Kant. Ci credereste? Era pure divertente
Il filosofo tedesco moriva 200 anni fa: oggi la sua lezione è vitale soprattutto negli Stati Uniti, a partire da Rawls
Pubblicato su La Stampa, 11 febbraio 2004
“Sapere aude”, ovvero, abbi il coraggio di servirti della tua ragione!
In questo breve motto è forse riassunto al meglio il più importante insegnamento di Immanuel Kant, il grande filosofo tedesco quest’anno ricordato sia per il bicentenario della morte che per il 280° anno di nascita. Il messaggio di Kant è la ferma esortazione ad esercitare costantemente la propria facoltà di giudizio. La sua fiducia nell’autonomia della ragione lo porta ad escludere che vi siano autori classici nella filosofia. Il pensiero, infatti, non deve essere soggetto ad alcuna autorità che non sia quella della ragione critica, a cui la stessa azione deve conformarsi.
Eppure, se oggi vi è un classico, questi è proprio il filosofo di Königsberg (l’attuale Kaliningrad in Russia). Lo dimostra il fatto che qualsiasi facoltà di filosofia della Repubblica Federale, pur nell’ampia autonomia di scelta concessa allo studente, prevede ogni semestre almeno un corso dedicato a Kant. Tutto il 2004, poi, si preannuncia in Germania ricco di appuntamenti volti a celebrare la memoria del suo illustre pensatore. Se la maggior parte degli eventi è concentrata intorno al 12 febbraio, almeno fino a settembre le occasioni per ascoltare e discutere pubblicamente le dottrine kantiane non mancheranno (www.uni-mainz.de/~kant/kfs/KantGes/KGTermine.htm). Di questi giorni anche la televisione, solitamente poco attenta a tematiche filosofiche, partecipa allo show celebrativo, mandando in onda una ricca serie di documentari dedicati ad alcune delle figure più importanti della filosofia tedesca, a partire da Immanuel Kant. Un interesse così vasto per un pensatore notoriamente difficile e impegnativo non deve stupire. Nel dibattito culturale molte delle posizioni attuali prendono spunto dalle riflessioni kantiane. Il moderno discorso sull’universalità dei diritti umani, ad esempio, è debitore ai contenuti dell’etica kantiana incentrata sulla dignità della persona. L’auspicio cosmopolita di Immanuel Kant, espresso nel saggio Per la pace perpetua, riecheggia nella moderna discussione sulla necessità di un diritto internazionale per affrontare fenomeni ingestibili con politiche puramente nazionali, come l’impatto della globalizzazione e le minacce del terrorismo integralista. Ed è di nuovo a Kant che Jürgen Habermas, il massimo filosofo tedesco vivente, si richiama nella sua analisi intorno alle condizioni di possibilità del pluralismo democratico.
Ma oltre alla sua filosofia, vi è un pubblico di lettori desideroso di conoscere più a fondo la vita stessa del saggio di Königsberg, nonostante la sua fama di uomo pedante e abitudinario, quasi solamente intento a meditare sui massimi sistemi. Kant non ha avuto “né vita né storia”, è il celebre giudizio del poeta Heinrich Heine, che dileggia così il filosofo per non essersi mai voluto allontanare, in tutta la sua lunga vita, dalla confortante sicurezza della propria città natale. Contro l’immagine dello studioso chiuso in se stesso e insensibile a ciò che lo circonda, si lancia ad esempio Steffen Dietzsch. Il suo lavoro biografico, ricco di nuovi documenti scovati nell’archivio dell’università di Königsberg, tratteggia un Immanuel Kant socievole e capace di coltivare con sapienza l’arte della conversazione a tavola, consapevole di trovare nel colloquio con gli amici spunti interessanti e valide critiche alle proprie idee. Un’ulteriore conferma delle sue doti nascoste la porta Volker Gerhardt, rinomato studioso a capo dell’accademia berlinese che si occupa dell’edizione filologica dell’opus kantiano. Rivolgendosi a nuovi possibili apprendisti filosofi, Gerhardt si propone di stuzzicarne l’interesse pubblicando una frizzante antologia dei passi più insoliti e inaspettatamente divertenti, tratti dalle varie opere del filosofo.
Ottima idea. C’è solo da augurarsi che ai lettori così incuriositi non capiti poi di passare notti agitate, come quella trascorsa dal Giovane Törless di Musil a causa di una lettura mal digerita della Critica della ragion pura.


