Pubblicato su La Stampa, 3 dicembre 2003
È tempo di biografie in Germania, e non solo per chi ha sempre desiderato sapere tutto su Boris Becker. L'autobiografia del tennista, che peraltro ha deluso molti suoi fans perché ritenuta noiosetta, è infatti solo l'ultima di una lunga serie di volumi biografici recentemente usciti. Il pubblico più intellettuale, ad esempio, ha ora la possibilità di farsi una conoscenza sulla vita di Thomas Bernhard, di Karl Kraus o magari di Arthur Schnitzler, consultando le loro biografie in pagine nuove di zecca. E anche la memoria e l'immagine di uno scrittore di lingua tedesca fra i più importanti del secolo scorso, l'austriaco Robert Musil (1880 – 1942), sono adesso onorate con l'uscita di ben due testi. Sebbene l'autore dell'Uomo senza qualità sia stato considerato dalla critica tedesca come uno dei più significativi autori del Novecento, finora la vita di Musil, a parte la pubblicazione dei Diari, non era mai stata indagata a fondo, data la difficoltà nel reperire molti documenti andati persi o distrutti. Ora però, il desiderio di informarsi sulla vita di un artista che, nel suo capolavoro, postula l'esistenza in ogni uomo di almeno nove «caratteri» (fra cui quelli di tipo lavorativo, nazionale, sessuale) più un decimo carattere vuoto e in rapporto negativo e critico con gli altri, ha modo di essere ampiamente soddisfatto.
Nel suo Musil Herbert Kraft ci propone un ritratto dello scrittore austriaco lontano da ogni intento laudatorio, quasi indulgendo, anzi, sulle sue numerose debolezze. Piuttosto sconcertante nel lavoro di Kraft, che dedica molte pagine alle opere minori di Musil, è la mancanza di precisione filologica. Il biografo, infatti, omette di indicare la provenienza delle molte e lunghe citazioni delle opere di Musil e anche questa trascuratezza spiega l'accoglienza negativa riservata al libro dalla stampa tedesca. Ma l'errore più grave in cui lo studio è incappato è quello di essere uscito quasi contemporaneamente al Robert Musil di Karl Corino, un monolite di 45 capitoli e 2026 pagine, sotto il cui peso le forze del povero Kraft non possono che vacillare. L'imponente scritto di Corino è frutto di una meticolosa ossessione iniziata a Roma nel 1966, quando l'allora giovane dottorando si trovò ad esaminare il lascito di Musil. Dopo 36 anni l'amore, la perseveranza, l'acribia e forse un poco la pazzia dello studioso hanno reso possibile la nascita di un sorprendente lavoro, che da subito è già diventato un riferimento indispensabile per gli appassionati di Musil. La biografia di Corino non si limita a narrare la vita dello scrittore, ma fornisce anche numerose informazioni su genitori, amici e parenti dello stesso. Inoltre, e questo forse è l'elemento più interessante, svela con minuzia le origini biografiche dei vari personaggi musiliani, rintracciando ad esempio le numerose donne che hanno concorso a formare la figura di Diotima, la bella dama nel cui salotto si incontra l'élite asburgica, fra cui l'affascinante Ulrich dalle molte qualità – il titolo del romanzo inganna – e altrettanti dubbi.
Di fronte all'ostinata ricerca di completezza (il libro contiene quasi 600 pagine di appendice) non si può che ammirare l'impresa di Corino. Resta solo da chiedersi se Musil, intento fino all'ultimo a dare unità letteraria al suo capolavoro, ma lucidamente consapevole che la sua fatica doveva cedere al destino di sfaldarsi continuamente nell'incompiuto, non si sarebbe un poco infastidito per una tale esaustività.


