Italia, i Goethe non fioriscono più
I centri di cultura tedesca compiono 50 anni: minacciati dai tagli
Pubblicato su La Stampa, 29 settembre 2004
La Germania invade l'Italia, ma questa volta pacificamente. Da oggi e per un'intera settimana la Repubblica Federale presenta, per la prima volta nel nostro Paese, un rassegna interamente dedicata alla cultura tedesca. Da Como a Trapani le manifestazioni previste nel nostro Paese si contano a decine. Mostre, concerti, film, incontri e tavole rotonde: è programmata un'invasione in grande stile. Eppure, nonostante una rassegna di proposte così variegata, la cultura tedesca in Italia non vive oggi un momento particolarmente brillante.
A cinquant'anni dalla fondazione a Torino del primo "Goethe Institut" in Italia, infatti, una serie di tagli e ristrutturazioni minacciano le sedi della celebre organizzazione culturale sul nostro territorio.
Il "Goethe Institut" viene fondato nel 1952 con l'intento di promuove la lingua e la cultura dell'autore del Faust, giovandosi anche dei finanziamenti elargiti dal governo della Germania Federale, all'epoca giovane repubblica desiderosa di emanciparsi dalla nefasta macchia del recente passato e di valorizzare la propria antica e prestigiosa tradizione culturale.
Le prime sedi sorgono a Monaco e nei dintorni, comunque in luoghi distanti non più di 100 chilometri dalla capitale bavarese, così da poter essere facilmente raggiunti da Helmuth Brückmann, il primo intraprendente direttore dell'istituto, uso a spostarsi in vespa durante i suoi sopralluoghi.
Per un'associazione intenta a «promuovere la lingua tedesca all'estero», la costituzione di sedi al di fuori della Germania è l'inevitabile passo successivo. Il primo "Goethe Institut" aperto in una città straniera è quello di Atene, quasi a voler ribadire lo speciale rapporto che tanti poeti e filosofi tedeschi, si pensi ad Hölderlin a Hegel o al più recente Heidegger, hanno fortemente sentito con l'antica cultura greca.
Ma un'associazione intitolata al sublime autore del Viaggio in Italia non avrebbe certo potuto trascurare la «terra dove fioriscono i limoni». Poco dopo la sede di Atene, siamo nel 1954, il "Goethe Institut" si stabilisce nel nostro Paese.
Nel corso degli anni, il ricco programma di iniziative culturali dell'organizzazione è sempre più seguito e ammirato. Con il nascere di nuove sedi in altre città della Penisola (Roma, Milano, Trieste, Genova, Napoli e Palermo), il "Goethe Institut" diviene per molti studenti italiani il primo punto d'incontro con la Germania e il suo impegnativo idioma. I nostri emigrati, invece, devono spesso percorrere la ben più erta via dell'estemporaneo apprendimento sul nuovo posto di lavoro.
Ai giorni d'oggi, scrive Gian Enrico Rusconi nel suo saggio dedicato all'istituto (www.goethe.de/it/tur/ithisto.htm), è ormai «praticamente impossibile» trovare un evento legato alla vita tedesca in Italia tra i cui organizzatori non vi sia uno dei sette "Goethe-Institut". Ma nonostante il brillante successo ottenuto in passato, l'organizzazione si trova oggigiorno in una delicata fase di rinnovamento. Alle difficoltà di bilancio comuni con tante altre associazioni culturali (i soldi mancano un po' per tutti), si aggiunge infatti un cambio di strategia globale voluto dagli uffici di Monaco, interessati a concentrare i propri sforzi in nuove zone del mondo, come i paesi dell'Est europeo e i popolosi stati asiatici. Recente, ad esempio, è l'apertura di un centro culturale in Vietnam. Nel giugno scorso, inoltre, l'istituto si è spinto fino in Corea del Nord, per insediare un "Centro informativo Goethe" a Pyongyang, la capitale meno globalizzata del mondo.
Escluse dalla spinta verso Oriente, le sedi italiane del "Goethe Institut" si trovano ora ad affrontare crescenti ristrettezze economiche, insieme alla necessità di una seria ristrutturazione. Così, ad esempio, l'istituto napoletano ha dovuto trasferire a Roma il centro per gli esami linguistici. Altre sedi, temendo di vedere ridotto il loro margine di autonomia, si lamentano della "cattiva aria" che tira. Il Goethe di Genova, ad esempio, sembra ormai praticamente ridotto a un ufficio di mera rappresentanza. Ma anche l'istituto di Torino guarda con incertezza al proprio futuro. Entro il 2012, infatti, l'istituzione culturale dovrà affrontare un drastico ridimensionamento finanziario. I tagli previsti dal budget ammontano a circa il 30-40% dei finanziamenti statali. Michael Kahn-Ackermann, direttore della sede centrale italiana del Goethe a Roma, pur riconoscendo che nessuna trasformazione strutturale può avvenire "in modo indolore", assicura che nessun "Goethe Institut" italiano verrà chiuso e, anzi, tutti manterranno la pluralità di servizi attualmente offerti o, come nel caso di Genova, riacquisteranno quelli temporaneamente perduti.
In Germania, la stampa si interroga con apprensiva partecipazione sui reali benefici degli incisivi piani di razionalizzazione economica previsti per i nostri istituti.
Nel farlo si accalora, temendo una possibile riduzione della presenza del "Goethe Institut" in Italia.
A riprova, ancora una volta, del particolare legame che unisce i tedeschi al nostro Paese.


