Maria Gazzetti. La signora delle lettere tedesche
Intervista a Maria Gazzetti, direttrice della Fondazione Lyrik Kabinett di Monaco
Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, dicembre 2012
A Schwabing, quartiere simbolo della Monaco che gioca a fare l’italiana, si nasconde in un cortile non lontano dall’università un’oasi interamente dedicata alla poesia. È la Fondazione Lyrik Kabynett, sogno di Ursula Haeusgen, riservata mecenate tedesca che ha dedicato tutta la sua vita e le sue finanze a questa perla letteraria. Qui, tra 50.000 libri e riviste d’argomento poetico, incontriamo l’italiana Maria Gazzetti, direttrice della fondazione e da vent’anni presenza stimata del mondo culturale tedesco.
Ospitare una fondazione dedicata alla poesia: di questi tempi un lusso che solo la Germania può permettersi?
Certamente poter acquistare ogni anno tutti i volumi di poesie pubblicati, non solo in Germania, godendo di un’autonomia totale dalle sovvenzioni e dalla politica è cosa rara, persino nella benestante Repubblica Federale. Tuttavia anche in Francia vi sono numerose Maison de la Poésie. Diversa è la situazione italiana, che peraltro non conosce nemmeno le Case della Letteratura, ormai parte integrante del panorama culturale tedesco.
E di cui lei, prima di trasferirsi a Monaco, ha diretto per quindici anni la sede di Francoforte.
Sì, le Case della Letteratura sono una tipica espressione dell’ethos culturale del cittadino tedesco – non solamente alto borghese - che ancora oggi aiuta e sostiene privatamente la cultura. Questo fatto, unito alle sovvenzioni statali, permette agli amministratori di gestire dei budget di tutto rispetto. E ormai la figura del vecchio direttore o intendente è stata sostituita da quella del manager culturale, il cui compito non è solamente quello di dare la linea artistica, ma anche di gestire e recuperare sempre più fondi e sponsorizzazioni.
Quali sono le caratteristiche del mercato editoriale tedesco?
Lo zoccolo duro è assai più ampio dei famosi 5 milioni di lettori italiani. Inoltre il prezzo dei libri per legge non può essere oggetto di sconto indiscriminato. Se da una parte vi è una normativa che impedisce ribassi e favorisce quindi gli editori, dall’altra ai libri viene applicata un’aliquota IVA minore rispetto alle altre merci. E questo grazie all’azione della potente lobby dei librai tedeschi, la stessa che ogni anno – durante la Fiera del libro di Francoforte - conferisce il Premio della Pace, un’onorificenza in grado di portare qualsiasi volume a 200/300.000 copie vendute. A ciò si aggiunge una rete molto capillare di librerie, capace in un solo giorno di recuperare ogni volume ordinato e non in giacenza, e un giornalismo che ancora oggi dedica molto spazio alle recensioni di libri. Infine vi è il fenomeno, tipicamente tedesco, delle letture in pubblico degli autori. E non solo durante i festival della letteratura, patrimonio più italiano che tedesco, ma lungo tutto l’anno.
Un sistema in cui sensibilità culturale e marketing vanno furbescamente a braccetto?
Beh, ormai anche i più inveterati intellettuali che ai tempi di Adorno tuonavano contro l’industria culturale hanno capito che è necessaria per salvare l’editoria. Questa è un grande business, che tuttavia incentiva gli autori stessi a produrre, aiutandoli mediante un sistema di premi regionali e federali enorme e ramificato. In Germania uno scrittore giovane che ha pubblicato due o tre libri sarebbe poco abile se non riuscisse a ottenere cinque o sei premi che gli permettano di vivere fino a quarant’anni senza preoccupazioni economiche. La qualità letteraria di queste produzioni, naturalmente, è un altro affare.
Lei dirige una fondazione dedicata specificatamente alla poesia. E quest’arte, commericalmente parlando, nemmeno in Germania versa in buone acque.
La poesia effettivamente non fa parte a pieno titolo dell’industria culturale. Sono altri i Paesi dove un poeta è l’idolo nazionale, penso al Sudamerica o alla Russia per esempio. E questo sebbene la letteratura tedesca abbia poeti eccezionali: Hölderlin e Rilke per il passato, Grünbein e Enzensberger tra gli attuali – e questo solo per citarne i piú conosciuti.
Se la poesia, e non da oggi, è in crisi, la crisi può aiutare la letteratura?
La crisi aiuta sempre l’arte, perché stimola a (ri)scroprire certi valori. Un momento di crisi è un momento in cui ci si rivolge di più all’arte. Forse sono troppo ottimista, però penso che la crisi economica aiuti la poesia, ma non solo. Penso che il nostro mondo, il mondo della comunicazione tecnologica immediata, sia predisposto ad apprezzare il linguaggio della poesia. Esso è estremamente creativo, veloce, intuitivo, ti prende poco tempo e ti offre improvvise scappatoie dal grigiore quotidiano. La poesia è un attimo, è qualcosa di molto veloce. Forse anche per questo nella nostra biblioteca vedo spesso giovani. In fondo un twitter non è forse molto simile a un haiku?
Come vede il futuro della poesia di fronte all’avanzata del libro elettronico?
Penso che i nuovi massmedia aiutino la poesia, poiché essa è molto più fruibile sulla rete o sull’ebook rispetto a un romanzo di seicento pagine. Senza contare che Internet ha portato a un fiorire di riviste elettroniche e blog dedicati alla poesia. Non vedo ebook e libro cartaceo in concorrenza, quantomeno in ambito poetico. Questo perché il libro di poesia è stato spesso un oggetto prezioso, non di massa, e lo potrà essere ancora e di più in futuro, quando un’edizione limitata e prestigiosa su carta andrà magari affiancandosi all’ebook. Senza contare che per gli anziani, il libro elettronico retroilluminato e con caratteri ingrandibili è una benedizione. Rimane un problema, quello dei diritti d’autore, tanto più alla luce del recente successo elettorale in Germania del Partito Pirata...
La mobilità e la crisi spingono sempre più giovani italiani laureati a trasferirsi in Germania. Secondo Lei quali conseguenze avranno in campo letterario questi nuovi flussi migratori?
Cambieranno i temi e l’approccio alla letteratura, il contenuto nazionale lascerà sempre più spazio a quello internazionale. E poi chissà che il tanto atteso romanzo definitivo sulla Berlino riunita, così agognato dai critici tedeschi, non venga ideato da uno scrittore italiano espatriato nella capitale tedesca, anziché da uno scrittore locale. Quanto alla lingua, penso che i confini linguistici rimarranno solidi, ma sempre più numerose e influenti saranno le ibridazioni e i neologismi.
Un orrore per i puristi?
Assolutamente sì. Ma la lingua si è sempre evoluta, e il purista si è sempre lamentato.


