la paura asiatica, «per l’amor del cielo, cosa ha a che fare questo con l’annientamento degli ebrei europei? Non erano per nulla asiatici!».
«Mi dispiace molto che alla F.A.Z. non sia venuto in mente nient’altro che pubblicare una lettera scritta allora da un uomo come Golo Mann, verso cui solitamente ho molta stima» ci ha dichiarato Ernst Nolte, che nell’ultimo lavoro uscito in Italia due anni fa presso Sansoni, La guerra civile europea 1917-1945, considera l’Europa della prima metà del Novecento un unico vasto campo di battaglia tra nazionalismo e comunismo. Circa la lettera di Golo Mann, puntualizza Nolte, «la realtà è che a quarant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, oltre alla necessaria e onnipresente critica verso Hitler, in questo scritto egli si rifiuta di accogliere la sfida a formulare nuovi tentativi di pensiero». Eppure, fa infine notare il professore «la lettera contiene alcuni punti innovativi». Proprio stando a quanto scrive Golo Mann, infatti, «chiaramente la rivoluzione di Hitler era da considerarsi “inautentica” o al massimo una “rivoluzione controrivoluzionaria”».
Insomma, criticando Nolte Golo Mann gli avrebbe dato anche un po’ di ragione.


