Il tacchino di Schleswig
Un viaggio tra le bizzarrie religiose e culturali della Germania meno battuta, presentando la guida di Michaela Vieser
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 24 agosto 2008
Un giorno Siva Sri Arumugam Paskarakurukkal si mise in viaggio da Berlino a Parigi. Attraversando la Vestfalia al religioso tamil venne fame, si fermò nella cittadina di Hamm per uno spuntino e improvvisamente fu colto da un’ispirazione: capì che da lì non se ne sarebbe più andato. Prese alloggio in uno scantinato e allestì uno spazio votivo che presto cominciò ad attirare credenti indù da tutta la Germania. Negli anni Novanta la folla di pellegrini crebbe a tal punto da indurre le autorità tedesche ad autorizzare la costruzione di un edificio di culto. E così dal 2002 nelle vicinanze di una centrale a carbone e di una fabbrica di carne sorge ad Hamm il più grande tempio induista d’Europa. Ma anche ai cristiani la provincia tedesca offre inaspettate mete. Per chi ad esempio volesse visitare il Santo Sepolcro senza andare in Israele può tornar utile sapere che Görlitz, al confine con la Polonia, ospita una riproduzione ancora più fedele dell’originale. Essa venne costruita nel 1481 da un certo Georg Emmerich, fuggito dalla Sassonia dopo aver messo incinta la ragazza di una famiglia nemica. Nel suo girovagare Georg capitò anche in Terra santa e, una volta placatesi le acque, fece ritorno a Görlitz, diventò un possidente e innalzò una copia della tomba di Cristo grazie ai precisi disegni della compaesana Agnete Fingerin, a sua volta viaggiatrice in Palestina. La costruzione di Emmerich rappresenta in dettaglio, anche se in scala ridotta, la chiesa innalzata a Gerusalemme dai crociati nel 1149 e andata distrutta da un incendio nei primi dell’Ottocento.
Il cacciatore di teutoniche stranezze che volesse spingersi ancora più a nord può ammirare su di una parietale del Duomo di Schleswig una scena biblica decorata con quattro tacchini. Un particolare non scontato, visto che il Duomo risale a prima dell’anno mille mentre simili bestie vennero importate dall’America solamente molti secoli dopo. Gli studiosi nazisti, resisi conto della stranezza, giubilarono pensando di aver trovato l’irrefutabile prova che la scoperta del Nuovo Continente fosse opera di un loro antenato vichingo, anziché del nostro Colombo. A nulla valse l’obiezione di un vecchio artigiano che confessò con un certo imbarazzo di aver lavorato cinquant’anni prima al restauro della Chiesa lasciando briglia sciolta alla propria fantasia.
Ma queste curiosità religiose sono solo alcune delle numerose bizzarrie sparse per la Repubblica Federale e di cui ci dà notizia la nuova e curiosa guida pubblicata dalla giornalista tedesca Michaela Vieser, che ormai da anni setaccia la Germania alla ricerca di attrazioni turistiche per chi non si accontenta del solito castello di Ludwig II in Baviera o della passeggiata “Unter den Linden” a Berlino. Nella capitale, ad esempio, dopo aver fatto obbligatoria tappa alla Porta di Brandeburgo e aver gettato un’occhiata nell’asettica Potsdamer Platz, la Vieser suggerisce di curiosare nell’Università Humbold. Chi si vorrà spingere fino alla sua fonoteca potrà immergersi in un viaggio nel tempo attraverso il suono. Qui sono infatti conservati 7500 dischi di gommalacca capaci di dischiudere all’ascoltatore un tesoro di voci e dialetti. Le registrazioni risalgono al primo conflitto mondiale, quando i fonetici prussiani setacciarono le prigioni di guerra alla ricerca di soldati che parlassero lingue esotiche, contribuendo con la loro acribia a trasmettere fino a noi l’eco di innumerevoli lingue, alcune ormai estinte.
Niente paura poi se si è perso l’inizio del concerto di John Cage, la cui prima nota è risuonata in Sassonia-Anhalt il 5 febbraio del 2003. Componendolo il musicista americano suggerì di eseguirlo «il più lentamente possibile». Ad Halberstadt l’hanno preso sul serio e, una nota dopo l’altra, è previsto che l’organo della cattedrale concluda l’esecuzione non prima del 2640. Chi nel frattempo si trovi sul posto e voglia spezzare l’attesa con uno snack sappia che Halberstadt è la patria del würstel in lattina. Ben più romantica allora una visita al Blautopf, un fiabesco stagno nella Foresta Nera, il cui intenso colore blu l’ha reso meta di mistici e speleologi, anche perché è la fonte del fiume Blau, un affluente del Danubio. Per gli ingegneri invece una meta imperdibile è la zona di estrazione della lignite presso Lausitz, dove riposa una delle macchine industriali più grandi del mondo. Si tratta del ponte trasportatore F60, un sesquipedale utensile in metallo lungo 500 metri e alto 80 che posizionato in verticale supererebbe di gran lunga la Torre Eiffel. Quella di Lausitz è una macchina talmente gigantsca da far sembrare dei nani i dinosauri del Parco di Kleinwelka. Parliamo dei rettili in cemento costruiti a grandezza naturale da Franz Gruß, un artigiano dilettante ossessionato dal desiderio di lasciare in eredità al mondo quante più opere fosse in grado di realizzare. Nel 1978 cominciò a modellare sauri nel giardino di casa senza mai più finire, fino a che morte lo colse, ventotto anni dopo, quando anche quella DDR di cui era stato cittadino nel frattempo si era trasformata in un fossile. Arrivato a 50 riproduzioni gli finirono i sauri da modellare. Non ne fece un dramma e iniziò a riprodurre ingrandimenti dei bacilli preistorici.
Michaela Vieser, Heimatkunde für Fortgeschrittene [Storia locale per esperti], Knaur Verlag, Monaco di Baviera, pagg 266, € 12,95.


