Il libro di Penelope
Dalla morte annunciata del romanzo al wiki-romanzo collettivo A Million Penguins
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 18 febbraio 2007
«Pasolini sa che il romanzo è morto. Ma non lo dice per non spaventare la mamma». Più che prendere per i fondelli lo scrittore corsaro, con la sua battuta Ennio Flaiano sembra volesse canzonare quei vedovi del romanzo che ormai da decenni ciclicamente ne lamentano il decesso. Gli stessi di cui non si curava Carlo Emilio Gadda, convinto che l’impulso umano a narrare fosse una solida garanzia contro ogni ansia da dipartita. Anche Imre Kertész ha riflettuto molto sull’impossibilità di scrivere un romanzo. Ma, anziché scoraggiarsì, lo scrittore ungherese ha fatto confluire tutte le sue riflessioni in Fiasco. Un romanzo, appunto.
Perché la morte del romanzo, sebbene più volte annunciata – proprio come la fine della Storia, il decesso del capitalismo e lo stop dei graffiti a Milano – a tutt’oggi non pare comprovata dai fatti. Anzi, talvolta il romanzo gode di così ottima salute che a farci le spese è il suo autore. Robert Musil passò una vita intera cesellando L’Uomo senza qualità, eppure morì senza averlo concluso. Lo stesso accadde per molti scritti di Franz Kafka, e tuttavia i suoi romanzi “non finiti”, lungi dall’apparirci monchi, forse affascinano così tanto proprio per quella loro struttura lasciata aperta.
Per alcuni autori la storia narrata è così importante da scegliere addirittura di defilarsi a beneficio della stessa, facendo un passo indietro e pubblicandola anonimamente. In Italia è il caso di Wu Ming: un collettivo tanto anonimo quanto prolifico. Classico, anonimo o non finito, finora il romanzo – pur nell’evoluzione delle sue forme – è sempre stato caratterizzato da una netta asimmetria. Da una parte lo (o gli) scrittori, dall’altra i lettori.
Ora c’è chi si propone di abbattere questo muro, per altro già messo in discussione da chi, come Jorge Luis Borges, coglie nell’atto della lettura una componente creativa non meno nobile di quella necessaria per la scrittura. Alla base di tutto la tecnologia Wiki, un software collaborativo per la costruzione di pagine Web che permette a ciascuno dei suoi utenti di aggiungere e modificare i contenuti delle pagine stesse. Con A Million Penguins (www.amillionpenguins.com) la casa editrice inglese Penguin, insieme con l’università De Montfort di Leicester, si propone di creare un Wiki-romanzo, ovvero un’opera aperta al contributo di tutti i navigatori del Web. Ogni collaboratore del racconto online – di cui sono già stati scritti i primi capitoli – può aggiungere e modificare non solo i propri testi, ma anche quelli di tutti gli altri scrittori in uno stimolante work-in-progress di collettiva fervenza artistica. Un team di moderatori ha il compito di controllare eventuali eccessi verbali, garantendo la corretta applicazione delle regole di condotta, affinché l’estrema libertà del progetto non degeneri in totale anarchia.
L’idea di un romanzo “open-source” non è totalmente nuova (in Italia ad esempio è attivo il sito www.romanzototale.it), ma grazie all’impiego della tecnologia Wiki la fluidità della trama e la libertà del lettore-scrittore sono rese pressoché illimitate. Proprio per questo è impossibile prevedere il risultato di un simile esperimento, della durata di sei settimane. Di certo non sarà facile per gli autori – previsti a milioni e tutti rigorosamente anonimi – raccapezzarsi nella stesura di un libro la cui trama può cambiare a ogni batter di ciglia, prendendo di giorno in giorno svolte improvvise e sostanziali modifiche. Alla fine potrebbe uscirne un capolavoro, ma visti i troppi cuochi ai fornelli gli scettici temono la nascita di un confusionario e insensato pasticciaccio. Con il risultato che, dopo aver dato libero sfogo a milioni di scrittori, ci si ritrovi in mano (o sul video) una storia che nessuno vuol leggere. Perché a che serve un romanzo che scoppia di salute, quando è il lettore che manca?


