Kertész. Nobel senza destino
Il percorso di Imre Kertész, dal lager nazista al Premio Nobel per la Letteratura
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2007
Oggi libero cittadino europeo, Kertész venne deportato ad Auschwitz da bambino e visse poi lunghi decenni sotto il regime comunista ungherese. In Essere senza destino, il suo primo e folgorante romanzo autobiografico, Kertész dà voce a Gyurka per condurci nel terribile viaggio di andata e ritorno verso il lager nazista, vissuto dal giovane protagonista con soprendente fatalità. Uscito dopo dieci anni di gestazione e continuo lavorio al testo – il breve romanzo scorre veloce ma ogni singola parola è stata soppesata a lungo dall’autore – esso venne totalmente ignorato dalla stampa di regime, dando origine a una crisi poi rielaborata nel successivo romanzo Fiasco. Con Liquidazione e Kaddisch per il bambino non nato Kertész sviluppa ulteriormente la personale riflessione sulla Shoah e sui compromessi necessari per giustificare innanzi tutto a sé stessi la propria sopravvivenza al campo di sterminio. All’attività di romanziere egli affianca un’acuta produzione saggistica, di cui il lettore trova esempio nella recente raccolta Il secolo infelice. Per la sua opera, conosciuta e diffusa in tutta Europa dopo il crollo della cortina di ferro – soprattutto grazie al grande successo dei suoi libri sul mercato editoriale tedesco – lo scrittore ungherese ha ricevuto nel 2002 il Premio Nobel per la Letteratura.
In esclusiva per i lettori italiani il Domenicale presenta un estratto dell’intervento di Imre Kertész al convegno Perspektiven Europa, tenuto nei primi di giugno presso l’Accademia delle Arti di Berlino (www.adk.de/europa), in cui l’autore riflette sulla pesante eredità storica dell’Europa, sugli attuali problemi dei nuovi membri orientali e sulle speranze per il nostro comune futuro europeo.


