Lavoratori unitevi
Reportage dalla Betahaus di Berlino, la più grande agenzia di coworking tedesca
Pubblicato su IL – Il Sole 24 Ore, gennaio 2010
Cosa ci fanno tre linee colorate sul pavimento? Servono a non perdersi dentro alla Betahaus. Siamo a Berlino, presso l’agenzia di coworking più grande della Germania, distribuita tra il piano terra e il terzo piano di un grande edificio industriale. «Il secondo era già occupato da una scuola di parrucchiere e da una tipografia, così noi ci siamo collocati un po’ sopra e un po’ sotto» mi spiega sorridente Madeleine von Mohl, una delle sei fondatrici. La sua agenzia occupa 1000 m2 dello stabile situato nel quartiere di Kreuzberg ma già guarda interessata agli spazi vuoti dei piani restanti. Nelle stanze della Betahaus artisti, grafici, programmatori e freelance di ogni tipo hanno la possibilità di affittare una scrivania e usufruire di tutta la tipica attrezzatura da ufficio per 12 € al giorno. L’offerta è comprensiva di accesso alle zone per conversazioni private, agli spazi relax, alle salette per ricevere eventuali clienti, mentre chi sceglie di fermarsi più a lungo ottiene tariffe ridotte, nonché un armadietto e la chiave per accedere al complesso anche la notte. «Ma il fax, le fotocopie o Internet senza fili non sono certo il motivo principale per cui qualcuno decide di diventare un nostro utente» chiarisce Madeleine. E non lo è nemmeno la carenza di spazio, la ragione primaria che ha portato invece qualche anno fa a creare le prime agenzie a San Francisco, New York o Londra, la capitale europea del coworking. Perché nella capitale tedesca, vasta ma relativamente poco popolata, gli affitti sono tutt’altro che esorbitanti.
«I nostri utenti sono soprattutto amanti della libertà, freelance che spesso lavorano da casa e quindi si trovano a soffrire di solitudine. Il coworking permette di unire i vantaggi di un’esistenza indipendente con quelli di un ambiente di lavoro collegiale». Alla Betahaus ognuno può occuparsi indisturbato dei propri progetti gestiti con il computer portatile ma, se lo vuole, basta uno sguardo per intessere facilmente nuove relazioni professionali con i vicini di scrivania. E non solo professionali, verrebbe da dire osservando maliziosi le varie coppie in pausa sui divanetti stile retrò del caffè all’ingresso.
«All’inizio, circa dodici mesi fa, abbiamo semplicemente contattato i nostri conoscenti, proponendogli la novità del coworking». La boheme digitale di Berlino ha gradito e ormai non passa giorno che non arrivi un nuovo cliente…pardon, utente. Per questo alcuni dei fondatori stanno pensando di aprire succursali di Betahaus a Zurigo, Lisbona e altre metropoli europee.
Tra i vari servizi offerti dal coworking berlinese anche la consulenza di un ragioniere e di un commercialista, mentre sinora nessuno avverte il bisogno di una segretaria. «Se però qualcuno volesse…siamo pronti a trovare anche quella» spiega entusiasta Madeleine «perché la nostra è una struttura modulare, e anche noi fondatori siamo innanzi tutto coworker, pronti a reagire agli impulsi dei nostri utenti». Ora che le presenze stabili hanno superano il centinaio, il rischio è di cadere nell’anonimato. Per contrastarlo alla Betahaus stanno preparando una piattaforma digitale che permetta a tutti di informarsi discretamente sulle competenze del proprio collega di tavolo. E se qualcuno ne approfittasse per trasformarsi in un concorrente? «Questa è una paura del passato» giudica Tonia Welter, disegnatrice di gioielli con interfaccia USB e cofondatrice di Betahaus «perché il futuro è nel fare rete e aiutarsi a vicenda grazie al coworking».
Ma che l’unione fa la forza, in fondo, lo si diceva anche prima di essere online.
