Il fascino perverso del bandito
Da Schiller a Goethe, il crimine e i suoi eroi nella letteratura tedesca
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2006
Il crimine affascina. Da Caino a Provenzano, passando per Lupin e Vallanzasca, non v’è famoso malvagio – immaginario o reale – che manchi di esercitare il proprio diabolico charme su tutti noi, cittadini perbene. Forse per questo Schiller ambientò il suo primo celeberrimo dramma proprio tra i banditi. Al debutto de I Masnadieri (1781) il pubblico fu talmente scioccato da trasformare «il teatro in un manicomio» e, come ogni formula di successo, il capolavoro schilleriano produsse una sequela di opere dedicate alle gesta dei briganti. Il Rinaldo Rinaldini (1799) di Christian August Vulpius, ad esempio, popolare romanzo tedesco all’insegna del “sex and crime”, il cui protagonista è un fascinoso bandito italiano. Il dimenticato Vulpius era cognato di Goethe, che a sua volta nel Götz von Berlichingen (1773) narrò con ben più capace maestria la storia di un rude cavaliere dall’eloquio spiccio e le domande provocanti: «siamo briganti noi o lo sono gli avvocati?».
Proprio al crimine e ai banditi il Museo della Comunicazione di Francoforte dedica ora un’insolita e curiosa mostra dal significativo titolo O la borsa o la vita!
Ampio è lo spazio riservato agli aspetti culturali del fenomeno, con un’interessante analisi della delinquenza nella produzione letteraria, spesso incline a descrivere i furfanti in modo bonario se non proprio ammiccante. Dai capolavori schilleriani si passa a Robin Hood per arrivare all’arte pop di fumetti come Lucky Luke e la Banda Bassotti, mentre l’italiano Diabolik è assente ingiustificato. Dipinti e litografie popolari raffiguranti predoni “al lavoro” preparano lo spettatore a un interessante excursus sulle imprese criminali immortalate dal cinema, dove ci sarebbe piaciuto vedere citato anche Romanzo Criminale del nostro Michele Placido, recentemente in concorso alla Berlinale.
La ricca mostra curata da Klaus Beyrer affianca agli aspetti culturali e storici sezioni di impronta sociologica, con grafici e cifre utili per analizzare la malavita dal punto di vista statistico. Non si dimentica poi di soffermarsi sulla minuta pratica ladresca, a cui fa da pendant la minuziosa attività indagatoria e repressiva della polizia. Pistole e coltelli d’antan, arnesi da scasso e casseforti sfondate si accompagnano così a foto segnaletiche, scomode manette e numerosi gadget investigativi escogitati per facilitare il duro lavoro dei tutori dell’ordine. Al centro delle imprese criminose illustrate vi sono l’assalto alla diligenza per i delitti rétro e la rapina bancaria per i furti moderni. Scopriamo così che nella metà dell’Ottocento le poste danesi ebbero la trovata di costruire una scivolosa carrozza postale a forma di palla da cannone per scoraggiare i bricconi dal lanciarsi in corsa sulla loro preda. Poiché non risulta che le poste di altre nazioni abbiano adottato simili forme per le loro vetture, c’è da dedurne che la trovata ebbe scarso successo come deterrente.
Un capitolo a parte sui furti in banca è dedicato alle donne rapinatrici. Specie rara, visto che il 95% di quelle imprese viene commesso da uomini. Tuttora i criminologi non sanno spiegare con certezza i motivi di un tale squilibrio a (s)favore del gentil sesso. Certo è che se allo sportello si presenta una donna armata, spesso il movente non è solamente l’avidità di danaro, quanto piuttosto una convinzione politica estremista.
In ultimo, a dimostrazione che i criminali ne sanno una più del diavolo, ma i pubblicitari una più dei criminali, la mostra espone una pubblicità automobilistica del 1997, uscita a Zurigo pochi giorni dopo una rapina bancaria. Il cospicuo bottino carpito dai malavitosi sarebbe potuto essere ancora maggiore se, per la fuga, i banditi non avessero usato un’auto troppo piccola. «Cari rapinatori», puntualizzarono quindi gli astuti uomini-marketing a caratteri cubitali sui giornali cittadini, «nella Mazda E200 ci sarebbe stato posto fino a 70 milioni di franchi».
Geld oder Leben! Vom Postkutschenüberfall zum virtuellen Datenraub [O la borsa o la vita! Dall’assalto della diligenza al furto virtuale delle informazioni], Museo della Comunicazione di Francoforte, a cura di Klaus Beyrer, Fino al 17. Settembre 2006. Catalogo € 34,80


