Karl Jaspers e le belle di Milano
Le lettere italiane del 1902 di un giovanissimo Karl Jaspers, in viaggio verso Roma contro il parere del medico
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 27 agosto 2006
A diciannove anni Karl Jaspers (1883-1969) non aveva mai viaggiato all’estero. Dalla città natale di Oldenburg nei pressi di Brema si era spinto solo fino a Heidelberg per studiare giurisprudenza nell’università più antica della Germania. Una cronica malattia ai bronchi lo minava nel fisico a tal punto da impedirgli grossi sforzi. Anche in età matura, una volta divenuto un rispettato filosofo, raramente si metterà in cammino per assistere a convegni o tenere conferenze. Ma nell’inverno del 1902 non desidera altro che visitare l’Italia, viaggiando fino a Roma. Un’idea balzana per il dottore da cui è in cura, intenzionato piuttosto a spedire il giovane in alta quota per fargli respirare aria salubre. Ma a quel tempo Thomas Mann non ha ancora scritto La montagna incantata e dei sanatori Jaspers non subisce alcun fascino. «Non se ne pensa nemmeno» commenta risoluto al medico che lo vuole mandare in Italia sì, ma non oltre Merano. Per il futuro indagatore delle colpe tedesche relative al nazismo, frequentare i bagni termali significa dover «trascorrere tutto il giorno sdraiati sul lettino, impegnando le proprie forze nella digestione, circondati da uomini che oziano e senza stimoli». Di ben altro «incalcolabile valore» è invece la possibilità di visitare Roma, come scrive il persuasivo ragazzo ai genitori perorando la causa del suo viaggio in Italia (il carteggio è ora raccolto in volume: Karl Jaspers Italienbriefe 1902 [Le lettere italiane di Karl Jaspers nel 1902], Winter, Heidelberg 2006, pagg. 111, € 16).
Contro le «spiegazioni sofiste» dell’ostinato dottore, Jaspers usa persino l’arma della caricatura, descrivendo ai parenti il medico mentre cammina «avanti e indietro per la stanza gesticolando come fosse un secondo Cicerone». Alla fine Jaspers spunta da mamma e papà il permesso di partire. La tenzone affrontata e vinta con Fraenkel non rimane però senza tracce. Lo studioso se ne ricorderà riflettendo sulla dinamica della comunicazione tra medico e paziente nella Psicopatologia generale, opera che gli vale nel 1913 l’abilitazione alla libera docenza.
Il primo marzo Karl parte da Heidelberg con la benedizione e le premurose raccomandazioni dei genitori: «negli Hotel possibilmente spranga le porte [...] In Italia si deve essere estremamente attenti nel pagare, [...] pare che i più cerchino d’imbrogliare».
Milano è la prima tappa italiana. Kally – questo il soprannome di Jaspers in famiglia – visita il Duomo ma è colpito da altro: «tra le ragazze una ogni dieci è di una bellezza tale come non ve n’è alcuna a Oldenburg». A Genova è importunato da seccatori che di continuo gli si offrono come guida turistica o vogliono noleggiargli una barca. Ma per ammirare l’«impressione maestosa» dei palazzi del centro al ragazzo basta la fedele Baedeker edizione 1899, compagna discreta per tutto il suo viaggio italiano. Il 7 marzo arriva finalmente a Roma, fermamente intenzionato a visitare la città «quasi come uno storico dell’arte» anziché gironzolare da pigro turista. L’emozione suscitata osservando la cupola di S. Pietro è tale che al giovane mancano le parole per descriverla ai genitori. Si aiuta allora con la filosofia di Schopenhauer: «se volessi usare parole come desiderio inappagato, dolore cosmico, noia, sicurezza della redenzione, a ragione ciò suonerebbe affettato; eppure in questo modo si potrebbero innanzi tutto rendere i sentimenti provati al cospetto di tale splendore». Le settimane trascorrono in un turbinio di visite a gallerie e musei, alternate da viaggi in quella campagna dipinta da Tischbein sullo sfondo del celebre ritratto romano di Goethe. La vista di splendori e bellezze, nonché il cibo saporito danno vigore al ragazzo: «qui mi sento gran bene, non si fanno dieci passi senza scorgere qualcosa di interessante». Ai musei vaticani, «dove quasi ogni statua è una bellezza», diventa un habitué. Per Jaspers è l’occasione di esperire con intensità quell’arte fino ad allora solamente appresa sui libri. L’unica seccatura nella sua estasiante full immersion di storia e cultura sono gli ospiti tedeschi della pensione in cui alloggia, più intenti a enumerare i monumenti visitati che a riflettere sulla bellezza degli stessi.
Agli inizi d’aprile, il rientro. Per Jaspers l’abbandono di Roma è la scoperta di Firenze. «Il gioioso spirito del primo rinascimento» lo incanta ancor più del barocco capitolino, gravato – questa l’analisi del giovane intellettuale – «dalla tremenda autorità e dal potere del Papa». Venezia, manco a dirlo, «è letteralmente meravigliosa», ma rispetto all’Adriatico «il nostro mare del Nord è di certo più bello e imponente». Un breve soggiorno a Verona conclude infine il viaggio in Italia, rivelatosi una scommessa vinta dal volitivo paziente del Nord.


