La «Fiaccola» di Kraus brucia anche in Cd
Irriverente polemista, l'intellettuale della Vienna del primo '900 non aveva riguardi per nessuno: tra i suoi bersagli Freud, il capo della polizia e i grandi editori ebrei che non avevano fermato Hitler
Pubblicato su La Stampa, 23 marzo 2004
«Non avere un pensiero e saperlo esprimere – è questo che fa di uno un giornalista». Una cattiveria simile poteva concepirla solo Karl Kraus (1874 – 1936), giornalista, appunto, ma anche brillante scrittore, polemista impareggiabile e implacabile creatore di graffianti aforismi nel solco di Lichtenberg e Nietzsche. Nelle librerie tedesche su Kraus è apparsa di recente la scorrevole biografia di Friedrich Rothe, ma per i veri cultori del più amato e odiato giornalista viennese del secolo scorso l’oggetto del desiderio è l’edizione elettronica completa su CD-Rom della Fackel. Tenere accesa la sua «Fiaccola» fu, infatti, la missione cui Kraus dedicò tutta la propria attività intellettuale. Il giornale satirico da lui fondato, scritto e diretto dal 1899 al 1936 nacque con l’intento di denunciare le malefatte del giornalismo scandalistico asservito ai potenti e il loro malcostume di utilizzare presunte «rivelazioni sessuali» contro i propri avversari politici. La Fackel di Kraus non risparmiava nessuno, attaccava tutti, faceva nomi e cognomi: finanzieri, professori, critici teatrali e giornalisti corrotti venivano incessantemente presi di mira dalla sua penna tagliente come un rasoio e messi continuamente alla berlina davanti all’opinione pubblica viennese, avida lettrice della battagliera rivista. Non c’è da stupirsi, quindi, che pochi mesi dopo l’uscita del primo numero Kraus avesse già accumulato centinaia di insulti, decine di minacce e pure un’aggressione fisica in pubblico ad opera di “colleghi” poco in sintonia con la sua linea editoriale. Ma, imperterrito, Karl Kraus proseguì la propria lotta nel nome della verità e dello stile. Per la lingua e il suo corretto uso, infatti, Kraus aveva un rispetto reverenziale: forma e contenuto, etica ed estetica erano per lui indivisibili; un cattivo eloquio lo indignava moralmente.
Dal 1903 la Fackel ospitò anche vari contributi letterari (fra cui quelli dei drammaturghi August Strindberg e Frank Wedekind), ma dal 1911 in poi Kraus ne divenne unico ed esclusivo redattore. Negli anni in cui Freud faceva scuola, Kraus ne affossava le teorie con uno dei suoi più cinici e paradossali aforismi: «la psicoanalisi è quella malattia mentale di cui ritiene di essere la terapia». Dopo la prima guerra mondiale le battaglie della rivista diventarono più propriamente politiche. Celebre è lo scontro con il potentissimo editore Imre Bekessy e il temuto Johann Schober, capo della polizia viennese e, secondo il direttore della Fackel, responsabile nel 1927 di una sanguinosa repressione contro degli operai: per questo Kraus non esitò a tappezzare Vienna di manifesti in cui provocatoriamente lo invitava a dimettersi.
Tutti i 922 numeri della rivista (per un totale di 22.586 pagine), sui quali hanno visto la luce gran parte delle opere di Kraus poi raccolte in volume, sono ora consultabili interamente su CD. Sebbene la funzione di ricerca testuale lasci molto a desiderare, tuttavia “scartabellando” digitalmente si può ad esempio trovare il numero 406-412 dell’ottobre 1915 in cui per la prima volta vennero pubblicati stralci de Gli ultimi giorni dell’umanità, il dramma satirico-pacifista di dimensioni tali da essere inscenabile per intero, secondo Kraus, solamente in un teatro marziano. La lunghezza finale della pièce si aggira, infatti, sulle 800 pagine (in Italia rimane memorabile la ciclopica messa in scena di Luca Ronconi al Lingotto di Torino nel 1990). Scorrendo nel CD i vari numeri si trova rimaterializzato quello del 1934 che Elias Canetti, appassionato lettore della rivista, fece a pezzi e gettò ai piedi di Kraus poco dopo avergli suonato alla porta di casa. Era l’edizione speciale numero 890-905 di ben 325 pagine, contenente parti della Terza notte di Valpurga, in cui il giornalista viennese spiegava perché la Fackel quell’anno non sarebbe uscita e si scagliava contro la libera stampa, anche quella ebrea, accusandola di aver contribuito con la propria viltà all’ascesa del nazionalsocialismo.
Oltre a tutti i numeri pubblicati, l’edizione completa su CD permette anche di leggere alcuni pezzi di Kraus al tempo censurati, come gli scritti pacifisti negli anni del primo conflitto mondiale.
A limitare la diffusione dell’opera multimediale, prodotta dalla Saur Verlag, vi è però l’impedimento dovuto a un prezzo davvero esorbitante: quasi 800 euro. Forse che i curatori dell’opera abbiano mal interpretato l’aforisma di Kraus secondo cui «la cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno»?


