Il foglietto di Jürgen
Dopo lo scandalo Grass, un vecchio aneddoto su Jürgen Habermas rilanciato dalla rivista Cicero
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 29 ottobre 2006
Nuova cucina tedesca. Pelare alcune cipolle, aggiungere dei foglietti di carta masticata e versare il tutto in una piccante minestra riscaldata. Chi vuole assaggiarla? Io no!
La pensosa riflessione tedesca sulle colpe degli intellettuali sotto il nazismo si trasforma in una farsa indigesta. Placato da poco lo scandalo suscitato da Günter Grass con la confessione (apparsa nell’autobiografia Pelando le Cipolle) di aver fatto parte in gioventù delle Waffen-SS, ora un altro grande pensatore tedesco finisce sulla graticola. La rivista Cicero rilancia e inasprisce una velata allusione dello storico conservatore Joachim Fest, recentemente scomparso, sferrata contro il nume tutelare dell’intellighenzia tedesca. In un episodio della sua autobiografia Io no Fest accusa – senza nominarlo – il filosofo Jürgen Habermas. Reo in gioventù di aver scritto un cicchetto a un compagno nazista per rimproverarlo delle troppe assenze. E di aver più tardi inghiottito quella compromettente lettera del suo passato. In realtà, nulla di nuovo sotto il sole. Sono almeno vent’anni che il perfido aneddoto procura sogghigni negli ambienti culturali tedeschi. Ma nessuno aveva pensato di usarlo per incitare a «dimenticare Habermas!», come strillano ora le pagine di Cicero. Nel difendersi dalla ridicola accusa, il filosofo non disconosce l’innocua missiva, composta da un ragazzo intruppato suo malgrado nelle file di un’organizzazione giovanile nazista. Ma precisa che il foglietto prese tranquillamente la comune via del cestino. Lo stesso posto dove meritano di finire certe stomachevoli ricette.