Interviste
Karim Bouchouchi
Lavoro come webdesigner, insieme a un programmatore, e sviluppo social network. Alla Betahaus sono stato il primo utente sotto contratto. Mi piace questo luogo perché mi permette di realizzare in forma analogica quello che già faccio professionalmente: reti di contatti. Io con Internet ci lavoro, ma ne conosco anche i limiti. Solo la presenza fisica permette una vera comunicazione con le persone. E viste le tante professionalità presenti alla Betahaus, qui è molto facile trovare dei collaboratori per i propri progetti.
Anna Lena Schiller
Mi sono messa in proprio tre mesi fa. Faccio design informativo o, più precisamente, “visual sensemaking”. Vengo chiamata a conferenze, seminari, workshops per illustrare in tempo reale i concetti di cui si discute usando parole, disegni, fumetti e grafici. Lavoro alla Betahaus perché a casa non riesco a concentrarmi e venire qui invece mi permette di dare un ritmo scandito alle mie giornate. Trovo la tariffa flessibile molto comoda, ogni giorno posso scegliermi la scrivania che voglio. Le cose che più mi piacciono della Betahaus sono l’atmosfera familiare e la gente simpatica.
Martin Menzel
Sviluppo siti internet per iphone e cellulari avanzati. Facendo questo ho unito le mie due passioni, ovvero le scienze delle comunicazioni, che ho studiato all’università, e il Giappone, dove ho vissuto per un certo periodo e che è un Paese all’avanguardia per le applicazioni Internet sui cellulari. Ho iniziato da poco in questo settore, che in Europa è ancora relativamente limitato, e quindi posso lavorare solo come freelance. Alla Betahaus riesco a concentrarmi al meglio e posso incontrare colleghi con cui scambiare informazioni sulle nuove tecnologie.
Bevande
Bionade
Dalla provincia bavarese alla conquista dell’Europa. Mentre il suo birrificio stava fallendo, Dieter Leipold nel 1995 ha trovato la formula giusta per produrre la bevanda analcolica più bio e alla moda della generazione digitale. Distribuita all’inizio senza alcuna pubblicità, presto ha fatto boom e ora vende a milioni. Come per la Coca-Cola, la formula rimane segreta e a conoscerla è solo la famiglia di Dieter.
Club-Mate
Tanta caffeina e poco zucchero è il segreto del diretto rivale della Bionade, di cui questa bevanda basata sulla mate è coetanea e conterranea, poiché inventata nel 1994 in Franconia. La rinuncia a grandi campagne pubblicitarie, il logo che strizza l’occhio all’estetica latina l’ha resa molto popolare nella scenda dei club più alternativi della capitale tedesca.
Fritz Kola
La Coca-Cola per adulti. Questo lo slogan della Fritz Kola, che contiene tre volte più caffeina della celebre bevanda americana. Ottima per tenersi svegli nelle sessioni notturne di lavoro davanti al computer. Naturalmente smerciata in confezioni con vuoto a rendere, perché in Germania la cosa più out è inquinare l’ambiente.
Aloha Lemonade
Sapore di surf è quel che promette questa limonata, per ricordare a tutti i coworkers che c’è un orizzonte di sole e di mare oltre il grigiore di una giornata trascorsa a picchiettare sui tasti di un computer. Disponibile in tre gusti, arancio-pompelmo, mango-lime, fiore di sambuco. Dalla nordica Paderborn il furgoncino di Aloha gira la Germania per farsi conoscere con spirito d’avventura da puri anni Settanta.
Provian Smoothies
Nata nel 2008 in una manifattura nei pressi della Betahaus, questa bevanda alla frutta si è fatta letteralmente strada grazie all’impegno pubblicitario nei festival estivi dei giovani proprietari di questa piccola azienda. I buongustai la bevono addizionata di vodka, ma solo quando hanno spento il computer e si preparano a fare festa.


