Non ci avrai, atomo
Il deputato verde Sven-Christian Kindler sull'addio al nucleare in Germania
Pubblicato su IL, aprile 2011
Quella del governo non è altro che una politica di corto respiro a fini elettorali, chissà se dopo le elezioni le centrali nucleari rimarranno davvero chiuse». Un’onda verde scuote la Germania a beneficio del partito dei Grünen, mai così in testa nei sondaggi come in questo periodo in cui alla prosperità dell’economia tedesca si affianca una certa insofferenza degli elettori per la coalizione di governo guidata da Frau Merkel. Verde è anche il più giovane deputato dell’opposizione, il ventiseienne Sven Christian-Kindler, esperto di bilancio e revisione dei conti, che incontriamo a Berlino nel suo ufficio a due passi dal Reichstag.
Scusi Sven, prima di parlare di ambiente e nucleare: ma anche a casa sua ci sono le stesse misure di sicurezza a cui mi sono dovuto sottoporre qui?
«No. Nessuna misura particolare né nel mio appartamento ecologico di Hannover, dove abito con un amico, né in quello a Berlino, dove vivo con un ragazzo e cinque ragazze».
Però, a proposito di quote rosa... Ma cos’è esattamente un “appartamento ecologico”?
«Abbiamo un contratto con una società elettrica che fornisce energia prodotta da fonti rinnovabili, non cuciniamo carne – io sono vegano, quindi non mangio nemmeno latte e uova – acquistiamo nei negozi bio e ci spostiamo in bicicletta: non ho la patente. Si tratta di vivere in armonia con la natura e preservarla, perché di Terra ne abbiamo una sola».
Quando si è deciso a diventare politico?
«Avevo diciassette anni e quello che volevo – e che voglio tutt’ora – era cambiare la società, attivare una trasformazione social-ecologica: difesa radicale del’ambiente, giustizia sociale, democrazia e diritti civili. Sono stato per molto tempo membro dei boy scout, spesso andavamo in montagna e lì ho sviluppato il mio amore per la natura. Allo stesso tempo nei boy scout ho visto molti ragazzini poveri, una cosa scioccante tenuto conto di quanto sia ricca la Germania. Dopo essere entrato nei verdi, per molto tempo sono stato portavoce del gruppo giovanile della Bassa Sassonia, poi mi sono candidato e ha funzionato, quindi eccomi qui».
Qual è l’azione più spettacolare che ha svolto in campagna elettorale?
«Una volta sono andato in giro vestito con una tuta antiradiazioni e una maschera a gas chiedendo ai passanti se potevo deporre un po’ di rifiuti radioattivi nel loro giardino. È stato molto divertente e ha ottenuto un grande effetto».
La Germania vive una nuova ondata di movimenti di protesta: contro la costruzione della nuova stazione a Stoccarda, contro l’ampliamento dell’aeroporto di Monaco... È il motivo del successo dei verdi nei sondaggi?
«Non parlerei di una rinascita di movimenti di protesta, perché in realtà ce ne sono sempre stati. Quelli cui lei accenna sono tutti movimenti contro grandi progetti che sperperano denaro pubblico a miliardi e non sottostanno a processi democratici. Ma non per questo i verdi sostengono ogni movimento di protesta: ce ne sono anche di tendenza conservatrice».
Se il suo partito ha sempre sostenuto questi movimenti ecologici, perché allora proprio adesso è così sulla cresta dell’onda?
«Perché sempre più persone sono contrarie alla politica clientelare a favore delle industrie farmaceutiche e dei mercati finanziari del governo liberalconservatore. Al contempo siamo il partito di opposizione più credibile, nonché i critici più taglienti verso questo sistema, senza cadere nell’utopismo. D’altronde, i tempi in cui il partito s’interrogava se fosse giusto o meno avere incarichi di governo sono ormai passati».
Lei si fa portavoce del cosiddetto “Green New Deal”. Di che cosa si tratta?
«Dopo la penultima grande crisi economica del 1928 vi fu il New Deal di Roosevelt. Ora pensiamo sia arrivato il momento di un nuovo New Deal, questa volta però verde. Tre i punti fondamentali. Quello economico: una regolamentazione più rigida dei mercati, una tassa sulle transazioni, obbligo di maggior capitale proprio per le banche, leggi strutturali per ridimensionare certi istituti di credito troppo grandi».
