Mangiapreti in paradiso
Le conversioni sul letto di morte, da Oscar Wilde a Fidel Castro, da Darwin a Guttuso
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 14 gennaio 2007
Saddam è morto, ma anche Castro non si sente troppo bene. E avvertendo giungere il momento della propria dipartita terrena, sembra che Fidel si sia convertito al cristianesimo. La figlia Alina Fernandez Revuelta afferma infatti che suo padre «ha riscoperto Gesù alle soglie della morte, è preoccupato per la sua anima». Lo crediamo, con tutti quei cristiani che il dittatore ha martirizzato quando era in forze. Eppure secondo la morale cattolica il peccatore sinceramente pentito che si affida a Dio sul letto di morte è ancora in tempo per mettere in salvo la propria anima. Perché se credere può essere una scommessa, come afferma Pascal, la conversione in extremis è l’asso nella manica del miscredente. Pensiamo a Disma, il buon ladrone. Dopo aver razziato e scannato come una furia si convertì sulla croce. Gesù ravvisò nel cuore e nelle parole del brigante la contrizione per tutte le malefatte commesse e lo dichiarò santo subito. E così Disma riuscì a «rubare il paradiso», come disse Sant’Ambrogio, entrando nell’Eden celeste come il primo cristiano di tutti i tempi. A Oscar Wilde andò meno bene. Per essere accolto nelle braccia di Santa Madre Chiesa ha dovuto attendere più di cent’anni. Solo in questi giorni il Vaticano ha deciso di riabilitare lo scrittore, sebbene anche lui si sia convertito all’ultimo minuto e – al contrario di Disma – non abbia mai torto un capello al prossimo. Tutt’al più gli ha voluto un po’ troppo bene, provando uno di quegli “amori diversi” che fanno inveire Papa Ratzinger. E pensare che il povero Oscar era così tanto affascinato dal capo supremo della Chiesa cattolica da considerarsi «un appassionato papista». Forse sulla sua tarda riabilitazione pesa anche il fatto che usò l’ultimo fiato per una battuta più da esteta che da ravveduto. Contemplando lo scadente arredamento della stanza in cui stava spirando pare abbia osservato: «o se ne va quella tappezzeria, o me ne vado io». Pochi mesi dopo – e sempre sul letto di morte – si convertì al cattolicesimo anche il marchese di Queensberry, il nobiluomo che mai approvò la relazione del figlio Lord Alfred Douglas con lo scrittore, verso cui intentò il famigerato processo per sodomia.
La notizia delle conversioni in punto di morte si accompagna sovente al dubbio sulla loro veridicità. La famiglia di Charles Darwin non volle mai confermare la leggenda del ravvedimento ultimo dello scienziato più detestato dai creazionisti. Il filosofo Ortega y Gasset morì veramente baciando un santino o fu uno scherzo del frate che aveva diffuso la notizia? E ancora oggi, a vent’anni dalla scomparsa di Renato Guttuso, la sua amante Marza Marzotto nega la presunta conversione del pittore: «era graniticamente ateo, e lo è stato per tutta la vita». D’altronde i mangiapreti convertiti non mancano. Oriana Fallaci morì più devota che atea, con la gioia di aver potuto incontrare Benedetto XVI. Ad André Frossard andò anche meglio. Il figlio del primo segretario del partito comunista francese entrò da ateo militante in una cappella e uscì credente fervente «in compagnia di un’amicizia che non era di questa terra». Ce lo racconta lui stesso in Dio esiste. Io l’ho incontrato. Nel momento della dipartita Guttuso venne assistito dal cardinale Fiorenzo Angelini, lo stesso che poi frequentò il capezzale di un altro comunista, il politico Antonello Trombadori. A Maurizio Ferrara, ex direttore dell’Unità e padre dell’ateo devoto Giuliano, non sfuggì la coincidenza: «prima Guttuso, ora Trombadori: spero soltanto che don Fiorenzo non si presenti anche davanti al mio catafalco». Perché i senzadio morenti – salvo si chiamino Welby – paiono attirare la pietà cristiana dei religiosi. Accade ad esempio ne I Miserabili di Victor Hugo in cui un condannato si avvia sul patibolo rasserenato dal conforto di un vescovo. Carducci invece ottenne l’estrema unzione da un prete che si trasvestì da barbiere per beffare gli amici in guardia, molto scettici sulla conversione dell’ autore di un Inno a Satana.
Tante sono le religioni, tante le possibilità di conversione. Lo scorso dicembre il funerale di Litvinenko è stato improvvisamente interrotto da un imam che insisteva a pregare sulla bara. Il padre ha poi spiegato che la spia russa avvelenata da un tè al polonio si era convertita sul letto di morte all’Islam. Senza peritarsi di informare la moglie, tutt’ora incredula.
Invece lo scrittore Aldus Huxley in tarda età si accostò sempre più al Libro Tibetano dei Morti. E nel momento fatale volle andarsene seguendo le tecniche descritte nel libro. Facendosi aiutare dalla moglie più con la mescalina che con le preghiere.


