Pubblicato su ADESSO, luglio 2019
La storia dell’Opera è costellata da gelosie, femminicidio, forti passioni. Quanto è moderna una forma d’arte così antica?
Non solo è moderna, ma sarà attuale in eterno, proprio perché le trame dell’Opera hanno toccato da sempre tutti i vizi, le virtù, i dolori e le gioie del genere umano.
L’Opera è una forma d’arte amata universalmente, e seguita soprattutto da un pubblico maturo. Quale è la sua ricetta - di artista e di manager culturale - per far appassionare ad essa le giovani generazioni?
L’Arena di Verona è uno dei teatri al mondo in cui l’affluenza di pubblico giovane è più alta. Grande è l’impegno di Fondazione Arena per incentivare l’attività sulle scuole e soprattutto sui bambini della prima fascia di età, considerando che l’Italia è ancora troppo carente sull’educazione musicale dedicata alla gioventù e che questo è uno dei modi di dare loro la possibilità di crearsi un gusto musicale che li possa accompagnare tutta la vita.
L’evento del 9 maggio 2019, quando solisti e Orchestra dell’Arena di Verona saranno ospiti presso la Residenza di Monaco, è una riprova dell’amicizia che da sempre lega queste due città d’arte. Un rapporto - quello tra Italia e Germania - che trova nella musica uno dei suoi punti più alti. Quali i motivi, secondo lei, di questo intreccio così inteso tra le due culture spesso così lontane, ma così vicine?
Il pubblico tedesco è veramente affezionato all’Arena di Verona, anche perché ama profondamente l’opera italiana, peraltro ammirata in tutto il mondo.
Certamente è un popolo fortunato perché ha storicamente una profonda cultura musicale, alimentata dalla più tenera età, e sicuramente questa conoscenza lo rendo libero di amare qualsiasi tipo di musica a 360°.
Perché secondo lei il pubblico straniero apprezza così intensamente l’opera italiana?
L’opera italiana è musica immortale legata anche ad un certo modo di cantare: storicamente la tecnica dei cantanti ha sempre puntato sullo squillo della voce, sul belcanto, sull’agilità, sulla drammaticità, e sulla pronuncia creando un mix magico, quasi acrobatico, che ha incontrato fin dal suo esordio l’amore e l’entusiasmo di tutto il pubblico, anche quello che no comprende la lingua italiana.
Vi sono degli aspetti di questa forma d’arte che avrebbe piacere venissero conosciuti meglio?
Molti sono i repertori ancora da esplorare ed io mi ripropongo di farlo.
Con l’assunzione della sovrintendenza della Fondazione Arena di Verona lei ha compiuto un passaggio dall’attività artistica a quella amministrativa. Due sfide in netto contrasto, o nelle quali lei trova una continuità?
Ho iniziato a lavorare in teatro nel 1976 come comparsa, poi 3 anni come artista del coro e poi, da solista per quasi 40 anni. Negli ultimi 10 anni ho associato alla carriera artistica anche la direzione di un’accademia di alta specializzazione di regia per l’opera, Accademia che produce e co produce spettacoli in cui tutta l’attività viene effettuata da studenti.
Inoltre gestisco da 25 anni un’azienda familiare che produce vino in Toscana. Quindi il passaggio all’amministrazione è stato abbastanza naturale, considerando anche che in un teatro la componente artistica e amministrativa sono saldamente concatenate. Inoltre con me lavora un gruppo di professionisti molto seri e preparati e tutti insieme lavoriamo con entusiasmo per migliorare ogni giorno la qualità e il futuro dell’Arena di Verona.
Cosa ci possiamo aspettare per il futuro dalla sua conduzione della Fondazione Arena di Verona?
Per il futuro una sempre crescente qualità artistica, grandi eventi con star internazionali ma anche un largo spazio alla ricerca di giovani artisti di talento. Già dal 2018 ho messo in pratica questi obbiettivi e intendo continuare su questa strada. Grandi allestimenti scenici come è naturale nel più grande teatro d’opera all’aperto del mondo, spettacoli colossali e di grande qualità così come il pubblico si aspetta. Una speciale attenzione ad implementare le competenze già molto specifiche di tutti i lavoratori di Fondazione Arena che sono senza dubbio il cuore ed il motore del nostro magnifico teatro. Orchestra, coro, tecnici ed amministrativi che ringrazio sempre per l’impegno e l’amore per il teatro.
Lei ha una trentennale esperienza anche come conferenziera. Quale è la lezione di vita che la musica le ha insegnato, e che lei porta al vasto pubblico con la sua attività divulgatoria?
Ho iniziato a studiare musica a 5 anni. La mia vita è la musica. L’entusiasmo per la musica ed il teatro non mi ha mai abbandonato ed è mio forse ambizioso compito contagiare tutti con questa mia forza d’animo anche portando concreti risultati economici ed aumentando il gradimento e l’attaccamento del pubblico alla nostra meravigliosa Arena!


