Pubblicato su La Stampa, 8 agosto 2004
Estate, tempo di viaggi. In molti casi, programmati ricorrendo all'aiuto di una valida guida turistica. Che si consulti un classico volume del Touring Club, si tenti una più alternativa "Lonely Planet" o ci si affidi a un solido "Baedeker", gli strumenti per chi vuole sentirsi viaggiatore, anziché semplice turista, sono vari e disparati, almeno quanto le mete da raggiungere.
Malgrado l'occasione estiva di esplorare nuovi luoghi, vi è chi nondimeno, rimanendo saldamente ancorato alla poltrona domestica, preferisce dedicare il suo tempo a un altro tipo di percorsi. Sono i viaggi, non meno affascinanti e ricchi di sorprese, compiuti girovagando tra le pagine dei libri o curiosando sulle variopinte illustrazioni degli atlanti.
Chi però sfogli l'Atlante della Filosofia, pubblicato in questi giorni dalla svizzera Ammann Verlag, non troverà normali indicazioni geografiche, bensì potrà immergersi in un colto viaggio nello spazio e nel tempo, alla scoperta dei luoghi e delle rotte solcate dalle varie culture dell'umanità lungo la sua storia plurimillenaria.
Anche se la filosofia non dovrebbe interessarsi di come o quando un pensiero è stato formulato, bensì solamente cosa esprime, è comunque buona regola ermeneutica, per comprendere appieno il senso dell'enunciato, conoscerne il contesto, ovvero le condizioni storiche, linguistiche e politiche in cui esso è venuto alla luce.
La convinzione hegeliana che l'istituzione statale trovi la sua forma più compiuta nello Stato prussiano del diciannovesimo secolo, ad esempio, sarebbe ancora più bizzarra se il filosofo, invece di averla formulata nella Berlino dell'Ottocento, l'avesse concepita, ad esempio, nella Washington di J.F. Kennedy. Forse proprio perché consapevole dell'influenza del dato geografico sull'uomo, Immanuel Kant riteneva non esservi nulla di meglio, per coltivare un intelletto fine, della geografia. Che poi il grande pensatore per tutta la vita non si sia mai mosso dalla natia Königsberg, se non per dei picnic fuori porta, è una chiara dimostrazione di come si possano compiere grandi viaggi anche solamente passeggiando intorno alla propria biblioteca.
Le 41 carte e i numerosi diagrammi illustrativi del curioso atlante filosofico, curato da Elmar Holenstein, professore emerito di filosofia a Zurigo e oggi residente in Giappone, rappresentano graficamente la storia e il cammino delle idee che hanno plasmato le varie culture dell'umanità. La cartografia intellettuale evidenzia subito l'influenza di popoli lontani per lo sviluppo del pensiero e della filosofia nel nostro continente.
Scorrendo i grafici, si può ripercorrere il tragitto compiuto dal pensiero occidentale a partire dalle sue origini, passando per il Medioevo e giungendo alla modernità. Un cammino ben diverso da una semplice linea di collegamento tra l'Atene di Platone, la Parigi di S. Tommaso e la Friburgo di Heidegger. Al contrario, deviando verso l'Asia e soffermandosi nell'Africa del Nord, la nostra cultura, nata nella Grecia antica, nel corso dei secoli ha compiuto numerosissime "tappe", arricchendosi di nuove idee ad ogni fermata, diventando così sempre più complessa e variegata.
Già gli stessi greci, sebbene amassero svilire come barbaro tutto ciò che non apparteneva alla loro civiltà, ebbero contatti con gli egizi, portatori di un sapere più antico del loro, di cui si interessò anche Thomas Mann nel preparare il suo romanzo Giuseppe in Egitto.
Nel Medioevo i libri di Aristotele, dopo un oblio di vari secoli, vennero reintrodotti e divulgati in Europa grazie a filosofi arabi come Ibn Rushd, più conosciuto come Averroè. Per arrivare a tempi più vicini a noi, è risaputo come Schopenhauer abbia tratto ispirazione dai sacri testi indiani, i quali riecheggiano anche nelle pagine del Siddharta di Hermann Hesse, altro scrittore moderno suggestionato dalle religioni del lontano Oriente.
Le numerose carte dell'atlante non consentono solo di conoscere dettagliatamente il lungo viaggio del pensiero occidentale dall'origine ai nostri giorni, bensì permettono di gettare un colpo d'occhio sugli scambi intellettuali tra le popolazioni di tutti i continenti. A dimostrazione di come la cultura di un popolo sia molto meno omogenea di quanto si creda.
Chi dimentica come la filosofia e la religione di ogni epoca abbiano tratto nutrimento proprio dallo scambio tra diverse civiltà, rischia di commettere azzardate semplificazioni.
Sulle mappe dell'atlante, invece, frecce variopinte, rappresentanti le peregrinazioni dei vari pensieri nella storia e le loro reciproche influenze, corrono lungo il globo avvolgendolo in una fitta ragnatela che, ben prima di Internet, connetteva tra loro popolazioni molto distanti.
Un modello di scambio culturale complesso e non lineare, ben lontano da quello esposto da Hegel nelle sue Lezioni di Storia della Filosofia, ove si fa seguire al cammino del pensiero un destino necessario e ascendente. Che culmina, ci risiamo, nel «mondo germanico».
Chissà, viene da pensare, cosa avrebbe scritto il filosofo se fosse nato a Canicattì.


