Orsi tedeschi in cerca del gol
Germania 2006: il pallone Adidas frutto di tre anni di ricerca e le altre curiosità tedesche dei Mondiali
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2006
I mondiali lo confermano, i tedeschi hanno le palle da campioni. Quelle migliori e più rotonde. Ecco perché sui campi di Germania 2006 rotolano solo palloni da calcio firmati Adidas, frutto di una ricerca durata più di tre anni, spasmodicamente volta a perfezionare l’incubo di ogni portiere.
E se la coppa non l’hanno ancora conquistata, l’appellativo di Campioni del Mondo di Design non glielo toglie nessuno. Anche perché se lo sono attribuiti loro stessi, intitolando così una mostra dedicata al disegno industriale di marca tedesca (Weltmeister Design Deutschland, Monaco, Haus der Gegenwart,, www.weltmeister-design.de, fino al 15 Settembre).
La tecnologia dell’ultimo tondo gioiello prodotto da Adidas, l’azienda di abbigliamento sportivo amata dal giamaicano Bob Marley, calciatore dilettante e idolo del Reggae, rivaleggia con il gusto retrò delle scarpe Puma, altro esempio di successo internazionale marcato Germania. Entrambe le società hanno sede nello sconosciuto paesino bavarese di Herzogenaurach, patria di Adi Dassler e suo fratello Rudolf, uscito dopo una lite dall’azienda di famiglia per fondare la Puma nel ’48 e dare così del filo da torcere al poco amato congiunto.
Fuori dalla Casa del Presente, l’originale museo-appartamento-laboratorio sede della rassegna, strategicamente collocato vicino al centro stampa dei mondiali, è parcheggiata una scintillante motocicletta F800S arancio. È uno dei più desiderati pezzi d’esposizione, simbolo delle due ruote sexy targate BMW, il colosso automobilistico inventore nel 1923 del primo motore boxer.
Meno aggressivo è più rassicurante è invece Teddy 55 PB, padre di tutti gli orsetti di peluche e chiamato così in onore di Theodor Roosevelt. Lo lanciò sul mercato nel 1903 la volitiva Margarete Steiff, assurta a capo di un impero economico dedicato al giocattolo sebbene da bimba avesse preso la poliomielite. Per i golosi sono esposti invece gli orsetti Haribo da masticare. Insomma, alla Germania i plantigradi portano fortuna. Peccato invece che non sia vero il contrario, visto che i Teddy veri quando osano far capolino da quelle parti, vengono sbrigativamente accolti a schioppettate.
Tra gli oggetti del desiderio prodotti in Germania non può naturalmente mancare una Porsche 911. Ma forse caritatevolmente consci del fatto che una sinuosa Carrera non avrebbe allietato la giornata a tutti quei visitatori giunti al museo in tram, la Porsche in rassegna altro non è che un tostapane. Modello TT 911 P2, appunto, ideato dall’azienda di Stoccarda per conto della connazionale Siemens e recentemente applaudito all’International Forum Design (cosa loro anche questa, visto che il premio viene conferito ad Hannover).
Tra le forme tedesche più note si possono ammirare l’inconfondibile vasetto blu della crema Nivea, il vocabolario giallo Langenscheidt e l’evidenziatore Stabilo Boss. Leggenda vuole che il pennarello più amato dagli studenti sia nato per caso alla fine di un’inconcludente giornata. Dopo aver lavorato tutto il giorno senza costrutto, un designer stizzito si volle sbarazzare del modellino cilindrico in plastilina a cui lavorava schiacciandolo con il palmo della mano e creando così la forma da tempo cercata.
«Sobrietà e funzionalità» sono gli ingredienti alla base di ogni prodotto tedesco di successo nel mondo, come afferma Florian Hufnagl, direttore della monacense Pinakothek der Moderne. Aggiungendo che è inutile voler conciliare ad ogni costo tradizioni tanto diverse come «la sensualità italiana e l’oggettività tedesca».
Salvo scoprirle poi gustosamente conciliate nell’ovetto Kinder Ferrero, dove la sorpresina progettata in Germania viene dolcemente celata da una bontà tutta italiana.


