Mauro Ricci, un esperto giuridico tra due culture
Intervista a Mauro Ricci, avvocato italo-tedesco a Monaco di Baviera
Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, dicembre 2016
Mauro Ricci, esperto di diritto esperto di diritto giuridico italiano e comunitario, vive e lavora in Baviera da più di trent'anni. Lo andiamo a trovare nel suo studio in centro a Monaco, che conduce insieme al fratello gemello, per ascoltare la sua esperienza tra due Nazioni in ambito legale.
Siamo sicuri che non sto parlando con tuo fratello gemello?
Fabrizio ha i capelli più lunghi. Spero non se li sia tagliati proprio oggi.
Vi è mai capitato di scambiarti i clienti senza che se ne accorgessero?
Non ci siamo mai scambiati i clienti, senza informarli preventivamente.
Partiamo dagli inizi, dove sei nato?
Sono nato a Cedegolo (BS) nel 1950. Mio padre era bresciano e mia madre è austriaca. La mia gioventù l´ho passata in Alto Adige, in una provincia in cui si incontrano due culture. Essendo cresciuto in una famiglia con padre italiano e madre austriaca, ho vissuto le contraddizioni tra le due culture in modo forse meno brusco di quanto lo possano avere vissuto altri. In ogni caso questo contatto così stretto tra due diverse culture ha costituito per me un arricchimento personale.
Perché?
A prescindere dai vantaggi dovuti dalla conoscenza delle due lingue (in Alto Adige vi è l´obbligo della bilinguità), lo stretto contatto tra le due culture significa dialogo, confronto, apprendimento e se le due parti non hanno intenti assimilatori, è fuori dubbio che costituisca un vantaggio per entrambi.
Perché?
Perché a mio giudizio una società in cui una parte cerca di imporre all'altro la propria cultura, ritenendola quindi predominante nei confronti dell'altra, è una società priva dei valori fondamentali come la tolleranza, il rispetto, il dialogo, il confronto, che sono presupposti indispensabili per una integrazione e civile convivenza tra le parti. Con ciò non voglio negare che a lungo tempo possa anche avvenire che i valori dell'uno vengano assorbiti dall'altro, ma ciò deve essere una scelta libera, un processo volontario e non imposto, sempre e comunque nel rispetto delle regole e leggi vigenti. Solo se siamo aperti e disposti ad accettare il dialogo e il confronto tra le differenti culture, senza considerarci superiori agli altri, saremo disposti ad apprendere e perché no, anche ad imparare dall´altro. Peraltro, a causa del recente aumento del numero di profughi in Europa, la problematica del pluriculturalismo è argomento molto dibattuto nella società tedesca.
Perché la scelta di venire a Monaco?
Negli anni Ottanta avevo lo studio a Vipiteno, dove si trovava la dogana. Molto spesso si veniva a contatto con il diritto germanico e austriaco. Decisi di recarmi a Monaco per apprendere le nozioni fondamentali del diritto tedesco. Inizialmente non era nelle mie intenzioni, né in quelle di mio fratello e collega Fabrizio, do fermarmi stabilmente in Germania. Anzi, avevamo programmato di rientrare dopo due o tre anni in Italia. Ma dopo due o tre anni di permanenza abbiamo richiesto ed ottenuto una abilitazione a svolgere la nostra attività legale in Germania, e qui ci siamo sistemati.
È fuori dubbio che l'essere cresciuto ed educato in una famiglia e in un'ambiente biculturale abbia costituito un notevole vantaggio anche per quanto riguarda la mia attività professionale.
Quali sono le caratteristiche particolari necessarie per un lavoro interculturale come il tuo?
A prescindere dalla conoscenza della lingua tedesca, fondamentale presupposto per il lavoro e l´integrazione in Germania, anche l´essere cresciuto in un ambiente biculturale mi ha permesso e permette tuttora di comprendere i differenti modi di pensare e le esigenze dell'italiano e del tedesco.
Il nostro studio si occupa anche degli interessi di tedeschi in Italia. Attualmente le attività più tipiche sono le costituzioni di società, l´acquisto e la gestione di immobili, successioni, convenzioni matrimoniali etc.
Quali erano le condizioni degli italiani negli anni Ottanta in Germania e come sono cambiate in questi anni?
La situazione degli italiani in Germania negli anni 80 era molto diversa da quella attuale. Allora in Germania viveva la prima generazione di immigrati, venuti molto spesso senza un'adeguata formazione scolastica e professionale. A quei tempi i “Gastarbeiter” vivevano ai margini della società tedesca e finivano col rinchiudersi in se stessi, quasi ghettizzandosi. Per contro non è che la società ospitante facesse molto per agevolare l´integrazione dei lavoratori stranieri, anzi dire che l'intenzione era proprio quella di far sì che il lavoratore, dopo una permanenza in Germania, se ne rientrasse nel suo paese di origine. Si pensi che inizialmente al singolo immigrato non era neppure permesso di farsi raggiungere dai propri familiari. Oggi finalmente si è capito anche in Germania che l´integrazione del lavoratore e della sua famiglia costituisce un vantaggio anche per il paese ospitante.
Le esigenze legali sono rimaste simili o sono cambiate?
