Le confessioni di Schumpeter
Una nuova biografia indaga la psiche dell'economista, tra genio e depressione
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 15 giugno 2008
Voleva essere il miglior economista del mondo, il più abile cavallerizzo d'Austria, il miglior amante di tutta Vienna. Joseph Schumpeter (1883-1950) volle brillare in tutto, sentendo forse di rappresentare egli stesso il prototipo dell'imprenditore di successo che celebrò nelle sue teorie economiche. D'altronde ebbe una vita piena d'inventiva, svolte e riconoscimenti, sebbene non priva di fallimenti e lacerazioni. In occasione del 125° anniversario di nascita dell'economista esce ora in Germania una nuova biografia volta a indagare soprattutto la complessa psiche dello studioso, grazie anche al ricorso a diari inediti.
Schumpeter nasce in Moravia e presto perde il padre, industriale del tessile. Della sua educazione si occupa l'ambiziosa madre Johanna, che risposandosi con un ufficiale in pensione riesce a trasferirsi a Vienna e far studiare il figlio all'Accademia Teresiana, la scuola dell'elite austroungarica. All'Università si guadagna la nomea di studente dotato, ma arrogante e donnaiolo. Una fama di cui si farà sempre vanto, tanto da mostrarsi in pubblico in compagnia di prostitute. Dopo un soggiorno di alcuni anni al Cairo presso uno studio legale italiano, nel 1909 diventa il più giovane professore dell'Austria. Due anni più tardi pubblica la sua fondamentale Teoria dello sviluppo economico. In essa delinea la figura del capitano d'azienda, vera forza dinamica del mercato, che grazie alle geniali innovazioni messe in atto nei fattori di produzione genera lo sviluppo economico. Tre le motivazioni primarie dell'imprenditore: la spinta ad arricchirsi, la voglia di fare e una concezione agonale dell'agire economico. Com'è allora che proprio il cantore dell'iniziativa imprenditoriale diventa nel 1919 membro della Commissione per la socializzazione delle industrie tedesche? «Se qualcuno vuole suicidarsi, è meglio avere vicino un medico», questa la risposta ai suoi critici. Di certo la scelta lo aiuta ad occupare la poltrona cui ambiva da tempo, quella di ministro austriaco delle finanze. Ma l'esperienza, incidentata da scandali e passi falsi, non dura nemmeno un anno, né maggior fortuna gli porta la presidenza di una banca viennese, da cui viene cacciato nel '24. Meglio la successiva tappa, una cattedra a Bonn. Nel '32 è chiamato alla Harvard University. Avrebbe voluto una cattedra a Berlino, ma la sua fama di eccentrico lo rende sospetto. Negli Stati Uniti invece furoreggia con dense lezioni a braccio ed è sempre disponibile a confrontarsi con i propri studenti. Ma un'ombra incombe su di lui, quella di John Maynard Keynes, le cui teorie riscuotono ampio successo. Ciò provoca a Schumpeter gravi depressioni, nascoste dietro alla facciata di un pur vasto riconoscimento. Esse sono il lato oscuro della sua instancabile produttività, dolorose realtà con cui è costretto a convivere.
Annette Schäfer, Die Kraft der schöpferischen Zerstörung [La forza della distruzione creatrice], Campus Verlag, Francoforte 2008, pagg. 285, € 24,90.


