Pubblicato su ADESSO, ottobre 2019
Il pianoforte da piccolo si chiamava al contrario e parlava fiorentino.
Perché uno degli strumenti musicali più noti al mondo, conosciuto anche da chi non sa distinguere il ronzio del frigorifero dalla Nona di Beethoven, venne alla luce nella città sull'Arno. A dirla proprio tutta, l'inventore era padovano. Parliamo di Bartolomeo Cristofori, un artigiano stabilitosi presso la corte di Ferdinando de' Medici, dove svolgeva la mansione di "conservatore degli strumenti musicali".
È a lui che si deve, intorno al 1698, una delle invenzioni musicali e artistiche più rivoluzionarie della storia della musica.
Cosa sarebbero infatti certi capolavori di Mozart, Chopin e Caparezza se non contemplassero l'inconfondibile suono di una tastiera in bianco e nero? E tuttavia prima di arrivare allo strumento oggi conosciuto e classificato come pianoforte, il fortepiano di Bartolomeo subì varie trasformazioni, e non solo nel nome.
Cristofori, attingendo egli stesso a una ricca tradizione musicale preesistente, introdusse nei clavicembali e arpicordi del tempo dei martelletti in grado di generare un suono musicalmente più espressivo, poiché le corde invece di essere pizzicate potevano ora venire più energicamente martellate. Da qui il nome ufficiale che diede alla sua invenzione: "gravicembalo col piano e forte".
L'antenato del pianoforte in origine era costruito interamente in legno, aveva i martelletti ricoperti in pelle anziché in feltro, ed era sprovvisto di pedale, il che gli conferiva delle caratteristiche timbriche molto lontane dal suono a noi oggi familiare.
La miccia iniziale di creatività innescata da Cristofori, per molti anni venne sostanzialmente ignorata anche dalle stesse corti italiane. Ma dopo qualche decennio di clandestinità la notizia di questo nuovo strumento cominciò a diffondersi per tutta Europa e durante gli anni Venti altri inventori si appassionarono al fortepiano, cominciando un lungo e meticoloso lavoro di modifica e miglioria. Tra questi ricordiamo il costruttore tedesco Gottfried Silbermann, a suo modo antesignano di una lunga serie di collaborazioni creative tra Italia e Germania, che introdusse tra l'altro l'uso del pedale. Il frutto delle sue modifiche fu molto gradito a Federico II di Prussia, che ne acquistò vari esemplari per le sue dimore. Johann Sebastian Bach invece originariamente accolse lo strumento con una certa freddezza.
Intorno agli anni Trenta del Settecento si cominciò poi a scrivere partiture per il nuovo strumento e tutta una serie di cambiamenti avvenuti tra il 1830 e il 1850 lo resero sempre più adatto per esecuzioni con un pubblico sempre più numeroso, segno del crescente successo di cui andava godendo. La progressiva inclusione del pianoforte nelle partiture dei geniali compositori del tempo consacrerà infine definitivamente il pianoforte a una fama immortale, collocandolo al centro delle esecuzioni musicali classiche e non.
Tuttavia sarebbe sbagliato considerare Bartolomeo Cristoferi come solo il primo di una lunga sequenza di inventori e modificatori che hanno contribuito a rendere un piccolo anatroccolo il re delle esecuzioni musicali. Perché il giovane e acerbo fortepiano in realtà già sin dall'inizio del suo folgorante cammino di trasformazione era perfettamente adatto allo scopo per il quale il suo inventore lo aveva concepito: funzionare a dovere per le esigenze dei musicisti suoi contemporanei presso la corte medicea.


