Il piano per rovesciare il Führer
Storici internazionali commentano la scoperta di Peter Hoffmann sui piani di Henning von Tresckow contro Hitler
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 6 maggio 2007
La scoperta di Peter Hoffmann in merito ai piani scritti del generale Henning von Tresckow per un attentato contro Hitler nel 1943 – scoperta di cui Hoffmann la scorsa settimana ha dato notizia esclusiva ai lettori italiani sulle pagine del Domenicale – ha suscitato vasta eco tra gli studiosi internazionali.
«Il documento è un nuovo tassello della consapevolezza che il consenso all’hitlerismo nei vertici militari non era affatto scontato» dichiara al Sole 24 Ore Luciano Canfora. «La vecchia Germania prussiana militare o militarista di antica tradizione conservatrice non si era mai totalmente identificata con il nazismo. Questi documenti rendono il quadro molto più articolato di quanto la visione sommaria ci abitui a considerare. La scoperta di Hoffmann è una novità rilevante. Purtroppo dobbiamo coniugare l’apprezzamento di questi piani con la delusione per il loro esito». Secondo Gian Enrico Rusconi dopo il rinvenimento di Hoffmann è ormai chiaro che Tresckow sia da considerare «il personaggio chiave» della resistenza attiva contro Hitler. Ma sebbene l’opposizione dei militari al Führer sia stata «uno degli elementi più alti e più belli della storia degli anni di guerra della Germania», anche Rusconi tiene a ricordare come l’aver preparato in dettaglio l’attentato e il suo seguito non abbia impedito il fallimento del tutto. Anche secondo Ian Kershaw, autore di una monumentale biografia del Führer, l’immagine generale della resistenza militare tedesca rimane quella di «una minoranza di ufficiali coraggiosi della Wehrmacht, mossi da forti principi etici e pronti a rischiare la vita per porre fine al governo di Hitler, portatore di distruzione e disumanità».
«Ho un grandissimo rispetto per i documenti, però diffido del feticismo» sottolinea Rusconi. «Quella di Hoffmann è una scoperta rivoluzionaria sul piano della ricerca d’archivio ma non nella sostanza delle cose. In realtà i crimini della Wehrmacht dimostrano che i militari accettarono la guerra in Oriente come guerra di sterminio. Gli oppositori a Hitler furono pochi. Qualsiasi ritrovamento in merito non sposta un simile dato di fatto. D’altronde quando nel ‘45-‘47 si rimise in moto lo Stato tedesco, vi fu molta diffidenza verso gli oppositori del Führer. Se fosse veramente esistita una grande resistenza, quantomeno virtuale, come afferma Hoffmann, questa si sarebbe manifestata, almeno retrospettivamente. Invece la figura eroica di Stauffenberg è stata inizialmente accettata a denti stretti. Soltanto adesso egli viene visto in patria come un eroe nazionale».
Di questo imbarazzo a lodare chi ruppe il giuramento di fedeltà al Führer ne ebbe testimonianza diretta anche Indro Montanelli, quando nei primi anni dopo la capitolazione tedesca si recò in Germania per lavorare a Morire in Piedi, il suo libro-inchiesta sui congiurati del 20 luglio. Oggi invece l’eroismo di Tresckow e Stauffenberg viene pubblicamente riconosciuto, segno che il lavoro di riflessione collettiva sul passato compiuto dalla Repubblica Federale Tedesca in questi decenni ha avuto esito positivo. D’altronde film drammatici come La Caduta di Oliver Hirschbiegel o ironici come il recente Mein Führer di Dani Levy sarebbero stati impensabili in Germania fino a qualche tempo fa, e tuttora la loro uscita non manca di provocare accese polemiche e dibattiti.
Secondo Lutz Klinkhammer, studioso presso l’Istituto Germanico di Roma, la convinzione di Hoffmann riguardo all’ampio consenso sui progetti di Tresckow da parte del comando generale dell’esercito è frutto di «un’interpretazione troppo generosa. Anche se l’adesione è veramente esistita, di certo ha trovato pochi esecutori. Perché il consenso mentale al progetto è una cosa ma la resistenza attiva un’altra. Pochi alla fine si sono mossi». Inoltre, se questi pochi avessero raggiunto lo scopo di eliminare Hitler, non è detto che avrebbero messo fine all’orrore nazista. Il tirannicidio secondo Canfora «alla fine è forse inutile, perché l’essenziale è sconfiggere politicamente il potere dispotico: o si assiste all’eliminazione completa di un intero gruppo dirigente da parte di un gruppo clandestino organizzato e in grado di sostituirlo immediatamente, oppure può succedere che il tirannicidio determini un compattarsi del potere ferito in una feroce difesa degli assetti costituiti. Nondimeno allo stato attuale delle nostre conoscenze quello di Tresckow è il tentativo più complesso, meglio pensato e più lungimirante di fermare Hitler».
A differenza del piano di Tresckow, che prevedeva anche l’arresto di Göring, Himmler e Ribbentrop grazie alle truppe fedeli alla cospirazione, il tentativo del 20 luglio 1944, ricorda Kershaw, «fu affrettato e mal eseguito».
Ma ancor più che l’esistenza di un articolato progetto volto a paralizzare l’intera dirigenza nazista, secondo lo storico inglese la vera novità della scoperta «risiede nel fatto che i piani di Tresckow siano giunti a noi preservati in forma scritta». Finora infatti questi documenti erano rimasti celati negli archivi del KGB a Mosca. Anche per Klinkhammer «la vera scoperta scientifica non risiede nel contenuto dei documenti ma nella possibilità d’accesso agli stessi. Questo ritrovamento fa capire quanto vi sia ancora di nascosto a Mosca. E non dimentichiamo» – conclude lo studioso – «che vi sono anche altri archivi ex sovietici contenenti un amplissimo materiale antecedente il 1945, sia tedesco che italiano, sequestrato dall’Armata Rossa. Tutto questo è un tesoro che ancora oggi rimane totalmente celato».


