La lista di Hosenfeld, che non salvò solo il Pianista
Così a Varsavia si adoperò per aiutare gli ebrei e tanti cittadini polacchi
Pubblicato su La Stampa, 19 luglio 2004
Grazie a lui Wladyslaw Szpilman scampò all'Olocausto. Il musicista ebreo, dalle cui memorie Roman Polanski ha tratto Il Pianista (film premiato lo scorso anno con l'Oscar), riuscì a sopravvivere nascosto tra le macerie di Varsavia solamente col protettivo silenzio di Wilm Hosenfeld, ufficiale nazista della "Wehrmacht".
Ma questi non strappò alla morte solamente Szpilman. Per mezzo suo, infatti, molti furono i perseguitati dal regime hitleriano che ebbero salva la vita.
Con la pubblicazione in Germania dei diari e delle lettere inediti di Wilm Hosenfeld (Tento di salvare chiunque, Deutsche Verlags-Anstalt, a cura di Thomas Vogel), è ora possibile ricostruire dettagliatamente la vita e la maturazione interiore di un ufficiale tedesco che, nel corso degli anni e a proprio rischio, decide di contrastare il regime criminale di Hitler anziché prestargli incondizionato servizio.
Wilm Hosenfeld (1895 – 1952), giovane volontario nella Grande Guerra, cattolico praticante e maestro di campagna negli anni '20, non è un antinazista della prima ora.
Al contrario, inizialmente sostiene Hitler, entra nell'organizzazione degli insegnanti nazisti e aderisce al partito del Führer. Fino al 1939 condivide la politica revanchista del regime nazionalsocialista e, convinto del torto inflitto alla Germania dal Trattato di Versailles, ne approva l'entrata in guerra.
I primi segni di dissenso si scorgono nel 1936, quando gli viene interdetto l'insegnamento con l'accusa di "inaffidabilità politica" per aver criticato la condotta del regime verso la Chiesa.
In guerra, ma senza mai battersi in prima linea, Hosenfeld dirige per un breve periodo nel 1939 un campo di detenzione per prigionieri di guerra a Lodz in Polonia.
I commilitoni vedono nei detenuti polacchi degli "Untermenschen", degli esseri inferiori e spregevoli. Per lui rimangono solo degli avversari sconfitti da trattare con umanità.
I frequenti maltrattamenti e gli atti di violenza dei soldati sui reclusi lo fanno fremere sempre più d'indignazione: «non voglio diventarne complice», scrive il 25 Novembre 1939 alla moglie, pressoché unica destinataria, insieme ai figli, delle numerose lettere inviate.
In quei mesi prende sempre più coscienza della natura criminale del regime nazista. Un giorno è testimone impotente del feroce trattamento subito da un giovane ladruncolo, catturato dalle SS e in attesa di esecuzione. Il suo intervento per salvare la vita al ragazzo è del tutto vano. La risposta delle SS, a pistole spianate, è repentina e brutale: «sparisci immediatamente, o stendiamo anche te».
Dal 1940 si stabilisce a Varsavia come ufficiale di occupazione addetto allo sport. Contemporaneamente svolge per i soldati corsi di preparazione alla vita civile: i nazisti ritengono la guerra breve e la vittoria certa. Se da una parte l'ascendente di Hitler su Hosenfeld non è ancora del tutto scemato («è grandioso come egli riesca a trasmettere alle masse la fede nella vittoria: anche io ci credo» scrive ancora nel '41), egli tuttavia comincia a prendere contatti con la popolazione locale, impara il polacco e, incurante dei divieti, partecipa addirittura a una Messa clandestina, prestando servizio in divisa come chierichetto. Negli anni successivi, tramite documenti falsi e contrabbando di generi alimentari, si adopera per aiutare numerosi cittadini polacchi, non solo ebrei, a sopravvivere.
Il 20 luglio 1944 fallisce nel sangue l'attentato contro Hitler, ma la fine del regime si avvicina.
Il 17 novembre dello stesso anno Hosenfeld incontra per la prima volta Wladyslaw Szpilman, in fuga dal ghetto ebraico. L'ufficiale lo salva nascondendolo nel sottotetto di una casa adibita a centrale di comando della "Wehrmacht" e cibandolo di nascosto dai suoi colleghi.
Ormai i bombardieri alleati sorvolano costantemente la Germania distruggendola. L'esercito nazista in Polonia muove gli ultimi colpi di coda: l'Armata Rossa prima gli lascia cinicamente sopprimere la rivolta dei partigiani polacchi, poi interviene schiacciandolo. A guerra conclusa, Szpilman è finalmente un uomo libero.
Il suo salvatore, invece, è catturato dai Russi, che gli infliggono 25 anni di lavoro forzato.
Solo e lontano da casa Wilm Hosenfeld muore a Stalingrado nel 1952 in un campo di prigionia sovietico.


