I tedeschi ringraziano per la pizza e il Trap
Dal gelato di Vittorio Toscani a Braunschweig nel 1891, la lunga storia di successo dell'Italia in Germania
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 16 luglio 2006
Li abbiamo presi per la gola, partendo dal gelato. Cominciò il pioniere Vittorio Toscani, aprendo nell’estate del 1891 a Braunschweig la prima gelateria italiana in Germania. Il successo fu tale da preoccupare le autorità cittadine. Si temevano conversazioni immorali intorno al banco gelati. Vennero emanate severe leggi contro la vendita del fresco prodotto intorno alle scuole, affinché i pargoli tedeschi non cadessero in tentazione. Ma la bontà italiana fu tale da sedurre tanto i marmocchi quanto gli adulti. Le ordinanze vennero abrogate da pubblici ufficiali conquistati dal gusto fragola. Dagli anni ’50 in poi, con l’arrivo in massa dei nostri emigrati, le gelaterie fanno ormai parte del paesaggio urbano tedesco. Tanto da essersi guadagnate un posto nella Casa della Storia di Bonn (www.hdg.de), dove il negozio della famiglia Giacomel, tappa fissa dal ‘55 all’‘89 per tutti i palati di Amburgo, è stato ricostruito in dettaglio e poi esposto.
La prima pizzeria ad approdare in Germania viene aperta a Würzburg nel 1952 da Nicola di Camillo. Disdegnata dagli abitanti del posto, all’inizio è frequentata solo dai militari tedeschi. Poi Nicola fa un viaggio a Capri e ritorna con l’idea di piazzare all’interno dell’esercizio una riproduzione in gesso della Grotta Azzurra. Non contento della trovata ordina al falegname di fabbricargli pure una gondola. In un battibaleno la sua pizzeria diviene così tappa fissa per tutti gli innamoratini del paese.
Gusti e sapori nostrani come l’aglio, le melanzane o l’olio d’oliva, un tempo malvisti o giudicati con diffidenza, sono ormai ancorati nella cucina tedesca, tanto che per rifocillare la sua Nazionale Jürgen Klinsmann ha pensato bene di ingaggiare il cuoco Salvatore Pugliese, senza temere chissà quali malumori patriottici. Magari glielo hanno consigliato i Rolling Stones, Tina Turner o i Simple Minds, anche loro ospiti in passato da Salvatore.
In ogni città tedesca ristorantini italiani espongono vetrine di formaggi e salumi tricolori che a Milano i forzati del panino al bar nemmeno s’immaginano. Nei locali di tendenza a Berlino chi non beve “latte macchiato” è ormai guardato con sospetto. E se un monacense vi spiega quant’è bello il Lago di Garda ordinando un cappuccino come aperitivo, abbiate pazienza. In fondo l’altro ieri Edmund Stoiber ha invocato aperture serali più lunghe per i ristoranti di Monaco ricordando come la capitale bavarese sia, dopotutto, «la città italiana più a Nord». Titolo invocato peraltro anche da Ratisbona, Augusta, Bonn e Colonia.
E se il “Klinsi” nazionale in queste settimane ha esaltato tutti i tedeschi, nessuno in Germania dimentica Giovanni Trapattoni e la sua leggendaria conferenza stampa dopo una fiacca partita del Bayern München. Il Mister la tenne in un tedesco incomprensibile anche ai madrelingua, ma in grado di far capire chiaramente a tutti cosa pensasse del suo giocatore Thomas Strunz.
La cucina mediterranea, Trapattoni e la Vespa, ma anche gli Spaghetti-Western di Sergio Leone, le armonie di Paolo Conte e i capi d’abbigliamento. Di questo e molto altro la Repubblica Federale ci dovrebbe essere molto riconoscente, come racconta nel suo ultimo libro Carola Rönneburg (Grazie Mille! Wie die Italiener unser Leben verschönert haben [come gli italiani hanno reso piacevole la nostra vita], Herder Spektrum, Friburgo, pagg. 160, € 6).
Perché se quest’estate il mondo ha scoperto una nuova Germania, ospitale, festosa e solare, il merito è un poco anche della grande “squadra azzurra” che si è ritrovata in casa.


