La più bella sei tu: Germania in cerca di parole
Un concorso internazionale per contrastare l'immagine di una lingua ostica e dura: ognuno avanza le proprie proposte, senza temere il grottesco
Pubblicato su La Stampa, 1 luglio 2004
A un orecchio poco allenato il tedesco può suonare ostico e duro. Come convincere, ad esempio, un turista italiano vittima di un infortunio in Germania ad affidarsi alle cure di un'inquietante «Krankenschwester»? Prima che abbia capito trattarsi in realtà di una premurosa infermiera, può darsi che il poveretto sia già scappato dall'ospedale.
Per combattere l'immagine di un idioma irto e difficile da apprendere, l'«Istituto tedesco per la lingua» ha così promosso un concorso internazionale per cercare la più bella parola tedesca. Fino al primo agosto è dunque possibile inviare la propria proposta comodamente tramite Internet (www.deutscher-sprachrat.de). La variopinta giuria, composta da linguisti, ma anche cantanti e persino un allenatore di calcio, nel selezionare la parola vincitrice non mancherà di porre particolare attenzione alla giustificazione data dai partecipanti per la loro scelta. In palio vi sono un viaggio alle isole Mauritius, un soggiorno letterario a Berlino e un corso di tedesco in quattro settimane. Ma c'è chi dice che l'ultimo più che un premio sia una punizione.
Dall'inizio del concorso sono già pervenute più di 10.000 proposte, senza contare quelle fornite alla stampa da vari personaggi famosi, intervistati dai giornali di colpo interessati alle loro perversioni lessicali. Se ad esempio un professore universitario di Berlino non trova niente di meglio che proporre "Freundschaft" (amicizia), quasi a voler confermare lo stereotipo dello studioso tedesco barboso e poco creativo, Roland Emmerich sorprende estraendo dal cappello la velenosa "Schadenfreude", ovvero la gioia maligna del compiacersi vedendo gli altri soffrire. Parola intrigante e pure molto appropriata, sulla bocca del regista di un film catastrofico come L'alba del giorno dopo.
Una particolarità nell'uso del tedesco è la frequente costruzione di parole composte, che sommate formano un robusto concetto a se stante, di solito impaurendo lo straniero che – ancora poco disinvolto nel maneggiare la lingua – se lo trova dinanzi per la prima volta. Come spiegare infatti al malcapitato che l'impronunciabile "Bundesbildungsförderungsgesetz" è in realtà una legge per il sostegno dell'istruzione scolastica e universitaria da cui in realtà potrebbe anche trarre giovamento? Ma di bizzarrie simili ce ne sono anche di più incredibili. Come in Italia ci infiammiamo per i defilé delle Miss, in Germania pare siano più sexy le sfilate di parole. Ecco allora che, sfogliando il loro divertente Piccolo viaggio nell'anima tedesca, Francesca Pedrazzi e Vanna Vannuccini ci svelano chi ha vinto il concorso di "parola dell'anno" nel 1999. Si tratta nientepopodimeno che del mostruoso "Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragungsgesetz", ovvero la legge per la ripartizione dei compiti sul controllo delle etichettature della carne bovina. Con una parola simile, si potrebbe anche sospettare che il morbo della mucca pazza non colpisca soltanto gli animali, bensì anche i serissimi legislatori della Repubblica Federale.
Queste "processioni linguistiche" (come le chiamava Mark Twain) non sono però l'unico motivo di stupore offertoci dalla lingua tedesca. Molti probabilmente sanno indicare la provenienza d'origine di vocaboli e sigle entrati nell'italiano corrente, come "Hinterland", "ABS" o "Kindergarten". Ma quanti nel dialettale "che c'azzecca", portato alla ribalta ai tempi di Tangentopoli da un molisano verace come Antonio Di Pietro, saprebbero scorgere l'antico verbo teutonico «zecken» (menare un colpo)?
Naturalmente vale anche il contrario. Molte parole italiane vengono correntemente usate nel tedesco, si pensi ad esempio ai cibi (pasta, pizza, al dente) o alle partiture musicali (allegro, vivace etc.). Il bello è però che l'amore dei tedeschi per l'Italia li ha spinti addirittura a creare parole del tutto assenti nella nostra lingua, ma che all'orecchio germanico suonano molto italiane. E così chi vuole essere "Schickimicki" (sciccoso) sarà certamente pettinato "picobello" (benissimo) ogni volta che va a una festa dove c'è un grande "Remmidemmi" (baraonda).
Ma a una persona del genere probabilmente poco importerà di partecipare al concorso dell'«Istituto tedesco per la lingua». Penserà infatti che competizioni del genere siano tutte delle grandi "Larifari" (sciocchezze).


