Pagatemi! Firmato Roth
Il carteggio dolceamaro di Joseph Roth con i suoi editori, tra genio letterario e disperato bisogno di denaro
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2006
«Attendo l’assegno con impazienza. Si raccomanda di inviarlo per posta espressa. [...] Scrivo molto male, molto infelice senza soldi». Così inizia il carteggio dolceamaro di Joseph Roth (1894 – 1939) con la casa editrice Allert de Lange. Perché se Roth è stato uno dei massimi narratori della radicale ambiguità celata dietro a ogni umana esperienza, con i suoi editori non si preoccupava certo di ricorrere ai modi spicci e al linguaggio diretto (Geschäft ist Geschäft. Seien Sie mir privat nicht böse. Ich brauche Geld. [Gli affari sono affari. In privato non ne abbia a male. Ho bisogno di soldi. Il carteggio di Roth con gli editori de Lange e Querido], Kiepenheuer & Witsch, Colonia 2005, pagg. 580, € 34, 90).
Ebreo patriota, conservatore monarchico e nostalgico austro-ungarico, con l’arrivo al potere di Hitler l’autore de La marcia di Radetzky (1932) capisce che sulla Mitteleuropa si sta abbattendo un disastro ancora maggiore della “finis austriae”. Sceglie l’emigrazione a Parigi, dove trova alloggio presso il rinomato Hotel Foyet, luogo ideale per lavorare ai propri romanzi, spesso composti in viaggio o al caffè, quasi mai di fronte a una normale scrivania.
Fuggito dal Terzo Reich, Roth ha la fortuna di trovare negli olandesi de Lange e Querido due editori decisi a pubblicare gli scrittori di lingua tedesca invisi al regime nazista, contribuendo così a spezzare il silenzio brutalmente loro imposto da Hitler
Emanuel Querido, ebreo, socialista e antifascista, fonda l’omonima casa editrice nel 1933 con il preciso intento di aiutare i nemici di Hitler. Per lui è una missione. Pubblica gli autori emigrati dalla Germania, tra cui anche Lion Feuchtwanger, senza darsi grossa pena di ricavarne un immediato profitto personale. Di Joseph Roth pubblica Tarabas (1935), Il peso falso (1937) e Il Leviatano (1947). Morirà deportato ad Auschwitz.
Nonostante il fervore e l’impegno di Querido, è con Gerard de Lange che Roth ha più confidenza. Rampollo godereccio di Allert de Lange, il fondatore della casa editrice che ospita al suo interno una sezione per gli autori tedeschi in esilio, nel 1932 Gerard ne assume la direzione. In realtà egli è molto più interessato alla frequentazione dei caffè che alla conduzione dell’impresa editoriale. Ma la diffidenza iniziale di Roth verso un simile perditempo («non posso vendere il mio destino a un pazzo») si trasforma presto in una genuina amicizia virile. La comune passione per l’alcol, poi letale per Roth, fa da mezzano. Oltre alla cameratesca compagnia durante le solenni sbevazzate, lo scrittore è allietato soprattutto dai generosi onorari che l’amicone gli versa. Sempre per libri perennemente in ritardo sulla data di consegna. È il caso ad esempio de I Cento Giorni (1936), il racconto dedicato a un Napoleone umile e ormai al tramonto della propria fortuna. «Da circa sei mesi lavoro a questo libro 8-10 ore al giorno, nonostante tutte le mie preoccupazioni private e la grande stanchezza fisica» scrive affannato Roth a de Lang nell’ottobre del ’34, lamentandosi di avere «una conoscenza troppo limitata del denaro e degli affari». Roth mente. Per ottenere danaro contante egli è in grado di tempestare con telefonate e telegrammi le case editrici, tanto da buscarsi un rimprovero da un collaboratore della Querido irritato perché Roth si comporta «come un sergente». «È meglio avere a che fare [...] con un militare asino che con un amico letterato», risponde sornione lo scrittore. Nel caso la controparte tardi ad accogliere le sue richieste finanziarie, Roth lapidario incalza: «ho debiti, processi e una famiglia».
Non sempre gestisce il danaro con l’oculatezza che ci si aspetterebbe da un acciaccato soldato austroungarico datosi per necessità alla penna, come talvolta egli si compiace di descriversi. Sebbene in realtà sappia spillare abilmente soldi ai due editori, mettendoli anche ogni tanto uno contro l’altro, Roth non nega mai un aiuto agli amici più in difficoltà di lui. Inoltre non solo deve mantenere una moglie debole di mente, ricoverata presso un’istituto psichiatrico viennese, ma anche un’amante con due figli a carico.
Sarà forse per questo, come nota il suo amico Stefan Zweig, che «Roth possiede la capacità di avere bisogno del quadruplo di quanto sarebbe necessario a un’altra persona»?