Indubbiamente le esigenze legali sono cambiate. Dagli anni 80 ad oggi sono entrate in vigore molte direttive comunitarie, trattati internazionali, convenzioni ecc. che hanno modificato radicalmente le varie normative nazionali. Basti pensare alla libera circolazione e soggiorno delle persone nella UE, all´abolizione del permesso di lavoro, ai mandati di arresto europei, al riconoscimento di atti notarili e soppressione della legalizzazione di atti, alla doppia cittadinanza, al riconoscimento ed esecutorietà delle sentenze nei vari paesi ecc.
Nel tuo recente passato hai una esperienza ai vertici del Comites Baviera, l'organismo elettivo di rappresentanza degli italiani all'estero. Cosa hai scoperto da questo osservatorio in merito al rapporto tra istituzioni italiane e tedesche?
Sia la permanenza nell´esecutivo del Comites di Monaco - protrattasi per 11 anni a partire dal 2004) -che l´ attività professionale mi hanno dato l´opportunità di entrare ripetutamente in contatto con le istituzioni sia tedesche ed italiane. Questa esperienza mi ha permesso di comprendere i due modi opposti di considerare e relazionarsi con le proprie istituzioni.
Spiegaceli...
Da parte del tedesco esiste una fiducia quasi illimitata nei confronti delle proprie istituzioni, mentre per l'italiano esiste una totale diffidenza e mancanza di fiducia. Raffrontando le diverse istituzioni ed in particolare l´efficienza dell´una e dell´altra, francamente non ci si può meravigliare più di tanto. Basti pensare alla nostra asfissiante burocratizzazione, ai tempi per l'espletamento delle pratiche, alle carenze del sistema postale e sanitario, ai tempi biblici del sistema giudiziario.
Dall'Italia si ha l'impressione che in Germania viga un sistema giuridico efficiente e sobrio. Quali le tue impressioni dall'interno in generale, e con un occhio specifico alle problematiche degli italiani residenti in Germania?
Per quanto riguarda i due sistemi giudiziari, la differenza fondamentale che balza subito all´occhio, a prescindere da alcune differenze dei vari ordinamenti, è quella dei tempi della giustizia.
Se in media, stando anche ai dati rilasciati dalla Commissione Europea, i tempi medi per un giudizio di primo grado in Italia non sono inferiori a 500 giorni, in Germania servono meno di 200. Le cause a mio giudizio sono molteplici. Lungi da me il voler spezzare una lancia a favore della magistratura italiana, ma se si vogliono analizzare con correttezza le cause non va dimenticato che statisticamente in Germania per ogni 100.000 abitanti vi sono circa 25 magistrati mentre in Italia circa. 11 (dati relativi al 2012). Ogni anno un magistrato italiano smaltisce circa 590 procedimenti civili e penali, mentre il magistrato tedesco ne smaltisce 122.
Per il cittadino italiano, a cui in linea di massima le cause summenzionate non interessano più di tanto, potendo confrontare i due sistemi, il sistema giudiziario tedesco risulti di gran lunga il più efficiente. Detto ciò va comunque precisato che anche il sistema giudiziario tedesco non presenta sempre aspetti encomiabili. Basti pensare alla negligenza, per non parlare di vera e propria inerzia, con la quale sono stati affrontati i crimini nazisti nel periodo postbellico. Penso alla "Akte Rosenburg", la relazione pubblicata recentemente dall´attuale ministro di giustizia Maas, dalla quale si evicence come molti e talvolta importanti giudici nazisti siano passati senza grossi problemi da lavorare per l'ordinamento giuridico della Germania Hitleriana a quello della Repubblica Federale e democratica.
Non senza critiche risulta poi il fatto che per legge in Germania i Procuratori generali della Repubblica siano di nomina ministeriale e soggiacciono alle direttive dei ministri nei vari Länder.
Alcuni critici sostengono che è proprio tale circostanza a far sì che in Germania siano rari i procedimenti nei confronti della classe politica. Inoltre il fatto che in Germania non esista un organo di controllo indipendente come il Consiglio Superiore della Magistratura (anche se ritengo che in Italia questo organo sia troppo soggetto alle influenze delle varie correnti), a mio giudizio lascia non poche volte adito a critiche per quanto riguarda l´indipendenza e il controllo di questa categoria.
Per i motivi suddetti non penso che in Germania si verifichino in modo così violento e palese attacchi da parte della politica, come è avvenuto con Berlusconi, e questo senza voler esprimere un giudizio politico, ma solo tecnico.
Pensando agli aspetti positivi, quali consigli dare ai legislatori italiani, sulla base della tua esperienza?
Francamente non penso proprio di avere l´autorevolezza di dare consigli ai legislatori. Posso esprimere solo un auspicio, un desiderio. Che in Italia si possa ottenere giustizia in tempi degni di un paese civile. Sette o Otto anni per la durata di tre gradi di giudizio costituiscono per il cittadino “denegata giustizia”. E che anche in Germania si possa finalmente istituire un sistema indipendente svincolato dal potere politico.
Se ti leggesse un giovane studioso di giurisprudenza italiana interessato a un percorso simile al tuo in Germania, quale percorso universitario pre- e postlaurea gli consiglieresti?
Per quanto riguarda invece gli studenti di giurisprudenza (a dire il vero di qualsivoglia facoltà), posso vivamente consigliare loro di recarsi all'estero e non solo per ampliare la conoscenza della loro materia di studio ma anche per imparare un'altra lingua, conoscere usanze, consuetudini, culture diverse da quelle del paese di origine. Tutto ciò oltre a costituire un arricchimento personale, va inteso anche come un investimento per la propria carriera professionale e accademica.


