Monaco, una città sull'onda
L'Eisbach, l'onda cittadina di Monaco di Baviera che ha fatto nascere una comunità di riversurfer
Pubblicato su IL (Il Sole 24 Ore), febbraio 2009
Febbraio a Monaco, stagione del Carnevale. Conclusa l’Oktoberfest, spente le luci dei mercatini natalizi e ancora di là a venire la festa quaresimale della “birra forte” c’è tempo per divertirsi da matti in costume. Perché in queste settimane partecipare ad almeno uno dei mille balli in maschera organizzati in città fa parte del bon ton locale, soprattutto tra i numerosi single che popolano una metropoli con più del 50% di famiglie mononucleari. Ma quei ragazzi che scendono dall’autobus sul boulevard della Prinzregentenstrasse, vestiti con mute e tavole da surf al braccio, non vanno a una festa in costume. Proprio di fronte all’Ente del Turismo italiano e a qualche metro dalla “Haus der Kunst”, il museo d’arte moderna, scorre infatti l’Eisbach, un piccolo ma rapidissimo affluente dell’Isar, il fiume di Monaco. Sotto un ponticello che dà verso l’ampio parco dell’Englischen Garten l’incontro tra due flussi produce un’onda alta circa un metro che è la gioia della comunità locale di surfisti. Monaco è infatti l’unica città al mondo che può vantare nel suo pieno centro un fenomeno simile. «E prima della recente rinaturalizzazione dell’Isar», ci spiega Dieter Deventer «di onde c’e n’erano altre dodici. Ora è rimasta quella tumultuosa dell’Eisbach e una più tranquilla in periferia, ottima per i principianti». Se Monaco è considerata la patria del “riversurf” – il surf da fiume – lo si deve a sportivi come lui che negli anni Settanta cominciarono a scivolare lungo l’Isar per esibirsi in evoluzioni. «All’inizio cavalcavamo un pezzo di legno in periferia, magari una vecchia porta, rimanendo attaccati alla riva con una fune. Poi ci accorgemmo che l’energia del fiume ci permetteva di surfare davvero». Merito della vicinanza delle alpi bavaresi che, oltre a costituire una benedizione per sciatori, scalatori e snowboarder, ha il vantaggio di regalare a Monaco corsi d’acqua di notevole velocità.
I surfisti scoprirono l’onda dell’Eisbach una quindicina d’anni fa, e da allora si misero al lavoro per “migliorarla”. Con assi e funi poste sottacqua ne ottimizzarono la forma, e ancora adesso con un continuo sforzo corale di tanto in tanto la rifiniscono.
«Per via della pressione, della raggiungibilità e della velocità l’Eisbach è imbattibile. Cavalcarne l’onda è una esperienza fantastica. E il bello è che lo si può fare ogni santo giorno dell’anno!». Anche d’inverno, quando la temperatura dell’acqua scende a 2 gradi. Basta avere una muta spessa, spiega entusiasta Gerry Schlegel, che senza vivere in riviera grazie all’Eisbach si è esercitato fino a diventare vicecampione nazionale di surf. «Ma surfare qui e sul mare sono due cose diverse, e chi viene dalla costa all’inizio si stupisce di quanto sia difficile cavalcare l’onda di Monaco. C’è un vortice costante che ti tira in basso e se non stai attento rischi di picchiare contro i numerosi blocchi di cemento collocati sul letto del ruscello, necessari affinché l’onda esista. Per questo motivo sull’Eisbach surfa solo gente esperta, capace di evoluzioni molto difficili, e a chi si vuole cimentare senza averne le competenze facciamo capire che è meglio esercitarsi altrove». L’acrobazia di cui Gerry è più orgoglioso è il “Big Spin”, un salto sull’onda con giramento a 180° della tavola in aria e atterraggio al contrario. Un trucco adottato dallo skateboard, ma che in acqua oltre a lui sanno fare in pochissimi. Per tutti comunque botte ed ematomi sono normali, anche se nessuno finora si è mai ferito gravemente. Se capitasse sarebbe la fine dell’onda. «Mentre un tempo il comune mandava i poliziotti a scoraggiare noi surfisti» ricorda Dieter «oggi