Vorrebbe una Deutsche Bank più piccola?
«C’è bisogno di una distinzione più netta tra investment banking e impieghi tradizionali. Secondo punto del New Deal verde: incentivare gli investimenti ecologici. Terzo punto: rafforzare la giustizia sociale aumentando l’imposta patrimoniale e introducendo un salario minimo. Vogliamo maggiori investimenti nella formazione e migliore qualità della vita per la società. Il nostro scopo è quello di liberare gli uomini dalla povertà e rafforzare il bene comune. Oltre, naturalmente, a proteggere l’ambiente. Lo dice anche la signora cancelliera Merkel.
«Ma le sue sono solo belle promesse. In realtà è una cancelliera anti-ambiente. Ha allungato i tempi di chiusura delle centrali atomiche, fermando così anche migliaia di assunzioni nel settore delle energie rinnovabili».
La catastrofe di Fukushima, in vista delle prossime elezioni regionali in Germania, è una benedizione elettorale per i verdi?
«No, è una delle peggiori catastrofi nella storia dell’energia nucleare. Sono molto preoccupato per le conseguenze che avrà questo terribile incidente su migliaia di vite umane».
Quello che è accaduto in Giappone ha prodotto una conseguenza immediata: Angela Merkel ha deciso di spegnere le centrali più vecchie e meno sicure. Non teme che il nuovo corso ecologico del governo tedesco danneggi il profilo dei Verdi come partito che si distingue nella lotta contro il nucleare?
«Quella del governo non è altro che una politica di corto respiro a fini elettorali, chissà se dopo le elezioni le centrali rimarranno davvero chiuse. Se i liberal-conservatori avessero fatto davvero ammenda sulla loro politica ecologica, avrebbero dovuto staccare la spina a tutte le centrali per chiudere definitamente con il nucleare».
Ma lei pensa davvero che un Paese industrializzato come la Germania possa nel giro di pochi anni rinunciare al nucleare e passare completamente alle energie rinnovabili?
«La priorità è quella di chiudere definitivamente con l’energia nucleare nel giro di due-tre anni al massimo. Questo è decisivo. Poi sì, se vi sarà un impegno politico serio, entro il 2030 sarà possibile utilizzare solamente energie rinnovabili. L’energia nucleare in termini mondiali corrisponde solo al 2-3% delle fonti di energia. È quindi assolutamente possibile rinunciare all’atomo. Certo occorre lottare contro la lobby del nucleare, ma se si vogliono fermare i danni all’ambiente ed evitare ulteriori catastrofi, questa è l’unica soluzione percorribile».
Funziona la cooperazione verde?
«Funziona bene. Il partito verde europeo è stato fondato a Roma nel 2004. Noi Verdi tedeschi c’impegniamo molto seriamente in questo senso e in Germania siamo rimasti l’ultimo partito europeo. A Bruxelles mandiamo gente in gamba, non come gli altri partiti, che spesso vi spediscono politici a fine carriera».
Cosa ne pensa del disinteresse delle nuove potenze mondiali verso la tutela dell’ambiente?
«Non so se alla Cina davvero importi poco dell’ambiente. Certo è vero che la crescita economica è avvenuta a spese dell’ecologia, però è un Paese che investe in energie rinnovabili molto più di quanto non faccia l’Europa. E fintantoché la società occidentale sarà così dissipatrice di risorse come è adesso non ha il diritto di puntare il dito contro la Cina».
È religioso?
«Ho ricevuto un’educazione cattolica e sono stato a lungo chierichetto, trovo Gesù una persona e un filosofo straordinario. Per quanto riguarda il credo, tuttavia, sono agnostico. Ritengo la libertà religiosa importante. Libertà della religione, ma anche libertà dalla religione, libertà di essere protetti dalla religione».
Ora che vive a Berlino, va ancora ai concerti o si limita a recensire dischi degli Iron Maiden alla radio, come mi è capitato di sentire?
«Sto più ad Hannover, dove ho ancora molti contatti con i boy scout, però tre o quattro volte all’anno qui a Berlino organizzo con i miei coinquilini delle grandi feste. Di fare troppa vita notturna comunque non ho il tempo, perché le mie giornate da politico durano dalle 8 alle 23».


