Nel cimitero dei nazi-razzi
Peenemünde, dove nacquero i razzi V2 di Werner von Braun, oggi museo tra scienza e memoria
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 3 maggio 2009
La settimana scorsa l’americano Steve Eves ha coronato un sogno accarezzato da quindici anni. Una sua copia in miniatura del sesquipedale razzo vettore Saturn V è schizzata in aria per celebrare i quarant’anni dall’allunaggio. Alto una decina di metri, quello di Steve è il razzo amatoriale più grande mai sollevatosi da terra. A giudicare dall’entusiasmo con cui ha lavorato alla sua stravaganza, ci sarebbe da regalargli un viaggio premio nella “vasca da bagno dei berlinesi”.
Cosi viene soprannominata l’isola di Usedom in Pomerania, ma sicuramente Steve non ci andrebbe per godersi le suggestive spiagge sul Mar Baltico, bensì per visitarne l’estrema punta Nord. Qui giace infatti Peenemünde, un luogo che per metà del secolo scorso è stato tra i più misteriosi e inaccessibili della Germania. Il razzo di Steve Eves, nonché quello che portò l’Apollo in orbita, simbolicamente sono partiti da qui.
Fino al 1936 Peenemünde era un sonnolento villaggio di pescatori, poi tutto cambiò. La postazione isolata e la conformazione della costa lo resero il luogo ideale per installarvi uno dei centri tecnologici più moderni del mondo.
Tutto era cominciato un decennio prima nei campi intorno a Berlino, punto d’incontro per inventori genialoidi accomunati dalla fascinazione per l’esplorazione spaziale, nonché dalla consapevolezza che il mezzo migliore per compierla fosse costruire un razzo. Il Trattato di Versailles del 1919 fu la loro fortuna. L’esercito tedesco, assai provato dalle misure antimilitaristiche inflitte per la sconfitta, si accorse che alla voce artiglieria nulla si menzionava riguardo agli esperimenti balistici di quegli appassionati. Cominciò così a finanziarli generosamente intuendo che un innocuo razzo, opportunamente modificato, si sarebbe potuto trasformare in qualcosa di ben più pericoloso: un missile.
Tra gli inventori che più approfittarono degli interessati aiuti militari vi era un ragazzo di nobili origini uso a trascorrere ogni fine settimana trafficando intorno alle proprie oblunghe creazioni: Werner von Braun (1912 – 1977).
A 21 anni costruì il suo primo razzo, l’Aggregat 1, che non prese mai il volo. L’Aggregat 2, oggetto del suo dottorato, si sollevò invece di qualche chilometro. Abbastanza per far capire ai nazisti che Werner era lo scienziato su cui puntare. Sveglio, carismatico, benestante e con buone frequentazioni, nonché pronto a mettersi al servizio di chi gli offriva i mezzi per realizzare le proprie ambizioni, von Braun a soli venticinque anni divenne il direttore tecnico del centro sperimentale di Peenemünde, dove si progettarono e collaudarono le armi più segrete e minacciose mai prodotte fino allora: le bombe volanti V1 e, soprattutto, i famigerati razzi V2. Questi ultimi altro non erano che l’Aggregat modello 4, alto 14 metri e capace di raggiungere una velocità di 5000 km/h. Un V2 non era né preciso né eccessivamente letale (montava poco esplosivo) ma, come capì il ministro Goebbels ribattezzandolo Vergeltungswaffe 2 (arma di vendetta 2), aveva un enorme effetto propagandistico. Per la Germania vi era l’orgoglio di aver prodotto un oggetto capace di superare i 100 chilometri in altezza, divenendo così il primo artefatto a conquistare lo spazio. Agli altri rimaneva la paura di vederselo piombare sulla testa ancor prima di sentirlo, come si accorsero gli abitanti di Londra, che si videro recapitare circa tremila esemplari di quella luttuosa meraviglia tecnica. Di tutto il complesso sperimentale e abitativo, che arrivò ad ospitare fino a quindicimila persone tra soldati, scienziati e deportati, compresi degli italiani, ora non rimane pressoché nulla. «Gli inglesi sapevano di questo luogo sin dal 1939» ci spiega Kai Hampel, collaboratore del Museo Tecnico-Storico di Peenemünde «ma aspettarono fino al ‘43 per bombardarlo, quando la produzione era al massimo. Fu l’attacco più imponente nella storia dell’aviazione inglese. 600 bombardieri sganciarono migliaia e migliaia di ordigni, distruggendo quasi tutto. Ma anziché colpire le abitazioni degli ingegneri, le bombe caddero sulle baracche dei lavoratori forzati facendo centinaia di morti». I nazisti spostarono allora la produzione dei razzi nel lager di Mittelbau-Dora, obbligando i prigionieri a lavorare nelle caverne della catena montuosa dello Harz. Le condizioni di vita erano disumane, tanto che le V2 fecero più vittime durante la produzione che al momento dell’esplosione. Fatti difficilmente sconosciuti a Werner von Braun. Eppure egli dopo essere stato membro delle SS, a guerra conclusa venne trasferito dagli Alleati insieme a un centinaio di collaboratori negli Stati Uniti dove curò il programma di esplorazione spaziale culminato con la conquista della luna che gli conferì una celebrità stellare.
«Meraviglie tecniche e vittime civili. Questo luogo è caratterizzato da una profonda ambivalenza» ci spiega Christian Mühldorfer-Vogt, il direttore del museo «perché non va dimenticato che i razzi, oltre a partire, atterravano. E von Braun non è privo di ombre. Per questo il nostro museo, parallelamente all’evoluzione tecnologica, vuole mostrare anche il fine e i modi con cui venivano costruiti questi oggetti».
Situato nella centrale a carbone costruita dai nazisti per il rifornimento energetico di tutto il centro, con i suoi 5000 m2 di esposizione e i 250.000 visitatori all’anno il museo è una delle istituzioni culturali più importanti del Land Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Eppure in tempi di crisi economica si trova a competere il favore dei visitatori con altre bizzarre sorte sull’isola dopo che l’area, usata tra il 1945 e il 1990 come base militare per l’aviazione della DDR, è stata demilitarizzata. Poco distante dal Museo, il cui giardino ospita modelli dei V2, rampe di lancio delle V1, un vagone a ricordo della moderna linea ferroviaria in servizio nel centro, nonché svariati jet dell’esercito comunista tedesco, è infatti possibile visitare un grande sottomarino russo, un museo di giocattoli e uno di letti. I più avventurosi possono anche inoltrarsi nelle foreste alla ricerca dei ruderi del centro sperimentale, intorno a cui la vegetazione è cresciuta indisturbata grazie a decenni di solitudine imposta dalle restrizioni militari. Tuttora comunque in molte aree recintate l’ingresso rimane vietato a causa delle mine nascoste nel suolo.
Da queste parti qualche tempo fa Pierce Brosnan è stato avvistato mentre faceva jogging. Il regista Roman Polanski ha infatti scelto l’isola come set del suo prossimo film. Lungo la strada ancora sono visibili dei finti pali del telegrafo. Ma se non li tolgono, in un luogo così bizzarro come Peenemünde probabilmente nessuno si accorgerà che sono posticci.
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