la pratica è tollerata, sebbene rimanga ufficialmente vietata. D’altronde l’Eisbach costituisce un’attrazione turistica fenomenale e noi siamo prudenti: rispettiamo l’onda. Chi non lo fa invece rischia di tornare a casa con un buco in testa». Tra gli spot girati da Dieter, che di professione fa il cameramen, ve ne sono di quelli che impiegano come set proprio l’impetuoso ruscello. Nel tempo libero dal surf invece il campione Gerry studia informatica e sviluppa il software per la Busters, un’azienda bavarese di tavole da surf, esportate anche in Italia, che sponsorizza la gara internazionale di riversurfin sull’Isar (www.buster-surfboards.com). Le tavole per sé e per gli amici invece Heiko Pfisterer, studente svevo di ingegneria chimica, se le costruisce da solo (www.ptsurfboards.com). «Sono venuto a studiare a Monaco apposta a causa dell’onda, ma presto ho capito che le normali tavole non erano adatte per l’Eisbach: troppo lunghe e troppo strette. Prima ho segato quella che avevo, poi ho fatto una colletta tra gli amici e mi sono messo a lavorarci nel garage dei mie genitori. Ora sono molto contento del risultato, riesco a produrne una in sei-sette ore di lavoro e con gli introiti delle vendite finanzio il mio studio». Heiko non è l’unico tra i surfisti a unire l’abilità creativa allo stile casual di chi si dedica a questa passione. Ebba Lindström, tedesca di origine svedese, quando non si cimenta in acqua disegna pantaloni casual da indossare una volta tolta la muta (www.geppebba.com). «L’idea mi è venuta surfando in Marocco…ho cercato di creare un mix tra la tradizione araba e la moda street-style». Design tedesco-svedese, ispirazione marocchina e produzione italiana, visto che i “baggy trousers” di Ebba sono cuciti nei dintorni di Padova: un tipico esempio dell’internazionalità di Monaco, che con il suo 23% di popolazione straniera è in assoluto la più cosmopolita delle città tedesche. «Sì questa città con la sua onda è proprio cool» esclama ridendo Sarah Kreile, tedesco-nigeriana dalla pelle d’ebano e riccioli ossigenati. «A surfare ci vado spesso dopo la scuola. All’inizio i miei compagni strabuzzavano gli occhi, ora anche ai professori va bene se vengo in classe con la tavola». Con i suoi sedici anni Sarah è una delle surfiste più giovani ad affrontare la potenza dell’Eisbach. Ma nessuno l’ha informata della pericolosità dell’onda? «Certo, però quando ho iniziato, due anni fa, non ci pensavo….colpa dell’ingenuità giovanile» afferma con una pacatezza che lascia di stucco. «Quando ho affrontato l’Eisbach, tutti i ragazzi mi esortavano a lanciarmi. Di solito con i novellini non sono teneri, ma forse io ero loro simpatica perché mi sono presentata in bikini. Scherzi a parte, il bello dell’Eisbach è che non conta quanti anni hai, ma cosa sai fare sull’onda». A Sarah piace surfare soprattutto le notti d’estate, quando i più grandi illuminano il ruscello con i proiettori e intorno al ponte sembra di essere in riva al mare. In una di quelle sere l’anno scorso uno sceicco maldestro ha parcheggiato l’auto vicino ai surfisti e le ruote del suo bolide hanno spezzato alcune tavole. I ragazzi sono stati ripagati sull’unghia e invitati al P1, la discoteca più selettiva della Germania, vicinissima all’Eisbach. «Che notte!» esclama Sarah sbirciando l’orologio: gli amici l’aspettano, stasera a Monaco c’è un party di surfisiti provenienti da tutta la Germania a cui non vuole mancare. Non è l’unico motivo che la rende felice. In questi giorni è raggiante per un avvenimento accaduto lontanissimo dall’onda. «Sono orgogliosa della vittoria di Obama, è un uomo corretto, impegnato socialmente» dice Sarah prima di congedarsi. «Incredibile pensare che un nero è diventato presidente degli Stati Uniti. Barack è così cool…peccato solo non sappia fare il surf!».


